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TELEFONINO

18 Gen

Molti si stupiscono che io non usi il telefonino; quando mi pongono direttamente la domanda mi rendo conto che per loro la mia spiegazione non è sufficiente. I più, per controbattere, espongono le ragioni di un eventuale soccorso improvviso; sono sopravvissuto senza telefonino alla mia fase di “vita spericolata”, dovrei porarlo con me adesso che ne ho meno bisogno.

Certo qualche volta potrebbe essere utile, ad esempio se mi viene qualche dubbio al supermercato, oppure ricordo una volta che sono rimasto a piedi con la mia vecchia 500 giardiniera del 1961, ma me la sono cavata lo stesso.

“Ma tento sei sempre attaccato al computer!” Dice qualcuno. Certo ma lo decido io, quando e come e, solo se mi va (quasi sempre per la verità) leggo i messaggi di posta elettronica, non vengo “acchiappato” in ogni momento dalla soneria del cellulare.

Ho trovato in rete un filmato sulle occasioni che si perdono stando attaccati sempre al cellulare, non si adatta al mio caso specifico, guardandolo potrete certamente capire il perchè, ma rende sicuramente l’idea.

Buona visione … e buona poesia a tutti.

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Territorio, Resilienza, Transizione.

27 Nov

Seguo da lontano, con un certo distacco, la lotta di campanile per accaparrarsi la sede del DEA. La vedo un po’ come una lotta per avere vicino a casa il luogo in cui si prenderanno cura di me quando sarò malato (si badi bene, non per curarmi meglio, per questo c’è la mobilità passiva). Continuando per questa strada, se un giorno dovesse esserci la razionalizzazione dei cimiteri, ci batteremo per avere sotto casa la sede dei luoghi di sepoltura.

Siccome però sono in salute e aspiro a restare così per molti anni preferisco interessarmi della qualità del luogo in cui vivo tutti i giorni e spero di poterlo fare ancora per lungo tempo.

Anche nella mia città è in atto un cambiamento, una “ristrutturazione” delle risorse disponibili, un mutamento dei paradigmi al quale mi devo saper adattare. Come per il DEA posso far finta di niente ancora per qualche anno (fino a quando salta fuori un “tizio” con il cappello da assessore che mi dice che devo decidere, esattamente come nel caso del DEA, entro 5 giorni) oppure posso mutare il mio stile di vita adottando comportamenti “resilenti”.

La “resilienza” è la capacità di un sistema di superare il cambiamento, come una canna che si piega al vento per superare la perturbazione laddove un albero, superato un certo limite, si schianta di colpo. Essere resilienti e prepararsi ad una transizione non implica severe rinuncie al nostro modo di vivere, solo maggiori attenzioni alla comunità locale, all’impresa locale, all’agricoltura locale. Un localismo collaborativo, al riparo da sterili conflittualità.

Come fare ce lo spiega Rob Hopkins insegnante, scrittore, anima del movimento per la transizione, in questo video di un mezz’oretta in cui è a colloquio con gli studenti delle scuole superiori di Bologna.

Da non perdere se non si vuole vivere arrabbiati e cedere di schianto!

Se i nuovi arrivati se ne vanno …

13 Set

Riporto, quasi integralmente, un post apparso sul blog noiseFromAmericKa che mi ha molto colpito, è lo specchio del declino di un Paese:

Se i nuovi arrivati se ne vanno…

Negli utlimi giorni:

  • Matin mi è venuto a salutare
  • Mohamad ha venduto casa
  • Aziz ha rilasciato una procura per vendere un’auto
  • Olga ha sciolto una società.

Chi sono questa persone, direte voi, e perchè ce ne parli ?

E’ presto detto:

Matin è un bengalese, lavora in una fabbrica di suole per scarpe, in Italia da quasi venti anni, due figli, uno dei quali andava nella stessa classe del liceo scientifico di mio figlio 

– Mohamed è nato in Marocco, ha sposato una italiana, ha aperto una macelleria halal

– Aziz è nato in Pakistan ed  ha tre figli uno dei quali gioca a calcio con mio figlio più piccolo  e  la cui conoscenza della formazone della Juve è certamente migliore dell’hurdu dei suoi avi. 

E con ciò  ? –  direbbe il lettore giustamente irritato.

