Archivio | agosto, 2011

CON UN PALMO DI NAZI

30 Ago

Giovanni e Lorenzo qualche anno fa hanno avuto una brillante idea: dare vita ad un festival che si occupasse della letteratura di montagna sul lago maggiore e nelle valli che lo sovrastano.
Nel festival si parla di libri, come a Mantova, ma con un taglio orientato alla montagna, ai viaggi, all’avventura.
Si cercano gli sponsor e, inevitabilmente, si viene a contatto con le “parrocchie” politiche locali, ma il festival ha successo e sopravvive al cambio delle maggioranze.

La manifestazione si dimostra capace di coinvolgere la cittadinanza, di attivare molti volontari, di mobilitare i giovani ma è gia “ammalato”, ha l’influenza. Soffre dell’influenza delle fazioni politiche.

Lo scontro si radicalizza, si giunge ben presto alla resa dei conti, Lorenzo chiede la convocazione dell’assemblea, coinvolge nella lotta per il “potere” qualche decina di ragazzotti di “Casa Pound” facendoli iscrivere all’associazione per votare all’assemblea, tentando di assicurarsi,  per questa, via il controllo del Consiglio.

La città reagisce, si mobilita, i volontari, gli iscritti, si recano a votare in massa per difendere “Letteraltura” l’associazione che sentono propria, ora come mai in passato. La vogliono lontana dai partiti, lontana dalle clientele, lontana delle “bande”, lontana dai “favori”, inosmma lontana da quella politica deteriore che sporca ogni cosa.

EPILOGO

Ieri sera si è votato. “Letteraltura” è salva, una mobilitazione popolare ha impedito che l’associazione diventasse “preda di guerra”. Il più votato delle “brigate nere” ha ottenuto la metà dei voti dell’ultimo degli eletti in consiglio.

C’era un bell’aria ieri sera mentre andavamo a votare, c’era l’aria di chi aveva capito che una libertà non è mai conquistata per sempre, va difesa, presidiata, alimentata. C’è un’aria ancora più bella oggi che quella “sensazione” è diventata “certezza”, nei confronti di questa prova di forza voluta da una destra radicale che è in fondo una metafora del fatto che con una mobilitazione dal basso si può sconfiggere l’arroganza del “potere”.

E tutte quelle maglie nere, quei crani rasati, quelle braccia tatuate fatte venire dalla città per la battaglia? Sono rimaste con un palmo di nazi!!!

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… ED ARRIVARONO QUATTRO GENDARMI COI CARRI ATTREZZI PER SPOSTARLI …

28 Ago

Si chiama “Il Paese dei narratori” la manifestazione che si svolge da 19 anni sul cucuzzolo del “Monterosso” in un paesino appartato che si chiama Cavandone.

Come tutti gli anni anche ieri e ieri l’altro si erano dati appuntamento per le strette viuzze del paese, sui percorsi segnati dai lumini, centinaia di persone per ascoltare brevi pièces teatrali nelle piazzette e nei cortili che si aprono di tanto in tanto.

Stavo ascoltando con attenzione un lavoro molto coinvolgente che parlava del logorio del rapporto di coppia quando Paolo è intervenuto, boloccando lo spettacolo. Il volto era teso, l’arie era grave. Per un attimo ho pensato ad una disgrazia … invece quattro gendarmi, senza pennacchi ma armati di altrettanti carri attrezzi stavano rimuovendo le macchine parcheggiate lungo la tortuosa stradina di accesso.

Dovete sapere che non vi è altra possibilità, la sera, di arrivare a Cavandone, se non con un mezzo privato e che le macchine, sebbene in divieto di sosta forzato dalle circostanze eccezionali dell’evento, vengono fatte accomodare con cura fuori dalla carreggiata dai volontari della protezione civile che si prendono l’onere di mantenere libera la via d’accesso.

Non era mai successo ma quest’anno qualche residente si è lamentato e ha chiamato i carabinieri. A me piace pensare che sia “una vecchia mai stata moglie senza mai figli, senza più voglie” cantata de De André” che aizza le “comari del paeseino” perchè disturbata nell’ascolto quotidiano di Emilio Fede”.

Fattostà che come nella canzone la forza pubblica si mobilita davvero ed arriva con 4 enormi carri attrezzi, proprio enormi per le dimensioni della stradina d’accesso al paese. Non so come sia finita la storia perchè io, come tutti gli anni, per non aver problemi di “imbottigliamento”, salgo con Rossana in moto fin sul cucuzzolo, ma quando ho lasciato il teatro delle operazioni l’intervento della forza pubblica aveva ottenuto il risultato di paralizzare completamente il traffico, che saliva e che scendeva.

