Archivio | aprile, 2012

AQUALUNG: a due mesi dai primi trapianti.

25 Apr

fragole a 60 giorni in acquaponica

Ve le ricordate? Sono le fragole che avevo trapiantato poco meno di due mesi fa, venivano da un inverno molto rigido ed erano così.

Ora sono al loro posto nella coltivazione acquaponica che ho chiamato di “sperimentazione applicata”. Mancano ancora i pesci che alimenteranno tutto il sistema, allora sono costretto a surrogare con “del mio” che avevo prudentemente messo da parte a settembre dello scorso anno.

VascaVi presento quindi l’impianto nella sua parte “agricola”, anche se acora priva della fila centrale, per la quale non ho ancora recuperato i contenitori che ricavo da IBC container. In questa vasca e in altre che sto allestendo, ci staranno i pesci. I pesci sono un po’ come le galline (e il mio cane purtroppo), non hanno un posto fisso dove “depositare”, la fanno un po’ dove gli capita. Così facendo, i loro scarti, uniti alle emissione di amoniaca provenienti dalle branchie, “inquinano” l’acqua.

L’acqua però in natura contiene dei batteri (Nitrosomonas e Nitrobacters), i primi trasformano l’ammonica in nitriti, che sono molto meno tossici per i pesci, i secondi i nitriti in nitrati, che lo sono ancor meno. Ha dunque luogo quello che si chiama “ciclo dell’azoto”.

growbedsMa l’acqua non è “confinata” nel contenitore dei pesci, come avviene negli acquari che hanno bisogno di ricambiarla e filtrarla per renderla sempre pulita. L’acqua della mia acquaponica scende, per gravità, nei letti di crescita (growbeds) dell’orto.

E’ qui che le simpatiche piantine assorbono i nitrati disciolti nell’acqua e se ne nutrono, restituendo al contenitore dei pesci, tramite una pompa collocata nel punto più basso del circuito ed un lungo tubo, acqua pulita!

fragole sul tuboL’acqua “nutriente” nel suo percorso di ritorno verso la vasca dei pesci non finisce di “lavorare”, ad un certo punto la sezione del tubo si allarga, l’acqua rallenta la sua corsa e lambisce le radici delle fragole (o di altre piantine) inserite nel tubo, che ne traggono ampio beneficio!

E’ giunto quindi il momento di tuffarsi di nuovo nella vasca , facendo un bel salto però,  portando  nuovo ossigeno al contenitore dei pesci. Solo una breve pausa perchè il ciclo riprende ben presto, trascinato dalla gravità del torrente artificiale di “Aqualung” la coltivazione acquaponica di un fan dei “Jethro“.

SPORT NAZIONALE PADANO

22 Apr

Ammetto di prenderla un po’ alla larga.

Vi ricordate il “Giro ciclistico” della Padania, la terra che non esiste (Napolitano) la terra che esiste perchè esiste il Grana Padano (Buonanno sindaco di Varallo)? Beh quella roba lì. Ne aveva parlato con la solita arguzia Massimo Gramellini in un suo “Buongiorno”

E’ stato, diciamolo, un misero tentativo di accreditare, tramite uno sport popolare, un identità fasulla.

Più riuscito invece mi pare essere lo sforzo del Presidente della Regione Piemonte Roberto Cota di accreditare se stesso attraverso un altro sport nazionale. L’avevamo lasciato qualche mese fa in questo atteggiamento servile:                   (leggete ancora uno sferzante Gramellini)Alcuni dei personaggi ritratti nell’immagine sono stati travolti nello scandalo della Lega, allora il nostro Presidente di Regione tenta una sua “resurrezione” (meglio sarebbe dire un suo “galleggiamento”) facendosi ritrarre così per le prossime amministrative locali.Che c’entra lo sport direte voi: lo sport c’entra perché  lo sport “padano” del Presidente della Regione è, come nel caso del ciclismo, la caricatura di uno sport molto praticato a livello nazionale: il salto su carroccio del vincitore!

P.S. l’ufficio stampa di Cota si scusa con il gentile pubblico ma ci tiene a far sapere che la scritta “Bossi” sul contrassegno elettorale era già stata depositata prima del “patatracc”.

Se la macchina pubblica fosse un’impresa, sarebbe già fallita …

20 Apr

Già il titolo del post è un capolavoro, un congiuntivo che introduce un condizionale, in tempi di trote e “barbari” (sognanti o no) cose così sono esercizi di stile! Ma passiamo alla “ciccia”.