Ebbene:

– Matin, dopo sei mesi di cassa integrazione, mi è venuto a salutare perchè si trasferisce  a Londra con tutta la sua famiglia 

– Mohamed ha venduto la casa comprata sei anni fa, perchè ormai non riesce più a pagare il mutuo, ha trovato lavoro in Germania e va a vivere da un suo cugino che è già lì e guadagna bene

–  Aziz faceva il mutatore per una società che è appena fallita, ha dato procura ad un amico per vendere l’auto che tanto a Bristol, dove si trasferisce, non gli serve

– Olga se ne va  a Monaco di Baviera e raggiunge il marito che lì guadagna quasi il doppio di quello che prendeva qui da noi 

Queste persone, hanno una cosa in comune: sono tutti cittadini italiani. Matin lo è diventato lo scorso anno, Mohamed ed Olga da un paio di anni, Aziz ha appena fatto il giuramento. Nell’arco di una generazione, hanno vissuto la parabola da immigrati, a cittadini, a emigrati “di rimbalzo”. Naturalmente, queste storie non hanno alcuna scientificità statistica, si tratta di aneddoti e nulla più, ma quattro vicende simili in un mese, sono forse il segnale di una tendenza nell’Italia declinante. Come ha risposto Matin, alla mia domanda banale su cosa avrebbe fatto a Londra: “il lavoro si trova, non è un problema”. Una frase sempre più difficile da ascoltare qui da noi.

Tra Walser e burocrazia

10 Set

  • Brallu (neve a fiocchi)
  • Flats (neve a spruzzi)
  • Fljufferenti (neve bagnata)
  • Flutsch (neve marcia)
  • Frieche (neve precoce)
  • Gertuschnee (neve crostosa)
  • Grulleschnee (neve cristallina)
  • Grwu (neve farinosa)
  • Gwichtu (neve ventata)
  • Ksatzta (neve assestata)
  • Lakke (neve a strati abbondanti)
  • Mischlu (nevischio misto ad acqua)
  • Mulfaga (neve polverosa)
  • Pfludar (neve grossa)
  • Schnots (neve umida)
  • Flumochta (neve farinosa)
  • Fula (neve marcia)
  • Moka (neve umida)
  • Nassa (neve fradicia)
  • Schmeeraga (neve mista a pioggia)
  • Schneestop (neve polverosa)
  • Winngaari (neve di riporto)

* Mancano tutte le dieresi, mi scuso con l’autore di Als wir saghen = come diciamo noi : dizionario della lingua Walser e della toponomastica di Ornavasso

Questi sono tutti i nomi “propri” con i quali i Walser chiamano la neve, me lo ha ricordato Valerio Cantamessi durante la presentazione del suo ultimo romanzo “Occhidacqua” del quale ho fatto cenno qui.

Sabato eravamo insieme nell’Antica cava di marmo di Ornavasso per la presentazione ufficiale, mi ero preparato la mia paginetta di appunti ma l’estate piovosa, nella “pancia delle terra”, ha fatto vedere ancora i suoi strascichi, ecco come si presentava il mio foglio diligentemente “arabescato”:

appunti

appunti

L’estrema specializzazione non è prerogativa dei nostri tempi ma caratteristica della necessità di precisione che gli esseri umani hanno nel descrivere quello con cui hanno a che fare tutti i giorni, facendo un parallelo con i Walser noi “burocrati” chiamiamo ogni atto amministrativo con un nome proprio, anche “confidenziale” (…):

  • Deliberazione (Delibera)
  • Determinazione (Determina)
  • Delibazione
  • Decreto
  • Attestazione
  • Avviso
  • Certificazione
  • Parere
  • ecc…

Ringrazio Valerio e i suoi amici dell’organizzazione per avere favorito questo accostamento fuori dal tempo … e forse anche fuori dalla Storia!

Link per un approfondimento sui Walser

P.S. Colgo l’occasione per chiedere, se qualcuno dei presenti ha scattato delle foto, di farle avere a me o a Valerio.

 

Roma: da “Caput Mundi” a “Kaputt Italia”

6 Giu

In questo post ci metto solo il titolo, è “tragicamente gustoso” così com’è, uscito dalla penna di un esasperato Luca Massaccesi e pubblicato sul blog di “Officine Einstein”:

potete leggerlo seguendo questo link.

Ne manderò una copia anche ai miei amici svizzeri, vecchi e nuovi, perchè contiene una simpatica citazione che mi auguro possa tornarmi utile quando chiederò “Asilo Civile”.

Due asterischi

4 Mag

La chiamo “Culo di pietra” con un’espressione che, negli anni Ottanta, veniva riferita a Cesare Romiti, amministratore delegato del Gruppo Fiat, per designare un individuo dalle capacità di lavoro pressoché infinite. Eppure dopo ogni esame ha un “filino d’ansia”, su come sarà il risultato, sul fatto che poteva fare meglio, sulla terza (o quarta, quinta, sesta …) domanda, ecc …

Figuriamoci quando, dopo un’attesa di circa un mese ha visto che tutti i suoi comapgni avevano un voto mentre in corrispondenza del suo nome campeggiamvo due minacciosi asterischi, accompagnati dalla scritta: “Prendere contatti con la docente per un colloquio”.

Il “filino d’ansia” cresce come l’albume scosso dalle fruste dello sbattitore eletttrico, fino a diventare angoscia, sarebbe stato anche panico se quella volta (stranamente) non fosse stata sicura di avere  fatto bene l’esame scritto.

