… ED ARRIVARONO QUATTRO GENDARMI COI CARRI ATTREZZI PER SPOSTARLI …

28 Ago

Si chiama “Il Paese dei narratori” la manifestazione che si svolge da 19 anni sul cucuzzolo del “Monterosso” in un paesino appartato che si chiama Cavandone.

Come tutti gli anni anche ieri e ieri l’altro si erano dati appuntamento per le strette viuzze del paese, sui percorsi segnati dai lumini, centinaia di persone per ascoltare brevi pièces teatrali nelle piazzette e nei cortili che si aprono di tanto in tanto.

Stavo ascoltando con attenzione un lavoro molto coinvolgente che parlava del logorio del rapporto di coppia quando Paolo è intervenuto, boloccando lo spettacolo. Il volto era teso, l’arie era grave. Per un attimo ho pensato ad una disgrazia … invece quattro gendarmi, senza pennacchi ma armati di altrettanti carri attrezzi stavano rimuovendo le macchine parcheggiate lungo la tortuosa stradina di accesso.

Dovete sapere che non vi è altra possibilità, la sera, di arrivare a Cavandone, se non con un mezzo privato e che le macchine, sebbene in divieto di sosta forzato dalle circostanze eccezionali dell’evento, vengono fatte accomodare con cura fuori dalla carreggiata dai volontari della protezione civile che si prendono l’onere di mantenere libera la via d’accesso.

Non era mai successo ma quest’anno qualche residente si è lamentato e ha chiamato i carabinieri. A me piace pensare che sia “una vecchia mai stata moglie senza mai figli, senza più voglie” cantata de De André” che aizza le “comari del paeseino” perchè disturbata nell’ascolto quotidiano di Emilio Fede”.

Fattostà che come nella canzone la forza pubblica si mobilita davvero ed arriva con 4 enormi carri attrezzi, proprio enormi per le dimensioni della stradina d’accesso al paese. Non so come sia finita la storia perchè io, come tutti gli anni, per non aver problemi di “imbottigliamento”, salgo con Rossana in moto fin sul cucuzzolo, ma quando ho lasciato il teatro delle operazioni l’intervento della forza pubblica aveva ottenuto il risultato di paralizzare completamente il traffico, che saliva e che scendeva.

I mezzi chiamati per la rimozione non riuscivano a salire per la coda delle macchine degli spettatori che, spaventati dall’intervento allarmato di Paolo, lasciavano la zona, altri spettatori o abitanti del luogo si erano accodati ai 4 carri attrezzi senza poter continuare a loro volta la salita. Mentre scendevamo zigzagando fra le auto già due mezzi si erano urtati tentando un’inversione di marcia, la cosa non avrà certamente semplificato le operazioni!

In questa storiella ci vedo una piccola morale: l’intolleranza di pochi semina il panico, l’intolleranza di pochi danneggia molti, l’intolleranza di pochi non fa il paese  migliore, sia esso il cima alla montagna oppure il Paese di cui l’amico “Giugiu” chi aveva raccontato le fatiche per trovare l’unità.

Dedico ai pochi intolleranti e ai molti danneggiati questa canzone di De André e do loro appuntamento il prossimo anno al “Paese dei Narratori”

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