Archivio | novembre, 2013

Chapeau!!

30 Nov

Ici, Imu, Trise con Tari-Tasi e Tuc. Ora Iuc! Il mio collega Maurizio è dirigente presso un comune, in mezzo a questo delirio, che purtroppo non è soltanto questione di acronimi cha commesso un errore. Una piccola differenza sulle cartelle dei nuclei familiari composti da due persone. Purtroppo riemettere nuove cartelle ha comportato una maggior spesa di circa 2000 euro.

Siccome  un solo esempio vale più di mille parole Maurizio ha chiesto che gli fosse addebitata la spesa sopportata dall’Amministrazione.

Maurizio è dirigente, ha uno stipendio dignitoso, ma in un comune di poche migliaia di abitanti la sua remunerazione è ben lontana da quella dei boiardi di stato che governano le amministrazioni centrali o regionali che beneficiano delgi stipendi più alti dell’area OCSE.

Maurizio ha voluto dare un segno, si è voluto assumere una responsabilità, ha insistito per marcare l’esigenza del cambiamento. A me piace pensare che sia un punto fermo su cui fare leva per cambiare il sistema.

Grazie.

Per conoscere il fatto specifico clicca qui

Per una approfondimento sulla centralità del ruolo e dell’autonomia del dirigente pubblico leggi questo contributo

ANTIFURTO PER CARTA IGIENICA

27 Nov

L’amministrazione pubblica presso la quale lavoro è in difficoltà. Stiamo vivendo un periodo difficile e bisogna fare dei sacrifici per far quadrare i conti. Insomma è tempo di “Spending review” anche in periferia.

Non avendo a disposizione un Carlo Cottarelli ci siamo arrangiati un po’ come potevamo scegliendo, credo un approccio “bottom up”, <da bottom (ingl.) = sedere> in altre parole abbiamo cominciato dalla carta igienica!

Ne circola sempre meno dei bagni dell’Ente e talvolta ci sono vere e proprie “interruzioni del servizio”.

Avendo buona memoria, sono tornato indietro al periodo in cui i miei figli erano alle elementari, anche lì mancava la carta igienica e in quel caso le maestre informavano i genitori con un “avviso” sul diario e subito si provvedeva mettendo un rotolo nella cartella. Una solerte bidella teneva il “magazzino” e informava le maestre quando era necessario un nuovo “avviso”.

Mi sono dunque portato la “vergine delle chiappe” da casa ma sono diventato vittima di discriminazioni di genere. Essendo in fatti in netta minoranza ed avendo, in quanto maschio, nella maggior parte dei casi, esigenze quantitative inferiori (in termini di lunghezza per intervento) il mio rotolo, pur senza insguire cuccioli di Golden Retriever o sfidare i condomini attaccato ai palloncini, dura di più.

P1010390Siccome c’è sempre qualcuno che pensa di risolvere i problemi con una scorciatoia (un po’ come il mio vicino di casa che per risparmiarsi la fatica di smaltire le pubblicità fa pulizia nella sua buca delle lettere infilandola nella mia) periodicamente qualcuno s’intrufola furtivamente nel bagno dei maschi (che uso praticamente quasi solo io in modo sistematico) e si frega il rotolo intero!

Non può essere diversamente perchè il rotolo sparisce senza lasciare traccia del “torsolo” di cartone, magari solo dopo un’oretta essere stato iniziato! La situazione è imbarazzante perchè, sebbene ormai mi premuri di controllare sempre se vi sia o meno la carta prima di “iniziare le operazioni”, quando mi accorgo del “furto  destrezza”, tecnicamente credo si chiami così anche se forse con “vigliaccheria” credo sia più indicato, devo rifare la sfilata nel corridoio a beneficio delle colleghe per prendere la “carta di riserva” che tengo nel cassetto della scrivania.