L’attuale ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda, ora anche con delega per l’attuazione del programma, nel maggio del 2011 scriveva, da Professore presso l’Università Cattolica, questa lunga relazione sulla spesa pubblica che oggi appare sul sito del Governo.

Della relazione ci sono alcune cose che mi hanno colpito, la prima domanda che si pone Giarda riguarda quanto sarebbe oggi la spesa pubblica (pensioni escluse) se il suo aumento fosse semplicemente stato in linea con l’inflazione.

La risposta a questa domanda è molto agevole dal punto di vista numerico ed è la seguente:

la spesa per consumi collettivi nel 2010 sarebbe risultata pari a 236,5 miliardi di euro, contro l’importo di 328,6 miliardi rilevato per le spese effettivamente sostenute, con una differenza in meno di 92,1 miliardi di euro”

Mi rendo conto che la questione così posta è un po’ grossolana, dagli anni ’50 ad oggi lo Stato si è assunto nuovi compiti dei quali prima non si faceva carico, ma dovete ammettere che fa impressione lo stesso.

A pagina 35 e 36 Giarda affronta il tema degli sprechi, analizzandoli dal punto di vista dell’impiego dei “fattori della produzione”:

Si ipotizzi, in via di esempio, che in un settore di attività pubblica esistano uno o più modi diversi per realizzare il prodotto o l’obiettivo proprio dell’attività finanziata con la spesa.

NELLA PRODUZIONE DI SERVIZI PUBBLICI

Sprechi di Tipo 1. Utilizzo di fattori produttivi in misura eccedente la quantità necessaria. E’ questo il caso quando due impiegati vengono utilizzati per fare un lavoro per il quale uno sarebbe sufficiente, oppure quando una macchina costosa e ad alto potenziale viene sistematicamente sotto-utilizzata.

Sprechi di Tipo 2. Acquisto di fattori produttivi pagando prezzi superiori al prezzo di mercato o all’effettivo valore. A titolo di esempio, si può citare il caso, più volte riscontrato nell’acquisto di farmaci, che diverse aziende sanitarie pagano prezzi diversi per lo stesso prodotto.

Sprechi di Tipo 3. Adozione di tecniche di produzione sbagliate rispetto ai prezzi dei fattori produttivi impiegati e quindi produzione a costi superiori al costo necessario. Nella produzione pubblica c’è una tendenza inarrestabile ad utilizzare, tra le diverse tecniche di produzione disponibili, quelle che si caratterizzano per la più alta intensità di lavoro.

Sprechi di Tipo 4. Utilizzo di modi di produzione antichi, chiaramente più inefficienti (e quindi più costosi) di quelli che si avrebbero utilizzando le tecnologie più avanzate e innovative. Ciò è notoriamente associato all’incapacità delle strutture pubbliche di investire ed innovare nelle tecnologie di produzione utilizzate.

Sprechi di Tipo 5. Utilizzo di modi di produzione che impiegano fattori di produzione incompatibili tra di loro, ad esempio lavoro non specializzato applicato al funzionamento di macchine innovative ed evolute.

NELLE POLITICHE REDISTRIBUTIVE

Sprechi di Tipo 6. Errata identificazione dei soggetti meritevoli di essere sostenuti nei programmi di sostegno del reddito disponibile. In questo caso i modi di produzione (le procedure di selezione o ammissione), si caratterizzano per spreco e inefficienza.

In molti dei tipi di spreco elencati finora, la spesa potrebbe essere ridotta senza causare riduzione dell’offerta di servizi. In altri casi, come il numero 4, l’eliminazione delle inefficienze nella parte corrente, richiederebbe aumenti della spesa in conto capitale per il rinnovo dei mezzi di produzione.

NELLA ESECUZIONE DI INVESTIMENTI PUBBLICI

Sprechi di tipo 7. La progettazione di opere incomplete, il mancato completamento di opere iniziate, i tempi di esecuzione molto superiori ai tempi programmati. A queste tipologie si possono aggiungere la progettazione di opere di dimensione eccessiva rispetto alla capacità realisticamente sfruttabile, a volte eseguite con materiali troppo pregiati (opere utili che potrebbero essere costruite a costi minori).

