Archive | aprile, 2010

Paroloni in agricoltura, altro che terra a terra!

30 Apr

Accidenti non si riesce a parlare di piccola agricoltura senza usare dei paroloni roboanti.  Chi lo direbbe che con l’espressione “Parlare terra a terra” significa parlare in modo chiaro, semplice, elementare, facilmente comprensibile da tutti.

Ai lettori “agricoli” del blog vorrei consigliare due cose: uno è un “Manuale dell’orto sinergico” (a proposito di paroloni complicati) realizzato con il contributo della regione Emilia Romagna e scaricabile al link che vi ho indicato. Vi dico subito che io non lo adotto perchè l’orto sinergico risulta inevitabilmente un po’ troppo disordinato. Il mio è più un orto “all’inglese”. Dovendo, per ragioni di spazio limitato, integrare l’orto con il giardino, cerco di dargli anche funzioni estetiche (un anno, per dare un tocco di colore invernale, ho perfino piantato i cavolini di Bruxelles rossi con i semi che il mio amico Neil mi ha portato dell’Inghilterra).

Il manuale contiene anche una interessante tabella delle consociazioni biologiche di cui ho parlato in un precedente post.

Vorrei anche illustrare i vantaggi dell’irrigazione con il “tubo poroso”, non mettetevi a ridere, si chiama proprio così, è un tubo in polietilene e polvere di cauciù da cui fuoriesce, sotto pressione, una portata d’ acqua uniforme, che mantiene nella zona dell’ apparato radicale un’ umidità ottimale e regolare su tutta la lunghezza del tubo. Questo tipo di tubo è molto utilizzato in orticoltura, frutticoltura e per l’ irrigazione di aiuole e siepi.

Ma più di tante chiacchiere forse è utile che vi faccia vedere come funziona:

Commercio di prossimità 2.0

26 Apr

Ricordo, negli anni della fanciullezza, tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70, la mia città disseminata di negozi. C’erano gli alimentari, tantissimi un po’ in tutti i quartieri fin nelle viuzze, le cartolerie, di solito strategicamente piazzate nei per corsi verso la scuola. Quante volte mi sono fermato a prendere il foglio di protocollo che mi ero dimenticato per il compito in classe, “bruciando” così i soldi per la merenda! C’erano le mercerie, bazar assurdi in cui potevi trovare di tutto.

Pur senza alcuna “coscienza di classe” mi stavano istintivamente un po’ sulle balle i commercianti, lasciavano trasparire la loro agiatezza da dietro il bancone, elargivano i loro consigli interessati: “signora le sta benissimo questo abito” dicevano calando una tenda con i fiori enormi su una signora grassa!

Oltre alle cartolerie quelli che frequentavo maggiormente erano i negozi di alimentari. Uno, in particolare, strategicamente insediato sulla strada da casa a scuola. Lì mia mamma “lasciava da segnare”: un quaderno nero con una tenuta unilaterale dei conti (solo il commerciante), nel quale si segnavano le piccole spese quotidiane. Spesso, tornando da scuola con la fame di chi deve crescere non resistevo e mi fermavo per il “panino”. Sapevo di non avere il permesso ma, sapendo che, una volta rientrato a casa mi sarei trovato davanti il frigorifero vuoto, a volte non resistevo.

A fine mese quando la mamma sarebbe passata a pagare, erano dolori perché di soldi ce n’erano proprio pochi! E’ stato allora che la mia antipatia per i commercianti è cresciuta, lo scaltro pizzicagnolo marcava la mia presenza al ritorno da scuola, anche quando io dal negozio proprio non passavo  e a nulla valevano i miei sforzi per resistere alla fame. Insomma il salumiere vendeva già allora “panini virtuali” che io non avevo mai comprato. Oltre a permettersi altri “voli di fantasia contabile” su quel libretto nero!

E’ stato così che quando gli hanno aperto uno dei primi supermercati proprio davanti, ho riso per mesi! Ma lui, caparbio ha resistito e resiste tutt’ora, sfruttando altre e ben più gravi debolezze.

Con l’età sono diventato un po’ “terzomondista”, mi schiero sempre dalla parte di chi è in difficoltà e i piccoli commercianti hanno iniziato a ispirarmi simpatia. Intendiamoci, non quelli dei franchising del centro, quelli che aprono e chiudono nel giro di una stagione. Quelli veri, che vendono la stessa roba da sempre, ma che si sono trasformati in 2.0 aggiungendo alla merce un consiglio, un servizio, un’attenzione, una gentilezza particolare, che è diventata “vera” perdendo il manierismo tipicamente commerciale, perché da questo “plus”, dal modo con cui lo sanno porgere, dipende la loro sopravvivenza.

Se vi beccate questo post-pistolotto lo dovete al mio amico Luciano. Luciano ha un piccolo negozio di articoli elettrici, un negozio che ricordo da sempre anche se ho scarsamente frequentato in passato perché dall’altra parte della città. Ci incontriamo per caso qualche tempo fa in un gruppo d’acquisto e Anna, una nostra amica in comune, me lo descrive come una sorta di “Archimede pitagorico” dell’elettricità: “Ha tutto, quello che non ha te lo trova, quello che si rompe te lo aggiusta”. Fatto sta che comincio a frequentare il suo negozietto, spesso prima di me trovo dentro un vecchina che gli fa perdere tempo con le sue manie più assurde.

Il fatto divertente è che io queste vecchine spesso le conosco: una volta è un’amica di mia mamma con un problema per le lampade a basso consumo per il giardino, chiedeva Luciano consigli e si lamentava con lui che la stessa lampada l’aveva vista una certa volta “sottocosto” all’ipermercato.  Un altra volta è la mia “prof” d’Italiano alle medie con una “interrogazione” sulle pile. Con tutte c’è sempre un consiglio anche con la fila dei clienti.

L’ultima volta mi sono superato. Esco di casa perché avevo letto la mail di Luciano con la quale mi avvisava che erano arrivati dei porta lampada che gli avevo ordinato, lo faccio di gran fretta, ancora con i pantaloni da lavoro. Sulle scale Rossana mi raggiunge con un biglietto: dovevo comprare il latte e qualche cosa d’altro per la cena. Arrivo al negozio e il tizio prima di me fa segnare la sua spesa sul libretto, passerà a pagare, proprio come quarant’anni fa. E’ il mio turno, mentre segna il debito del cliente preannuncio a Luciano che io avrei fatto molto peggio, lui mi guarda con una faccia da punto interrogativo.

Prendo le mie lampade, gli dico che sarei passato a pagare e gli chiedo anche 10 € per fare la spesa. Nella furia non mi ero cambiato e non avevo neppure preso con me il portafoglio. Luciano commerciante 3.0!

EFFETTO FARFALLA

21 Apr

Si chiama “Effetto farfalla” la teoria in base alla quale piccole variazioni nelle condizioni iniziali producono effetti a lungo termine sull’intero sistema.

Il mio amico “Uezzo” mi ha fatto l’onore di pubblicare il suo punto di vista sull’argomento, stimolato in questo da un vulcano dal nome impronunciabile che ha prodotto effetti sui voli (e non solo) di tutta Europa.

Secondo me succederà così. Non un meteorite, non una guerra atomica, non una catastrofe planetaria alla faccia di Giacobbo.
Una inezia, un piccolo sassolino in un ingranaggio a margine della grande catena dei rapporti economici globali.
E un piccolo  evento periferico può creare un’effetto domino dalle conseguenze inimmaginabili.  Il famoso “effetto farfalla”.

