Archivio | giugno, 2015

LA VIA DELLA CONVERSIONE …

25 Giu

Questo Papa mi sta simpatico, tra le altre cose ha detto che i cristiani debbono essere costruttori di ponti e non di muri … ho deciso di prenderlo in parola!P1030909 ridP1030911 ridP1030915 ridE, visto che c’eravamo, io e Vince, per un malinteso, ci siamo fatto sfuggire una delle due reti circolari che trattenevano i black bass, che si sono dispersi per il laghetto. P1030916 rid

Alla fine abbiamo deciso di liberarli tutti perchè così chiamiamo Pietro, distraendolo dal suo nuovo mestiere di “pescatore di anime” e con l’elettrostorditore lo rimettiamo a catturare pesci!Pietro

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SHARE ECONOMY

21 Giu

Credo in un’economia della condivisione e quando credo in una cosa la “pratico” (almeno con moderazione) presto dunque spesso i miei attrezzi, anche se con esiti alterni (qualche volta anche senza esiti, nel senso che non tornano più)!

Recentemente ho prestato due attrezzi a due amici, Sergio e Vincenzo, uno snocciolatore per ciliegie e una scala di alluminio, il primo è tornato lustro come se l’avessi appena comperato, il secondo aveva una cordina di sicurezza rotta è tornato addirittura riparato.

In fondo nella share economy bisogna fare esattamente il contrario di come si comportano i commercianti nella “Legge di Gresham”, in cui la moneta buona finisce per scacciare quella cattiva, l’economia dello scambio va praticata solo con “buoni commercianti”. Si diffonderà più lentamente ma in modo sicuro!

P.S. I due amici sono quelli che mi hanno aiutato a costruire la nuova acquaponica, quando si dice scegliere le persone giuste!

Grazie

Serra acquaponica passiva esterno

Serra acquaponica passiva esterno

Serra acquaponica passiva interno

Serra acquaponica passiva interno

FANNULLONI …

18 Giu

assenteismoLa notizia è recente, me ne occupo perchè si è diffusa “sotto casa” ma le cronache sono punteggiate da episodi di questo tipo, “parrebbe”, il condizionale è d’obbligo per non apparire forcaiolo,  (le indagini sono state lunghe dettagliate e corredate da tecnologie ed immagini a sostegno dell’impianto probatorio), che 5 dipendenti della Regione Piemonte, distaccati in un ufficetto periferico situato in una sorta di “paradiso terrestre” per non so far cosa, si assentassero dal loro posto di lavoro per due terzi del tempo. Tanto per darvi un elemento quantitativo “fuitine” dall’ufficio per, mediamente, 24 ore ogni settimana!

Spero vengano subito sospesi, in ogni caso ora inizierà un processo che durerà anni, si arricchirà strada facendo di perizie, rinvii, testimonianze e si chiuderà chissà quando, dopo che i 5 malviventi si saranno ricostruiti una nuova “verginità”, approfittando della nostra memoria da canarino.

Fortunatamente non andranno mai in carcere, del resto la galera, ad onta degli sforzi del nostro Cesare Beccaria, non rieduca nessuno! Si tratta di dipendenti pubblici tutti piuttosto “anzianotti” (del resto la media di età di un pubblico impiego che non assume più nessuno è attorno ai cinquant’anni) che invece del carcere dovrebbero sperimentare la perdita della sicurezza.

Dovrebbero infatti essere privati dello stipendio, immediatamente, ed essere lasciati, come un disoccupato qualsiasi, a ciondolare tra un Centro per l’impiego e un’agenzia di lavoro interinale, a cercare lavoretti a tempo determinato. Dovrebbero consumare il loro patrimonio (peraltro al meno in parte probabilmente illecitamente accumulato) spendendolo di anno in anno, fino ad arrivare alla pensione di vecchiaia che non sarà, inevitabilmente, quella sulla quale avevano contato!

Poi ci si dovrebbe occupare di redistribuire il lavoro che questi 5 facevano, basterebbero, viste le assenza, 2 impiegati, con un risparmio per il contribuiente, oppure si potrebbero collocare al loro posto soggetti “deboli” nel mercato del lavoro, si potrebbero aprire spazi per il collocamento mirato di lavoratori disabili, opportunamente sostenuti nello svolgimento delle loro mansioni quotidiane, tanto per dire loro, una volta tanto, che non sono figli di un Dio minore!

Da ultimo, ma non meno importante, la Regione dovrebbe farsi carico di capire come ciò è potuto succedere, di chi controllava il lavoro dei magnifici 5, di chi sono le responsabilità organizzative, di chi sapeva e ha fatto finta di niente, di quante decine e decine di sacche di inefficienza di questo tipo ci sono nell’organizzazione … ma questa è un’altra storia.

DELEGAZIONE AMERICANA

14 Giu

Ci sarà anche Will Allen nella delegazione americana che Visiterà EXPO con Michelle Obama, la notizia ufficiale è qui. Chi è costui? Vi chiederete, come si è chiesto il Manzoni quasi un paio di secoli orsono iniziando l’ottavo capitolo del romanzo che lo ha reso famoso.

E’ un “Carnera“, non un “Carneade” verrebbe da dire scherzando. E’ infatti un omone di oltre due metri, con un passato da giocatore di basket professionista, è la persona che mi ha avvicinato all’acquaponica, ne ho parlato in un post tanto tempo fa.

Sono curioso di sapere che cosa penserà di questo Luna Park del cibo che abbiamo messo in piedi a due passi da casa.

DISTANZE …

14 Giu

Due notizie che, nello spazio di pochi giorni, provengono dalla medesima galassia di società partecipate da capitale pubblico che si occupano di trasporti e segnano, ancora un volta, le distanze fra il management e i lavoratori.

La prima è di qualche settimana fa, forse ce ne siamo dimenticati, noi italiani siamo famosi per avere la memoria di un canarino, si tratta dell’ arresto di Norberto Achille, presidente di Ferrovie Nord, che usava i soldi della società per profumi, arte, argenteria.

La seconda e dell’altro ieri, riguarda un capotreno e un macchinista aggrediti a colpi di macete perchè avevano chiesto ad una banda di malviventi di mostrare il biglietto.

Quanta distanza c’è tra il comportamento tenuto da persone che lavorano per la stessa nebulosa pubblico-privato che finisce, in un modo o nell’altro, comunque sui conti dello stato di cui i cittadini ne pagano il prezzo.

Quale senso del dovere e della responsabilità che spinge un capotreno di chiedere i biglietti a una gang di “latinos” alla stazione di Villapizzone, ben sapendo, già dalla prima occhiata, che ci avrebbe ricavato solo dei guai? E quale sprezzante senso di superiore impunità spinge il ricco presidente di una società a partecipazione pubblica ad usare il denaro dei cittadini distraendolo a proprio vantaggio? E che sudditanza, che acquiescenza, che vile servilismo soffoca il senso del dovere di tutti coloro che sapevano e non hanno parlato dell’ingordigia del loro “capo”!

E’ racchiusa nella distanza fra  in questi due comportamenti il “cancro” che sta rodendo dall’interno questo Paese, con il corollario che chi dovrebbe curarlo si limita a fare dichiarazioni ad effetto  anzichè mettere amministratori capaci, coraggiosi ed onesti nei posti di comando.

NON PARLATE AL CONDUCENTE …

11 Giu

Recentemente mi è capitato di fare un viaggio in macchina per lavoro con colleghi che non stimo né personalmente né professionalmente. Non si poteva fare diversamente, dunque sono saliti sull’auto aziendale che avevo prenotato per tempo e della quale ero alla guida.

In cuor mio speravo di non trovarli all’appuntamento, chissà, un contrattempo dell’ultimo minuto, un impegno improvviso, un piccolo malessere … avevo deciso che sarei partito senza attendere oltre 5 minuti dopo l’orario fissato!

L’ora concordata era molto in anticipo rispetto al normale orario d’ufficio, arrivo ancor prima perchè avevo delle cose da fare, un paio di lavori da distribuire ai colleghi e li trovo già lì, impettiti sulla porta che colloquiano fittamente tra loro; smetto immediatamente di coccolare la mia segreta speranza!

Li incrocio, saluto e salgo a fare le mie cose, ero venuto prima in anticipo per queste! Passo dunque al “Piano B”: non avrei fatto inutili chiacchiere formali, parlando del nulla per ragioni di circostanza. Sarei stato in grado di farlo?

All’inizio ero un po’ rigido, schivo un approccio conversazionale su un argomento futile, non so se fosse sul tempo o qualcosa del genere, con solo tre parole: “Non mi interessa”. Sarebbero state le uniche che avrei pronunciato durante le due ore e mezza del viaggio d’andata!

Percorro i primi chilometri, temendo di dover sopportare in silenzio qualche commento sulla guida, sul caldo, sul traffico, su laqualunque, invece nulla, favorito dal fatto che l’ora antelucana non predispone certo alla relazione. Continuo dunque il viaggio con le mie due “salme” per tutta l’autostrada. Non volano mosche e ciondolano teste per un paio d’ore!

Debbo a questo punto aprire una parentesi, chi ha fatto qualche volta un viaggio di lavoro con me sa perfettamente che, sia pure in forme diverse, io uso anche il viaggio per l’attività che svolgo, quasi mai per affrontare i contenuti di routine della professione ma capire, confrontarmi, spiegare, motivare. E’ durante viaggi di lavoro che sono entrato in sintonia con colleghi all’apparenza molto diversi da me, costoro sanno quanta fatica devo aver fatto a serrarmi nel mio silenzio. Vi prego di credere che rinchiudermi deliberatamente nel ruolo di “autista, autistico”, porre scientemente una barriera comunicativia tra me e il microcosmo costretto in un abitacolo, è stata una deliberata scelta di “autodifesa”, le ragioni della quale non intendo rivelare in un blog. Fidatevi!

Torniamo al racconto, cosa fare con la mente in tutto questo tempo? E’ stato uno splendido esercizio, tutto cerebrale, anche se si è costretti in una situazione spiacevole il cervello è libero si spaziare e, passati i primi chilometri di tensione, di volare libero abbeverandosi nelle bisacce dei ricordi. Sono tornato indietro alle gite domenicali con i miei genitori e i miei fratelli, viaggi che ci sembravano interminabili, anche quelli in autostrada a trovare i nonni, potenziali momenti di tensione (eravamo 4 fratelli piccoli) che si stemperavano cantando le canzoni degli alpini. Mio padre, stonatissimo, ma figlio di un colonnello non si tirava indietro, mia mamma invece molto intonata faceva la “seconda voce”; ancora adesso riesce ad intonarla perfettamente nello strano modo di colloquare che abbiamo di ritorno dal centro diurno per l’Alzheimer, l’altra cantante era mia sorella, che anche ora canta in un coro, poi c’ero io.

Potrei cantare qualcosa, per passare il tempo, mi dico ad un certo punto, ma devo farlo solo con il cervello, per non passare dall’etichetta con scritto “strano” quella con scritto “matto”, non che me ne fregasse molto, visto il “pubblico” del momento, ma inutile affrettare i tempi e fornire materiale per chissà quale blog!

“Intono” la pirma canzone, funziona! Le corde vocali vibrano impercettibilmente, le sento solo io, come la comunicazione dei pipistrelli, è efficacissima ma nessuno la sente, almeno apparentemente! Anche il respiro cambia, segue i tempi del canto. Mi viene in mente di quando stupii una collega friulana cantando una canzone nel suo dialetto (lingua, mi corresse subito) la intono, ricodo quello splendido viaggio, quello si con una persona “umanamente ricchissima” con la quale la conversazione fu tutta un tintinnare di idee e di emozioni! La “canto”, quasi tutta, almeno fin dove ricordo le parole!

L’autostrada finisce, ora mi tocca affrontare la città, non conosco il posto dove dobbiamo andare ma sono preparatissimo. Voglio evitare l’inutile cianciare dei consigli! Ho un piccola mappa, “à la moda vègia”, non sbaglio un incrocio, arrivo come se fossi se fossi guidato dal GPS, Un sollievo!

Il ritorno va molto meglio, l’esperenza aiuta! Questa volta niente “canti”, penso a cosa scriverò a mia figlia per la sua imminente laurea, il cervello fa il suo dovere, mi astrae, mi commuovo, l’occhio diventa lucido … certamente la stanchezza!

Arriviamo, mi fermo, sbarco il mio sgangherato equipaggio e pronucio l’unica parola del viaggio a ritroso: “Buonasera”. Un bel risparimo: il 66% periodico, mi candido per i “Piani di razionalizzazione”

E ora un “premio” per chi mi ha seguito fino a questo punto nel racconto:

Trota fredda per cena …

8 Giu

Questo fine settimana “rovente” abbiamo dovuto tirare fuori le trote fario dal “buco” (come lo chiama Pietro), non possono infatti sopportare una temperatura superiore ai 20 gradi.

Ne ho approfittato per calare al centro del laghetto (chiamiamo le cose con il loro nome) due delle tre reti a sacco rotonde che conterranno le diverse tipologie di pesce e mettervi dentro 30 kg di Black Bass, che invece adorano le temperature elevate, perche alimentino l’acquaponica.

rete a sacco

                           rete a sacco

reti a sacco calate nel "buco"

reti a sacco calate nel “buco”

pesca trote rid

Mario e Pietro al lavoro

Le trote abbiamo dovuto “pescarle” con l’elettrostorditore e sacrificarle per la tavola. Durante le operazioni, alle quali avevo invitato anche i miei fratelli con i nipoti, sono passati anche il “Vince” (sempre sia lodato) e Francesca. Anche loro sono tornati a casa con un paio di trote e le hanno trovate ottime.

nipoti pescatori

nipoti pescatori

Sabato mattina grigliata in famiglia (ai fratelli non e satato sufficiente dare le trote, ho dovuto anche cuocerle!) una carne soda, compatta squisitissima! Nonostante ciò il pesce era veramente tanto ed è avanzata una trota intera che abbiamo messo in frigorifero.

Ieri, dopo una giornata torrida, per cena avevamo solo voglia di un’insalata, alla quale abbiamo abbinato, quasi controvoglia, la trota avanzata. Era ancora più buona, così, fredda di firgorifero, una vera sorpresa!

“Insalata acquaponica e fario del buco in Akuadulza” sembra una ricetta che può fare bella mostra di se sul menù di un ristorante sofisticato.