Archivio | ottobre, 2015

Quousque tandem

16 Ott

Se esistesse un inferno per gli informatici, questa sarebbe la sua plastica rappresentazione…carta

La mia collega che da del “tu” ai data base relazionali costretta a stampare le copie delle fatture digitali, dei cedolini degli stipendi e degli F24 on line per “annullarli” con un timbro. Il terreno sul quale ha luogo la rappresentazione (direi la farsa) è quello della rendicontazione dei progetti finanziati dalle risorse dell’Unione Europea.

Quando nascono i progetti, tanti anni fa, si scopre che qualche “furbacchione” poneva a carico di più progetti la medesima fattura. Mettiamo il caso che io debba organizzare un convegno per illustrare gli esiti finali di uno studio sulle margherite selvatiche, mi serve un servizio di catering, lo imputo a progetto, così la comunità europea mi rimborserà le spese.

Se però ho fatto anche uno studio sui ciclamini e faccio il convegno finale senza il catering, potrei truffaldinamente imputare la fattura del catering delle margherite anche a questo secondo progetto e incassare due volte il contributo … e via discorrendo!

Per mettere una pezza a questa “furbate” l’Unione chiede che le fatture e tutti gli originali dei documenti di spesa, nel momento in cui vengono pagati, vengano annullati con un “timbro di progetto” che leghi il loro pagamento ad una e una sola iniziativa!

Ma cosa succede con la digitalizzazione? Quando il documento non è più cartaceo ma se ne possono stampare quanti se ne vogliono, ognuno dei quali potrebbe, in linea meramente teorica avere un nuovo timbro di progetto?

In realtà la soluzione è già stata inventata e si chiama CUP Codice Unico di Progetto deve essere indicato su ogni documento di spesa e accompagna ciascun progetto dall’approvazione dei provvedimenti di assegnazione delle risorse fino alla conclusione dei lavori e rimane nella banca dati del Sistema anche dopo la chiusura del progetto. Accanto al CUP c’è anche il CIG che consente la tracciabilità de flussi finanziari ma non è proprio possibile mettere a dieta la macchina onnivora della burocrazia affamata di “adempimenti”, dunque o si apre un dibattito che dura mesi di carte bollate e può non portare a niente o ci si arrende.

Allora si piega la testa e ci si mette a fare cose prive di senso come mettere uno dei propri collaboratori più preziosi a fare quello che facevo io da bambino nella fabbrica di mio nonno che mi portava con lui perchè era orgoglioso del suo nipotino e, quando mi annoiavo, mi dava dei fogli sui quali mettere i timbri. Li ricodo ancora “ESPRESSO”, “RACCOMANDATA”, “VIA AEREA”, “PAGATO”, …

Chiudo dicendo che l’altro giorno l’Amministrazione per la quale lavoro è finita sulla pagina del Digital Champion nazionale tra gli “epic win” con questa notizia, accanto ce n’era un’altra che andava sotto il titolo di “epic fail” esattamente questa. La vicenda che ho appena raccontato assomiglia decisamente di più ad un “epic fail”!

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ZUPPA DI SCARTI DI VERDURE

11 Ott

Gli ingredienti li vedete rappresentati in questa immagine:P1040051.JPG ridfoglie di porro (la parte verde che di solito si scarta), corteccia di zucca (anche un po’ di polpa a onor del vero), forse una patata, ma solo se è germogliata!

Ho avuto il permesso di condire con un cucchiaio di parmigiano ma Rossana, stoica, non ne ha approfittato! Una volta i nostri nonni mangiavano così per fame, ora lo facciamo per salute, comunque sia il risultato non è malvagio, sotto un omogeneo colore verde mimetico il sapore non è male.20151010_195044.jpg ridTante parole per annunciare che è iniziato il periodo “muschi e licheni” una sorta di quaresima prenatalizia, la stessa che deve avere ispirato il periodo blu di Picasso. Io ho avvisato.

P.S. qualcuno ha per caso visto una bottiglia di vino in tavola? … Appunto.