Archive | ottobre, 2011

IL GABELLIERE

30 Ott

Credevo che con la fine del Medioevo si fossero estinti invece ne è rimasto ancora uno  e questa volta ha scelto me.

Sto parlando del Fisco, che oggi pomposamente si fa chiamare “Agenzia delle entrate”.

Sia io che “Rossana”, entrambi lavoratori dipendenti,  siamo stati estratti per un “controllo formale”, che è un po’ come vincere una lotteria all’incontrario, se ti va bene, se sei ordinato, se hai tenuto tutti i cartini a posto, perdi solo un sacco di tempo.

Ci hanno mandato una lettera normale, che riporta la data del 23 settembre ma nessun timbro di spedizione sulla busta, che abbiamo ricevuto solo domenica e alla quale dobbiamo rispondere entro 30 giorni.

In pratica mi hanno chiesto di aprire il faldone delle imposte del 2008, tirare fuori tutti gli scontrini e le fatture delle spese mediche, tutte le fatture o le ricevute che attestino pagamenti per le attività sportive delle ragazze, tutte le erogazioni liberali fatte a favore di organizzazioni senza scopo di lucro. Dovrò mettermi lì a far tutte le fotocopie (perchè, come dice il direttore nella sua lettera la documentazione può essere prodotta anche in fotocopia, bontà loro!).

Devo sperare che per ognuno di essi sia riportato con precisione nome, denominazione, sede legale, codice fiscale, attività sportiva praticata, importo corrisposto, dati anagrafici del praticante, codice fiscale di chi ha effettuato il pagamento.

Perchè dal momento che non avevo ancora scritto il post sullo scontrino fiscale, non ho verificato se l’associazione sportiva dilettantistica ha emesso il documento con tutti questi sacri crismi.

Mi hanno anche chiesto tutta una serie di dati riguardanti il mutuo per l’acquisto della prima casa contratto nel 1992. Adesso, ad un passo dall’estinzione! Non potevano farlo subito alla prima dichiarazione, se ci fosse stato qualcosa di sbagliato avrei potuto porre rimedio e, in ogni caso, controllando solo ora, anche se il mutuo presentasse qualche vizio formale potrebbero recuperare solo gli ultimi anni di detrazioni, proprio quelli in cui la quota interesse (quella che si detrae) è bassissima perchè si comincia a restituire il capitale!

A questo proposito, facendomi “bullo” della recente uscita del Ministro (per la semplificazione -sic!-) Brunetta, che addirittura voleva abolire i certificati antimafia, risponderò gentilmente che il dati catastali e ipotecari se li possono andare a cercare da soli perchè una vecchia norma del 1990, ripresa poi nel “Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa” del 28 dicembre 2000, all’art. 43 disciplina gli accertamenti d’ufficio “di stati, qualità e fatti, ovvero al controllo delle dichiarazioni sostitutive presentate dei cittadini” contenuti negli archivi della Pubblica Amministrazione.

Potete richiamarla anche voi se vincete la lotteria all’incontrario.

E pensare che nel 1776, quando non c’erano ancora i computer e i data base relazionali che potrebbero fare miracoli, in termini di successo nello scovare l’evasione e di risparmio di tempo nei controlli. l’economisca scozzese Adam Smith enunciava i seguenti principi amministrativi delle imposte:

principio della giustizia: ogni cittadino deve contribuire alle spese dello Stato in relazione al reddito che possiede;
principio della certezza: tempo, luogo e modi di pagamento dell’imposta devono essere definiti in modo chiaro ai contribuenti;
principio della comodità: il cittadino deve poter pagare l’imposta nel modo più comodo possibile;
principio dell’economicità: le spese di accertamento e riscossione per l’amministrazione tributaria devono essere più basse possibili.

La vuelta de Andalucia en muchas “tapas”

23 Ott

Titolo del post che, liberamente tradotto potrebbe suonare come “Il giro dell’Andalusia in molte tappe”.

Da questo punto di vista non è che le tappe siano poi tantissime: Malaga – Siviglia – Cordoba – Granada – e ancora Malaga. Sono state tante, anzi tantissime, le “Tapas”, mangiate  parafrasando una vecchia pubblicità “Nelle peggiori bodegas de Andalucia”.

Dei luoghi visitati non dirò nulla, non ho ancora superato il trauma plurimo degli amici che tornando dalla vacanza ti invitano a vedere le diapositive; desidero solo fare un accenno al quel sud della Spagna che ha vissuto per qualche secolo in armonia.

