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“Facciamo gli indiani” (ora che la legge ci agevola)

8 Mag

La prima volta che ho tentato un “accesso” ai documenti della Pubblica Amministrazione era il 1990, appena entrata in vigore la legge 241. Non ricordo quale fosse il motivo né l’amministrazione destinataria della mia richesta d’accesso, inutile dire che non mi hanno neppure risposto e che ho scoperto che se volevo insistere nella mia “impudenza” avrei dovuto fare ricorso al T.A.R.!

Le cose, salvo qualche lieve addolcimento in tema di ricorsi, sono rimaste così per circa un ventennio fino a quando la cosiddetta “legge anticorruzione” (190/2012) ed il collegato decreto legislativo che ne dà attuazione (33/2013) hanno introdotto il cosiddetto “accesso civico”, cioè  l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere noti i documenti, le informazioni o i dati, attribuendo allo stesso tempo il diritto di chiunque di richiedere i medesimi,  nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione.

L’invito a “fare gli indiani” ci viene da Sheila Dikshit una donna minuta di circa settant’anni che opera un una delle città più corrotte e mal amministrate, New Delhi, di un paese, l’India, dove la corruzione è endemica. La sua rivoluzione si chiama Bhagidari, che significa partenariato, cooperazione e si fonda proprio su un diffuso accesso civico.

Essere vigili, cittadini attivi, chiedere trasparenza, può contribuire a:

  • Favorire la prevenzione della corruzione
  • Attivare un nuovo tipo di “controllo sociale”
  • Sostenere il miglioramento delle performance
  • Migliorare l’accountability dei manager pubblici
  • Abilitare nuovi meccanismi di partecipazione e collaborazione tra PA e cittadini

Comincia dando un’occhiata al sito della tua città, verifica se è un vero sito di servizio o uno spot per gli amministratori pagato dai contribuenti.

Bhagidari è il mio saluto per questo post!

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Pietro Micheli chi era (chi è) costui?

21 Apr

Possiamo descrivere il dott. Pietro Micheli, Senior Lecturer at the Centre for Business Performance and Fellow of the Advanced Institute of Management (AIM) Research dell’università di Cranfield (UK) come un “infiltrato” e come una “meteora”.

Faceva parte dell’Organismo Indipendente di Valutazione messo in piedi dal già ministro della funzione pubblica Renato Brunetta e, per provenienza, per cultura organizzativa, persino per età era un corpo estraneo. E’ stato una “meteora” perchè è durato pochissimo, accortosi che non poteva governare alcun cambiamento manageriale ma solo “tinteggiare la facciata” ha salutato elegantemente tutti e ha dato le dimissioni tornandosene in Inghilterra.

Chiunque lavora in una pubblica amministrazione (salvo alcune lodevoli eccezioni) sa che fine hanno fatto “Valutazione Trasparenza e Merito”, nel migliore dei casi si sono trasformati in adempimenti formali che tinteggiano la facciata, un po’ come il “bianco Napolitano” cosparso con il pennello delle larghe intese sulla casa che crolla!

Mi interesso poco di politica, proprio perchè mi occupo di organizzazione pubblica, ma mi sembra che di questi tempi entrambe se la passino troppo bene. Peccato che le conseguenze le patiscano i cittadini.

Ho scovato in rete della slides di Piero Micheli che ci raccontano come è andata a finire sul versante dell’organizzazione, consiglio chi è un pochino del mestiere di guardarle con attenzione. Per sapere come andrà a finire sul versante della politica “Non ci resta che piangere”, scusate, non ci resta che attendere;

Convenienze, Camuffamenti, Cadute della Politica

14 Mar

Per ragioni professonali incrocio spesso politici che appartengono ai ranghi bassi di quel grande circo che lavora “per il bene del Paese”. Un mondo fatto di persone semplici e sincere ma anche di gente che di politica non ci campa ma “arrotonda” una vita più povera di valori che di risorse economiche.

Di questo “Circo Barnum” non potrò mai scordare un personaggio, talmente millantatore ed inaffidabile, da essere marginalizzato persino dai suoi compagni di palcoscenico, gente che come lui condivide un professione fatta di ammiccamenti, piccoli favori, convenienze, vantaggi personali, accordi sottobanco, conoscenze, promesse, interessamenti,  note spese,  rimborsi,  indennità,  gettoni di presenza, ecc …

Quando dico che non lo potrò mai di dimenticare ho in mente, fra i mille, chiari come se fossero accaduti ieri nella loro surrealità, due episodi:

Il primo siamo negli anni ’90 a Bruxelles, l’amministrazione pubblica per la quale lavoravo aveva deciso di trovare un punto d’appoggio presso le istituzioni europee nella convinzione che ciò potesse giovare nell’ottenimento di finanziamenti, un gruppo di politici e  funzionari tra i quali ci sono anche io parte per una “missione esplorativa”. Il programma prevedeva una visita nel palazzo della Commissione Europea. A un certo punto in una tappa di trasferimento percorriamo un lunghissimo e ampio corridoio, probabilmente durante la pausa pranzo degli impiegati perché non c’era nessuno. Il nostro personaggio è ultimo della fila a coppie, rapido come un furetto si infila in un ufficio rimasto aperto e ne esce con un faldone. L’ho visto più volte, in seguito armeggiare gli stessi documenti millantando le sue importanti relazioni con gli uffici della Comunità, li girava e rigirava, scritti in una lingua a lui incomprensibile, per fare balenare sotto gli occhi dell’ingenuo interlocutore le bandiere con le stelle d’oro in campo azzurro e i timbri di chissà quale ufficio della Commissione. Tutte le volte non potevo fare a meno di pensare a que povero impiegato che non avrà più trovato chissà quali documenti!

Cambio di scena, Milano, palazzo della Rappresentanza italiana della Comunità, convegno su chissà cosa. La mia amministazione manda un tecnico, Cirano e due amministratori, il nostro “amico”, che conosciamo già e un suo collega molto più anziano. Il rituale si compie, stanco e ripetitivo come sempre: relatori, “lucidi”, interventi, la parola al pubblico, si anima solo all’annuncio del buffet. Dopo il “rompete le righe” io esco nell’atrio adiacente la sala, con la mia “borsa d’ordinanza”, non amo sgomitare per abbuffarmi al buffet, mi sto guardando in giro quando vengo richiamato in maniera concitata in bagno dal nostro “personaggio”. Penso subito che l’amministratore anziano si sia sentito male, mi precipito, il politico “rampante” (o ruspante fate voi) aveva rubato la bandierina della commissione che stava sul tavolo con tanto di piedistallo e me la infila in borsa, abbozzo una difesa ma sono paralizzato dalla paura e intimidito dalle gerarchie (ero gggggiovane!!) mi rendo in questo modo complice del furto portando fuori dal palazzo il “trofeo per conto terzi”!

Perchè racconto oggi queste cose?  Perchè ho letto sul giornale locale che il “nostro”, dopo essersi avvicinato a tutti i partiti dell’arco costituzionale, a seconda dei periodi e delle convenienze, oggi sarebbe vicino al movimento grillino! Mi viene in mente il titolo di un vecchio film.  Spero che l’elemento di novità che il movimento rappresenta, pur con tutte le criticità insite nell’organizzazione capitanata da Beppe Grillo, non venga sporcato da personaggi come quello di cui vi ho raccontato e che l’organismo abbia gli anticorpi per difendesi da batteri di vecchia politica che potrebbero portarlo presto alla decomposizione. Personalmente mi metto nell’allegra compagnia di Stefano Benni e Roberto Benigni che auspica un accordo su valori alti e punti programmatici chiari che possa portare il Paese fuori dalle secche ma, attenzione, “alla larga dalle paludi”, sono piene di rettili!

Combattiamo la corruzione

22 Feb

Nel mio blog mi sono occupato spesso del tema della corruzione.

Fondamentalmente ci sono due modi per affrontare questo tema: alzare il livelli di tolleranza un po’ come si è fatto anni fa con l’atrazina nell’acqua e, più recentemente con l’arsenico. Questa è sostanzialmente la proposta di un nano maligno che ci ha governato fino a ieri.

Oppure si devono combattere tutti i fenomeni corruttivi di qualsiasi natura denunciandoli e opponendosi a viso aperto.

Cominciamo dunque da qui, sostenendo questa iniziativa.

Firmate!

BUONI E CATTIVI “DI DEFAULT”

24 Gen

Qualche tempo fa avevo scritto un post sui dirigenti del CNEL, che, alla faccia di tutto quello che si sente dire della valutazione nella Pubblica Amministrazione, avevano ricevuto una valutazione massima tutti uguali di default!

Visto l’andazzo che gira anche dalle parti dove bazzico io credevo che questo fosse un po’ l’andamento generale che coinvolge quasi tutte le PA, tranne forse qualche caso virtuoso.

Figuratevi la mia sorpresa quando ho letto sul giornale di un caso esattamente opposto

Italia Oggi 22-01-2013

Italia Oggi 22-01-2013

Nella Pubblica Amministrazione di questo grande e creativo Paese, ci sono dunque i “buoni” e i “cattivi” di default. Così abbiamo tenuto fede alla media del pollo di Trilussa e alle palle di Brunetta!

E’ ARRIVATA LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DELLA SEDE DELL’INPS: un classico, il comuter non funzionava (affermato due volte in 10 righe, troppo per essere credibile) il funzionario non aveva segnalato il guasto (è il assoluto il primo dipendente pubblico a cui piace essere valutato negativamente).

Comunque leggetela pure, se c’è qualcuno che crede alla profezia dei Maia e a Babbo Natale perchè non credere anche a questo: valutazione inps replica

 

LA “DIFESA” DEL POSTINO (ovvero le ristrutturazioni pagate dall’utenza)

16 Gen

Vi racconto una piccola storia di “paese”.

Abito in una frazione di un comune con meno di 2500 abitanti dell’Italia nord occidentale. Comunello efficiente, ordinato, servizi che funzionano … tutti o quasi, ora, in tempi di tagli le cose cominciano a scricchiolare.

Nella mia frazione tutte le mattine viene consegnata la posta, sembra di essere in Svizzera (geograficamene quasi ci siamo) nella mia buca delle lettere pressocché quotidianamente trovavo una lettera, una rivista … una pubblicità! Avevo persino deciso di abbonarmi ad un quotidiano anziché fermarmi in edicola.

Poi le cose cambiano, le poste “privatizzano”, l’ufficietto della frazione resiste, non viene soppresso, ma inizia a diventare un incrocio fra una banca ed una merceria, vende di tutto, dai gadget ai prodotti finanziari ai poveri vecchietti che vengono a ritirare la pensione.

La consegna delle lettere a domicilio comincia ad essere “strana”, spesso non c’è nulla, altre volte la cassetta delle lettere è piena e rigurgita riviste.

La seccatura più grossa è quella delle raccomandate, il postino non si dà neppure la pena di suonare per vedere se c’è qualcuno in casa per poter ritirare il documento, sicuro di non trovare nessuno compila la cartolina al caldo del suo ufficietto e te la infila nella casella in modo che tu debba passare dalla sede a ritirare la busta. Sulla cartolina c’è scritto che se non ti rechi entro 5 giorni per il ritiro devi anche pagare la giacenza!

Quel “dritto” del postino ha fatto questo giochino anche sabato scorso quando siamo stati tutto il giorno in casa in tre! Sono andato lunedì a ritirare la raccomandata all’ufficio postale e il postino era fermo fuori con la macchina carica di buste. Ritiro la mia raccomandata e mi rivolgo all’impiegato (un amico che con una pazienza e una dedizione ammirevole aiuta tutte le signore nel paese a compilare ora una raccomandata ora un vaglia, ecc…) lamentandomi del sevizio. Indicandomi il postino mi dice: “Guardalo là, ma sappi, prima di prendertela con lui che gli hanno allungato il giro, lo fanno salire fino a … non è mica tutta colpa sua”.

Ho guardato il postino, con la sua pettorina gialla, il baffetto sottile e lo sguardo furbo e mi sono detto perchè prendersela con l’ultimo anello della catena!

Questa storiella di paese è un po’ una metafora di un Paese (questa volta con la maiuscola) in cui le ristrutturazioni sono calate dall’alto,  fatte da persone incompetenti, tracciate e non seguite nel loro sviluppo. Queste ristrutturazioni “alla carlona” danno origine ad adattamenti difensivi (quando non a dei risentimenti) di cui è solo l’utenza a pagarne il prezzo!

Più difficile ma certamente più proficuo sarebbe andare a scovare le sacche di inefficienza, separare il pubblico dipendente produttivo e competente da quello che si fa “trascinare”, tenere il motore e tagliare la zavorra del sistema. Fermandoci alla superficie, non approfondendo i meccanismi di funzionamento degli apparati (a tutti i livelli) si tengono insieme l’acqua pulita e quella sporca e il cittadino/utente deve bersi sempre la solita “brodaglia” che paga con le proprie tasse, almeno fino a quando si riuscirà a fargliela trangugiare

LA POLITICA NON E’ UN LAVORO

24 Dic

Si sta avvicinando il momento di scegliere quali saranno i nostri rappresentanti in parlamento. Addirittura per i partiti come il PD che organizzeranno le primarie a livello locale, dal loro esito, per effetto del “Porcellum”, saremo  già a fine anno in grado di sapere, con ragionevole approssimazione, quali saranno gli eletti in Parlamento.

Se vogliamo evitare di metterci nelle mani dei soliti “professionisti della politica” sono convinto che dobbiamo chiedere a ciascuno dei candidati un “curriculum professionale” per vedere che cosa hanno fatto nella vita per mantenersi e per mantenere la loro famiglia, per quale mestiere si sono preparati, hanno studiato, in quale attività si sono impegnati; perchè saranno loro a difendere il nostro lavoro del futuro. Abbiamo il “diritto” di sapere se sono adeguati!

Se sono stati insegnanti vorrei parlare con i loro alunni, per sapere se sono stati presenti, motivanti, appassionati nel comunicare il loro sapere. Se sono stati severi ma equi nei loro giudizi, perchè così saremo noi cittadini del valutare il loro operato.

Se sono stati operai vorrei sapere dai loro datori di lavoro se sono stati fermi nel pretendere un giusto salario e allo stesso tempo attivi nell’impegno e dai loro compagni se hanno saputo condividere con loro la fatica di tutti i giorni, senza sottrarsi, magari con l’alibi di qualche consesso rappresentativo, se sono stati generosi e disponibili a fornire un aiuto a chi ne aveva bisogno.

Se sono stati artigiani o imprenditori vorrei vedere il loro elenco clienti, per poterli  intervistare,  per vedere se sono soddisfatti. Vorrei poter vedere i loro lavori e magari anche i loro bilanci, per evitare di scoprire che il loro “amore” per la politica sia una copertura per risultati fallimentari.

Ma soprattutto non vorrei mai vedere, quindi non voterò mai, chi della politica ha fatto un mestiere e con le elezioni cerca un promozione. Non voglio vedere funzionari di partito, professionisti dell’incarico fiduciario, sindaci di professione, delegati cooptati dalla politica in quel vasto sottobosco di organismi associativi tra enti, non voglio vedere sindacalisti di mestiere, funzionari di associazioni di categoria emanazione o riflesso di questo o quel colore.

A questi signori dico “Basta, abbiamo già dato”!

Citazione da “Cirano” di Francesco Guccini:Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze …