Archive | luglio, 2010

“3” Il segreto della guardia

29 Lug

Per la serie “Promo mai prono” vorrei consigliarvi un romanzo scritto da un amico.

In genere diffido degli “scrittori casalinghi” quelli che raccontano i fatti sotto casa. Per questo motivo in passato sono stato anche punito, quando ho dovuto scrivere l’introduzione di un politico locale ad un libro, autenticamente illeggibile, scritto da un parrucchiere del luogo. Un tizio che buttava giù parole alla rinfusa, le condiva di retorica, inseriva nomi di politici di destra e di sinistra, come si fa con le ciliegie nella macedonia, tanto per attirare l’attenzione e si faceva pagare la pubblicazione con un “contributo” da parte delle amministrazioni locali.

Bel modo per raccattare  soldi da destra e a manca e finanziare la propria vanagloria!

Conosco Valerio da diversi anni, quando abbiamo lavorato insieme ad un progetto culturale sui Walser. Mi aveva particolarmente colpito perchè in un contesto in cui tutti sgomitavano per sostenere, non sempre a proposito, le proprie ragioni lui sapeva ascoltare. Quando, fuori dalla calca degli urlanti, abbiamo avuto modo di fare conversazione, ho scoperto che ne aveva di cose da dire…

Lo stesso mi è capitato con questo romanzo, preso con circospezione, scottato dal “libro del parrucchiere” e di altri consimili, ne sono stato ben presto conquistato. Nel libro si mischiano in maniera imprevedibile, storia, cultura, territorio, tenuti mirabilmente insieme dal filo della racconto.

Per saperne di più: “3” Il segreto della guardia

Recensione su “Verbania News”

Invito con sgabello

22 Lug

Vi ricordate il post di lacune settimane fa “Da Detroit alla Pianura Padana”? Vi parlavo, tra l’altro, di un documentario sul consumo del suolo. Con Uezzo faremo una presentazione tra amici con maxi schermo  sul prato di casa mia. Chi vuole venire deve solo portarsi uno sgabello se vuole essere certo di stare seduto in caso di overbooking.

La data è il 30 luglio e il programma della serata prevede: ore 19,00/19,30 arrivo ospiti quindi  breve spuntino in compagnia e visione del documentario che dura una mezz’oretta. Di seguito presenteremo anche lo spot di Uezzo per l’acqua libera che nel frattempo ha vinto un premio al 3 fef contest.

Massima informalità, i bambini sono graditi, quelli che non sono interessati li cacceremo a giocare in un angolo del giardino. Per farmi un’idea per l’organizzazione mi farebbe piacere se mi date un nome e e un numero di persone di riferimento. Vi consiglio di riempire bene le macchine perché d’estate in collina  ci sono una sacco di turisti e i posti auto non sono molti.

Se l’esperienza avrà successo ho già un’idea per un seguito a settembre. Ve la presenterò a fine serata insieme a Uezzo.

L’accompagnatore di carrelli

20 Lug

Oggi un amico mi ha segnalato questo articolo apparso su “Repubblica” con le ennesime incontinenze verbali del Signor B. Per un po’ ho pensato di infiocchettarci su qualcosa poi mi sono detto … un ulteriore esempio negativo di un riccone megalomane che ha perso ogni freno inibitore e tutte le volte che apre bocca varca il limite della decenza, anche quando fa gli spot per l’università privata del fondatore del CEPU.

Ci vuole un esempio positivo e mi è venuto in mente questo racconto che mi ha fatto avere il mio amico “Otto”.  Spero che vi piaccia come è piaciuto a me.

Nel testo viene citato uno splendido libro di Carlo Maria CipollaAllegro ma non troppo” che contiene un mirabile saggio sulla stupidità umana. Ne ho parlato in un mio vecchio post, un libricino da non perdere!

“Aeroporto di Amburgo, primo pomeriggio del 23 settembre 2000. Sono di fianco alla scala mobile che sale nell’area di imbarco mentre aspetto le quattro ragazze della mia scuola che ho accompagnato nella settimana precedente ad Emden per un workshop internazionale (Germania, Austria, Italia, Russia) sulla figura dell’educatore svoltosi presso il locale l’Istituto professionale (Berufsbildende Schulen I).

Le ragazze sono in giro per l’aeroporto a far fuori gli ultimi marchi prima di imbarcarsi. Sfoglio un giornale mentre curo tre carrelli con i nostri bagagli. La coda dell’occhio mi fa percepire uno strano movimento nell’area alle mie spalle. Alzo lo sguardo e osservo uno strano turista – tra i 60 e i 65 anni – che, proprio di fronte a me e alla scala mobile, va a ad appoggiarsi alla balaustra delle scale che scendono al piano inferiore.

Ha l’aria tranquilla di chi sa che deve aspettare e passa il tempo ad osservare il via vai. Mi colpisce il suo abbigliamento che era certo quello del turista (forse un inglese, penso) ma con qualche incongruenza. Un po’ trasandato ma a suo modo di un’eleganza vecchia maniera. Pantaloni di velluto, scarpe larghe e scamosciate, un soprabito un po’ fuori stagione visto che quel fine settembre era ancora abbastanza caldo e un cappello di feltro grezzo, mi pare di ricordare verde. Al suo fianco, appoggiata, una borsa di plastica larga ed alta che sembra contenere uno o due pacchi.

Ad un certo punto, ero ritornato al mio giornale, lo intravedo muoversi celermente ma senza scomporsi nel correre. All’inizio non capisco, la borsa era rimasta al suo posto e vedo il nostro “turista” prendere un carrello abbandonato a fianco della scala mobile e sistemarlo nelle guide dell’apposito deposito. Naturalmente recuperando la moneta di due marchi.

Allora capisco. Il nostro è una sorta di “barbone snob”. Quello è il lavoro che si è inventato: recuperare i carrelli abbandonati e riportarli a loro posto con un guadagno netto di due marchi a carrello; e magari il recupero di qualche oggetto, rivista od altro dimenticati. Nella mezzora che segue sono altri quattro o cinque i carrelli abbandonati da viaggiatori frettolosi di imbarcarsi. Faccio mentalmente un rapido calcolo e penso che se la media è quella, il nostro può guadagnarsi almeno dai 10 ai 20 marchi all’ora.

Quando tornano le quattro ragazze, senza dare a vedere, spiego loro l’attività del nostro dirimpettaio. Decidiamo di abbandonare a nostra volta i tre carrelli, tanto le monete in banca non le cambiano e tra poco più di un anno si sarebbe passati all’euro.

Mentre stiamo salendo sulla scala mobile mi volto ed incrocio lo sguardo del nostro; ha un mezzo sorriso d’intesa. Ci siamo capiti.

29 giugno 2010. La giunta leghista di Montecchio Maggiore (già famoso per il caso della mensa comunale che aveva tenuto a pane e acqua i bambini non in regola con la retta) approva il regolamento di polizia urbana che all’art. 34, intitolato « Divieto dell’esercizio del mestiere girovago del cosiddetto “accompagnatore di carrelli della spesa” »– così recita: “È vietato su tutto il territorio comunale l’esercizio del mestiere girovago di “accompagnatore di carrelli della spesa”.Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria, da euro 25,00 ad euro 500,00.

Leggendo questa notizia segnalatami da Facebook la prima cosa che ho pensato è che alla definizione di Carlo M. Cipolla secondo cui gli stupidi sono coloro che riescono a recar danno contemporaneamente a se stessi e agli altri si potrebbe anche aggiungere: coloro che non si rendono conto del ridicolo del loro agire.

Mi è poi visivamente tornato alla mente l’Accompagnatore di carrelli di Amburgo. Nella scala di Cipolla è certamente un rappresentante dell’intelligenza umana: capace di perseguire allo stesso tempo il vantaggio proprio e quello altrui. Mettere al loro posto carrelli che sarebbero di intralcio ai viaggiatori traendone un non insignificante guadagno.

Chissà se è ancora al suo posto? Mi piace pensare che la sua scelta dell’aeroporto non fosse casuale o solo frutto dell’ingegno, ma una sorta di preparazione al suo grande viaggio. Me lo immagino in qualche paese esotico a godersi, con meritato riposo, i marchi (e poi gli euro) accumulati carrello dopo carrello. Alla faccia degli stupidi intolleranti che non sanno apprezzare varietà e diversità dell’essere e dell’agire umano.”

CiVIT

15 Lug

Si chiama CiVIT che è l’acronimo di Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle Amministrazioni pubbliche.

Vorrei attirare l’attenzione del lettore sul significato delle vocali che costituiscono la parola CiVIT: la prima sta al posto dell’aggettivo “indipendente”, la seconda si riferisce al termine “Integrità”.

Ebbene il su Presidente Antonio Martone, ex avvocato generale in Cassazione e aspirante procuratore generale di Cassazione,  avrebbe partecipato lo scorso 23 settembre alla cena a casa di Denis Verdini con Flavio Carboni, nella quale ha preso le mosse l’associazione segreta confidenzialmente ribattezzata P 3, che aveva tra le sue finalità quella di condizionare la decisione della Consulta a proposito del “Lodo Alfano”.

Martone ora nega e, “per difendersi meglio”, ha dato le dimissioni dalla magistratura; ma non dalla presidenza della CiVIT dove rimane a sostenere quelle che sono le “colonne portanti” della Commissione: le due “I” di “INDIPENDENZA” e “INTEGRITA'”.

Cercasi  Sansone … mala tempora currunt!

L’arca dei mestieri

11 Lug

Il mio amico Fabio fa l’arrotino. Non credo che terminate le superiori volesse fare l’arrotino … ma suo papà, suo nonno facevano gli arrotini e anche Fabio ha fatto l’arrotino.

Fabio ha un bellissimo negozio nella “pancia della città”, vecchia insegna, vecchie scansie, vecchi utensili ormai superati dalle macchine. Andare da lui è un piacere, ti riceve senza fretta, ha sempre il gusto di “contarla su” anche se è persona schiva, mai fuori posto.

Fabio ha insegnato a me e a Rossana ad amare le forbici e i coltelli; quando andiamo all’Ikea e vediamo l’offerta di tre forbici di latta ad un euro, inorridiamo.

Fabio accarezza con amore vecchie forbici e coltelli costruiti per durare e dona loro nuova vita.

Settimana scorsa, per la prima volta dopo tanti anni, sono stato ammesso alle “segrete stanze” del retrobottega del negozio. Dovevo limare i cupolini di alcuni dadi ciechi d’ottone per restaurare un vecchio mobile. Fabio era preso, aveva una fila li coltelli da mettere a punto per gli chef degli alberghi del lago. Coltelli diversi, di tutte le fogge, con le lame lisce, seghettate, larghe strette. Insomma grassi, magri, dritti, storti, un po’ come le persone. Erano lì, tutti in fila, come chi faceva la coda dal barbiere al sabato pomeriggio.

Fabio questa volta non aveva proprio tempo e mi da detto: “Te la senti di usare la mola?” L’ho fatto con grande piacere, cercando di arrecare il minor disturbo possibile, ma non riuscendo a trattenere le mie domande su questa o quella lama che di tanto in tanto vedevo scintillare tra le sue mani.

E’ arrivata Pamela dal negozio di fronte e non ha potuto fare a meno dallo scattare questa foto in cui mi si vede in una buffa posizione da improbabile arrotino.

I figli di Fabio non faranno gli arrotini, si perderà la tradizione di famiglia, un po’ mi spiace, anche se è giusto che ognuno trovi la propria via. Fra qualche anno si perderà un po’ di storia della nostra città, la sua “pancia” sarà un po’ meno allegra e vitale e forse i grandi alberghi compreranno i coltelli all’Ikea.

Da Detroit alla Pianura Padana

7 Lug

Dire Detroit negli States è dire automobili, molto più di quando non sia la stessa cosa in Italia per Torino. Detroit è la città dell’auto, è cresciuta con l’auto, si è arricchita con l’auto, è invecchiata con l’auto e  … sta morendo con l’auto.

Il tasso di disoccupazione a Detroit supera il 28%, in un paese come gli Stati uniti in cui la mobilità sociale è molto accentuata, al pari di quella delle persone, Detroit si sta spopolando i suoi abitanti sono scesi dagli oltre due milioni degli anni ’50 a 790.000, interi quartieri stanno diventando  luoghi spettrali: un recente articolo su “Repubblica” parla di “case coi vetri rotti, le porte sfondate, i tetti pericolanti, i garage incendiati, uno scenario di distruzione violenta, come se un esercito straniero si fosse fatto largo coi tank e i lanciafiamme” .

Il sindaco di Detroit ha compreso che se la città vuole sopravvivere deve “ridurre la sua impronta ambientale”, restringersi al pari dei suoi abitanti, riqualificare alcune parti del suo territorio e riconvertirne altre, rinaturalizzando l’ambiente.

In che direzione sta lavorando il sindaco Dave Bing, ex campione di basket (sarà un caso?)  e industriale siderurgico  potete leggerlo nell’articolo di “Repubblica” che vi consiglio. In questo post io vi voglio invece parlare della Pianura Padana.

Nella regione più fertile del nostro Paese, che è costituito per il 40% da montagne, si sta assistendo ad una vera e propria “capannonizzazione selvaggia” del territorio. Suoli dalla fertilità massima in una scala da 1 a 8 vengono “mangiati” a ritmi impressionanti per costruire capannoni industriali che, con ogni probabilità, rimarranno vuoti.

Quasi ogni paese ha la sua “zona industriale” un po’ per far cassa con gli oneri di urbanizzazione un po’ per questioni di “prestigio” o nella speranza che capannone facesse rima con occupazione.

Una devastazione che non ha eguali in altri paesi europei. Non i Germania dove negli anni ’90, ministro dell’ambiente una certa Angela Merkel, gli insediamenti immobiliari sono stati ridotti ad un quarto da 130 a 30 ettari al giorno! Non in Francia, dove le aree industriali sono state concentrate in alcune limitate zone del territorio, attraverso consorzi di amministrazioni locali, per preservare la tipicità del paesaggio agricolo anche con funzioni di fruizione turistica.

“Il suolo minacciato” è la storia di una devastazione tanto irresponsabile quanto silenziosa raccontata in un film di Nicola dall’Olio, a metà tra il documentario ed il racconto a più voci.  Chissà se col mio amico Uezzo, geniale ma poco pratico, riuscirò ad organizzare una presentazione.

“Fra la via Emilia al West” cantava Guccini nel 1984, il West era il mito americano per gente di balera, la via Emila un’umanità ruspante e genuina che va scomparendo. Rimangono, per entrambi, scatole vuote di cemento, scheletri inutili che di cui oltre oceano hanno colto la consapevolezza necessaria per imboccare una via d’uscita e che da noi continuano a moltiplicarsi in omaggio al falso mito americano della produzione e del consumo senza limiti.

AVVISO AGLI AMICI VICINI PER ORGANIZZARE UNA VISIONE DEL FILM: per provare ad organizzare la visione del film io e Uezzo vorremmo sapere con che numeri abbiamo a che fare. Mandatemi dunque con un commento al post o una mail la vostra “manifestazione d’interesse” per poterci organizzare. Saluti.

WIN WIN STRATEGIES

1 Lug

E’ bello vedere le partite dei “Mondiali” senza essere accecati dal “tifo”, si scoprono le trame del gioco, i gesti atletici, le strategie in campo. Ma vedere le partite senza parteggiare particolarmente per l’una o per l’altra squadra, guardandole entrambe con simpatia ci può aiutare a comprendere come sarebbe bello se tutti potessimo vincere.

Non è sempre possibile e, diciamolo, spesso sarebbe una noia mortale, ma in certi casi tutti possono vincere, si tratta dei cosiddetti giochi “win win”.

Ne avevo parlato tempo fa sul mio blog partendo dall’esempio del gioco della “briscola chiamata” voglio ritornare sull’argomento raccontando dell’ultimo acquisto del gruppo d’acquisto informale che ho convenzionalmente chiamato “GASteropoda Lepontino”.

Come sa chi partecipa al “Gasteropoda Lepontino” d’estate non è possibile farci spedire il parmigiano a causa del caldo infatti deve arrivare a destinazione in giornata, bisogna dunque avere la fortuna di trovare qualche amico disponibile che passi sull’autostrada MI-BO e abbia tempo, voglia e spazio nel bagagliaio per fermarsi al casello di “Parma Est”.

Questa volta c’era l’opportunità di acquistare delle ottime ciliegie da Loredana a Cerro Veronese e ho deciso di “tentare l’impresa” con la mia Citroen Xara Picasso.

Sono partito  da casa alle 5,00 di giovedì 24, dopo aver tolto tutti i sedili, alle 9,30 ho caricato circa 200 kg di parmigiano a Colorno, alle 11,30 ero a Cerro Veronese, mancavano ancora all’appello un paio di casse di ciliegie, ho dato una mano a raccoglierle, alle 16,30 ero a casa e facevo le prime consegne.

Perché tutti i partecipanti al “gioco” hanno vinto:

  • I membri del GAS hanno potuto acquistare dell’ottimo parmigiano direttamente dal produttore a prezzi competitivi
  • Il Caseificio ha venduto a prezzi remunerativi il proprio prodotto, saltando i lunghi e costosi passaggi che il parmigiano subisce prima di arrivare sulle nostre tavole (produttore-ammassatore-grossista-supermercato-consumatore e sicuramente qualcuno me lo sono dimenticato)
  • Abbiamo acquistato ciliegie di ottima qualità, coltivate con un numero ridotto di trattamenti antiparassitari, di varietà selezionate per la loro bontà e non per la loro apparenza,  a meno di tre euro al kg e abbiamo potuto gustarle a poche ore dalla raccolta
  • Loredana ha incassato un importo significativo, molto diverso da quanto avrebbe riscosso dal commerciante (in Messico quelli del caffè li chiamano Coyotes) vendendo le ciliege a 80 centesimi al kg. Con il ricavato della frutta Loredana finanzia un progetto educativo in Perù, ragion per cui i nostri soldi sono pure finiti a sostenere una “buona causa”
  • Il costo vivo del viaggio non è stato superiore a quello che avremmo dovuto pagare al corriere, pertanto anche questa volta potremo fare avere a Donatella, volontaria ad Haiti da qualche mese, 124,51 euro con i quali prima cofinanziavamo i progetti di Cooperazione decentrata della Provincia.
  • C’è anche un vantaggio diretto per l’autista che ha macinato per il gruppo 648 km. Ha fatto una salto indietro nel passato, alla prima metà degli anni ’80 quando, ancora studente all’università, ogni tanto per pagarsi gli studi faceva le consegne col furgone in Germania per l’azienda di suo padre. Anche la musica ha dato il suo contributo, non più la musicassetta ma un CD con i migliori successi di Cat Stevens hanno aiutato questo salto all’indietro nel tempo. Per non parlare della splendida ricotta che mi hanno regalato a “compensazione” del mio giorno di ferie e, questa si che non l’ho divisa con nessuno.