Si è trattata di un’armonia tra popoli, culture e religioni diverse, l’Islam, l’Ebraismo e il Cattolicesimo che si sono intrecciati in quei luoghi tra il 1100 e il 1400, prima che Isabella “La cattolica” passasse a fil di spada questa regione di tolleranza, per poi dedicarsi a fare altrettanto dall’altra parte dell’oceano.

E’ il periodo “mudejar” nel quale i fregi e ricami richiamano all’infinito i simboli delle tre religioni monoteiste sugli arabeschi e le istoriazioni che ornano chiese, moschee e sinagoghe.

Nell’Andalusia di oggi invece abbiamo incontrato gente accogliente, trasporti e servizi efficienti ed anche la risposta spagnola a Giovanni Rana:

Sono state nostre compagne di viaggio da Cordoba a Granada due coppie di giovani italiani. Marica e Gianluca di Forlì e Chiara e Riccardo di Bari. Di solito rifuggo come la peste gli italiani all’estero, me ne vergogno, giungo perfino a rispondere in inglese o in francese quando mi rivolgono una domanda.

Questa volta non mi sono nascosto (suoni loro come un complimento) io e “Rossana” siamo stati subito attratti dalla vitalità di questi giovani che hanno scarse opportunità di esprimersi ma che sono la parte migliore del nostro Paese. Con loro siamo usciti a cena, manco a dirlo a “tapas”, ci siamo aspettati invano per alcuni minuti alla “Bodega de Castaneda”, separati da un angolo di strada; noi ci eravamo appostati davanti al ristorante sbagliato. Il nome era lo stesso ma preceduto dall’aggettivo “antigua”; siccome la traduzione è agevole, inutile che vi faccia notare che la cosa non deve essere accaduta per caso!

Dopo la cena cioccolata con churros. Ci accolgono due camerieri italiani, di Rimini, sono a Granada da due anni e sognano di aprire un chiosco di piadina per conto loro. Vorrei tanto che ci riuscissero. Ancora italiani, ancora “belle persone”, il mio pessimismo cosmico sulla realtà nazionale rischia di subire un duro colpo!

Ogni “giro” ha un suo traguardo, quello della “Vuelta de Andalucia” è a Malaga, da dove eravamo partiti. Traguardo ha voluto dire per noi fine delle tapas. Ci concediamo dunque una cena di pesce ad un “Signor ristorante” che porta in bella evidenza il nome dello chef titolare “Antonio Martin”

Siamo un po’ infastiditi dalla schiera di camerieri che si avvicendano intorno al nostro tavolo, ne ho contati sei! Come ogni “Signora cena” in un “Signor ristorante” si conclude con un “Signor conto”. Ne valeva la pena e ci consola la consapevolezza di aver contribuito a risolvere il problema della disoccupazione di massa (almeno quella dei camerieri).

Dalle stelle alle stalle, l’ultimo albergo prima della partenza è quello di una catena low cost. Una stanza dall’atmosfera anonima e fredda, come la luce al neon che si accende automaticmente quando il pannello che scherma il “loculo” dedicato al gabinetto viene aperto, inquietante come il raggio rosso che ogni tanto viene lanciato dall’astronave che sta sopra di noi e che penso serva a rilevare le fughe di gas. Asettico e pulito però l’albergo ETAP di Malaga solo 39 € per farci riposare fino alla mattina successiva, quella dell’aereo di ritorno, sognando il letto ma soprattutto il “cesso” di casa. Perchè, è risaputo: la “Tapas” tapa!

Bavaglio, bavagliolo, bavaglino.

13 Ott

Gli amici del puttaniere ultimamente pare che abbiano un po’ mollato la presa sulla questione della legge bavaglio, attapirati dalla “suonata” che hanno preso (meglio sarebbe dire si sono dati da soli) sull’approvazione del rendiconto 2010.

Comunque, se mai la legge dovesse passare, sono anch’io uno di quei blogger che farà “resistenza civile”.

Bruno Tinti vi spiega, con la lucidità e la leggerezza che gli è caratteristica perchè non finirò in galera:

Arrestaci tutti: tanto il bavaglio è bucato

Come questo giornale ha detto molte volte, non obbediremo alla legge bavaglio. I nostri lettori leggeranno le informazioni derivanti da un processo penale quando sarà caduto il segreto investigativo (art. 329 codice di procedura) e quindi quando saranno pubbliche per legge. Senza attendere l’udienza preliminare o altre scadenze processuali che la fantasia di B&C si inventerà. E non solo le informazioni di rilevanza penale, questa ridicola categoria che la Federazione della Stampa ha accettato, rendendosi schiava volontaria del giudice che dovrebbe stabilire, lui, quali notizie si possono pubblicare e quali no. Un nuovo Minculpop, con veline preconfezionate per giornali e giornalisti megafono del potere. Le leggeranno tutte; tutte, si capisce, quelle di interesse pubblico. B che ha pagato Mills perché dicesse il falso; ma anche B che si circonda di puttane e di magnaccia e che si fa ricattare.

