Archive | luglio, 2013

Giorgio Gaber e Sandro Luporini

30 Lug

Tutti ricordano il frontman Giorgio Gaber, ma non tutti sanno che gli spettacoli di teatro-canzone portato in scena, anzi inventato negli anni che vanno dal 1971 al 2000, sono il frutto dell’affiatata collaborazione trentennale con Sandro Luporini.

Festiva Gaber 2013

Festival Gaber 2013

Quello che non sapevo neppure io che son “Gaberiano doc” fin da adolescente è che quel “gigante schivo” che risponde al nome di Sandro Luporini oltre ad essere un valente pittore è stato un giocatore di basket che ha militato anche in serie A.

Questo fatto me lo rende ancora più simpatico perciò cho scandagliato la rete trovando un breve articolo in cui si racconta la sua storia.

Se volete saperne di più del binomio Gaber-Luporini vi consiglio la lettura di questo libro.

Qualcuno era del Partito Democratico …

23 Lug

Tutti gli anni vado a Viareggio ad assistere al Festival Gaber. Confesso che mi manca ancora il “Signor G,” anche se è 10 anni che se n’è andato! Tutti gli anni ne torno “ricaricato”, come se avessi fatto fare il “tagliando” al mio cervello.

Questa volta però vi ho portato un regalo. L’avevo registrato un po’ alla buona con l’aiuto di mia figlia Alice (anche lei di gruppo sanguigno GG positivo) ma poi la stessa Alice ne ha trovato in rete una versione ad alta definizione.

Il pezzo è stato dedicato dal palco da Paolo Rossi al mio amico Diego, ma anche voi, non perdetevelo!

Quark, la natura e la bellezza …

17 Lug

Se non sono troppo stanco (tenete conto dell’ora alla quale mando le mail e siate comprensivi nei giudizi) amo vedere il programma “Quark” in televisione, mi piacciono particolarmente i documentari di natura e di animali.

L’altra mattina recandomi al lavoro in bicicletta mi sono imbattuto nell’area della riserva regionale di Fondotoce nella lotta al terreno tra una gazza ed un falco. Uno strano virus che chiamerò “INAIL” che ha mandato al mio cervello un messaggio in base al quale se sono uscito di casa per andare a lavorare sono “al lavoro”, mi ha impedito di smettere di mulinare le gambe di fermarmi rimanendo a vedere com’è andata a finire! Ora me ne pento amaramente e mi toccherà aspettare che una scena del genere venga catturata da qualche documentarista e riprodotta in TV.

Quante occasioni del genere perdiamo perchè non sappiamo uscire dalle nostre routines quotidiane?

La riflessione che ho riportato mi è stata suggerita da un pezzo di Luca Massacesi che riporta l’esperienza di uno dei più grandi violinisti al mondo, inascoltato suonatore di Bach nella metropolitana di Washington. Eccolo:

Washington: un uomo si siede in una stazione della metro ed inizia a suonare il violino; è un freddo mattino di gennaio. Suona sei pezzi di Bach per circa tre quarti d’ora. E’ l’ora di punta e in questi 45 minuti scorrono davanti al violinista migliaia di persone, la maggior parte delle quali  sulla strada per andare al lavoro.

Dopo appena un paio di minuti un uomo di mezza età notò il musicista che suonava. Rallentò il passo, si fermò per alcuni secondi e, poi, si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia. Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare. Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, uno sguardo all’orologio, e ricominciò a camminare. Finalmente un ascoltatore attento, un bambino di tre anni. Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista. Alla fine l’esercizio della forza, la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini. Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.

Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo sei persone si fermarono e dedicarono alcuni minuti, anche meno di un minuto, ad ascoltare la melodia. Circa una ventina gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari.

Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, nè ci fu alcun riconoscimento.

Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo. Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con uno Stradivari del valore di 3,5 milioni di dollari. Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston. I posti costavano una media di cento dollari. A conclusione del concerto un migliaio di persone applaudirono alzandosi con una standing ovation di un paio di minuti: un tempo interminabile.

Questa è una storia vera. Una storia americana come si capisce dal parametro inserito sia per il valore dello Stradivari che per il prezzo medio del concerto. Gli Stati Uniti sono semplici: la cultura americana ti giudica e giudica tutto in base al valore economico.

L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone.

La domanda era: «In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?».

Questa reale favola urbana o fiaba underground ci permette di fare diverse considerazioni.

La prima riguarda la qualità della vita individuale e i valori prioritari che regolano una società. La scansione del tempo ha vinto sulla bellezza della melodia.

E questo ci pone di fronte ad una domanda su cui riflettere:

«Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?».

SPINGERSI AL LIMITE

12 Lug

Noi “vecchi” lo chiamiamo “mestiere” ed esiste in tutti gli sport di squadra. E’ quella tattica di spingersi fino al limite della regolarità tecnica, con una punta di furbizia, aiutandosi a sopperire in questo modo al venir meno di quel vigore che madre natura ci ha dato negli anni migliori.

Personalmente non ho nulla contro il “mestiere”, con il quale ho fatto durare la mia “carriera” agonistica fino cinquant’anni e ancora adesso non rinuncio a “cacciare la palla”, anche se i riflessi sono quello che sono e rischio di prendere le mani dell’avversario.

Il “mestiere” quando sei ancora agonista trova un controbilanciamento nell’arbitro: se esageri ti fischia, con 5 fischi puoi essere fuori!

Al campetto il controbilanciamento lo dobbiamo trovare noi stessi, per questo il fallo lo fischia chi lo subisce! Personalmente ci aggiungo sempre l’incoraggiamento all’avversario a non aver timore a chiamare un fallo se giudica la mia condotta non regolamentare (nei casi più evidenti, non lo faccio da solo).

Quando giochiamo con i giovani o con persone che solo occasionalmente si accostano al basket la nostra responsabilità nel saper dosare il “mestiere” a saperci autocensurare “furbizie” e “scorrettezze” (anche se condizionate dalla foga del momento) è ancora più importante, altrimenti chi gioca potrebbe essere autorizzato a pensare che tutto sia lecito.

Ci si vede giovedì, saluti.

M5

L’ULIVO DI BEPPE

10 Lug

L'ulivo di Beppe

L’ulivo di Beppe

Lo trovo lì un giorno al cancello, in pieno sole, il vaso che lo conteneva, non più grande di una tazza, si era staccato dal pane di terra ormai secco. Lui, l’ulivo, aveva una sezione del tronco del diametro di dito, un ciuffetto di foglie abbarbicato in cima al fusto gridava “datemi da bere”.

Penso che il mio vicino abbia abbandonato lì uno stecco per la raccolta differenziata, non lo considero.

Il giorno dopo è ancora lì, appoggiato al cancello, ora mi viene da pensare che fosse come il suo padrone, ti guarda e non chiede nulla, sei tu che devi capire, si chiama “empatia”, io ne ho tanta possibile che sia il solo? Invece l’ulivetto rimane lì sotto il sole cocente, prevale la paura di fare uno sgarro al vicino, sottraendogli una cosa che voleva buttare.

Ancora un giorno e leggo il seguente messaggio in posta elettronica:

“azz Mario,

mi sono dimenticato di dirti che l’ulivo ammalato che hai trovato sul cancello è mio.

Me lo puoi curare nella tua clinica?

In cambio posso lasciarti un completo XXXL della Montepaschi del mio nipotino…

Be'”

Commento: “Dovevo immaginarlo, era Beppe” e, quasi infastidito, mi prendo cura dell’alberello rinsecchito, dopo qualche giorno lo porto a casa di sua mamma.

Incontro l’ulivetto da mamma Carmelina pochi giorni fa, quando per nascondere le lacrime mi dirigo sul balcone come per guardare il panorama, è più allegro (almeno lui) in un vaso più grande con la sua nuova terra, non posso resistere e le chiedo (e questa volta le lacrime sono singhiozzi) se me lo può regalare, l’ulivetto che ti è sopravvissuto.

Beppe vive!

Beppe vive!

Amici che venite a trovarmi, non soffermatevi sulle cose materiali, non guardate solo il panorama, ma posate l’occhio sull’ulivo di Beppe e pensate, almeno per un attimo, a lui.

SUNBELT E BLUE BANANA

5 Lug

Verso la metà degli anni novanta il Nord Ovest del Paese in cui vivo immaginava di essere l’ombelico d’Europa. Si trovava infatti nel punto di intersezione tra  una fascia territoriale in grande espansione, localizzata grossomaodo fra Milano e Barcellona denominata “Sunbelt”

ed una zona particolarmente ricca e produttiva dell’Unione conosciuta come Blue Banana

Praticamente eravamo al centro dello sviluppo, come si vede nella zona fucsia dell’immagine qui sotto, non dovevamo fare altro che approfittarne.

Siccome poi, a differenza di Milano, i territori limitrofi al Lago Maggiore sono particolarmenti attraenti dal punto di vista della qualità ambientale, possono godere di un buon livello di servizi e di vie di comunicazione, eravamo candidati ad un luminoso avvenire!

L’idea era quella di attirare imprese ad alto contenuto di innovazione, anche dal territorio elvetico confinante dei cantoni Vallese e Ticino nonchè imprese dall’hinterland milanese, attratte dal recente prolungamento dell’autostrada A 26 e dall’elevata qualità della vita.

Com’è andata a finire e sotto gli occhi di tutti, crisi nera del manifatturiero che ha cominciato a declinare ancor prima della recessione cominciata nel 2009, occupazione in caduta, solo parzialmente compensata del frontalierato verso la Svizzera e da impieghi nel terziario (prevalentemente stagionali nel turismo).

Ma non dovevamo attrarle noi le imprese dell’altra parte della frontiera approfittando del minor costo del lavoro?

Il fatto è che ci siamo riempiti la bocca di parole, un mantra in paricolare “marketing territoriale” alle quali non abbiamo fatto seguire i fatti intanto in Ticino lanciavano il programma “Copernico” in grado di drenare imprese dall’Italia, altro che fare il contrario!

C’è un altra ragione per la quale le imprese se ne stanno alla larga dall’Italia, si chiama “giustizia civile”. In questo illuminante post Bruno Tinti, magistrato in pensione e scrittore, esperto in reati tributari, societari e fallimentari, vi spiega con un ficcante esempio perchè ci vogliono 8 anni per arrivare a sentenza definitiva in una causa.

Orfani di Beppe

1 Lug

"I tre porcellini"

“I tre porcellini”

I pazienti lettori di questo blog dovranno esserlo un po’ più del solito, accogliermi con benevolenza se per un po’ parlerò del mio amico Beppe.

Per capire quale vuoto lasci la sua assenza forse può aiutare questo post scritto nel settembre 2011 nel quale cerco, a modo mio, di farmi interprete del sentimento di smarrimento di mia figlia Elena che, in seguito all’assegnazione ad un’altra scuola,  non lo ha più avuto come insegnante di educazione fisica in quinta liceo.

Il post s’intitola “Orfani di Beppe” anche se allora nulla lasciava prevedere il tragico epilogo.

P.S. Ringrazio Nicoletta, la “bella signora di quarant’anni” allieva di Beppe e gli altri amici che hanno commentato sul blog, scusandomi con tutti perchè solo oggi sono riuscito a rendere pubblici i loro contributi, ringrazio anche i tanti amici che mi hanno mandato delle mail all’indirizzo privato.

<<RICEVIAMO ;-) E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO:

Egregio professore le scrivo a nome del comitato che porta il suo nome, costituito presso la classe 5 B classico del liceo “Cavalieri”.

Desideriamo farle sapere che la sua prematura scomparsa (dal corpo docenti della scuola, intendiamo) ci ha lasciati in un profondo sconforto. Speravamo che potesse portarci fuori dalle “secche culturali” di questa scuola e accompagnarci nel mare aperto dell’Università invece ci ha lasciati “soli” a cozzare contro gli scogli dell’inutile.

Sappiamo che per un professore “comunista” è difficile sopravvivere una scuola come la nostra, ma in fondo Prof., c’eravamo noi, che l’adoravamo, che riuscivamo perfino a divertirci durante le sue ore!

Vede Prof. se lascia soli i suoi amici del basket over 40, quelli sono grandi, se la cavano lo stesso, ma noi avevamo proprio bisogno della sua spinta e del suo entusiasmo, lo sa anche lei che sono sempre più rari i prof. che fanno con passione il proprio lavoro.

 Ci mancherà Prof., ci mancherà molto, ma al tempo stesso siamo felici che altri giovani come noi possano essere “contagiati” dalla sua passione e, perché no, dal “suo comunismo”!>>

Ecco la sua risposta di cui riporto il “copia-incolla” del testo originale:

“Fatevi bocciare tutte quante così ci si rivede il prossimo anno!

Un bacione al TEST di COOPER

 

Beppe”

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA