Archive | ottobre, 2008

Il paradosso dello sfascio dell’università

30 Ott

Che l’università italiana non funzioni è sotto gli occhi di tutti. Sono decenni che le nostre università perdono posti nelle classifiche di qualità internazionali. Oggi fra le prime 200 università al mondo ci è rimasta solo Bologna al 192° posto. Bologna la dotta, si dice fin dal Medioevo, Bologna che resiste aggiungeremmo ora.

Le cronache dei giornali periodicamente si riempiono di prove di ammissione a questa o quella facoltà truccate, di esami venduti, di baroni universitari, di dinastie di docenti, di interi clan familiari in questa o quella facoltà.

Che dire poi della svendita delle “convenzioni”. Ai miei tempi quando bancari o sindacalisti volevano “prendersi una laurea” per fare carriera dovevano sfidare pubblicamente il disprezzo dei docenti e la derisione degli studenti. Ho assistito personalmente in aule gremite a colloqui del tipo:

D. “La sua preparazione è inadeguata, torni fra un mese!”

S. “La prego … almeno un diciotto”

D. “Ma si rende conto che la sua prova è stata patetica, ridicola …”

S. “Forse, ma io studio per me, per il mio arricchimento personale, non entrerò mai nel mondo del lavoro, non toglierò mai il posto a uno di questi studenti”

D. “Che lavoro fa …”

S. “Il sindacalista (o il bancario)”

D. “Ho capito …, le do un diciotto, ma si deve vergognare, se non per se stesso di fronte a tutti questi ragazzi, che credono in quello che fanno e amano quello che studiano, penda questo diciotto e non si faccia più vedere!”

S. “Grazie, grazie”

Ora invece basta una bella “convenzione”, ecco cosa ci dicono in proposito Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo su “Il Corriere” dello scorso 26 ottobre.

Questo è quello che si vede, l’escrescenza di un bubbone sotto la quale lo sfascio, sia pur meno visibile è ancora più diffuso. Su questo corpo purulento al cui capezzale si sono avvicendati medici incompetenti di destra e di sinistra che nulla hanno potuto, voluto o saputo si è avvicinato ora il dott. Silvio Mannaia.

Il dottor Mannaia, non è Medico, è un macellaio pazzo che conosce solo una cura, quella dei tagli. Lui taglia un po’ a casaccio, alcune volte taglia in due e si tiene di debiti (è il caso del suo penultimo paziente, l’Alitalia, in cui il Mannaia ha caricato sulla collettività i debiti della bad company e affidato ai “capitani coraggiosi” della Cai la good company) altre tagluizza qua e la senza motivo apparente, spalmando le piaghe infette un po’ dappertutto.

Questa volta il lavoro è troppo sporco anche per il dottor Mannaia, allora ha deciso di far operare una crocerossina, Mariastellina, ricordate la filastrocca che ci cantavano la nonne da bambini “Stella stellina, la notte s’avvicina, la fiamma traballa

E la notte del definitivo sfascio dell’Università si avvicina davvero! Ma proviamo a pensare che non sia veramente un male. Immaginiamo che un edificio vecchio e cadente, nel quale abbiamo tentato da anni di fare delle riparazioni, senza esito, sia raso al suolo. Immaginiamo che l‘intellighenzia di un intero Paese si sollevi, si saldi con il tessuto culturale vitale dei giovani, rianimi l’intero corpo morto di un popolo-bue, intontito dalla televisione,  gli dia la forza per abrogare  tra un anno una legge impopolare, difesa in un modo sempre più rabbioso dal dottor Mannaia, che odia perdere e che non sa distinguere tra comandare e governare, immaginiamo infine che il dottor Mannaia inferocito, schiumante di bava, perda sempre più consensi ed alla fine anche il potere.

Avremmo a quel punto solo macerie, non è una novità per il nostro Paese, ma anche un bello spiazzo libero sul quale ricostruire!

Te vist tropi cine” direbbe il mio amico della “bassa” ma sognare non costa nulla.

Se invece avete ancora qualche minuto e volete ascoltare a proposito di Università e meritocrazia il parere del prof. Aldo Giannuli, docente di storia contemporanea all’Università Statale di Milano, allora accomodatevi qui.

Misurare l’inquinamento

28 Ott

Può piacere o no, ma quello che contraddistingue il modello occidentale da altre impostazioni è il concetto di misurazione. Tutta la scienza prima, la tecnologia, poi ma anche il lavoro  si fondano sulla misurabilità dei risultati.

In alcuni casi la misurazione può fare orrore (si pensi agli uffici “tempi e metodi delle catene di montaggio) ma la misurabilità dei risultati non è un male in sé.

Anche il recente contrasto fra il nostro Paese e l’Unione Europea è, in fondo, un problema di misurazione. Secondo i numeri, tradotti in scenari dell’Unione, il “pacchetto clima” è perfettamente sopportabile dalle economie dei 27, secondo l’Italia (unico tra i Paesi fondatori ad avere questa posizione), no. Se vi interessa approfondire su come si giochi ad imbrogliare le carte sul tavolo potete dare un’occhiata a questo articolo del quotidiano economico on line lavoce.info.

Insomma questa partita mi ricorda quando da bambino giocavo a scala quaranta con gli adulti: con la scusa che non riuscivo a tenere in mano tutte le tredici carte, quando vedevo la malparata ne lasciavo cadere qualcuna, la raccoglievo insieme a quelle che erano state messe sul tavolo, fino a quando nessuno capiva più nulla. Era allora che qualcuno diceva “a monte” e si riprendeva da capo.

Qualche volta mi è andata anche bene, ma ho cominciato a diventare grande quando a causa di questi “giochetti” venivo scacciato dai grandi e dovevo tornare a giocare con i bambini.

Valutazione e incentivi, esprimi la tua opinione

24 Ott

Meritocrazia 1

24 Ott

Questa estate ho letto un libro sulla meritocrazia. E’ un argomento che genera in me sentimenti ambivalenti, che tirano in ballo questioni come la “qualità” (tema rispetto al quale mi sento di dare un’adesione incondizionata) ma anche la “competizione” (verso la quale, col passar degli anni, nutro sempre più riserve).

Le questioni legate al “merito” sono molto complesse, la prima domanda che dovremmo farci è “merito rispetto a cosa?”. Per fare un esempio che di questi tempi è un po’ come buttare il sale sulle piaghe, si potrebbe dire che in un sistema meritocratico di una società bancaria “allegra”, in testa alla gerarchia di merito è colui che meglio “impacchettava” e rifilava SWAP di titoli “spazzatura”. Francamente una competizione di questo tipo mi sembra assai poco “meritocratica”.

Personalmente mi sembra più interessante indagare le questioni di merito che riguardano la cosa pubblica più che gli affari privati perché ha a che fare con argomenti che toccano tutti i cittadini ed è pagata con i soldi delle nostre tasse. Attorno a questa vorrei provare a portare avanti alcune riflessioni.

Prima di tutto occorre fare chiarezza su un punto. Non si può parlare in alcun modo di questioni che toccano il merito, senza occuparci degli aspetti legati alle misurazioni. In qualsiasi organizzazione complessa dovrebbe esserci un organo autorevole e competente che utilizzi tecniche e strumenti di valutazione adeguati a misurare le performances, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Fino a quando nella Pubblica Amministrazione italiana vi saranno valutazioni-adempimento il prodotto sarà come come il rancio della caserma: “sempre ottimo ed abbondante Signor Comandante!” Tutti i dirigenti saranno promossi col massimo dei voti, tutti gli impiegati valutazioni impeccabili che portano ad incentivi insignificanti. Per la verità si può fare anche di peggio e scadere in una valutazione orientata, del tipo “Io valuto bene solo chi la pensa come me” che è strumentale allo spoil system “all’italiana”.

Ma il Nostro Paese è più noto per le farse, piuttosto che per le tragedie,  vi informo dunque di una “chicca”, sapete chi è stato nominato alla presidenza del “Comitato per il Controllo Strategico della Pubblica Amministrazione” l’onorevole Cirino Pomicino. Ve lo ricordate? I più giovani di voi certamente no, in ogni caso vale la pena rinfrescarsi la memoria con questo articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera.

In assenza di qualunque strumento di valutazione credibile c’è il rischio di inseguire candidature autoreferenziate più che effettive competenze. Ricordo il racconto di un amico assolutamente affidabile, tanto da essersi meritato, ai tempi dell’università (se non fosse per lui starei tentando di dare l’esame di statistica), il soprannome di “Testa”, quando diceva che l’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi tra i militanti della sinistra milanese era chiamato “IO, IO” perché, per quanto privo di particolari competenze, si candidava per ogni cosa. In un sistema in cui la valutazione è assente “IO, IO” è riuscito a diventare Ministro della Repubblica. Volete altri esempi più attuali? … ve li risparmio!

Per ora basta, i post devono essere brevi come pillole e io ,quando tratto  taluni argomenti, rischio di farli diventare grandi come le compresse di certi antibiotici, roba che proprio si manda giù a fatica.

Chi vuole approfondire con alcuni esempi legga questo blog: http://vaiattila.wordpress.com/2008/09/08/le-eccellenze/

AMBIENTE: l’Italia oltre “Cortina”

21 Ott

La chiamavano “Cortina di ferro” a partire dagli anni cinquanta era il blocco dei paesi dell’Est Europeo costretti sotto il giogo dell’URSS. Oggi che l’Europa dei 27 parla di ambiente l’Est (solo una parte) non ci sta e si mette in trincea in difesa della sua residua industria pesante (e inquinante) e l’Italia a dare manforte.

Ma se l’Unione è disposta a fare qualche concessione ad Est, ad esempio alla Polonia che ha le proprie fonti energetiche sbilanciate per il 95% sul carbone, pare che le bizze dell’Italia non porteranno a nulla, anche perchè, spega Sarkozy la decisione non dovrà essere presa all’unanimità ma solo a maggioranza qualificata.

L’Italia si straccia le vesti per i sacrifici economici senza riuscire a vedere i vantaggi che un accordo di questo tipo può generare, sia sulla bolletta energatica che sul potenziale di sviluppo dell’occupazione che le nuove tecnologie verdi possono attivare. Solo alcuni dati che riguardano la tecnologia più “matura” e collaudata per lo sfruttamento dell’energia solare: in questo grafico guardate la crescita degli impianti di solare termico in alcuni paesi europei dal 2002 al 2005 e in questo guardate gli occupati nel settore riferiti al 2005.

E’ proprio il caso di dirlo, l’Italia si è trasfertia “Oltre Cortina” di fumo questa volta!!!

(NdR I dati relativi al settore del solare termico sono stati estrapolati dai documenti dell’ESTIF – European Solar Thermal Industry Federation – della Ren21 –  Renewable Energy Policy Network for the 21st Century – da un rapporto di Legambiente, Enea e dal sito della Barcelona Energy Agency)

Cleptocrazia

18 Ott

Navigando in rete ho imparato un nuovo termine, cleptocrazia, sembra una questione di questi anni, con molte attinenze con il nostro Paese, invece ha radici molto antiche.

Eccovi un gustoso episodio sul governo della cosa pubblica ai tempi di Luigi XV quando, sul finire del settecento, il potere assoluto e gli sprechi avevano portato sul lastrico lo stato francese.

Un giorno Luigi XV si recò a caccia, accompagnato dal suo abile ministro, il duca di Choiseul. Il re, che viaggiava su una splendida carrozza che gli era stata appena consegnata, domandò al ministro di indovinare il prezzo del magnifico mezzo che lo ospitava. Choiseul fece dei rapidi conti.

Il costo effettivo era di 3 o 4 mila libbre d’oro ma, sapendo che tutti i fornitori della Real Casa applicavano il prezzo reale (nel senso del re), raddoppiò la cifra e disse 8 mila libbre. “30 mila”, rispose Luigi XV senza batter ciglio.

