Archivio | febbraio, 2013

Aqualung: 1 acquaponica, 2 ittiologi e 250 tinchette

26 Feb

Domenica, mentre mezza Italia, senza successo, era impegnata a smacchiare il giaguaro indelebile io ero in buona compagnia ad occuparmi della mia acquaponica.

Intendiamoci, non è che anche io non abbia fatto il mio dovere. Ho preso la mia bottiglia d’alcol (prudenzialmente non denaturato) e, con tutta la mia famiglia, ci ho dato dentro anch’io sfregando con forza quelle belle macchie. Ieri ho scoperto che non avevamo avuto successo. Ho guardato la mia bottiglia d’alcol e me la sono scolata d’un fiato. Si lo so bere non è una buona cosa, ma almeno non mi sono bevuto che ci rimborseranno l’IMU!

Scherzi a parte, oltre ad andare a votare per cercare di cambiare una nazione di “pesci”, di gente che abbocca a qualsiasi panzana, non conservando la memoria del dolore dell’amo che li ha agganciati, tanto da ripetere il medesimo errore la volta successiva*, domenica mi sono occupato della mia acquaponica.

Come dice il titolo erano con me ben due ittiologi, Ettore e Simone, mica hobbisti della domenica come me che mi stordisco con pesci e verdure per cercare di dimenticare come ci stiamo riducendo. Sto parlando di ricercatori di fama internazionale come Ettore che, ora è in pensione ma è autore di numerose pubblicazioni sugli ecosistemi d’acqua dolce ed è stato direttore di un importantissimo istituto del CNR e di un serio e stimato professionista, Simone,  che dello studio e della gestione dei pesci d’acqua dolce ha fatto prima una scelta di vita (ho scoperto che ha anche una laurea in economia e commercio) e poi il proprio mestiere!

Simone mi ha portato anche 250 “tinchette”, giovani tinche di circa 4 centimetri. Ho dedicato loro una vasca da 1000 litri, cresceranno lentamente senza avere particolari problemi di clima ed assicureranno alla alla mia acquaponica il “minimo” di azoto necessario al suo funzionamento. Nelle altre vasche avrò poi modo di inserire pesci diversi, d’estate quelli amanti dell’acqua calda, d’inverno quelli che prediligono il fresco, come ad esempio le trote!

A parte il meteo è stata una giornata molto bella, ci siamo trovati a meraviglia, anche sotto il profilo umano. Rimanendo in tema a Ettore abbiamo riservato il ruolo di “garante scientifico” del nostro slancio ideale verso l’acquaponica, io darò il mio contributo prevalente in tema di vegetali e della loro coltivazione, mentre, ovviamente Simone dirà la sua sui pesci e il loro ambiente.

Oltre ad allevare pesci e mangiar verdure ci piacerebbe fare dell’acquaponica un “laboratorio casalingo di didattica ambientale” un piccolo spazio che è possibile tenere in giardino, sul retro della casa o nel cortile della scuola per spiegare come la natura ricicla se stessa, l’ambiente ritrova un proprio equilibrio e l’azoto, potenzialmente un grave inquinante, diventa nutrimento. Vorremmo spiegare alle nuove generazioni che se l’uomo tratta con rispetto l’ambiente che lo circonda, questo è in grado di riciclare anche i suoi di rifiuti, non solo quelli degli altri animali, generando anche per lui un vantaggio, perfino economico.

Grazie Ettore, grazie Simone per la bella giornata, sto imparando molto da voi sui pesci … non sapreste per caso dirmi come si smacchia il giaguaro?

* Se dovessimo paragonarci ai pesci direi che siamo un popolo di “Taccole” (Persico Sole),

Persico Sole (Lepomis gibbosus)

Persico Sole (Lepomis gibbosus)

ricordo quando da bambino le pescavo senza neppure bisogno di una canna, calando davanti al loro naso un amo con un cagnotto. Abboccavano immediatamente e siccome tutti dicevano che non erano buone da mangiare (ho scoperto domenica invece che non è affatto vero) le ributtavo in acqua, per ripescarle poco dopo, con lo stesso amo e filo, qualche volta anche con lo stesso cagnotto!

Combattiamo la corruzione

22 Feb

Nel mio blog mi sono occupato spesso del tema della corruzione.

Fondamentalmente ci sono due modi per affrontare questo tema: alzare il livelli di tolleranza un po’ come si è fatto anni fa con l’atrazina nell’acqua e, più recentemente con l’arsenico. Questa è sostanzialmente la proposta di un nano maligno che ci ha governato fino a ieri.

Oppure si devono combattere tutti i fenomeni corruttivi di qualsiasi natura denunciandoli e opponendosi a viso aperto.

Cominciamo dunque da qui, sostenendo questa iniziativa.

Firmate!

Donne che aiutano a rialzare la testa …

21 Feb

In questo post mi occupo di elezioni per parlare d’altro.

Avete presente il “Patatràc” che ha combinato Oscar Giannino, il cui ego smisurato non si è limitato a manifestarsi nei capi d’abbigliamento (beato lui che ha la possibilità di farseli fare su misura) ma lo ha portato a mentire sui propri titoli accademici?

Un sussulto di dignità, peraltro raro in questo Paese dove squallidi politici farebbero ogni cosa per la poltrona, lo ha portato alle dimissioni.

Lo sostituisce alla guida del movimento un giovane avvocato che non ama le “quote rosa”:

http://video.corriere.it/quote-rosa-silvia-enrico-neo-presidente-fare/5268b428-7b90-11e2-ba69-3fd719869bcf

Quante volte, dopo un errore, dopo un passo falso, la nostra compagna, un’amica, una figlia, ci aiutano a rialzare la testa, pensiamoci, quando andiamo a votare.

Abbiamo bisogno di trasparenza (quella vera) come il pane

15 Feb

Pubblico integralmente l’articolo di Vittorio Ferla apparso sul sito Labsus sulla necessità di rendere questa società più trasparente. (Non siate pigri, vale la pena di leggerlo)

La trasparenza è la base per la tutela dei beni comuni
martedì 12 febbraio 2013 | Vittorio Ferla   
La via più efficace per far ripartire l’Italia

Si può fare un discorso pubblico serio sulla promozione dei beni comuni nel nostro paese senza affrontare il tema della trasparenza nella vita pubblica? E, contemporaneamente, si può affermare la sussidiarietà senza una riforma che apra le amministrazioni pubbliche al contributo dei cittadini? La risposta è scontata: certamente no.

Investire sulla trasparenza per promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia

Il peso della corruzione nel degrado dei beni comuni

 Purtroppo, come è noto, nella classifica di Transparency International, l’Italia è retrocessa nel corso degli ultimi anni fino al 72° posto. I casi di malaffare ormai non si contano più: basti pensare all’abuso dei rimborsi ai partiti (con i casi di Lega, IDV e Margherita), all’abuso dei rimborsi ai gruppi consiliari (nel Lazio e in Lombardia), alle truffe nei servizi sanitari regionali, alle denunce che periodicamente si levano dalle relazioni della Corte dei Conti.

 Autorevoli studi nazionali e internazionali dimostrano che la corruzione frena lo sviluppo del paese, ha un impatto sulla misura, la produttività, l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. Ma, soprattutto, mina alla base l’uguaglianza dei diritti, impedisce la redistribuzione dei redditi (o, meglio, favorisce i ricchi a spese dei poveri), riduce il benessere complessivo della comunità nazionale, erode progressivamente i beni comuni (per esempio salute, istruzione e capabilities in generale dei cittadini). In particolare, la corruzione si traduce in tagli drastici ai servizi socio-sanitari e scolastici. D’altra parte, se si pensa che ogni euro investito corrisponde a 1,7 euro di sviluppo, si capisce che cosa può comportare la sottrazione al paese di 60 miliardi a causa della corruzione.

 

I tagli al welfare

 I dati sulla spesa per il welfare confermano anche empiricamente questi orientamenti scientifici. Nella sanità pubblica, c’è una riduzione della spesa per servizi pari a 23-25 miliardi di euro con la conseguenza che aumenta dell’8 per cento la spesa privata delle famiglie per garantirsi le cure. Secondo il Censis, la spesa pubblica per i farmaci è calata del 3,5 per cento (i cittadini sono costretti a usare il proprio portafoglio con un aggravio del 7 per cento). Nel frattempo, i ticket per i servizi sanitari sono aumentati di 4 miliardi. La scuola pubblica ha perso in tre anni la bellezza di 8 miliardi. In generale, i servizi di pubblica utilità diventano più costosi, ma perdono in qualità.

 Sulla base dei dati ufficiali raccolti e rielaborati dalle principali organizzazioni di cittadini impegnate per la tutela dei diritti sociali, le campagne I diritti alzano la voce, Sbilanciamoci!, Cresce l’Italia cresce il Welfare spiegano come gli ultimi governi italiani stiano distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti. Il prospetto dei tagli alle politiche sociali è impressionante: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali (politiche sociali, famiglia, non autosufficienza, integrazione degli immigrati, politiche giovanili, infanzia e adolescenza) da 1.594 a 144 milioni di euro.

 

I primi timidi passi del Governo

 Che cosa fanno le istituzioni per invertire questa tendenza? Ancora poco si direbbe. La legge anticorruzione varata dal Governo Monti è sembrata ai più un pannicello caldo. Il decreto legislativo che la attua è molto interessante, ma – diversamente dalla versione propagandata dalla Presidenza del Consiglio – ancora molto distante dal Freedom of Information Act di ispirazione nordeuropea o statunitense. Qualche passo avanti sul piano dell’Agenda digitale, ma se ne parla da anni e aspettiamo di vedere le norme alla prova dei fatti. Molti convegni – per esempio, quello sull’Open Government Partnership – che rinnova l’impegno degli addetti ai lavori, ma ancora molto lontani dalla vita delle persone comuni.

 

Le iniziative dei cittadini per l’accountability

 Nel frattempo, i cittadini si organizzano con iniziative spesso molto interessanti. Si pensi al raduno bolognese dei civic hackers di Spaghetti open data. Ai progetti di monitoraggio digitale del rendimento della politica come openparlamento e opencomune, lanciati da openpolis. Oppure a L’era della trasparenza, un sito promosso da Agorà digitale per verificare l’uso delle risorse pubbliche da parte dei governi locali. Si pensi, inoltre, alle personalità e alle organizzazioni civiche che promuovono l’adozione di un Freedom of Information Act anche in Italia. E, ancora, alla Campagna Ridateceli! di Cittadinanzattiva o alla petizione Riparte il futuro di Libera e Avviso pubblico. Tutte queste iniziative, così tanto diverse tra loro, condividono l’idea che la trasparenza sia un punto di partenza fondamentale per suscitare la partecipazione civica e aumentare il controllo sull’azione amministrativa. Alla base sta la convinzione che se l’accountability delle istituzioni cresce diventa più facile tutelare i beni comuni.

 

I 5 ingredienti per la trasparenza

 Ma come si declina la trasparenza in concreto?

In primo luogo, c’è la trasparenza nei servizi al cittadino (fatta di informazione, comprensibilità, accessibilità, usabilità) e la conseguente semplificazione delle procedure previste dalle amministrazioni pubbliche. Alcuni esempi? Conoscere i tempi d’attesa, spesso ignoti come gli elenchi e le disponibilità delle residenze sanitarie assistenziali, la digitalizzazione e rapidità delle pratiche amministrative, l’abbattimento costi burocratici per imprese e cittadini, la trasparenza totale dei reclami e strumenti di tutela chiari e accessibili. D’altra parte, la trasparenza è ormai per legge un elemento essenziale delle prestazioni delle PA.

 In secondo luogo, c’è il tema della liberazione dei dati delle PA, del diritto di accesso dei cittadini e della libertà di informazione. In questo ambito, le sfide sono sostanzialmente due: la strategia degli open data e l’introduzione del Freedom of Information Act. Soltanto così potremo far sì che la trasparenza sia accessibilità totale alle informazioni come prevede la legge 15/2009.

 In terzo luogo, trasparenza significa integrità degli eletti e dei funzionari pubblici. Per esempio, occorre attuare le leggi Brunetta e anticorruzione che prevedono la pubblicazione online di stipendi, curricula, consulenze, ecc., introdurre l’anagrafe degli eletti, garantire la pubblicità dei bilanci dei gruppi consiliari e delle ricevute di spesa, vietare il cumulo di incarichi, attivare un sistema anonimo e sicuro per denunciare truffe, corruttele e malversazioni (whistleblowing).

 Quarto punto è la valutazione indipendente della qualità dei servizi (e dell’azione amministrativa in generale), con il coinvolgimento degli stakeholders (in particolare, i cittadini). In questo ambito, ancora tanto si può fare per la raccolta sistematica delle segnalazioni dei cittadini, per organizzare forme di public review, per rendere abituale le azioni di civic auditing e rendere pubblici i risultati delle valutazioni, per collegare la valutazione dei servizi alla valutazione dei dirigenti.

 Infine, c’è la grande sfida del controllo sull’uso risorse pubbliche, sul funzionamento e sui risultati della PA, nonché sulle attività dei governi regionali e locali. Si comincia con l’indicazione di obiettivi misurabili per le amministrazioni pubbliche e si prosegue, poi, con il collegamento tra la valutazione dei dirigenti e i risultati conseguiti. Per far questo serve integrare gli organismi indipendenti di valutazione con rappresentanti dei cittadini. Dovrebbe divenire obbligo la pubblicazione degli atti di spesa, la pubblicità e comprensibilità dei bilanci, la pubblicità dei lavori delle assemblee legislative e delle giunte. Infine, bisogna chiudere gli enti inutili e i relativi consigli di amministrazione e aumentare la trasparenza negli appalti di forniture, beni e servizi e nella raccolta e spesa dei fondi comunitari.

 

Un programma di governo?

 Insomma: in vista delle elezioni politiche nazionali e del rinnovo dei consigli regionali di Lazio e Lombardia, investire sulla trasparenza per favorire la partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche diventa la via più efficace per tornare a promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia. Un vero e proprio programma di governo.

 

Una seconda chance per il signor B.

12 Feb

Essendo “Unto dal Signore” si trova il pole position e le dimissioni (inattese?) del Papa gli offriranno una seconda possibilità, dopo la “trombata” che prenderà alle politiche, per essere eletto almeno al soglio pontificio.

Me lo vedo già lubrificare i cardinali in conclave e, una volta eletto, organizzare “cene eleganti” con le sue amichette vestite da suora!

Forse non sarà un fine conoscitore delle sacre scritture ma almeno non corriamo il rischio che si dimetta dopo pochi anni con tutti i media monopolizzati per un’altra settimana.

Se campa poi fino a 120 anni come ha predetto l’oracolo Scapagnini ha tutto il tempo per sistemare le cose anche allao IOR.