P1010392Ecco dunque perchè ho messo “l’antifurto”,  il rotolo me lo potranno “rubare” ugualmente ma tutti sapranno che è quello il rotolo del gabinetto dell'”amico di Gaber”. Perchè, ovviamente,  il cesso è sempre in fondo a destra!

Raccolta fondi per il “look” del consigliere …

26 Nov

Lancio oggi la sottoscrizione per rifare il “look” al consigliere regionale; la stampa infatti quotidianamente c’informa che questi poveretti hanno bisogno di tutto, a partire da profumi e guardaroba e noi non possiamo rimanere insensibili.

Ma quanto ci costano questi personaggi fondamentali per la “tenuta democratica” e perni del “decentramento”? I conti li ha fatti Roberto Perrotti, Docente Ordinario presso la Bocconi di Milano. Il post completo lo trovate qui sul giornale economico “La Voce.info”.

Noi piemontesi spendiamo ogni anno per ogni consigliere regionale 244.000 (duecentoquarantaquattromila) euro, mentre l’intero Consiglio regionale ci costa 1.028.000 (unmilioneventottomila) euro, rapportato ad ogni consigliere, che sono 60! 14,1 € a testa, inclusi anziani e bambini (dati riferiti al 2012, vedi tabella articolo Perrotti).

Se introducessimo, come si vuole fare per la sanità, il criterio dei “costi standard” allineandoci ai primi della classe potremmo spendere la metà. Per altra gente però, per questi abbiamo già dato. Tutti a casa!!!

DIVERSAMENTE VOLONTARI 2.0

22 Nov

Il volontariato è una risorsa per il nostro Paese, per qualsiasi Paese. Lo sanno bene le popolazioni colpite dalla recente calamità in Sardegna, così come tutti coloro che si trovano per qualche motivo in “difficoltà” più o meno croniche, generate da una società che tende ad amplificare gli squilibri anziché ammortizzarli.

Il volontarito dovrebbe aggiungersi ai servizi minimi (livelli essenziali) di assistenza che sono pagati dalle tasse e, pertanto, dovuti. Dovrebbe completare, arricchire le tutele, non essere l’unica tutela.

I “diversamente volontari” sono invece tutti coloro che “cavalcano l’altruismo” incanalandolo verso l’ottenimento del consenso, sono coloro che “occupano” l’associazionismo, facendosi vedere, elargendo contributi, orientandoli in modo discrezionale approfittando di una posizione, nella politica o nelle fondazioni bancarie (che poi sono la stessa cosa).

I recenti goffi tentativi di difendersi dalle accuse di aver intascato i soldi pubblici nella dotazione dei gruppi consiliari sta facendo emergere un nuovo tipo di “volontari”, o meglio di “diversamente volontari”, quelli 2.0. Cioè coloro che, (gli imputati sostengono disinteressatamente) ricevevano regalie e altre utilità, per fare i volontari per il movimento, come emerge in questo articolo del quotidiano “La Stampa” a proposito del recente scandalo in Regione Piemonte.

Così si danneggia ed infanga quella tensione ”personale, spontanea e gratuita” che anima le persone che veramente decidono di dedicarsi agli altri per fini di solidarieta

Art.2 Legge 266 del 1991: Attività di volontariato

1. Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.

2. L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.

3. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonome e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.

SE NON PUOI CONVINCERLI … CONFONDILI

20 Nov

Sul giornale economico on line la voce.info un’analisi sui costi della politica di Roberto Perrotti fa le pulci cui costi della Camera, dimostrando che, diversamente dalle dichiarazioni di facciata, le spese nel 2013 sono aumentate anziché diminuire.

La replica scomposta da parte  dell’on. Paolo Fontanelli, questore della Camera e dell’ufficio stampa di Montecitorio, non si è fatta attendere ma Perrotti ribatte punto per punto. La querelle specifica la potete trovare seguendo i link che vi ho indicato, a me interessa invece analizzare la tecnica del “nero di seppia”.

Quando i compiti, le responsabilità, i documenti, i conti, non sono chiari chi è abituato a “pescare nel torbido” (“pestare” direbbe un politico locale che va per la maggiore) ha buon gioco a confondere le acque. Esiste tutta un’area grigia, nella quale non penetrano i controlli o questi sono affidati a organismi “ammaestrati”, in cui il principio di “dover rendere conto” (del proprio operato, delle proprie spese, della propria moralità) è largamente eluso e difficilmente potranno squarciare il velo norme complesse, calate dall’alto indistintamente ad ogni livello di governo, applicate in modo ragioneristico per “mero adempimento”.

Di esempi ne potrei fare moltissimi, mi limito ad uno di strettissima attualità, i rimborsi spese ai gruppi politici di pressoché tutte le regioni (16 Regioni su 20 sono finite, una dietro l’altra, nel mirino della magistratura), erogati “sulla fiducia” con “pezze giustificative” quantomeno fantasiose e mai controllate, che hanno fatto fioccare inchieste per peculato, truffa e concussione. Complessivamente si tratta di un fiume di denaro, 47 milioni di euro secondo “Repubblica”, che hanno alimentato questa gestione “allegra”. Nell’elenco degli acquisti effettuati negli anni passati col denaro di rappresentanza, infatti, è finito davvero di tutto: dai profumi alle penne d’oro, dalla lap dance alle pecore, passando per il buffet a base di cornetti, paste secche e latte di mandorla offerto, dopo un funerale, ai parenti del caro estinto. Ma c’è stato perfino chi ha usato quei soldi per saldare la propria tassa sui rifiuti (sempre secondo”Repubblica”).

Anche la Regione Piemonte è finita nello scandalo, qui lo “scontrino selvaggio” ha visto il rimborso, inserite in note spesa a fine mese dai vari consiglieri, di cene al ristorante, viaggi, hotel, borse griffate, lingerie, tv, tagliaerba ed elettrodomestici e persino calze e mutande, il solarium e la colf!

Si passa adesso alla fase del “rinvio a giudizio”, indiscrezioni di stampa lo prefigurano a carico di 40 consiglieri sui 56 indagati, ora nel processo si tenterà l’ennesima operazione “inchiostro di seppia” perchè, se non si riscirà a “convincere” i giudici si proverà quantomento a confoderli cercando di ricondurre, con motivazioni fabbricate a posteriori, quelle spese a motivi “istituzionali” (o quantomeno istituzionabili).

Tutto ciò non sarebbe stato possibile se ci fosse stato , il sistema di controllo come quello previsto in Gran Bretagna nel quale i rimborsi devono essere tutti documentati. Il sistema è semplice e trasparente: il sito dell’ Independent Parliamentary Standard Authority  ha una pagina che dà accesso a ogni  singola ricevuta per ogni singola spesa di ogni singolo parlamentare: se applicata alle nostre regioni, questo sistema avrebbe evitato molti scandali.

RACCOMANDATE IN SUCCESSIONE: un caso di stalking notarile internazionale

9 Nov

notaiSapendo che da un po’ di tempo a questa parte gli uffici postali sono per me fonte d’ispirazione, i notai mi stanno mandato raccomandate a raffica!

Gli “stalker notarili” hanno la loro base operativa all’estero, in Svizzera e precisamente nel Canton Ticino. Prima ce n’era uno solo, i più affezionati lettori del blog se lo ricorderanno, il dottor Hans Hochstrasser, ne avevo parlato in questo post, che ha avuto una coda tragicomica, ora si è aggiunto anche il notaio Fabrizio Ottaviani, con studio in Lugano.

Il motivo è sempre lo stesso l’eradità dell cugina di mia nonna, l’esito finale, per quanto mi riguarda non muta: “Non c’è trippa per gatti” (secondo un gergale notarile in voga a sud del Tevere) ma cambia il beneficiario, non più l’istituto Don Orione come indicato in un testamento del 1986 ma, dopo ampio rimuginamento durato vent’anni (e poi dicono che in pensione ci si annoia), lontani parenti che hanno avuto la lungimiranza di rimanere, ai primi del novecento, “dall’altra parte della ramina”.

L’occasione è stata comunque propizia per coltivare il passatempo preferito dalla mia famiglia di questi tempi: la frequentazione degli uffici postali. Questa volta è stato il turno di “Rossana” che aveva ben tre documenti da ritirare che, terminata la diaspora delle poste periferiche,  erano stati tutti “ricondotti ad unità” nel medesimo ufficetto a cento metri da casa nostra.

Ricapitolando: giacevano, in ostaggio di “Poste Italiane S.p.A.”, due raccomandate internazionali (gli “stalker” rossocrociati), una raccomandata ministeriale con la patente di mia figlia ricondotta dall’ufficio “B” all’ufficio “A”. Per tutte avevamo  l’avviso che era stato lasciato dal portalettere, nel caso della patente l’avviso era già stato a suo tempo compilato con la delega di mia figlia nei miei confronti affinchè io ritirassi il documento nell’altro ufficio postale.

  •  Rossana si presentanell’ufficio “A” ed esibisce gli avvisi.
  • L”impiegato le contesta che la delega di uno di questi era stata rilasciata a nome di “Cirano” e non di “Rossana” e che dunque lei non avrebbe potuto ritirare il documento.
  • Obietta la “fanciulla” che l’ufficio indicato sul tagliandino originariamente era “B” e non “A” e che lei si trovava lì perchè “B” non aveva la raccomandata dunque l’errore all’origine era delle poste.
  • Riprende l’impiegato (che qualche giorno addietro aveva avuto modo dire a “Rossana” di essere stato compagno di scuola di “Cirano” e, quindi,  la situazione familiare non doveva essergli del tutto estranea) dicendo che la titolare della raccomandata avrebbe dovuto produrre una nuova delega nei confronti, questa volta, di “Rossana”.
  • La parola torna di nuovo a “Rossana” che, prima di replicare, tira un bel sospiro. Pensa che “Sarmi” non sia l’amministratore delegato di “Poste Italiane”, un tizio che prende un bonus annuo di milioni di euro ma la voce di un verbo con inflessione romanesca: “S’armi de pazienza, signora”! Quindi giù a spiegare che la figlia è via per motivi di studio, che sarebbe tornata solo dopo qualche settimana, che non voleva pagare la giacenza per colpa di un errore delle poste …

Alla fine l’impiegato molla la presa (e le relative raccomandate) ma lo fa con l’atteggiamento di chi “chiude un occhio, fa un favore” mettendo la vittima di un disservizio nella condizione di dover pure “ringraziare”. Comunque, talmente preso nella parte di dover chiudere un occhio, il nostro mini burocrate da sportello si stava persino dimenticando di consegnare un documento a “Rossana”; pensando infatti che la raccomandata del notaio svizzero fosse una sola, rispetto alla quale il postino aveva lasciato due avvisi, stava consegnando solo una busta. Invece, purtroppo,  erano proprio due, giusto per giustificare il titolo del post!

FINE DELLA “TRILOGIA DELLE POSTE” DALLA PROSSIMA SI PARLA D’ALTRO!

IN 1/2 ORA: (ancora un post sulle poste per dire che nulla è a posto)

7 Nov

E’ un periodo che non riesco a liberarmi dall’incubo delle poste, ecco cosa mi è successo ieri.

Dovevo spedire un plico pesante di documenti, l’ufficio spedizioni della mia amministrazione accetta raccomandate solo fino al peso di 2 kg e avrei dovuto fare 5 plichi, impensabile! Il corriere espresso sta ancora aspettando dei pagamenti, dunque non passa fino a quando non verrà saldato.  Non mi rimane che  recarmi presso un piccolo uffico distante un paio di km, chiedere di fare un “Paccocelere 1”, pagare di tasca mia e chiedere il rimborso.