Immediatamente contatta la docente, con una mail che mi fa leggere scritta in perfetto burocratese, avrei scelto un accento più ironico ma subito mi ricorda l’infausto episodio della mia carriera scolastica quando feci lo “spiritoso” alle esame di statistica (e poi dicono che i figli non ascoltano i genitori …).

Siamo sotto le feste e i giorni passano senza che alla mail venga dato riscontro,  per sdrammatizzare con Francesca (la mamma in seconda) si fa un gioco sui possibili motivi per i quali invece di un voto c’erano due asterischi, escono le seguenti ipotesi:

1. Ho scritto troppo
2. Ho scritto male
3. Pensa che ho copiato (non l’ho fatto ovviamente)
4. Ha capito la genialità della mia mente e mi vuole dare una laurea ad honoren
5. Mi vuole come sua assistente
6. Trova divertente tenere in sospeso una persona a caso
7. Ha confuso la data del pesce d’aprile
8. È una sensitiva e lo fa per mettere alla prova la mia ansia
9. Sono sfigata
10. Le è caduto il caffè sul compito mentre lo correggeva
11. Ha perso il compito e non sa come dirtelo
12. È lesbica, ti ha notato e ha trovato la scusa x incontrarti
13. Prima di darti la lode preferisce vederti di persona
14. Prima di darti la lode vuole chiarimenti su una domanda che hai scritto in modo incomprensibile
15. Quello vicino a te ha copiato il tuo compito a tua insaputa e lei pensa che sia stata tu a copiare (versione copiatura più ansiogena della tua)
16. La prova le è talmente piaciuta che vuole darti la tesi
17. Ti vuole proporre un lavoro di ricerca sociale
18. Durante il compito sei entrata in trance e hai dato un altro esame che vuole tenere buono lo stesso
19. Sul compito (in preda all’ansia) ti sei qualificata come Eliana Brignoli e vuole verificare se sei veramente tu
20. Hai sostenuto delle tesi originali che vorrebbe discutere con te.

Finalmente il messaggio della docente definisce l’appuntamento per il colloquio. Il giorno in cui è fissato per l’incontro arriva un secondo messaggio che suonava pressappoco così: “Signorina, avevo perso la seconda parte del suo compito, ora l’ho ritrovata, il voto è 30, se legge questa mail non è più necessario che venga al colloquio”.

Elena legge il messaggio ma decide di fare come se niente fosse e di presentarsi comunque al colloquio per ascoltare le giustificazioni (e magari anche le scuse) dell’insegnante. La docente arriva con trenta minuti di ritardo, le comunica il risultato e la congeda in modo spiccio.

CONSIDERAZIONI

Hai commesso una leggerezza (perso sia pur temporaneamente un documento) creando un disagio ad un utente, quantomeno presentati in orario all’appuntamento e scusati per il disguido, questa è la differenza tra un Civil Servant di matrice anglosassone e una baronia bizantina sulla quale è improntata gran parte dell’amministrazione di questo Paese.

IL PAPA IN MEZZO

23 Apr

Leggo sui giornali che Papa Francesco iscriverà nell’Albo dei Santi I beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II il 27 aprile 2014. Penso al povero Paolo VI che stava lì in mezzo, lo sento già dire “E io???”

Passi per Benedetto XVI, non è morto e poi non ha a portato a termine il suo mandato, passi per Giovanni Paolo I, durato un battito d’ali di farfalla non ha potuto essere neppure sottoposto al sindacato del “Nucleo di Valutazione”, ma Paolo VI, di cui si dice un gran bene!

Entrambi i neosanti mi stavano simpatici (più il primo, maggiormente di rottura rispetto agli schemi ecclesiastici) ma c’era veramente bisogno di farli santi? Non sarebbe sufficiente ricordarli come “tipi in gamba”, che ne so insieme a Norberto Bobbio o Giorgio Gaber (tanto per giocare in casa nostra)?

Si dice, ma loro hanno fatto il “miracolo”, ci sono delle testimonianze … se è per questo Bobbio ha fatto il miracolo di farmi appassionare alla Politica, quella con la “P” maiuscola, Gaber quello di comprendere il delicato e precario insieme delle relazioni che sono alla base della società. E’ vero sono miracoli avvenuti in tempi lontani, ma ne conservo ancora buona memoria per poterne parlare … se serve sono a disposizione.

Tornando al povero Paolo VI leggo su “Repubblica” che Giovanni Battista Montini vide in anteprima il film “Jesus Christ Superstar” rimanendone colpito: “Raccontare la Passione di Cristo attraverso la musica significa arrivare a parlare di Gesù in tutti i continenti”. Di fatto il papa non si unì alle violente critiche con cui le frange estreme del cattolicesimo tradizionalista cercarono di bloccare la proiezione del film a Roma. Questa circostanza non potrà certamente elevarlo al rango di “Beato”, sicuramente contribuirà a rendermelo più simpatico.

https://www.youtube.com/watch?v=IvVr2uks0C8

AGGIORNAMENTO:

Non l’hanno dimenticato!

🙂