Commetteremo un reato, forse parecchi reati. E magari, oltre a noi de Il Fatto, qualche altro giornalista disobbedirà alla legge più vergognosa che B&C hanno avuto il coraggio di inventarsi. Perché delinquere e comportarsi con sfrenata immoralità è cosa grave. Ma costruirsi un’immagine pubblica falsa attraverso la menzogna e l’intimidazione è da veri tiranni. E i tiranni vanno combattuti. E, prima ancora, per convincere abbastanza persone della necessità di combatterli, vanno smascherati; bisogna far vedere che persone spregevoli sono; e così “radunare le truppe”. Poi qualcuno le organizzerà e le condurrà “all’immancabile vittoria”. Diciamo che i giornalisti saranno l’avanguardia: è una buona ragione per farsi processare. Questi toni da farsa militaresca (non prendersi troppo sul serio aiuta sempre a essere consapevoli dei propri limiti) non devono spaventare. Rischi veri non ce ne sono. Un po’ di udienze, un buon palcoscenico per parlare finalmente di democrazia, di diritti, di doveri, di specifiche vergogne rese pubbliche (mica male come effetto collaterale), un po’ di soldi spesi e poi il ritorno a casa con l’aureola dell’eroe.

Questa che segue è una ragionevole anticipazione di quello che succederà. Un gip cattura un magnaccia che ha procurato puttane a B motivando il suo provvedimento con i risultati delle indagini del pm. Tra questi ci sono le trascrizioni di intercettazioni di conversazioni telefoniche nel corso delle quali B promette lucrose consulenze e ancora più lucrosi appalti al magnaccia e ai suoi amici; e anche manifesta preferenze per pratiche sessuali particolari e aspetto fisico delle donne con cui vuole accoppiarsi. Il magnaccia e il suo avvocato si leggono il provvedimento del gip che, per legge, da quel momento è pubblico. Il Fatto pubblica le trascrizioni; l’autore, il direttore e il vice direttore (non vedo perché Marco Travaglio se la debba passare liscia) vengono denunciati e incriminati. Tutti chiederanno di essere sentiti dal pm e lì confesseranno la loro responsabilità penale: è vero, ho commesso il fatto e l’ho commesso con piena consapevolezza di violare la legge.

Saranno quindi rinviati a giudizio (a piede libero: incensurati e con ragionevole probabilità di godere della sospensione condizionale della pena) oppure avanti al gip. Qui eccepiranno l’incostituzionalità della legge bavaglio per violazione dell’art. 21 della Costituzione e il giudice quasi certamente riterrà la questione “non manifestamente infondata” e la trasmetterà alla Corte. Questo per via dei precedenti di seguito sommariamente indicati:

Il diritto di cronaca può essere esercitato, anche quando ne possa derivare lesione all’altrui reputazione, purché: la notizia sia vera; esista un interesse pubblico alla conoscenza dei fatti; l’informazione sia mantenuta nei giusti limiti di obbiettività. (Cass. pen., 10/12/1997, n. 1473).

La libertà di cronaca (comprensiva della acquisizione delle notizie) e la libertà d’informazione, sono i cardini del regime di democrazia garantito dalla Costituzione; la stampa è strumento essenziale di quelle libertà. (Corte cost., sent. n. 1/1981)

La Convenzione europea dei Diritti dell’Uomo sancisce (art. 10), il principio della libertà di manifestazione del pensiero. Tale diritto abbraccia la libertà di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche. I limiti della critica esercitabile nei confronti di dirigenti politici sono più ampi di quelli relativi ai semplici privati. (CEDU, 8/7/1986, Lingens c. Austria; 25/3/1985, Barthold c. Repubblica Federale di Germania).

Il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza. (CEDU 7/6/2007)

Gli Stati contraenti sono vincolati ad uniformarsi alle interpretazioni che la Corte di Strasburgo dà delle norme della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo. (Corte cost. sent. 39/2008)

La Corte dichiarerà la legge bavaglio incostituzionale (con questi precedenti!) e noi ce ne torneremo in redazione e ci ubriacheremo tutti. Ma, se non andasse così, ricominceremo tutto daccapo in Appello e in Cassazione (non l’eccezione di incostituzionalità già respinta e che non avrebbe senso riproporre). Condannati (tecnicamente siamo colpevoli), faremo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ci darà ragione sicuramente e condannerà B e i suoi amici a darci un sacco di soldi per risarcimento danni. Molto più ricchi di prima, torneremo in redazione e ci ubriacheremo con champagne millesimato. Insomma: B&C non imparano mai. Non basta far scrivere al Parlamento norme stupide per farle diventare leggi dello Stato; bisogna che siano conformi alla Costituzione italiana; e anche ai principi fondamentali delle democrazie occidentali. Con buona pace di B, il mondo, non comincia e non finisce ad Arcore.

Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2011

Risparmia dunque, oh Silvio, il tuo bavagliolo per imboccare, senza che si sporchino del cibo con cui li ingozzi, i numerosi postulanti che ormai assediano i tuoi palazzi!

We have lost a “Jobs”

6 Ott

Abbiamo perso Steve Jobs ma il suo spirito, la sua intraprendenza, la sua curiosità devono continuare a vivere dentro di noi.

Per dirla con le sue parole: “Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.”

“Bisogna trovare quel che amiamo. E questo vale sia per il nostro lavoro che per i nostri affetti. Il nostro lavoro riempirà una buona parte della nostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è di fare quello che riteniamo essere un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che facciamo. Chi ancora non l’ha trovato, deve continuare a cercare. Non accontentarsi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie d’amore, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, bisogna continuare a cercare sino a che non lo si è trovato. Senza accontentarsi.”

Ai giovani d’oggi che faticano a trovare “un lavoro” auguro di trovare “il lavoro” seguendo le proprie passioni e i propri istinti, proprio come ha fatto Steave Jobs nella sua breve e intensa esistenza.

“SIATE AFFAMATI, SIATE FOLLI”

L’USCITA DAL TUNNEL DEI MONITI DEGLI AUSPICI

4 Ott

Alla fine Napolitano, preso il coraggio nella sua città natale, gliele ha ha cantate chiare: quella della Padania è una gran pagliacciata! E’ è uno dei pochi punti a favore  segnato in quel grande sperco di risorse che hanno chiamato 150^ anniversario dell’Unità d’Italia: sancire con chiarezza quanto sia inutile e distruttiva la sola idea della Padania.

Segnalo ai lettori del blog il “Buongiorno” di Massimo Gramellini apparso su “La Stampa” di sabato che, quando si tratta di difendere l’unità nazionale da una manica di invasati con le corna sugli elmi e le pozioni da druidi a base di acqua del Po, dà il meglio di sé.

Lo riporto per chi non avesse voglia di cercarlo con il link:

TEDESCHI DEL SUD

È sconsolante che, con tutti i guai che abbiamo, si debba ancora star qui a spiegare perché il 25 aprile è festa nazionale, oppure che la Padania non esiste, come ha dovuto ricordare anche ieri Napolitano. C’è uno Stato che cade a pezzi, decisioni urgenti e impopolari da prendere, il bisogno disperato di qualcuno che unisca l’Italia indicandole una direzione comune. Invece siamo sempre fermi sulla stessa mattonella, a dividerci sulla cacciata dei nazisti e su chi ha più ladri e mangioni nelle proprie file, ma soprattutto a discettare su un popolo immaginario, il padano, non riconosciuto come tale neppure dalla maggioranza di coloro che dovrebbero farne parte.

Quanta gente dovrà ancora perdere il lavoro, la speranza e la pazienza prima che la politica smetta di occuparsi di ministeri a Monza, giri della Padania e altre pagliacciate persino divertenti in epoca di benessere, ma che in questo clima di povertà incombente scaturiscono lo stesso effetto di una barzelletta sporca raccontata in un ospedale? Se una minoranza di cittadini del Nord è convinta di poter imporre la secessione con un colpo di mano rivoluzionario, smetta di berciare slogan e dia l’assalto ai nostri palazzi d’inverno. Ci troverà lì dentro a difenderli. Se invece il piano del geniale stratega del dito medio è di scommettere sull’apocalisse economica affinché dalle macerie dell’Europa nasca una supernazione tedesca che trasformi l’Italia settentrionale nel suo Mezzogiorno, temo abbia fatto male i suoi calcoli. I tedeschi sono gente seria. Di persone come lui non sanno proprio che farsene.