I mezzi chiamati per la rimozione non riuscivano a salire per la coda delle macchine degli spettatori che, spaventati dall’intervento allarmato di Paolo, lasciavano la zona, altri spettatori o abitanti del luogo si erano accodati ai 4 carri attrezzi senza poter continuare a loro volta la salita. Mentre scendevamo zigzagando fra le auto già due mezzi si erano urtati tentando un’inversione di marcia, la cosa non avrà certamente semplificato le operazioni!

In questa storiella ci vedo una piccola morale: l’intolleranza di pochi semina il panico, l’intolleranza di pochi danneggia molti, l’intolleranza di pochi non fa il paese  migliore, sia esso il cima alla montagna oppure il Paese di cui l’amico “Giugiu” chi aveva raccontato le fatiche per trovare l’unità.

Dedico ai pochi intolleranti e ai molti danneggiati questa canzone di De André e do loro appuntamento il prossimo anno al “Paese dei Narratori”

Province perse province “salvate”

24 Ago

Certo ad un presidente di una provincia che è stata appena “tagliata” dal decreto del Governo non deve molto piacere accorgersi che una provincia molto più giovane, come quella dei pipistrelli “BAT“, al secolo Barletta Andria e Trani, ha resistito ai rigori economici del momento.

Altrettanto dolore deve aver causato la circostanza secondo la quale altre province dalla “specificità  montana”,  come Belluno e Sondrio, sono state salvate dal “parametro territoriale” che che ne sancisce la sopravvivenza perché superiori a 3000 Kmq!

Non tutto è perduto però! Facendo leva sul 3, numero perfetto, si possono proporre emendamenti alla manovra in sede di conversione del decreto legge, eccone alcuni:

Si salvano tutte le province tripolari, costituite da tre nomi, così assieme a Barletta-Andira-Trani si salva anche Verbano-Cusio-Ossola

Per far fronte allo spopolamento montano si potrebbe trovare la quadratura del cerchio applicando la regola del “P greco” (moltiplicando per 3,14)  solo che nel caso specifico basterebbe moltiplicare per tre utilizzando il “P libico” e facendo arrivare tutti i disperati che scappano dall’Africa in tempo per il censimento 2011.

Giustificazioni a posteriori o, se vogliamo, “scientificamente” chiamarle “derivazioni Paretiane” ne troveremmo a mazzi. C’è solo da chiedersi ha senso? Non è forse meglio pensare ad un taglio netto, generalizzato ad un livello di governo ed ad una razionale distribuzione delle competenze?

In altri termini anche per la “nostra” provincia basterebbe una “secondo comma” come ha avuto modo di dirci qualche settimana fa Massimo Gramellini … e poi un terzo per Vercelli, un quarto per Biella, un quinto per Asti …

Targhe ciclomotori (post di servizio)

18 Ago

Vi ricordate qualche anno fa quando sono apparse le targhe per i motorini? Quelle trapezoidali che si adattavano all forma del parafango posteriore. Poi sono arrivate anche quelle più grandi, che andavano bene per i motorini omologati per andare in due, ma chi ce l’aveva il motorino omologato per andare in due, per anni sono andato in giro in due in motorino anche senza targa!

Ma le cose cambiano e ora i motorini, pardon i “ciclomotori” la targa la devono avere tutti … e sono soldi!

Eccovi in proposito un ottimo post di servizio del mio amico di penna il “Giullare di Sassello”:

Targhe eterne?

Se avete una vespa 50, oppure un normale ciclomotore, con immatricolazione precedente al 2006, sappiate che va sostituita la targa. Il decreto è di quest’anno e le scadenze per la sostituzione sono già definite da tempo, in base ai numeri iniziali degli attuali targhini (quelli a trapezio):

–         entro il 1/6 per i possessori delle targhe che iniziano per 0, 1, 2;

–         entro il 31/7 per i possessori delle targhe che iniziano per 3, 4, 5;

–         entro il 29/9 per i possessori delle targhe che iniziano per 6, 7, 8;

–         entro il 28/11 per i possessori delle targhe che iniziano per 9, A.

La procedura non è complessa, ma se la si conosce si evitano ricicli inutili in Motorizzazione, che già andarci una volta fa venire la borsite fulminante.

Occorre ritirare in Motorizzazione il modello TT2118 (diverso dal TT2120 riservato alle agenzie di pratiche auto) e compilarlo con i dati personali e con quelli del ciclomotore. Il modello si può scaricare anche da internet, in rete si trova agevolmente.