Ce n’è anche per il livello territoriale …

Tra gli osservatori e gli studiosi che si occupano di organizzazione della amministrazione pubblica e che amerebbero vedere un settore pubblico capace di svolgere i suoi compiti in modo efficiente, c’è un sentimento diffuso sul fatto che la organizzazione sul territorio dell’offerta di servizi pubblici da parte di tutte le istituzioni coinvolte, dagli uffici periferici dello stato, agli enti territoriali, alle strutture quasi pubbliche come le Camere di Commercio, si caratterizzi per una organizzazione industriale o di sistema palesemente datata perché ancora oggi costruita sul modello “provinciale” tipico dello stato Ottocentesco. A ciò si aggiunga l’esistenza di un numero eccessivo di livelli di governo, con riferimento specifico alla questione mai affrontata delle province, di un numero eccessivo di enti locali (l’ultimo tentativo di riordinare l’assetto locale risale a una legge del 1810 nel Regno d’Italia napoleonico), di un numero eccessivo e indistinto di università, di tribunali e così via.

Secondo questa visione, quand’anche ciascuno dei centri di produzione dei diversi settori di attività distribuiti sul territorio nazionale potrebbe essere riorganizzato eliminando sprechi e inefficienze specifiche, resterebbe sempre un’endemica inefficienza di sistema, propria di un sistema industriale vecchio, cresciuto all’interno di barriere protettive, oltre che disorganizzato al proprio interno. Questa visione è propria di studiosi e politici che avevano poste molte speranze, nel 1970, sul ruolo che avrebbero potuto assumere le regioni a statuto ordinario nel riordino dell’offerta pubblica sui territori regionali. Le ragioni per cui, dopo 40 anni, le regioni sono divenute solo un nuovo livello di governo che si è inserito in un vecchio sistema industriale sono molte e non possono essere trattate in questa sede. Con pochi poteri nei confronti dei livelli di governo locale e senza effettiva autonomia finanziaria misurabile solo dall’effettivo comando su fonti di entrata propria, si sono progressivamente assimilate ai ricchi proprietari terrieri dell’Italia agricola, capaci di negoziare astutamente con l’ufficio del catasto (il governo centrale) gli estimi (i fabbisogni finanziari) delle loro proprietà.

No comment!

Bruciamo la “Strega”!

16 Apr

Ancora una volta, come in un nuovo Medioevo, quando il sonno della ragione genera mostri, che questa volta si chiamano “Lega Nord”, ci si inventa la scorciatoia purificatrice del rogo della strega.

Intendiamoci, non che abbia una particolare simpatia per una grassa terrona dall’accento varesotto e dai modi volgari, che trovo sinceramente “repellente”, non mi piacciono gli ipocriti roghi salvifici.

Resisti dunque Rosy, anzi Rosa Angela da San Pietro Vernotico nel Brindisino, graffia, ricatta, trascina con te, sul rogo un po’ della porcilaia con la quale hai condiviso il potere.

A UN PASSO DALLO “ZIO D’AMERICA”

11 Apr

“Egregio Signor … , nella mia qualità di esecutore testamentario nella successione fu Gianini Carolina debbo contattare gli eredi legali della stessa …”

Inizia così la lettera che ho ricevuto qualche giorno fa dalla Svizzera, precisamente da Lugano, spedita da uno studio notarile e di avvocato dal rassicurante nome tedesco.

Se si aggiunge che Gianini era il cognome da nubile di mia nonna paterna che era di origini Ticinesi, c’è da sobbalzare sulla sedia!

I voli pindarici della mia fantasia sono durati poco, è bastato telefonare a mia zia Piera, che sa tutto delle parentele, per scoprire che:

  • Carolina, classe 1914, era prima cugina di mia nonna Maria, classe 1902.
  • Ha sempre vissuto nei dintorni di Lugano, dove i suoi genitori avevano una fabbrica di gassosa.
  • Si è serenamente spenta a fine 2010 in una casa di riposo alla quale ha lasciato tutto il suo patrimonio.

Il notaio dal nome tedesco ha dovuto contattare tutti i parenti della defunta, perchè così prevede la legge svizzera e a momenti gli prende un “coccolone” quando ha scoperto quanti eravamo. Le sue parole esatte sono state: “Una cosa così non mi è mai capitata”. Guardate cosa è toccato al povero notaio solo per il ramo della famiglia “emigrato in Italia: Indirettamente ho anche scoperto come mai sono fatto così (chi mi conosce sa cosa voglio dire). Forse basta solo un poco di sangue svizzero per essere così pignoli, esigenti, … grattaculo.

L’accaduto mi ha anche ravvivato il ricordo di mia nonna Maria Gianini con tre momenti molto intensi:

  • Quando da piccolo mi diceva “RRRRR le formichine” nel giardino della sua casa, con una erre francese così spiccata che l’ha trasmessa anche a me.
  • Quando preparavo gli esami all’Università e lei, già ottantenne, inflessibile, mi provava la grammatica appresa nei suoi studi giovanili. Il francese era infatti per la borghesia milanese dei primi del ‘900 la lingua di elezione.
  • Quando alla vittoria dell’Italia si mondiale del 1982 la mia nonna, dopo aver visto assieme a me la finale, sparisce per qualche minuto per ricomparite avvolta nella bandiera sabauda. La stessa che più tardi avrebbe messo a sventolare sul balcone.

Eccola la mia nonna Maria. Maria GianiniCome avrei voluto avere una sua foto avvolta nella bandiera sabauda!

Gli albori dell’efficienza teutonica…

8 Apr

Anche questo post non è mio, è di Valerio e nasce come commento al post di Augusto, ma era troppo bello per metterlo in un angolino:

“Per la prima volta nella mia vita ho conosciuto due funzionari dell’Agenzia delle Entrate e, sempre per la prima volta, ho visto due funzionari dell’Agenzia delle Entrate lavorare, alla frontiera di Iselle (la virgola potrebbe non essere un errore di ortografia e lascio a chi legge di intuire se i due incontri siano avvenuti contestualmente).

Leggendo poi dei successi (cui plaudo) ottenuti ultimamente dall’Agenzia delle Entrate e dal loro ormai famoso capo (cui plaudo), mi viene in mente un fatto raccontato a proposito di Teodorico, re dei barbari Goti.

Una volta insediatosi al potere in Italia, diede udienza al popolo (re populista). Una donna romana gli si rivolse chiedendo che ponesse fine ad una diatriba giudiziaria che la vedeva, suo malgrado, in attesa di giudizio da decenni (diritto romano…).
Il re si fece condurre al suo cospetto i giudici cui spettava la decisione e li invitò ad esprimersi in maniera rapida, minacciando, in caso di ulteriori ritardi, di tagliar loro la testa (re prepotente).
Non passò un giorno che i cavilli furono superati, la causa risolta e la donna soddisfatta.
Tarallucci e vino?
Encomi, promozioni, vitalizi?
Pubbliche dichiarazioni di fiducia nella giustizia, elogio al rinnovato spirito di operosità?
Naaaaa.
Non era mica Salomone.
Era Teodorico, il barbaro, l’ariano, l’assassino di Simmaco e Boezio, uno che noi non possiamo che ricordare come re tiranno e usurpatore, mentre (toh) nel mondo germanico è diventato il simbolo leggendario di lealtà e valore.
Il sovrano riconvocò i giudici tronfi del loro successo e disse loro: “Come mai avete fatto in un giorno quello che non avete fatto in quarant’anni?”
E, ça va sans dire, li fece decapitare (re bastardo).”
Come è andata a finire 1500 anni dopo ve lo dico io: i tedeschi, discendenti dei Goti, dopo alterni rovesci e periodi bui sono la locomotiva d’Europa dal punto di vista economico e ai vertici per senso civico (da quelle parti cacciano politici perchè scopiazzano le tesi, noi paghiamo centinaia di migliaia di euro con i fondi di partito per comprare le lauree a dei semianalfabeti).
In Germania il merito è apprezzato e riconosciuto sul serio, da noi mi è capitato di assistere alla remunerazione di “particolori responsabilità” professionali 50 euro all’anno (avete letto bene, all’anno). I dipendenti Volkswagen  riceveranno 7.500 € come premio di produttività per il buon andamento della Società alla quale hanno attivamente contribuito.
Insomma sono loro i “Barbari sognanti”, a noi hanno lasciato i “Barbari suonati” (e ladri!)
Per chi fosse interessato alle opere letterare di Valerio: http://www.valeriobcantamessi.com/

LE PULCI DI AUGUSTO

6 Apr

Augusto non è un cane, eppure ha le “pulci”, almeno così le chiama lui. Le “pulci” di Augusto sono sferzanti elzeviri su come funziona la baracca che elabora per un periodico on line che si occupa di Pubblica Amministrazione.

Augusto mi ha autorizzato a “massacrare” le sue pulci per renderle fruibili al pubblico generalista del blog. Gli chiedo scusa in se il pezzo che segue ha distorto troppo il suo pensiero e lo ringrazio per la sua collaborazione. Cirano.

Federconsumatori ed Adusbef hanno calcolato che l’aumento complessivo della tassazione, nel 2012, colpirà le famiglie italiane per 1.133 Euro annui. In pratica l’aumento delle tasse si prende la tredicesima. Non una tredicesima indistinta. Proprio la nostra.
Di seguito, riporto l’elenco dettagliato con le sette voci:

Occorrerebbe un bel “Piano di Razionalizzazione” per abbassare gli incrementi di tasse riportate sopra.
Ma cosa ci scriviamo nel Piano di Razionalizzazione? Quali misure; quali interventi? Dove facciamo la “spending review” sui capitoli di spesa? Sono tempi duri. Occorre fare TUTTI dei sacrifici. Equi e distribuiti. Ritengo che tra pensioni, benzina e tasse nazionali e locali molti di noi abbiamo già dato. Forse, adesso, tocca ad altri. Io, qualche esempio, ce l’avrei:
– Dimezzamento del numero dei consiglieri regionali. Subito, però… non tra un po’;
– Dimezzamento dello stipendio e indennità varie dei consiglieri regionali (di quelli rimasti, dico);
– Abolizione totale di tutti i vitalizi. Li prenderanno a 66 anni come la pensione;
– Dimezzamento del numero dei parlamentari – non ne bastano 400?

– Dimezzamento del trattamento economico dei parlamentari (compresa diaria e portaborse);
– Dimezzamento (anche 75% di riduzione) dei rimborsi elettorali ai partiti “vivi o morti”;
– Divieto di erogare rimborsi elettorali ai partiti sciolti o scomparsi o che non sono rappresentati in parlamento;
– Limite alle retribuzioni dei manager e dirigenti pubblici a €. 250.000,00. Divieto di superare il 20% di tale retribuzioni per altri incarichi retribuiti;
– Dimezzamento delle scorte delle forze dell’ordine a cariche politiche;
– Dimezzamento delle strutture amministrative di staff a disposizione di ogni amministratore pubblico o parlamentare;
– Riduzione del 3% delle spese militari all’anno, per 5 anni;
– Abolizione di ogni contributo erogato a pioggia alle imprese industriali. Il 50% di tale spesa potrà essere erogato solamente per finanziare progetti di innovazione, ammodernamento di impianti; mantenimento della forza lavoro;
– Approvazione di una seria legge anticorruzione nella pubblica amministrazione, composta di un solo articolo “non toccare la roba che non è la tua. Se lo fai vai a casina tua”;
– Dimezzamento della retribuzione di tutti i dipendenti di camera e senato, presidenza del consiglio e presidenza della repubblica superiori ai 100.000 euro annui. Anche il famoso “commesso di Montecitorio” può guadagnare meno di 200.00 euro annui, no?
– Dimezzamento delle sedi, dei palazzi e delle auto blu a disposizione della politica e di tutte le spese di funzionamento delle strutture logistiche.

Ci sarebbe anche da prevedere una seria lotta alla malavita organizzata che controlla (dicono) almeno quattro regioni, con contestuale confisca di tutti i beni illeciti; una efficace lotta all’evasione fiscale e contributiva (i 12,7 miliardi di euro recuperati nel 2011 sono “un buon inizio”); una concreta lotta alle truffe, ai raggiri, all’elargizione di contributi non dovuti; alle false pensioni di invalidità.

Ci sarebbe… ci sarebbero, tante altre cose. Magari ce le suggerite voi. E allunghiamo la lista.
Non mi dite che questa è demagogia. E’ qualunquismo. E’ populismo. Si invoca sempre una di queste tre categorie da parte di chi non vuol pagare. In genere lo fanno quelli a cui il “suppostone” è salvato. E poi può darsi che lo sia. Ma, forse, è semplice voglia di equità e giustizia; di cose fatte bene; con buonsenso e misura; come ci sforziamo di fare tutti i giorni nel nostro lavoro.

Ultima domanda: quando si ride in questa Pulce?
Risposta: la prossima volta. Sorry. Questa è andata così.