Archive | settembre, 2012

UN GIRO “CONTROMANO”

29 Set

Sono andato a “riprendere” Rossana dopo un soggiorno-studio ad Edimburgo e ne abbiamo approfittato per fare una “giretto” insieme nelle Highlands.

Alla partenza la prima scena buffa: un signore con evidenti problemi di deambulazione invita una coppia molto “British” a superarlo, siccome questi non osano si rivolge loro in questo modo per rassicurarli: “Mia moglie tiene posto!” I due non capiscono e mi interpellano per una traduzione. Ho azzardato un: “Do not worry, my wife is taking place” che poi si è rivelato esatto. Mi sono comunque sempre chiesto perchè quando non sappiamo una lingua tendiamo a parlare come gli indiani dei fumetti!

Rossana mi aspetta all’uscita, è più bella che mai (che abbia passato tutto il tempo dall’estetista anziché studiare l’inglese!?), andiamo subito a prendere la macchina che abbiamo noleggiato, ci chiedono se vogliamo un assicurazione supplementare che, per 12,50 pounds, azzera la franchigia in caso di danni al veicolo. Dovendo guidare per alcuni giorni contromano accettiamo subito!

Iniziamo con l’inevitabile gag su come entrare nel mezzo, una Opel Corsa con il marchio “Vauxhall” e un’inquetante rapace in un logo rotondo. Una volta dentro mi rendo conto che le marce si cambiano con la sinistra! Io non so fare nulla con la sinistra! Se avessi saputo usare la sinistra probamilmente non sarei rimasto a giocare basket nelle serie minori, mi sono esercitato, quasi accanito, ma per quanti sforzi facessi per me la sinistra è sempre stata un “contorno” del braccio destro, incapace di avere gesti autonomi. Se fossi mussulmano compirei tutti giorni peccato (non fatemi dire a quale gesto mi rifierisca, per cortesia).

Dovendo tuttavia spostare una leva avanti e indietro comunque ma la cavo, a parte qualche partenza in terza, qualche prima-quarta, qualche quarta-terza invece di ingranare la quinta. Il fenomeno si accentua agli incroci ed alle rotonde, quando non posso mobilitare tutti i miei neuroni a dare i comandi all’arto sinistro ma devo dirottarne alcuni a controllare il traffico che arriva dalla parte “sbagliata”.

Ben presto iniziano paesaggi mozzafiato, dei quali godo solamente la metà essendo impegnato in una “giuda pericolosa” per fortuna ci fermiamo spesso, anche se prima di ripartire ripeto com un mantra la frase: “Ricordati che qui il mondo è alla rovescia”.

Perchè non è solo questione di guida! In un posto con vento ed acqua e pochi gradi sopra lo zero, la gente va in giro a braccia nude con la canottiera di cotone ma i cavalli al pascolo hanno tutti la coperta!

Via via che si procede verso nord il paesaggio si fa sempre più brullo e l’erica prende il posto dei campi coltivati.

Appare un cartello sconosciuto, ricordo immediatamente che “cattle” vuole dire “mandria” ma non mi viene in mente subito cosa voglia significare “grid”. Di lì a poco un rumore infernale mi ricorda che “grid” significa “griglia”, eravamo passati sopra una di quelle griglie che impediscono alle greggi di disperdersi. Dev’essere così che s’impara l’inglese, a furia di andare a “sbattere”; ora “cattle grid” sarà una delle locuzioni che non dimenticherò più!

Passiamo la notte ad Inverness in un B&B di propietà di una signora di mezza età appassionata di streghe (molto scottish) tentiamo invano di avvistare una colonia di delfini che vive stanziale da quelle parti (una delle poche a riprodursi in Europa) ma, sebbene le condizioni siano ottimali con una forte bassa marea, i tursiopi non si fanno vedere, ci accontentiamo del panorama!

Dopo esserci fermati ancora nei pressi di una cascata dalla quale risalgono i salmoni (ovviamente non è quella della foto!) a vedere gli ultimi passaggi dei ritardatari che devono ancora deporre le uova deviamo verso ovest, alla volta dell’isola di Skye. Ancora un pieno di colori, paesaggi, panorami, pecore e … vento, tanto vento da non consentirci di salpare con un battello che ci avrebbe portato a vedere foche e delfini … pazienza.

Torniamo verso Edimburgo ma prima tappa a Stirling, vi arriviamo che era già buio i B&B segnati sulla nostra guida espongono il cartello “NO VACANCIES” ci vediamo già alla stazione a contenderci le panchine con gli homeless locali. Avvistiamo il Grand Hotel delle Highlands ma lo teniamo come scelta estrema, continuiamo la nostra salita verso il castello e siamo fortunati, troviamo posto all’hotel “The Porticullis”, caruccio ma anche carino, soldi ben spesi, anche perchè ci danno la possibilità di cenare a prezzi ragionevoli.

Ad Edimburgo arriviamo preparati, per Rossana era un po’ come tornare “a casa” dopo la lunga permanenza per studio. Avevamo prenotato una stanza doppia in ostello, alla reception un ragazzo che abbiamo interrotto mentre mangiava un panino ci fa il chek-in. Ad un certo punto ci fa una domanda che non comprendiamo, la ripete e noi ci guardiamo ma buio totale!

La terza volta la ripete in inglese “Give me the documents please” Cosa ci abbia detto le due volte precedenti è un mistero e non ricordo più la frase in slang, ma doveva essere qualcosa che in italiano suonerebbe come “Ciao raga, fuori i docu”. Troppo anche dopo un corso intensivo di lingua!

Ad Edimburgo ho potuto verificare che la crisi delle banche fa bene al turismo, siamo stati infatti a mangiare in una banca che, fallita, è stata rilevata da un ristoratore per farci un locale. Ricordate la banca nella quale lavorava l’arcigno datore di lavoro di Mary Poppins? Proprio una cosa del genere, fantastico!

Altre cose non ve le racconto, l’ho già fatta troppo lunga. Gli amici si preparino per il seguito, il cavolo nero per la ribollita sta crescendo benissimo e, dopo tanta birra, un po’ di vino buono è quello che ci vuole. See you soon!

P.S. un consiglio però ve lo devo dare: non fate il bagno nel mare del Nord, ma non perchè l’acqua è fredda …

RIZZO E STELLA AVRANNO LA COLITE?

20 Set

Ogni mattina, prima di andare al lavoro dò un’occhiata ai giornali on line e molto spesso m’imbatto in articoli che parlano di sperchi nel Belpaese.

Sul “Corriere della Sera” spesso si occupano di questioni legate allo spreco di risorse pubbliche, sono i sempre documentatissimi Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, autori, tra l’altro del celeberrimo libro “La Casta” che ha scoperchiato la pentola dell’italico marciume.

L’ultimo articolo in ordine di tempo è quello Sergio Rizzo sul Corriere del 18 settembre che riguarda lo scandalo al Consiglio regionale del Lazio. Dopo la sceneggiata plateale della Polverini che si presenta in aula vestita come una vergine vestale, quasi a simboleggiare la sua “purezza”, fa un bel discorso che tira in ballo l’alluvione di Firenze, le sette piaghe d’Egitto, persino il suo recente tumore alla gola ma non succende niente, nessuno si dimette, non una squalifica, almeno per “responsabilità oggettiva” come avviene nel calcio (tanto per riferirsi ad un altro ricettacolo di porcheria).

La prima considerazione che mi viene immediatamente è di ordine sanitario: come fanno Rizzo e Stella con le “porcate” che scoprono e documentano quotidianamente a non soffrire di colite? A me personalmente ribolle il sangue, mi si alza la pressione, le orecchie mi sibilano come la valvola della “Lagostina”, l’amigdala prende il sopravvento e mi viene voglia di prenderli tutti “a calci in culo”! E  pensare che il mio posto di lavoro è garantito. Come si deve sentire una persona che ha perso o rischia di perdere il proprio posto di lavoro leggendo notizie di questo tipo?

La seconda è di tipo musicale, mozartiano per la precisione. Quante volte ho sentito il discorso se “Così fan tutte” perchè la nostra Amministrazione che è al Nord, che è più virtuosa, che non spreca in quel modo deve tirare la cinghia! Se così fan tutte lo faccio anch’io!

La prova che così facciano perlomeno quasi tutti ci viene da questo articolo apparso sul quotidiano “La Stampa”. Alla ricerca di aria pulita, lontano dai miasmi di una spazzatura politica in decomposizione vado a cercase cosa fanno oltralpe e vedo l’esempio dei nostri vicini svizzeri, mi viene proprio voglia di chiedere “asilo civile”.

Chiudo con la cronaca di una giornata di “basso impero della politica” che lascio ad un lucidissimo Massimo Gramellini.

Detroit post “Motor Town”

18 Set

Detroit va in rovina. La crisi dell’auto ha accellerato il suo decadimento, accompagnato dal calo demografico: prima lo spostamento della produzione in periferia e l’abbandono in estese aree in posizioni centrali di edifici industriali (e non) solo vuoti e inutilizzati, poi la caduta dell’occupazione hanno generato il degrado che vedete in questo servizio fotografico.

Ma la notizia non è questa, la notizia è che Detroit sta rinascendo, i cittadini si stanno riappropriando a poco a poco di quegli spazi che sembravano perduti, lo stanno facendo attraverso una vita diversa, di “relazione” più che di “produzione”. La dove alla fine del novecento si terorizzava l’estrema parcellizzazione del lavoro con l’applicazione dei principi del “Taylorismo” in fabbrica ora ogni sabato duecento coltivatori diretti vendono oche, lattuga, pesci, pomodori, miele, sciroppo d’acero, salami, carote, frutta esotica ecc.., rigorosamente homegrown , cresciuti nei giardini della case e nelle fattorie dell’area urbana di Detroit.

Certo la popolazione cittadine si è dimezzata dalla metà degli anni cinquanta, l’epoca d’oro dell’auto, ora con i suoi 713 mila abitanti Detroit non è più la seconda città degli Stati uniti ma ha trovato un modo diverso per rinascere un modo di vivere legato ad una terra che non è più “campo”.

Esistono infatti idee, progetti, iniziative che mirano a riutilizzare i grandi contenitori industriali per produrre cibo pulito a km zero. Progetti visionari di “agricoltura urbana” immaginano di spostare la produzione all’interno della città; ma si stanno organizzando anche anche le famiglie che, aiutate da personaggi come Will Allen, coltivano il proprio cortile con sistemi di acquaponica che producono insieme sia il pesce che la verdura.

Organizzazioni senza scopo di lucro come la Growing Power di Will insegnano ai cittadini a produrre cibo in modo sostenibile in piccoli spazi e a tessere relazioni di scambio e di comunità. La vision di Growing Power è infatti: Inspiring communities to build sustainable food systems that are equitable and ecologically sound, creating a just world, one food-secure community at a time.”

Ma la città non è solo “produzione” come non è solo “sussistenza” è per questo che Detroit sta diventando un luogo dove ricercatori e architetti che vengono a studiare le nuove sfide della metropoli del Michigan, un luogo “vivo” che attira l’atenzione di tanti giovani come lo era all’inizio della carriera di Madonna ed Eminem che da queste parti hanno mosso i loro primi passi. Del resto qui ha Detroit ha sede il museo dedicato alla Motown, la mitica etichetta discografica degli anni settanta, per la quale hanno inciso Michael Jackson e Stevie Wonder.

Come conclude Matteo Cruccu in un bell’articolo per “Il corriere della sera” Bio e rock’n’roll sì e l’orizzonte potrebbe volare finalmente oltre il parabrezza di una vecchia Dodge.

Desperate Househusband

13 Set

“Rossana” è partita per una quindicina di giorni di studio in Scozia, sono dunque a casa da solo da qualche giornata. Nessun problema, so arrangiarmi, ho vissuto da single dall’età di 21 a quella di 28 anni!

Vado a fare la spesa al supermercato e, arrivato il momento di pagare, consegno alla cassiera la tessera dell'”Esselunga” anziché quella del “Bennet”; e pensare che mi stavo “bullando” con una collega di “Rossana” in fila con me di aver portato con me la “mazzetta” delle tessere fedeltà che mi era stata lasciata!

Mi emendo subito tirando fuori dal mazzo la tessera blu in sostituzione di quella verde ma l’occasione è buona per dare la stura ad un outing collettivo: un tizio dietro di me mi apostrofa “Sono cose che succedono, volete sapere cosa ho combinato io recentemente”. Nessuno lo “caga” e lui rimane con la sua voglia di raccontarsi insoddisfatta.

In compenso la cassiera ci racconta di aver lavato insieme ai panni la chiave elettronica dell’auto. “Le conviene aprire le portiere in modo tradizionale” le dico io, “Non posso perchè non mi si aprono gli specchietti”, mi ribatte.

Risultato: 300,00  €  per rifare una chiave, stimo quasi un terzo del suo stipendio mensile!

Sollevo le spalle e mi consolo immediatamente del mio piccolissimo accenno di “demenza perisenile” e mi dirigo verso casa;  questa sera sardine sott’olio (il tonno l’ho abolito per dare il mio contributo alla lotta contro il depauperamento dei mari) con i pomodorini dell’orto!

Stanco di vivere

11 Set

Si può essere “stanchi di vivere”? E’ una domanda che viene proposta in tutta la sua drammatica attualità dal suicidio di Vittorio Colò avventuto domenica, in chiesa, alla veneranda età di 101 anni.

Poteva fare a meno di fare tutta quella fatica” si potrebbe dire cinicamente, eppure, anche senza essere depressi (non credo Vittorio lo fosse) si può essere semplicemente “stanchi”, non trovare un senso nella ripetizione coatta di tutta quella serie di gesti e rituali quotidiani che ci tengono in vita.

Vittorio ha vissuto, ha gareggiato, lo ha fatto intensamente, sempre agonisticamente fino all’età di 95 anni. Poi la natura ha avuto il sopravvento e a lui non è rimasta che la vita del “Pensionato” di Guccini ( “… mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani …”) allora ha scelto di andarsene con un gesto clamoroso.

Non lo approvo (lo dico schiettamente, prima che qualcuno si affretti a prenotarmi un appuntamento dallo strizzacervelli) ma lo capisco. Mi viene in mente quello che diceva mia nonna, morta a 98 anni, dei quali almeno 96 passati in perfetta autonomia, quando, all’apparenza ancora “arzilla” mi diceva: “Sono stanca, sono stanca di vivere”. Aveva fatto tutto e visto tutto, cose belle e cose brutte, fatti allegri e fatti tristi, ora chiedeva venisse il suo tempo per “riposare”.

A me piace immaginare dunque che Vittorio fosse solo stanco e abbia scelto di riposarsi un po’ in panchina, anche senza il permesso del “Grande Coach”!

Ma è ora di pensare al bicchiere mezzo pieno! Mi rimangono quasi una cinquantina d’anni per giocare a basket … per guadagnarmi davvero il soprannome di “Highlander” che qualcuno comincia a darmi!

Addio Vittorio.

AQUALUNG: le bionde trecce …

4 Set

Inizia così “La canzone del Sole” di Lucio Battisti ma la “bionda treccia” che vedete nella foto non appartiene ad un’avvenente fanciulla dagli occhi azzurri ma ad una pianta di pomodoro cresciuta in acquaponica.

E’ della varietà “Nero di Crimea” ed stata seminata in primavera avanzata, anzichè come di solito a fine inverno nel “growbed-semenzaio”  una volta cresciuta è stata temporameamente collocata con le radici a mollo nel tubo che riporta l’acqua nel “fish tank” dove riceveva, ad intervalli regolari, l’acqua arricchita dei nitrati prodotti dall’interazione tra pesci e batteri.

Si è dunque allungata la folta chioma radicale che vedete, già bella sviluppata per essere una pianta che non ha ancora prodotto i primi frutti! Ora, con l’avvicinarsi delle prime frescure, riporterò i pomodori nel tunnel, accanto a quelli che sono già in produzione,  dove potranno fruttificare fino all’arrivo dei primi freddi prolungando la stagione del consumo dei pomodori.

Musica ragazzi!