Sempre in Motorizzazione bisogna ritirare tre bollettini e provvedere al pagamento:

–         di 9 euro sul c/c n° 9001 intestato a: Dipartimento Trasporti Terrestri – Diritti – Roma – (per i diritti alla Motorizzazione Civile);

–         di 29,24 euro sul c/c n° 4028 intestato a: Dipartimento dei Trasporti Terrestri – imposta di bollo – Roma – (per l’imposta di bollo per la reimmatricolazione);

–         di 12,92 euro su c/c n° 121012 intestato: Sezione Tesoreria dello Stato di Viterbo – (per l’acquisto delle targhe del veicolo).

Compilato il modulo e pagati i bollettini, occorre presentare allo sportello:

–         tre ricevute dei bollettini;

–         documento d’identità e fotocopia;

–         fotocopia del codice fiscale;

–         libretto originale del mezzo;

–         fotocopia del libretto del mezzo;

–         se si esegue la pratica per conto terzi, il modulo di delega firmato dal proprietario (ritirabile sempre presso la Motorizzazione) e ovvimente tutti i documenti precedenti riferiri al proprietario e al suo ciclomotore

Così facendo ve la cavate con circa 56 euro e qualche imprecazione durante la coda negli uffici della Motorizzazione. Le agenzie ne chiedono 120-130.

Prima non c’era la targa, poi il targhino piccolo, adesso la targa grande. Ora spero di essere a posto per sempre.

Il ddl prevede comunque multe dal 13 febbraio 2012 e le sanzioni vanno da 89 a 1559 euro. Quasi come l’omicidio di primo grado.

E chi gli uffici della motorizzazione ce li ha a 40 chilometri da casa sua? Non gli resta che organizzare un comitato, una roba dl tipo “Ciclomotoristi a casa propria” con un bel motto “Vogliamo targare i nostri motorini in riva al nostro lago” In un periodo di campanilismo strepitante può essere un’idea!


Vulcanici buontemponi

14 Ago

Che cosa accomuna il sindaco di Varallo Sesia Gianluca Buonanno al sindaco di Verbania Marco Zacchera?

La risposta più ovvia è anche la più superficiale: fanno parte della stessa maggioranza. Ma che cosa ci può essere di più distante della Lega, ipocritamente federalista in realtà intimamente autonomista e secessionista, del partito che ha raccolto l’eredità del ventennio? Un mistero.

Quello che accomuna i due sindaci è che le città che amministrano cominciano enteambe per “V”, Varallo e Verbania. In realtà la cosa che li rende simili è il personalismo esasperato della loro gestione, il loro modo di voler “apparire” oltre ogni misura, di essere sempre al centro dell’attenzione. Persone individualmente in gamba, così in gamba che, per evitare di farsi ombra, si circondano di assessori “anonimi”, “sbiaditi”, sui quali i partiti hanno potuto “sfogarsi” fornendo le loro indicazioni ed ai quali concedono, quando capita, una fetta di palcoscenico.

Chi legge questo blog, probabilmente legge anche Verbania News, dunque non mi dilungo a descrivere le iniziative del sindaco verbanese a proposito delle offerte raccolte alle manifestazioni per le iniziative sociali del comune, sull’assidua presenza con propri post sul web e, recentissimamente, con l’uscita a proposito della corvée per pulire un parcheggio cittadino.

Buonanno è ancorà più “pirotecnico”: deve la sua celebrità alle sagome di vigili di cartone che, fatte posizionare sul ciglio della strada, simulavano agenti veri. Poi si è piaciuto (e superato) fino a promuovere con la propria immagine e quella di Vittorio Sgarbi il Sacro Monte di Varallo e via con altre “amenità” del genere. E’ di questi giorni la sua ultima trovata da baraccone: tirare i pomodori (offerti da lui) a Berlusconi e tutti i “papaveri” della casta.

Dimenticavo … c’è un’altra cosa che accomuna i due personaggi, entrambi cumulano le cariche di sindaco e di parlamentare … qualche idea su a chi debbano essere tirati i pomodori?

Questione morale

4 Ago

Ha compiuto in questi giorni 30 anni la famosa intervista rilasciata da Enrico Berlinguer ad Eugenio Sacalfari sulla “Questione morale”, ne riporto un passaggio fondamentale:

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. […] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Diceva ancora Berlinguer: “I partiti sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi – sosteneva – comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune”

Siamo passati attraverso P2, 3 e 4, abbiamo “digerito” Tangentopoli, e siamo ancora al punto di partenza, a destra come a sinistra. E la “diversità” rivendicata da Berlinguer per il proprio partito? Che fine ha fatto questa diversità?

Forse solo un fattore quali quantitativo: meno rubano, rubano meno. E’ sufficiente? Per Berlinguer la “diversità” voleva dire un’altra cosa: “I partiti – diceva il segretario del Pci – hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai, alcuni grandi giornali” … noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato