Archivio | giugno, 2012

AQUALUNG: non mangi? Ti mangio!

24 Giu

E’ l’ennesima variante della storia che il pesce grosso mangia il pesce piccolo. Vi avevo raccontato di aver introdotto il persico trota nel mio fish tank principale dell’impianto di coltivazione acquaponica.

Purtroppo non è andata come avevo prefigurato il persico trota è talmente stupido (sarà per questo che è chiamato “Boccalone”?) che, mentre si avventa con voracità su qualsiasi cosa si muova (esche artificiali comprese) non ne vuole sapere di assaggiare il mangime galleggiante per trote che sto tentando di fargli accettare da oltre una settimana.

Gli esemplari più “furbi” pare che razzolino sul fondo cibandosi dei vermi che gli sto dando per cercare di superare l’emergenza, ma la maggior parte stazionano sul pelo dell’acqua nuotando con sempre meno vigore.

mi chiamano "boccalone"

mi chiamano “boccalone”

Per questo motivo l’altro giorno  per cena abbiamo cucinato tre splendidi pesci al cartoccio e ieri sera per l’inaugurazione dell’impianto protagonista della grigliata sarà il nostro simpatico persico trota.

Ma niente paura per l’alimentazione della piantine, venerdì sono arivati i pesci gatto americani! Con questi sicuramente non avrò nessun problema di alimentazione, si cibano di tutto! Sono un po’ bruttini ma non dimentichiamo la loro funzione principale: produrre ammoniaca per la catena di trasformazione che arricchisce le piante dell’orto idroponico.

Prima di prendere la decisione finale su cosa fare dei “boccaloni” in ogni caso concederò loro una prova d’appello. Visto che ormai si sono fatti una ragione di mangiarsi i vermi proverò a buttare nella vasca un paio  limacce, le odiosissime “lumache” senza guscio. La mia amica Maura ne ha sempre un’invasione nell’orto ed anche da me saltuariamente si presentano.

Ovviamente le proporrò anche ai miei pesci gatto, qualunque pesce se ne cibasse diverrebbe il mio “favorito”!

mai dire "gatto" finché non è nel fish tank

mai dire “gatto” finché non è nel fish tank

Aggiornamento dopo la pastura con le “lumache rosse”.

Sono state subito “addentate” da tutti i e due i tipi pesci, per essere subito “sputate” passando così di bocca in bocca, di sputo in sputo. Alla fine sono state dimenticate sul fondo delle vasche. Fallimento!

AQUALUNG: un pesce per l’estate

9 Giu

C’era un volta “Un disco per l’estate” una sorta di concorso canoro per eleggere il “tormentone” che ci avrebbe accompagnato durante la bella stagione.

Io ho finalmente trovato “Il pesce per l’estate” quello che alimenterà il mio circuito di acquaponica fino a quando la stagione estiva mi impedirà di rimettere le trote.

Ve lo presento si chiama “Black bass” nome inglese senz’altro più elegante dell’italiano “Boccalone”, va meglio con  il secondo nome con cui è conosciuto nella Penisola “Persico trota”,  ed è una specie di “branzino d’acqua dolce”.

Questa è la sua storia.

Costellata di “tentennamenti” la strada che ha portato alla scelta del pesce da allevare.

  • Dapprima la scelta era caduta sulle carpe, ma è un pesce che avrebbe potuto “sapere di fango” e quindi è stato messo da parte.
  • Poi abbiamo pensato al Pesce gatto che non da alcun preblema di compatibilità, ma ci faceva un po’ impressione l’idea che campasse per ore anche fuori dall’acqua.
  • Abbiamo pensato anche alla tinca ma pare che sia piena di lische!
  • Sembrava che la scelta fosse caduta sul “Persico-spigola”, un ibrido di origine americana  introdotto da qualche anno in europa per la “pesca sportiva” ma …
  • Questa mattina quando mi sono recato alla “Fattoria del pesce” di Marano Ticino mi hanno sconsigliato il persico spigola perchè più delicato in termini di necessità di ossigeno e quindi correvo qualche rischio per il trasporto. Mi hanno dunque consigliato il “Black Bass”.

Ora nuotano in un fish tank da circa 1000 litri d’acqua una trentina di pesci per un totale di circa 11 kg di “argento vivo” che forniranno tutto il concime necessario al mio orto acquaponico e poi, a fine carriera, daranno il meglio di loro sulla mia griglia!

UN LAVORO UTILE …

7 Giu

Questo post è una risposta agli amici che mi deridono sostenendo che non faccio un lavoro utile!Chi l’ha detto che non si trovano più artigiani che sappiano “lavorare” la paglia di Vienna!

Eccomi qua mentre, sotto la direzione del Maestro Dario, liutaio per professione, ebanista impagliatore per passione, mi accingo a sostituire la seduta di una delle due sedie “storiche” che erano nella camera di “Rossana” da ragazza ed ora sono nel mio studio.

Riparare e riusare, proprio come si faceva una volta, anche riscoprendo antichi mestieri che si vanno perdendo.

Volendo avrei anche trovato un cliente; Duilio un violinista svizzero che era venuto da Dario per provare degli strumenti. Potrei darmi all’esportazione, risollevare le sorti della bilancia dei pagamenti, dare una scossa al PIL nazionale … ma mi accontento di non buttare lo cose vecchie e stare seduto comodo.

Avrei voluto documentare le varie fasi dell’opera ma ero così teso e concentrato su quello che dovevo vare che mi sono scordato di fare le foto. Ve le racconto allora:

  • dopo aver tolto con attenzione la vecchia seduta rimuovendo il midollino e la colla che la teneva intrappolata la paglia nella scannellatura (foto sopra)
  • mettere a bagno la nuova paglia di Vienna che si compra già intrecciata (intrecciarla ex novo sarebbe troppo) e lasciarla per 24 ore (io l’ho messa nella vasca dell’acquaponica)
  • una volta che la paglia si è ammobidita, con delicati colpi di martello e un ferro piatto forzare delicatamente la paglia nella scannellatura
  • riempire di colla il perimetro della scannellatura nel quale è stata forzata la paglia di Vienna
  • fermare il tutto con una nuova striscia di midollino, anch’essa preventivamente ammorbidita in ammollo
  • rifilare gli eccessi di paglia ed “il gioco è fatto”!!!

Proud to be craftsman

Non scampa, tra chi veste da parata, chi veste una risata” (Canzone di notte n. 2 del “Maestro di Pàvana”) 🙂

La legge di Conway trova un’altra conferma nel caso del Colonnello Rapetto

5 Giu

Enuncio per prima cosa il postulato della “Legge di Conway”: “In ogni organizzazione c’è sempre una persona che sa esattamente che cosa succede. Questa persona deve essere licenziata.”

Una variante specifica della Pubblica Amministrazione di questa legge in un Paese in cui si parla tanto di “merito” ma poi si fa ogni cosa per soffocarlo è il caso del colonnello Rapetto.

Umberto Rapetto è il maggiore esperto italiano  di criminalità legata alla finanza telematica.  Alla guida del GAT – Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, nel 2001 ha diretto le indagini che hanno portato alla condanna in via definitiva dei cracker protagonisti di attacchi sul web a danno del Pentagono e della NASA, nonché quelle delegate dalla Corte dei Conti sullo scandalo delle slot machine non collegate in rete all’Anagrafe Tributaria, inchiesta che ha portato alla condanna dei vertici dei Monopoli di Stato e delle società concessionarie  al pagamento di 2 miliardi e mezzo di euro.

Proprio per questo il Colonnello Rapetto, nel Paese dove tutto funziona all’incontrario, è stato rimosso dal suo incarico, pardon, “trasferito ad altre funzioni” e rimesso sui banchi di scuola, in quella stessa scuola, il “Centro Studi della Difesa”, in cui insegnava da 15 anni!

Com’è andata a finire? Scopritelo in questo articolo, potevate aspettarvi altro da un uomo tutto d’un pezzo con competenze specialistiche che il mondo c’invidia?