Archivio | febbraio, 2012

Aqualung: si inizia a fare sul serio (con l’acquaponica)

27 Feb

finocchio coltivato in acquaponica

Vedete questo finocchio? E’ stato coltivato nella mia acquaponica “sperimentale”; le foglie più esterne si sono perse ma ha superato un inverno con punte di – 9 gradi protetto solo da un tunnel di plastica e alimentato da 12 trotelle di varietà fario mediterranea.

I risultati, più che lusinghieri, mi hanno convinto a passare dalla fase 1, sperimentazione pura: un metro di growbed (letto di crescita di argilla espansa) alla fase 2, sperimentazione applicata.

Per questa fase, sicuramente più impegnativa, ho dovuto fare arrivare un bancale di argilla, liberare lo spazio in serra per rivestire il suolo con con del tessuto non tessuto e del telo antialga che impedisca la crescita delle erbacce e creare una circolazione dell’acqua molto più ampia.

fragole "Diamante" in acquaponica al trapianto

Illustrerò tutti questi passaggi via via che verranno affrontati. Intanto guardate cosa ho piantato al posto dei finocchi nel growbed sperimentale. Sono delle fragole varietà “Diamante” che avevo riprodotto quest’estate e che anche loro hanno passato un periodo sotto la neve e al gelo, quindi sono particolarmente patite. Ve le farò rivedere tra un mesetto.

Nota: per leggere le puntate precedenti digitate “Aqualung” sul motore di ricerca del blog”

CIRANO HA ADERITO ALLA CONFRATERNITA DEI NEOQUARESIMALI

26 Feb

Praticata che ebbe la proria “Passione” per lo sci, esceso  il monte Tavor (peraltro non privo di controindicazioni) ormai appesantito dagli effetti collaterali, decise di unirsi alla “Confraternita dei Quaresimali” rifuggendo dai piaceri della carne, in ispecie quella grassa.

“Va de retro saturi!” andava ripetendo mente praticava gli esercizi antispirituali (bandito ogni vino e birra alcolici in genere).

La pratica dell'”Eremitismo ciclico” porta a  ridurre i rapporti sociali, che inducono in tentazione, di ciò Cirano non potrà che rammaricarsene ma tant’è.

Tra gli aspetti positivi del ritiro sono da annoverare i consigli della fisioterapista che suggerisce un aumento delle sedute di “Ginnastica da camera”.

nelle foto "Cirano" e il gruppo degli impenitenti durante una pausa dello sci carnascialesco, qui sopra con Mario il loro anfitrione tosco-ginevrino

Tra indignazione e belle storie

16 Feb

Ieri ho sentito il magistrato Piercamillo Davigo dire che l’indignazione è un po’ come la tensione sessuale: difficile mantenerla a lungo.

“Io non perdono e tocco” si preoccupa di tenere viva in ciascuno di noi l’indignazione ma anche le persone più compulsive in ogni “tensione” tirano il fiato. E’ per questo forse che “Cirano”  ha inserito all’interno del suo blog una piccola rubrica di “Good News” (sfacciatamente copiata dalla Gabanelli).

Come spesso accade le buone notizie ci arrivano dalle persone semplici, come nel caso di questo bidello che prima di lasciare il suo mestiere per la pensione regala ai “suoi” bambini un scuola colorata.

E’ avvenuto a Savona qualche tempo fa ma, come avviene per i gesti non esibiti, se ne è venuti a conoscenza solo adesso. Leggete l’articolo sul “La Stampa”

Lo riporto comunque integralmente perchè col tempo il “link” talvolta vengono meno e mi spiacerebbe perderlo:

Savona, il giorno prima della pensione ha ridipinto a sue spese
aule e corridoi

ROBERTO PAVANELLO

Un pomeriggio di tarda primavera ha guardato quelle pareti scrostate su cui maestre e bambini volenterosi avevano appeso i loro disegni, le loro ricerche, i loro collage per imparare a leggere, far di conto o studiare la storia e l’inglese e ha scosso la testa: non va bene, così non va proprio bene. Ha appeso il suo grembiule ed è andato nel colorificio più vicino, dove ha preso un po’ di chili di vernice e qualche pennello. Ha fatto la cosa che più gli sembrava logica, ha ridipinto la scuola, il suo posto di lavoro. E sarebbe bello se questa piccola storia non avesse in sé nulla di straordinario, ma in un’Italia nella quale a fare il proprio dovere si corre il rischio di essere chiamati eroi, che succede a chi va oltre quelle che sono le sue normali mansioni? Può capitare che il sindaco ti chiami per darti un premio e che i giornalisti si affrettino a raccontare questa vicenda.

Il protagonista è un signore savonese di 61 anni, Giovanni Garulla, conosciuto da tutti come Giancarlo, di professione bidello che, a poche settimane dalla pensione, ha voluto fare un regalo ai bambini della scuola elementare in cui ha lavorato per 18 anni.

Questo signore ha i baffoni da comunista di una volta, un po’ Peppone di don Camillo e, anche nella pettinatura, un po’ un altro illustre baffone, il cui nome evoca ricordi ben più lugubri: Stalin. La pasta dell’uomo però è ben diversa. Giancarlo ha le mani di chi ha lavorato tutta la vita e gli occhi gentili di chi ha avuto a che fare con i bambini. Di mestiere faceva il bidello in una scuola elementare di Savona, dal primo settembre è in pensione. Prima di ritirarsi dal lavoro ha deciso però di dare una sistemata a quella scuola che, dopo tanti anni, sentiva un po’ sua, e di fare un regalo a tutti i piccoli alunni che lì studiano, giocano, crescono.

Lo scorso giugno, approfittando di aule e corridoi liberi, si è rimboccato le maniche, ha preso vernice e pennello e ha dipinto le pareti della scuola elementare Mignone, nel quartiere di Legino, periferia savonese. Chiamatelo senso del dovere e senso civico, per Giancarlo Garulla la motivazione è semplice quanto la bellezza del suo gesto: «Non mi è mai piaciuto stare senza far niente». Ovvio, no? C’è bisogno di me e io mi attivo. Non fa una piega: altro che banalità del male, questa è la banalità del bene. O forse dell’ovvio. Già si era letto di genitori che si autotassano e si improvvisano imbianchini per dare una rinfrescata alla scuola frequentata dai loro figli, ma qui siamo davanti a un gesto di puro altruismo, di affetto per il proprio posto di lavoro e per i suoi piccoli frequentatori. Con buona pace di tutti i denigratori dei lavoratori pubblici, gli accusatori di quelli lì capaci solo di prendere lo stipendio e battere la fiacca. Ma quando mai? Sembra aver risposto loro Garulla quando ha preso in mano il pennello. Al buon Giancarlo non interessano i riflettori che si sono accesi su di lui e pare anzi sorpreso di sentirsi chiedere com’è andata, che ha pensato, perché lo ha fatto: «Che c’è di strano? Ho fatto solo quello che mi sembrava giusto, non pensavo mica di fare qualcosa di straordinario».

Prima di fare il bidello, o come si dice oggi nel politicamente corretto per definizione «operatore scolastico», ha lavorato come operaio saldatore e, con tutti i sacrifici che possiamo immaginare, ha cresciuto tre figli, aiutato dalla moglie casalinga: il più piccolo che studia ancora, una che fa la cameriera e uno che fa il carrozziere. Una famiglia come tante altre, di gente che sa cosa significa lavorare, ed è facile intuire che educazione possano avere avuto i tre ragazzi con un padre così. «Mentre svolgevo le mie mansioni di bidello – racconta con il suo accento ligure marcato – ho deciso di utilizzare tutto il resto del tempo che potevo avere a disposizione per dipingere le aule e i corridoi, con colori vivaci che potessero piacere ai bambini». E in tempi di tagli alla scuola pubblica, quando occorre fare economia anche sull’utilizzo dei gessetti, quando se ti va bene non ti cadono i calcinacci in testa e non piove in aula, il gesto del custode savonese a un passo dalla pensione è una vera boccata di ossigeno. E non è un caso se «le insegnanti mi hanno ringraziato, erano davvero tutte contente».

Al coro di coloro che hanno apprezzato il suo lavoro si è aggiunto anche il sindaco di Savona, Federico Berruti, che è venuto casualmente a conoscenza di questa storia. Il primo cittadino del Pd ha spedito una lettera a casa Garulla e lo ha invitato in municipio per ringraziarlo personalmente e consegnargli un premio (una foto in bianco e nero della città, incorniciata e infiocchettata dal nastro tricolore). Così, ieri, il bidello-imbianchino si è presentato in Comune con la moglie al suo fianco, ha sorriso e stretto mani agli amministratori: «Non me lo aspettavo proprio – ha commentato -. Sono davvero orgoglioso».

Eddy Forza Napoli

11 Feb

A dispetto del nome, che con quella “Y” finale strizza l’occhio agli “Yankees” Eddy, Edoardo all’anagrafe, è italiano, anzi come potete agevolmente capire dal titolo “napoletano“.

Eddy ha la stessa cadenza di Alessandro Siani nella fortunata serie con Claudio Bisio sugli stereotipi di Nord e Sud (ora che ci penso per chi conosce la fisionomia di chi sta dietro “Cirano” le analogie con il film non finiscono qui). Eddy, come il postino del film fa un lavoro pubblico.

C’è un’altra cosa che hanno in comune Eddy e “Cirano”, mettono la passione in quello che fanno, sia che si tratti di giocare a basket (ormai solo nel team “anzianotti” che si ritrova al giovedì) o di animare un gruppo di persone: “Cirano” quello dei “GASteropodi Lepontini“, Eddy quello dei tifosi del Napoli che vivono sulle sponde del Lago Maggiore.

Eddy mi ha raccontato il puntiglio e la precisione, da vero ragioniere milanese, con la quale ha cercato di contattare su facebook tutti gli iscritti al network di origini napoletane che risiedevano sulle sponde del Lago, inserendo filtri per la ricerca e mandando loro messaggi nei quali spiegava la “mission” del Club e chiedeva loro l’adesione. Sono rimasto ammirato dalla tenacia e dalla dedizione.

Penso che la passione di Eddy, quella di “Cirano” e quella di milioni di altri connazionali che, senza mettersi “distintivi”, senza barricate tra Nord e Sud, senza stereotipi, fanno con trasporto e semplicità quello in cui credono possa cambiare, a partire dall’uscio di casa, questo Paese. A proposito, chi fosse interessato può contattare Eddy su Facebook: “Forza Napoli”.

Emission zero: un grosso scivolone

8 Feb

Mi ero rammaricato nel precedente post di non aver scaricato subito  la neve dai pannelli.

In effetti un pochino con il sole si sono liberati ma per qualche meccanismo a me sconosciuto la loro produzione è stata negli scorsi giorni di gran lunga meno che proporzionale alla superficie dei panneli libera dalla neve.

Un danno economico per l’azienda elettrica “Casa dei Nelli” che ho potuto quantificare in circa 5 euro al giorno!

Oggi con una temperatura meno rigida del solito mi ero deciso a tentare l’impresa, di liberare i pannelli fotovoltaici dalla neve che li ricopriva, ma arrivato a casa ho constatato che con il temporaneo disgelo avevano fatto da soli. La neve si è scaricata di schianto prendendo uno slancio tale da proiettarsi lontana 3/4 metri dal profilo delle grondaie.

Ne ha fatto un pochino le spese un vecchio melo che sta davanti a casa, innestato con quattro varietà diverse di frutti, in  particolare gli ultimi innesti che avevo fatto solo un paio d’anni fa non hanno retto l’urto della slavina. Per fortuna gli innesti, della vecchia varietà “Abbondanza”, non si sono strappati (scosciati in termine tecnico) ma solamente rotti dopo il punto d’inserimento, potranno quindi rivegetare.

Erano circa le 13 e 30 quando il tetto si è scaricato, l’evento è stato catturato dal dispositivo che monitora la produzione che ha registrato immediatamente un picco, eccolo:

Aqualung: acquaponica in condizioni estreme

4 Feb

Mi stavo già preparando a passare dalla “sperimentazione pura” (un metro quadrato di growbed per vedere come riuscivano le coltivazioni e come se la cavavano pesci e batteri) alla seconda fase, quella della “sperimentazione applicata” (aumento dei pesci nella vasca e graduale estensione dagli 8 ai 12 metri quadrati dei growbed) quando le temperature si mettono a scendere in picchiata.

Ora siamo “fissi” sotto lo zero ma si prevede scendano ancora.

Sotto il tunnel le verdure pare stiano bene, i finocchi, che non uso a scopo alimentare perchè li devono filtrare l’acqua fino al prossimo trapianto delle fragole, sono diventati grossi come pompelmi e, almeno fino ad ora, non sono gelati.

Il vero problema è la notte quando il Sole non scalda il tunnel all’interno. Per evitare il congelamento dell’acqua delle trote, potrà sembrare strano, non tanto per i pesci che si possono sostituire in un attimo, quanto per i batteri che ci impiegano dalle 4 alle 6 settimane per ricolonizzare il circuito, ho inserito una resistenza per acquari da 150 W.

E’ una soluzione di emergenza, non mi piace buttar via energia, ma pare che funzioni, almeno per ora.

Tutto è un po’ precario, ma se la mia acquaponica sperimentale supera queste condizioni estreme, non ni potrà far più paura nulla, non mi ferma più nessuno.

Vi terrò informati. Stay tuned!

AGGIORNAMENTO SABATO 4 FEBBRAIO

Il freddo di stanotte ha morso duro le tenere foglie dei finocchi ne hanno risentito, non così le fragole, alcune solo pronte per fiorire, altre avevano già allegato.

L’acquaponica non è la sola tecnologia verde messa a dura prova dai rigori del “Generale Inverno”. Mi sono dimenticato di levare la neve subito dopo che era caduta ed ora eccoli qua i miei pannelli

Il fotovoltaico così coperto sta producendo 12 watt, non ci ricarico neanche il telefonino!! Ho provato ad intervenire con un getto d’acqua a pressione ma senza risultati apprezzabili. Non mi resta che aspettare il sole e farmi più furbo per la prossima volta.

IL LUSI: di aver pensato di abolire con un referendum il finanziamento pubblico ai partiti

2 Feb

Era il 1993, si era schierato a favore il 90,30 % dei voti espressi, ci eravamo illusi di abrogare con un referendum l’odioso finanziamento pubblico ai partiti.

Un anno prima, a seguito di “Tangentopoli” ci eravamo illusi  di poterci sbarazzare di un modo marcio di fare politica.

Sono passati quasi vent’anni, per me e Rossana tutta la gioventù per le nostre figlie tutta la vita, oggi il Lusi ha portato indietro l’orologio della storia dei miserabili.

Quousque tandem!

I “signori” come questo sono tanti, a tutti i livelli, non attentano alla vita di un sol uomo come nel caso di Cicerone, hanno già ucciso la politica, ora rischiano di uccidere la democrazia.