Choiseul sobbalzò e disse che si trattava di una vera e propria indecenza. Era inconcepibile che dei furfanti – profittando della reale benevolenza – saccheggiassero in quel modo le risorse dell’erario; proseguire così, continuò, avrebbe condotto alla bancarotta e alla dissoluzione del regno. Con fare sornione Luigi XV domandò al suo ministro “Immaginate di avere pieni poteri, come fareste per farmi pagare la carrozza al prezzo che dite voi?”.

Choiseul ricostruì mentalmente i molteplici passaggi che avevano fatto giungere la carrozza fino al cospetto del re. Da esperto conoscitore delle cose pubbliche sapeva della corruzione dilagante. Non ignorava la sistematica alterazione dei costi dei reali approvvigionamenti. Più volte gli avevano riferito degli sfacciati favoritismi che – dietro ricompensa – la maggior parte degli appaltatori della Real Casa accordava ai fornitori. Né si poteva contare su quei pochi che resistevano alle lusinghe del denaro. Quando i più stolidamente onesti resistevano alla tentazione dell’argent, era pronto l’intervento di un personaggio altolocato che prometteva, in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto agli amici, la sua benevola protezione. L’argomento era irresistibile. Tutti sapevano che una parola giusta al momento appropriato consentiva carriere prodigiose e incarichi al servizio della corona lautamente remunerati. Choiseul ne era certo e poteva sostenerlo a ragion veduta: il suo ruolo prestigioso lo aveva ottenuto grazie al sostegno di Madame de Pompadour, favorita del re.

Insomma, un’intricata ragnatela di complicità alimentate dai ricatti, un diabolico intreccio perverso che però teneva assieme il regno. Eliminarli, così ragionò Choiseul, avrebbe irrimediabilmente compromesso il precario equilibrio sul quale tutto si reggeva. Un cambiamento radicale non avrebbe evitato la catastrofe del regno, avrebbe solo anticipato la sua distruzione. Né avrebbe avuto senso che proponesse lui di cambiare le regole di un’amministrazione sconsiderata, la stessa che gli aveva permesso di ottenere prebende e privilegi, onori e carica. Da uomo avveduto e di notevole intelligenza, comprese che porre rimedio a quei guasti non era possibile e rispose al re che la decisione più saggia consisteva nel lasciare le cose come stavano. Quando Madame du Barry divenne la favorita di Luigi XV prendendo il posto della defunta Pompadour, il re si sbarazzò di Choiseul. Lo esiliò nelle sue terre dove morì in tarda età coperto di debiti, quattro anni prima della Rivoluzione Francese.

Come ricorda Horace Walpole nelle sue memorie

Dissipo’ le ricchezze proprie e quelle della nazione. Ma non salvo’ le prime saccheggiando le seconde.

Questo giudizio critico non deve oscurare l’ammirevole coerenza di Choiseul. Onestamente riconobbe che l’eliminazione di una dilagante cleptocrazia, anche se a onor del vero egli non usò mai questo termine, è un’impresa benemerita ma sgradevole. Soprattutto per coloro che reggono le sorti del regno.

L’intervento è stato tratto dal sito noisefromamerika.org al quale vanno riconosciuti tutti i diritti

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Scuola: la lezione di Calamandrei

14 Ott

Questo post è per le mie figlie, perchè ogni tanto mi prende una vena un po’ “robbosa”. Ma vorrei che fosse anche per gli amici delle mie figlie, per gli insegnanti delle mie figlie e per i miei amici.

Questo post non l’ho scritto io.  E’ un racconto di fantapolitica scritto da Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione,  nel 1950.

Questo post, oggi, è agghiacciante realtà, della quale anche noi siamo un po’ colpevoli, con la nostra indifferenza, con il nostro scarso impegno, con il nostro lasciar correre.

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950 – pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice di quelle di stato. E magari si danno premi, come ora vi dirò. O si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A quelle scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Tratto da «Internazionale» 762, 19-25 settembre 2008, p. 21.