Archive | agosto, 2012

AQUALUNG: seminare sui “sassolini”

27 Ago

Una delle cose che più interessanti che si possono fare con l’acquaponica è la “semina diretta”. Sembra impossibile ma sui ciotolini di argilla espansa deli diametro di 10/20 mm i semi, una volta sparsi, crescono benissimo.

Il primo tentativo l’avevo già fatto in primavera con della”Valeriana d’Olanda a seme grosso”;

volevo provare con una seme che non corresse il rischio di scivolare tra i “sassolini” e perdersi nell’acqua del growbed o, viceversa, che rimanesse in superficie, senza nemmeno poter sentire l’umidità che gli permette di dischiudersi. Il risultato è stato eccellente, un prato di valeriana da cogliere senza erbacce e senza sporcizia, quasi una insalatina di “quarta gamma” di quelle che si trovano nelle buste già pulite!

Nel mese di giugno allora ho provato a seminare le “Crucifere” (cavoli, cavolini, cavolfiori, cavoli romaneschi, verze …). Volevo vedere se riuscivo a produrmi le piantine per l’inverno, senza doverle seminare nei vasetti con il terriccio perchè ciò mi costringeva a bagnarle una o anche due volte al giorno. Il seme delle crucifere è una pallina piccolissima, quasi perfettamente sferica, di un diametro variabile tra o,5 e 1 mm, l’ideale per insinuarsi tra i sassolini di argilla, ma anche di perdersi nell’acqua che innonda il growbed.

Prima di procedere con la semina ho provveduto a delimitare in settori il contenitore destinato a semenzaio, in ogni settore avrei fatto più di una semina della stessa piantina alla distanza di almeno 15 giorni per aver un raccolto scalare. La crescita all’inizio è stata stentata, non c’entra nulla il metodo di coltivazione ma il luogo: sotto il tunnel, d’estate fa troppo caldo, anche se si lascia tutto aperto, non è il luogo migliore per far crescere delle giovani piantine.

Alla fine le mie piantine di cavolo sono venute benissimo, le ho estratte senza fatica dall’argilla con la loro “radice nuda” ma intatta e messe al loro posto nell’orto tradizionale, date un’occhiata se non sono perfette:

Pensate che hanno anche superato un paio di giorni fa la dura prova della tromba d’aria che si è abbattuta dalle mie parti!

Che cosa sarebbe invece successo con le insalate invernali che hanno un seme a punta, invece di essere tondo? Me lo sono chiesto nel mese di luglio piantando la rossa di Verona, la variegata di Castelfranco, la cicoria di Treviso, l’indivia e le loro cento consorelle dalle mille sfumature di colore e di sapore. Anche qui, tempi di germinazione a parte, un po’ più lunghi a causa del forte calore, un gran successo. Le prime piantine sono già state messe a dimora, la seconda semina è in ritardo ma la trapianterò sotto il tunnel, quando avrò liberato gli altri growbed dai pomodori.

Ecco un’altra foto che mostra il mio”semenzaio acquaponico”, come appare ora dopo aver raccolto parte delle crucifere e delle insalate, con i finocchi appena spuntati.

Gli ultimi a essere seminati sono stati i finocchi, sono un po’ in ritardo perchè non ho fatto a tempo a far tesoro delle esperienze sulle tardive germinazioni delle altre piante ma stanno crescendo anche loro. Vedrò ai primi di settembre se metterli in pieno campo e se riservar loro uno spazio sotto il tunnel, visto il successo dello scorso inverno!

finocchio “acquaponico” inverno 2011/2012

Ginevra, 19 agosto 2012, un’interessante giornata cosmopolita

20 Ago

Questo racconto ha due protagonisti Anya e Alice, tra loro la distanza di tre generazione e una “vicinanza” che si poteva intuire solo guardandole negli occhi mentre conversavano. Un comprimario, Katya, figlia di Anya, che ci ha introdotto, con grande attenzione e rispetto nella casa e, almeno un pochino, nella vita della mamma. Tre comparse “Cirano”, “Rossana”, nella parte per loro un poco imbarazzante dei “genitori di Alice” e Mario, amico di Katya che ci ha fatti conoscere.

Prologo

Alice soggiornerà a Ginevra per 6 mesi per uno scambio Erasmus e in una situazione generale di penuria di alloggi, complice una non perfetta organizzazione dell’Università di Firenze, non siamo riusciti a trovare disponibilità nei pensionati universitari. Mario amico di lunga che data risiede a Ginevra, dal quale tutti gli anni prendiamo in affitto la casa per la settimana bianca, ci ha aiutato a trovare un contatto per una stanza.

Atto I
Conosciamo Katya che ci mette subito a nostro agio parlando con noi in italiano. Non ci nasconde che sua mamma, 89 anni in buona salute, ha un carattere forte e nessun bisogno di essere accudita, accoglierà qualcuno a casa sua solo se con questa persona si sentirà in “sintonia”. Percepiamo la stessa inquetudine nell’animo di Alice, come si sarebbe trovata con una persona che non conosce che ha l’età di suo nonno (peraltro piuttosto anziano)?

Atto II

Prima i saluti poi la conversazione inizia formale, al tavolo, davanti ad una tazza di caffè. Anya vuole Alice accanto a sé, si guadano negli occhi da vicino, condividendo lo spigolo del tavolo, conversano spigliatamente prima in francese scandendo le parole piuttosto lentamente, Anya per via dell’età, Alice perchè è la lingua che conosce meno e sta facendo ancora il “rodaggio”. Questo è un vantaggio anche per le “comparse” che non concoscono bene la lingua, che non si perdono una battuata.

Si accende qualche luce sulla storia si Anya, Cina. Russia, Austria, Inghilterra, la radio, Oxford, l’ONU, si accende qualche lumino sulle aspirazioni e le speranze ai Alice. Katya è attenta a cucire i fili deli discorso quelle poche volte che un brandello di conversazione rimane in sospeso. Ma Anya e Alice non hanno quasi mai bisogno dell’intervento degli altri ospiti, si capiscono, in francese, in inglese ma più ancora attraverso una lingua che non è parlata ma che usa gli sguardi e la gestualità inconsapevole del nostro corpo.

Certo ci sono dettagli ancora da definire: come addobbare la stanza, come fare i pagamenti, gli orari della doccia o la possibilità di ospitare qualche amico, ma il ponte fra due mondi che sembravano tanto lontani è stato gettato e pare avere buone basi.

Epilogo

Per mille motivi non mi capita spesso di rimanere ai margini di una scena, di fare l’osservatore, questa volta l’ho fatto, per lungo tempo e con grande piacere. Sono stato ad ascoltare la storia che mi passava davanti e che si caricava di nuove aspettative e nuove speranze per un futuro. Tutti sappiamo che questo sarà difficlie ma al tempo stesso tutti speriamo possa essere luminoso.

Grazie Anya, Grazie Alice

Gran Finale a sorpersa

Tornati a casa di Mario, carichi delle nostre emozioni abbiamo trovato ad attenderci Sue, sua moglie, che è di origine coreana e ci aveva preparato uno splendido pranzo di cucina tradizionale un trionfo kimbap (il sushi coreano) di piccoli pezzetti di carne e di pesce, cavolo cinese piccante, gamberetti, tutte portate che mettevano allegria solo a guardarle.

kimbap

Grazie a tutti