Io ci penso spesso, da qualche anno, quando apro il frigo. A volte è pieno e a volte è vuoto. Quando è vuoto devo andare al supermercato. Ho provato a coltivare le zucchine, ma poi mi dimentico di bagnarle e quando vado a far la spesa posso comprare 5 zucchine a € 1,20 e ti chiedi perché fare fatica a zappare la terra. La cosa incredibile sono le banane: 1€  per 6/7 banane, nonostante abbiano fatto 8.000 km per arrivare lì senza contare la confezione.
Davanti al frigo vuoto penso al battito d’ali della farfalla brasiliana di qualche anno fa.
Prendo l’auto per andare al supermercato ma sono in riserva. Vado dal benzinaio ma è chiuso perché non è arrivata l’autobotte. Il supermercato è chiuso perché i camion con la merce non sono arrivati. Questo perché 60 giorni prima una noce di cocco è caduta in un ingranaggio della centrale elettrica di una raffineria del Venezuela e ha bloccato temporaneamente la produzione, il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle, eccetera eccetera.
Quindi il frigo resta vuoto. Ho scorte alimentari per una settimana, un mese calcolando le scatolette nella dispensa.  Nel frattempo il freezer si è fermato perché la fornitura di elettricità è stata sospesa. Ho un generatore di corrente la ho solo 5 litri di benzina per farlo andare. Mi dovrò mangiare 30 pizze surgelate in 2 giorni.  Non ho il riscaldamento né l’acqua calda. Non erogano più gas.
Che bello! si ritorna a vivere come una volta!
Parto in bicicletta per comprare del formaggio dal pastore, ma lui non ha più latte perché non è arrivato il mangime per le mucche che proviene da oltreoceano. La produzione di cereali e foraggio per gli animali in pianura padana è inesistente, le coltivazioni sono altrove. Mangerò bresaola della Valtellina, ma in Valtellina non esistono quasi più mucche. La carne arriva dall’Argentina, o forse è vero quello che si dice che la bresaola è fatta con carne di gnu. Vabbè mi farò il pane. Purtroppo la farina è finita, ho trovato un campo di grano superstite a 200km di distanza, ma non sono capace di macinarla. Non resta che l’orto. Ma i semi dove li trovo?  Il consorzio agrario è chiuso da 5 anni. Scambio dei semi di insalata con delle bottiglie di vino, l’insalata cresce bagnata con l’acqua del lago, presa con una tanica che ho ottenuto scambiando un fornellino a gas, ma quando è cresciuta me la rubano di notte. Allora vado a caccia. A sassate catturo una quaglia ma il mio cane invece di riportarla se la ingoia,  povera bestia erano 3 giorni che non mangiava; potrei mangiarmi il cane, ma ho paura che mi resti sullo stomaco il rimorso. Ho freddo, gli accendini hanno finito il gas, non compro fiammiferi da anni, ma riesco con l’obiettivo della macchina fotografica a collimare i raggi solari per accendere il fuoco. Brucio la poca legna che mi sono conteso con le migliaia di persone che sono arrivate dalla città.
Allora chiudo il frigo, prendo la macchina vado a fare benzina e al supermercato stracarico il carrello a dismisura.
Ma il pensiero resta. Quando: domani, tra 10 anni, forse mai.
Ma magari è giunto il momento di affiancare al GAS un GOS, un gruppo organizzato di sopravvivenza. Uno mette via i semi, uno gli attrezzi da giardino, l’altro ha i pannelli solari e soprattutto libri: come costruire una dinamo ad acqua, un torchio, o tagliare il sasso per fare una macina e poi condividere in caso di necessità.
Anche se forse è meglio morire tra i primi….

FUOCO AMICO

18 Apr

Si chiama Fabio Decimo Massimo Meridio e sotto le plance è un “Gladiatore”.

Lui non ha daga, lui mulina gli avambracci, combattendo a mani nude.

Mercoledì sera, in allenamento, dopo due incontri vittoriosi, ho avuto l’ardire di passare nell’altro campo, per dare manforte agli avversari.  Feroce, Fabio Decimo Massimo Meridio non mi ha più riconosciuto come il suo compagno di mille battaglie e mi ha colpito, implacabile, con uno dei suoi poderosi fendenti.

Amici, fedeli accarezzatori della palla a spicchi, in allenamento, in partita perfino durante i tiri liberi al campetto, assicuratevi di avere, sempre Fabio Decimo Massimo Meridio, il gladiatore del basket, dalla vostra parte.

Chi ancora non lo conoscesse le gesta di Fabio Decimo Massimo Meridio avrà una buona  occasione a Verbania il prossimo 15 maggio. Lo vedrete infatti “combattere” insieme ai veterani del “Bergania” per difendere l’italico onore in occasione della calata di una agguerrita popolazione cestistica di origine ugrofinnica. L’incontro tra i cestisti finlandesi e i veterani del Bergania è stato organizzato nell’ambito delle celebrazioni per il 40 anno della pallacanestro Bergamo ed è il primo appuntamento del trittico primaverile che comprende anche il torneo di Milano 3 e quello di Rimini (quest’ultimo ancora in forse).

“MERITO”, L’APPRETTO CON IL MANICO (ovvero quando le regole non valgono per l’arbitro)

14 Apr

Succedeva nelle “Repubbliche delle banane”, staterelli in cui sergenti scalcinati si ricoprono di patacche e fregi di ogni tipo e diventano “generali”; ma succede anche da noi, Paese della pizza e del mandolino, in cui i dipendenti pubblici, originariamente garantiti ma poco pagati, a furia di galleggiamenti, progressioni orizzontali e verticali, indennità varie (disagio, presenza, vigilanza, turno) ecc… ecc… avanzano, fanno carriera.

Poi arriva il ministro Brunetta che dice “si cambia tutto” solo merito, competenza, valutazione dei risultati, trasparenza, integrità ecc… ecc…

Chiamata a fare da “direzione d’orchestra” del cambiamento è un’apposita Commissione indipendente che, per non appesantirsi con nuovo personale, si avvale di personale “comandato” da altre amministrazioni.

Che la Commissione sia veramente indipendente non ci sono dubbi, per lei non valgono le stesse regole che valgono per tutte le altre Pubbliche Amministrazioni per le quali ora, per beneficiare degli incentivi, si deve (dovrebbe) migliorare qualitativamente e quantitativamente i servizi.

Ai funzionari comandati presso la commissione di valutazione di applicano le seguenti indennità, approvate dalla stessa Commissione con la delibera n. 12:

  • indennità di amministrazione: da 550 a 639 € per 12 mensilità
  • indennità di presenza: 10 o 11 € al giorno
  • compenso per il miglioramento organizzativo e per l’arricchimento professionale: 3600 € annui
  • Indennità a compensazione della flessibilità oraria, immediata reperibilità e disagio: 100 € al mese
  • Lavoro straordinario “istituzionalizzato”: per il quale si prevede un compenso di 30 € all’ora

Il tutto per una “bazzecola” di circa 20 mila € all’anno, oltre al normale stipendio,  s’intende.  Questa si che è vera indipendenza!

Ma adesso chi glielo spiega al vigile urbano che ha diritto all’indennità di “disagio” solo per i giorni di cattivo tempo e non invece quando c’è il sole!  Si tranquillizzino gli agenti della polizia municipale … sto scherzando!

Pisciare sul cumulo

12 Apr

E’ primavera, si risveglia la natura, per i giornalisti locali è tutto un florilegio sull’apertura delle corolle dei fiori, sulle api, sulla settimana del tulipano; per Cirano è il momento del risveglio della vanga e del mito del “Buon selvaggio”.

In questo contesto il rialzo delle temperature inviata a rispolverare la vecchia tradizione del “Chi non …”. Il Chinon, ricordo di gioventù, è la reazione al tipico comportamento del genere femminile di andare in bagno in compagnia, chi non lo ricorda? Accade ancora? (mi attendo qualche contributo in proposito).

La versione maschile a questo comportamento ha assunto il nome di “Chinon”, sintesi contratta di “Chi non piscia in compagnia …” il finale lo lascio ai lettori.

Dove sta la notizia? Nel fatto che “oltre Manica” è nato un movimento per la valorizzazione del “Chinon”, lì la chiamano “pee bale” ma il risultato finale è lo stesso come si può leggere in questo articolo apparso su “Repubblica” di qualche mese fa.

Approfittando della temperature più miti anche io mi sono organizzato e, al riparo da occhi indiscreti, la faccio direttamente sul cumulo del compost!

Propongo dunque ai lettori del blog che dispongano delle condizioni adatte di attivare la pratica del “Chinon” virtuale; fa bene alla natura, fa bene al nostro orto. Per il resto gli amici che vengono da noi a cena sono avvisati… 🙂 🙂 😉

CONSOCIAZIONE E PACCIAMATURA … ma cosa accidenti scrivi Cirano!?!

8 Apr

Certe volte mi piace pensare che sia questione di antipatie e simpatie, un po’ come per gli esseri umani. Più prosaicamente  credo proprio che sia per questioni di uso intensivo dei pochi spazi a disposizione. Comunque la si voglia vedere la “consociazione” è una tecnica interessante che, se usata correttamente ci permette di razionalizzare l’uso degli spazi del nostro orto.

Io la pratico in particolare giocando sui differenti tempi di crescita degli ortaggi. Ad esempio, anticipando un pochino la coltura delle lattughe primaverili a cespo (lollo, regina di maggio, ecc…) nelle file di pomodori e melanzane e ritardando leggermente il trapianto di questi ultimi, si ottengono delle ottime produzioni di insalata prima che pomodori & co. di alzino troppo a toglier loro la luce.

E’ infatti inutile farsi “ingolosire” dai garden center comprando piantine pompate in serra che stenteranno, tristi nelle vostre aiuole, fino a quando le temperature notturne non si stabilizzeranno di notte attorno ai 10 gradi. Tanto vale ritardare il trapianto fino ai primi di maggio ed usare il filare per delle allegre lattughe di tutti i colori.

Io uso una pacciamatura in polietilene nero che riciclo con attenzione per più anni e quando inizia a bucarsi riciclo ancora per impedire la crescita dell’erba sui camminamenti, sono disponibili anche teli in carta speciale o a base di mais che possono essere interrati al termine della coltura. Per chi ne potesse disporre a volontà un ottimo materiale pacciamante è la paglia che viene assorbita dal terreno, migliorandone la composizione fisica.

La mia pacciamatura di polietilene è un telo preforato che mi mio cugino Marco usava professionalmente per la coltura delle fragole. Il rotolo è alto 105 centimetri ed alloggia due file di buchi distanti una cinquantina di centimetri tra loro, i buchi sulla fila sono distanti 30 centimetri.  Una volta steso il telo inserisco due piantine di insalata e lascio il terzo spazio libero per accogliere la piantina di pomodori, ripeto l’operazione per tutti i fori disponibili. Basterà strappare  solo l’erba che cercherà di crescere dal buco i primi tempi, poi quando l’insalata prenderà il sopravvento ci penserà lei ad impedire alle erbacce di fare capolino dal foro.

Dopo circa un mesetto nel buco rimasto libero, che avrò avuto cura di coprire con un vaso o con un sasso per impedire la crescita delle erbacce, ci pianto i  pomodori.  Raccoglierò quindi le insalate via via secondo il mio fabbisogno, comunque prima che i pomodori, crescendo, tolgano luce alle insalate. Questo è solo un piccolo esempio di consociazioni di ortaggi che è possibile praticare, l’esperienza farà il resto.

Ricordate comunque che è sempre sconveniente consociare gli ortaggi con le piante da frutto. Le ragioni sono ben spiegate in riquadro dell’articolo della rivista “Vita in campagna” che ho trovato sulla rete e che vi ho linkato appena sopra.