Archivio | maggio, 2009

Emission zero: il risiko delle norme e la lotteria degli incentivi

27 Mag

Per cominciare a fare un po’ d’ordine è necessario fare un prima grande distinzione fra solare fotovoltaico e solare termico. Infatti mentre il primo produce energia elettrica sfruttando l’effetto fotovoltaico di alcuni materiali semiconduttori, il solare termico utilizza l’energia solare raccolta da un collettore solare per il riscaldamento di fluidi a temperature più o meno elevate: si parla in proposito di solare termico a bassa, media ed alta temperatura a seconda di quanto si prevede di scaldare i fluidi.

Sotto il profilo degli incentivi la differenza sta nel fatto che, mentre il solare fotovoltaico è incentivato con una tariffa di particolare favore per l’energia che produce e che viene ceduta alla rete (conto energia), per il secondo vi viene riconosciuta un detrazione del 55% sui costi di progettazione, acquisto e installazione distribuita su 5 anni.

La stessa detrazione del 55% è riconosciuta per una vasta tipologia di interventi per il contenimento delle spese il riscaldamento e il condizionamento degli edifici.

Quello che non tutti sanno è che esiste un rapporto tra il “conto energia” (fotovoltaico) e le altre forme di risparmio energetico incentivate con le detrazioni. Infatti, nel caso di installazione di un impianto fotovoltaico abbinato ad un uso efficiente dell’energia, se si fa predisporre da un tecnico abilitato un “attestato di qualificazione energetica ante operam” ed un successivo attestato “post operam” è possibile beneficiare di un “premio” sulla tariffa incentivata pari alla metà del risparmio energetico ottenuto con la riqualificazione dell’immobile fino ad un massimo del 30%.

In soldoni, secondo quanto disposto dal decreto di attuazione del Ministero per lo Sviluppo economico se per un impianto fotovoltaico integrato nella copertura vi riconoscono 45 centesimi al chilowattora, nel caso di interventi sull’immobile per un uso efficiente dell’energia vi trovereste ad avere un “bonus” fino ad un massimo di quasi 15 centesimi per ogni Kw prodotto, per 20 anni!! Mica male! Ovviamente nel calcolo non è previsto il “rischio Argentina” sempre in agguato per il nostro Paese!

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Il “Tortarello”: un cetriolo discreto

25 Mag

Ho conosciuto il tortarello in Abruzzo, a casa di un amico, tanti anni fa. Appare all’improvviso tra le portate un’ insalata mista, composta prevalentemente da cetrioli tagliati grossolanamente a pezzettoni, con tanto di semi in bella evidenza. Volevo scansarla perché il cetriolo è invadente, a distanza anche di qualche ora dal pasto “si ripropone” e digerirlo il più delle volte è una vera battaglia.

Invitato dal mio ospite a consumare l’insalatona declino temendo il peggio nelle ore successive. Vengo rassicurato così ampiamente che decido di tentare la sorte.

Ad onta del loro considerevole diametro (altro elemento di preoccupazione perchè i cetrioli più dolci e teneri, normalmente, sono piccoli) e del fatto che non tutta la buccia fosse stata levata (è lì che si concentra l’amarognolo) i “Tortarelli” erano buonissimi!!! Per nulla amarognoli, non rilasciavano acqua, ma la vera sorpresa è venuta qualche ora dopo perchè si sono dimostrati digeribilissimi.

Il tortarello appartiene al genere “Curcumis”, che è lo stesso del melone, il suo nome scientifico è “Curcumis flexuosus”, facile dunque capire perchè sia chiamato anche “melone serpente”, la sua coltivazione è molto semplice, al pari di quella di tutte le altre curcubitacee. E’ difficile che venga attaccato dai parassiti, ma è soggetto in particolare a malattie fungine (attenti all’oidio).

Vale veramente la pena di provare a coltivarlo, se volete altri consigli per la coltivazione vi posso mandare un file con le “istruzioni per l’uso”.

Emission zero: primo documentarsi

20 Mag

Dovendo fare un qualsiasi investimento la prima cosa che è indispensabile fare è documentarsi. Per far questo ci si può affidare al “Santone” di turno, che ci racconterà la sua visione del mondo oppure si inizia a “scandagliare la rete” per farsi una prima idea di quello che “bolle in pentola”.

Tra le molte cose interessanti che ho trovato mi sento di segnalare il sito svizzero “Minergie” un brand per la qualità ed il risparmio energetico nella costruzione degli edifici sostenuto dalle imprese, dalla Confederazione e dai Cantoni della Svizzera. Un marchio di qualità condiviso e rispettato con puntiglio da tutti i suoi aderenti, come solo un popolo che vota i referendum per aumentarsi il costo della benzina può fare.

Nel sito di “Minergie” potete trovare molti documenti interessanti, oltre che gli interventi realizzati e certificati dalle diverse tipologie di marchio registrate. Quasi tutte le pubblicazioni sono scaricabili in download.

Se invece amate i blog,  le chat, i forum e quelle cose lì  vi posso consigliare il sito EnergeticAmbiente.

Quando vi siete fatti un’idea è necessario fare un po’ di calcoli e deve intervenire un “termotecnico”. Abbiamo provato a nostre spese che l’uno non vale l’altro, scegliere un termotecnico è un po’ come scegliere l’analista: deve essere in sintonia con voi, col vostro modo di interpretare il risparmio energetico, ma sapervi guidare nel rapporto costi-benefici.

Un termotecnico non è un “santone col pendolino” ma un professionista  che vi aiuta a mettere in numeri le vostre intuizioni e le vostre sensibilità, voi potere anche essere “figli dei fiori”,  avere la stessa confusione in testa che aveva mia nonna nella scatola dei bottoni, lui possiede la fredda logica dei numeri!

Non perdete il prossimo appuntamento con: “Il risiko delle norme e la lotteria degli incentivi”

Cinghiali extracomunitari

18 Mag

Nella Roma papalina degli inizi ottocento chiunque avesse commesso “le peggio cose”, si fosse macchiato dei peggiori reati, sapeva di poterla fare franca se si fosse rifugiato in una chiesa. Lì non era perseguibile.

Nei nostri boschi c’è un “bastardo” che sta commettendo il reato di “devastazione” di ogni cosa capiti a tiro del suo “brutto muso”, che compie scorribande sulle strade o nei paesi e poi torna a rifugiarsi nel suo “Santuario”: il Parco Nazionale della Valgrande!

In realtà il primo reato, quello di “immigrazione clandestina”  non l’ha commesso lui, ma per lui l’ha commesso qualche sconsiderato cacciatore che, dopo essersi magari recato nei paesi dell’est a cacciare a pagamento, ha pensato bene di portarsi, nascosto nel bagagliaio dell’auto, il “bersaglio mobile” da seminare nei propri boschi.

E lui, quel bastardo di bersaglio mobile, aiutato da quel bastardo di passeur, si è trovato proprio bene, è diventato grosso come una cinquecento, si è riprodotto, prima a decine, poi a centinaia, ora a migliaia, divorando ogni cosa che incontrasse sul proprio cammino: radici, frutti, felci, uova, uccelli, rettili, anfibi, pesci, roditori, carogne di mammiferi e quant’altro può razziare nelle coltivazioni.

La situazione attuale è che, in un Paese che respinge gli esseri umani alle frontiere perché “stranieri”, non autoctoni, non si riesce a contenere un animale di origine slava che compie scorribande e si rifugia la sera nel santuario della natura.

Come sempre è un problema di leggi, responsabilità e mezzi. Vediamo gli attori in campo: i Comuni che stanno intorno al Parco possono fare ben poco, mettere qualche cartello di divieto d’accesso ai cinghiali o fare loro qualche multa per divieto di sosta quando sono intenti a rivoltare le zolle dei prati. La Polizia provinciale organizza ogni tanto qualche battuta notturna, ma gli agenti sono pochi e i cinghiali ormai “soverchianti per numero”, come si diceva quasi un secolo fa per coprire i fallimenti delle guerre d’Africa. Il Parco Nazionale, che sarebbe  l’unico soggetto titolato a intervenire sul proprio territorio ma che non può abbattere gli animali perché glielo impedisce la legge. I cacciatori, alcuni dei quali sono i veri artefici di questo “disastro”, che si fregano le mani dalla gioia quando vengono chiamati a delle battute di caccia selettiva, ovviamente fuori dall’area protetta, ed ai quali, chissà perché, sfugge sempre qualche femmina gravida!! Il Prefetto, il poveretto passa il suo tempo ad “aprire tavoli” ora ce n’è uno anche per i cinghiali!

Ci si rifugia allora in  Protocolli per il contenimento dei cinghiali che lasciano un po’ il tempo che trovano, che salvano la faccia, la capra forse, ma non i cavoli, quelli se li mangiano loro!

E’ di queste ore la notizia che il Prefetto ha posto il problema all’attenzione del ministro dell’ambiente Prestigiacomo. Dai “Sefi” facceli sparire, magari con un “gioco di prestigio”

Zero emission emission zero

15 Mag

E’ fresca fresca la nuova modifica alla direttiva dell’Unione Europea CE/91/2002 in base alla quale gli edifici che verranno costruiti dopo il 2018 dovranno produrre da fonti rinnovabili tanta energia quanta ne consumano. Il voto è stato espresso al larghissima maggioranza 594 voti a favore, 51 contrari e 26 astenuti e la prima conseguenza per il futuro potrebbe essere un aumento della quota dei Fondi Europei di Sviluppo Regianale (FESR) a favore di misure per il risparmio e la produzione di energia.

Per avere un’idea della portata del risparmio che si potrebbe ottenere in termini di energia basti pensare che attualmente gli edifici dell’Unione Europea assorbono il 40% dei consumi totali di energia e il 50% del consumo europeo di gas, tutte fonti energetiche importate da Paesi terzi.

Io mi sto preparando, nei prossimi mesi grandi interventi sulla casa, ma non voglio anticipare nulla se non l’obiettivo: ridurre del 50% l’appetito energetico dell’immobile in cui viviamo.  Sulla carta si prevede di passare da un consumo annuo di 217,30 Kwh a metro quadro a 87,8Kwh a metro quadro ma qualche “taglio” e previsto in sede di valutazione costi-benefici.

Vi terrò informati con reportages periodici sui lavori (in dosi omeopatiche, s’intende! 🙂 )

Olio di oliva sul lago Maggiore???

11 Mag

Ricordo, una decina d’anni, fa quando con un amico ed il sostegno di un soggetto che opera in campo economico avevamo presentato in Regione un progetto per la valorizzazione dell’olio d’oliva prodotto sul Lago Maggiore.

Ricordo di essere stato quasi deriso dall’inappuntabile funzionario regionale: “Olio d’oliva? Ma è una coltura eccedentaria!”

Ovviamente non volevamo fare la concorrenza alla Puglia o alla Toscana non si trattava di pianificare produzioni di massa, ma di recuperare radici storiche di una produzione esistente, come testimonia il Moriggia nel suo tomo “Historia del Lago Maggiore” del 1603, poi perdute a causa di un periodo di particolare freddo chiamato “piccola glaciazione” .

Si trattava di declinare un “prodotto” richiamando i sui legami storici, trasformandolo quindi in un “simbolo” di un territorio, un operazione che avrebbe avuto molto più a che fare con il marketing territoriale piuttosto che con la produzione di massa.

D’altronde sui laghi lombardi l’olio di oliva si è sempre prodotto, il più conosciuto è certamente quello del lago di Garda ma nessun lago è privo della coltura dell’olivo, come testimonia la DOP (Denominazione di Origine Protetta) riconosciuta oltre che all’olio extravergine d’oliva del Garda anche agli altri principali laghi di quella regione, con le menzioni geografiche Sebino e Lario.

E in Svizzera? Sul lago di Lugano c’è persino un “sentiero dell’olivo”, a Gandria per accompagnare i turisti nella storia e nella tradizione di questa coltura che il freddo non è riuscito a sradicare dal territorio e che potrebbe beneficiare (questa si) del riscaldamento globale in atto.

Con 10 anni di ritardo si ritorna a parlare dell’olio d’oliva sul lago Maggiore organizzando l’ennesimo convegno per parlarsi addosso e “strozzarsi di pizzette e salatini” quando tutto sarà finito.

Il mio amico però non vi partecipa più. E’ troppo impegnato a coltivare i suoi olivi che in 10 anni sono cresciuti e dai quali produce un olio sopraffino con un profumo delicato e sentore di mandorla dolce.

Mentre i politici parlano, parlano, parlano…

TETRAGONIA: un nome strano per un ortaggio succulento

7 Mag

In piena estate, quando le piantine di spinaci con il caldo salgono inesorabilmente a seme, ci viene in aiuto un ortaggio che non tutti conoscono che si usa come uno spinacio anche se non ne è neppure un lontano parente.  Potrei parlarvi di questo ortaggio nel mio post ma lascio che lo facciano Cristina Bay e Gottardo Bonacini con le parole del loro libro  Il giardiniere goloso ed. Ponte alle Grazie, Milano 2008. Lo faranno senz’altro meglio loro di me mentre io mi dedico ad altro …

Questo e altro lo trovate sul sito “Orti di pace”

La Tetragonia: “lo spinacio degli antipodi”
Il grande navigatore e cartografo britannico James Cook nel 1769 si spinse da Tahiti nel Pacifico del Sud alla ricerca della mitica Terra Australis. Il suo primo approdo fu la Nuova Zelanda, che credette una penisola e della quale tracciò con buona approssimazione il contorno delle coste. Faceva parte della spedizione il naturalista e botanico Sir Joseph Banks, al quale dobbiamo l’introduzione nel nostro continente di tante specie vegetali che poi vi si acclimatarono: la tetragonia è tra queste.
Tetragonia tetragonioides appartiene alla famiglia delle Aizoaceae; conosciuto come “spinacio della Nuova Zelanda”, è un’erbacea perenne che non ha nessun grado di “parentela” con lo spinacio ma può esserne una valida alternativa.
Più ricco di sali minerali e di vitamina C -contiene meno acido ossalico-, si consuma sia cotto sia crudo; ottimo se unito alle insalate di stagione per una aromatica misticanza, è un pregiato ortaggio, poco conosciuto, che può aver nel nostro orto un posto di tutto riguardo.
A differenza dello spinacio, che durante la stagione calda va inesorabilmente in seme poco dopo la germinazione, la tetragonia, se bagnata in modo regolare, continuerà a produrre foglie succose e croccanti per i nostri piatti.Trovatene una giusta collocazione nell’orto, dove l’esposizione al sole sia buona senza essere eccessiva, nella parte dedicata alla coltivazione di altre orticole perenni e biennali.
Il terreno dovrà essere ben lavorato in profondità: una vangatura effettuata prima dell’inverno a una profondità di 30 cm dell’aiuola dopo un buon apporto di letame maturo è la base per ottenere dei validi risultati durante l’anno dell’impianto e per molti altri che verranno.
Le gelate invernali faranno poi “fiorire” anche le zolle più argillose, e in primavera potrete preparare facilmente un idoneo terreno di semina sminuzzato e pareggiato.
La tetragonia da adulta ha un portamento molto espanso, caratteristica della quale dovremo tener conto nel momento della semina; in altezza poi raggiungerà i 40-50 cm nei getti che andranno a fiore.
La semina va effettuata nel mese di maggio, e può essere anticipata dove il clima è più favorevole come al Sud o nelle regioni costiere.
È possibile mettere i semi in vaso e farli germinare al caldo, mantenendo una temperatura ottimale intorno ai 20° per poi trapiantare le piantine già formate quando il termometro salirà. In questo modo anticiperemo il raccolto di circa un mese.
Formiamo nella parcella di coltivazione delle piccole conche, profonde solo qualche centimetro e a una buona distanza le une dalle altre. Consideriamo che ogni gruppo di questo spinacio necessita di una area rapportabile a una circonferenza del raggio di 40 cm Sarà perciò la conformazione della nostra aiuola ad indicarci se allinearci in file parallele distanti 80 cm e ortogonali fra loro o sfalsate della metà, cioè con quello schema di impianto che viene detto a quinconce. Gli steli si allungano infatti sino a un metro e si diramano in getti laterali che, rivolti verso l’alto producono nuove foglie dalla particolare forma; i fiori, giallastri, sono poco appariscenti e compaiono nelle cime dei tralci che escono all’ascella con le foglie. In autunno matureranno i frutti contenenti da quattro a dieci semi, è bene raccoglierli e conservarli per le future semine, vostre e di quanti appassionati conoscete: vi sarete infatti resi conto che non è un ortaggio facilmente reperibile !
Per ogni piccola conca lasciamo cadere 3-4 semi che avremo lasciato in ammollo nell’acqua per uno o due giorni, ricopriamo con circa 1,5cm. di terriccio, pressiamo leggermente e annaffiamo.
Anche per lo spinacio della Nuova Zelanda come per altre orticole questa operazione è utile per ammorbidire le parti più esterne e coriacee delle capsule favorendone la germinazione.
Le temperature miti anticiperanno la nascita del seme: dopo nemmeno due mesi inizieremo a raccogliere progressivamente le prime foglie, e secondo le nostre necessità potremo  averle a disposizione sino ai primi freddi seguendo semplicemente alcuni accorgimenti di coltivazione.
Quando le piante non saranno ancora del tutto sviluppate è importante tenere il terreno smosso e soprattutto pulito dalle malerbe; altro elemento importante è l’umidità, che deve essere mantenuta costante in un suolo ben drenato.
Così la tetragonia viene stimolata a produrre foglie più tenere e carnose e “scoraggiata” dall’andare a seme; è inoltre importante togliere le cime appena accennano a formarsi: in questo modo, oltre ad impedirne la fioritura, favoriremo l’allargamento alla base  delle piante.
Durante l’estate, soprattutto dove le ore di gran sole provocano un abbondante evaporazione, conviene pacciamare con paglia il terreno dopo averlo sarchiato, diserbato e ben irrigato.
Non vi sono malattie e parassiti che possano arrecare danni significativi a questo generoso ortaggio, che continuerà ad essere a disposizione della vostra cucina.
Potrete prolungarne la raccolta se prima della comparsa delle prime gelate avrete realizzato al di sopra dell’aiuola una protezione, una sorta di basso baldacchino coperto con  pellicola di PVC e libero ai lati.
A inizio marzo lo potete rimuovere, come pure potrete togliere la pacciamatura di paglia. Le piante andranno potate energicamente, asportando soprattutto i tralci più lunghi e le parti che hanno più risentito del freddo.
Il terreno dell’aiuola, concimato con organico come lo stallatico in pellet, va smosso prestando attenzione a non danneggiare le radici.
In seguito, stimolate dall’aumento della temperatura, le piante della tetragonia  riprenderanno a produrre nuovi tralci e foglie per la vostra tavola.