Devo andare personalmente però, perchè mandare un mio collaboratore, prenotare l’auto di servizio, compilare i modelli “all’uopo predisposti”, tanto per il prelievo del mezzo quanto per la restituzione, compilare il permesso di servizio, ecc … è un’impegno degno di miglior causa. Faccio prima ad andare con la mia auto senza dover chiedere nulla a nessuno.

In un attimo sono all’ufficetto, davanti a me ci sono tre persone, “Bene farò in un attimo” dico fra me e me (temevo l’incubo “Pensioni”).

L’impiegato è un signore anziano, imperturbabile, si vede che ha poca dimestichezza con le pratiche d’uffico, mi sono fatto l’idea che fosse un vecchio postino che per ragioni di saute non può più passare di casa in casa coi i pesanti plichi della corrispondenza (ma questa è una mia idea non suffragata da alcun elemento documentale).

Un pensionato però c’è, quando arrivo io è il primo della fila, ritirerà circa 800 € che vengono contati quattro volte dall’impiegato, quando li tira fuori dal cassetto, quando li mette in ordine allineando tutte le banconote per lo stesso verso, ad operazione di “riordino” ultimata e nel momento della consegna dei biglietti di banca al cliente.  Benchè l’omino fosse canuto e con ampi baffi mi sembrava di vedere nei suoi gesti ampi e lenti la soddisfazione di un bambino mentre riordina le  figurine!

Prima che venga servito il secondo cliente (mai come in questo caso il termine adatto sarebbe “paziente”) mi inserisco e chiedo cortesemente un modello per la spedizione perchè, nonostante su un bancone facesse bella mostra di se un cartello con la scritta “MODULISTICA”, di moduli neanche l’ombra!

Il secondo cliente è un signora anziana, chiede se c’è “il Paolo”, che immagino sia l’impiegato abituale, alla risposta negativa, nonostante vi fosse il rimpiazzo (per capire meglio questa figura dovreste aver visto il film “L’intrepido” interpretato da Antonio Albanese) chiede consiglio su due prodotti postali nei quali investire diecimila euro. L’omino di “prodotti postali” non ne sa nulla, lo confessa condidamente alla signora che continua a chiedere ostinatamente consigli; l’omino le suggerisce di tornare il giorno dopo, quando ci sarebbe stato “il Paolo”, ma le signora continua a chiedere informazioni al rimpiazzo, sebbene per lei sia un perfetto sconosciuto. Alla fine se ne fa una ragione e si allontana con i suoi incartamenti.

Il terzo “paziente”, ormai non è possibile chiamarlo diversamente, è un lavoratore manuale, forse un artigiano, certamente in tenuta da lavoro, deve fare un versamento sul suo conto di famiglia, consegna le banconote ma la procedura s’inceppa. “Ha cambiato la carta d’identità?” gli fa l’impegato di rimpiazzo, “L’ho solo rinnovata” dice il paziente cliente, mostrando il timbro sul retro consentito da un recente normativa sulla semplificazione. “Devo fare l’aggiornamento” sentenzia il rimpiazzo e inizia a mulinare le dita sulla tastiera senza produrre risultati apprezzabili per almeno cinque minuti. Intanto iniziano i primi sorrisi di complicità tra il “pubblico di tifosi” via via entrati ad affollare quello stanzino 3 X 2 con all’esterno il caratteristico cartello giallo, nel quale non penso sia un caso se non sia mai scomparsa, nell’era della multimedialità, la “T” di “Telegrafo”!

Ancora un po’ di armeggiare sulla tastiera e poi, come un colpo di teatro, la domanda che il maturo impiegato rivolge al suo pubblico: “Il codice di avviamento postale di …” (segue il nome della piccola frazioncina in cui ci trovavamo in quel momento!) E’ stato in quell’istante che l’ambivalenza dei sentimenti dell’uditorio, in bilico fra nervosismo e ilarità, gira a favore di quest’ultima. Non ci vuole ancora molto per venire a capo della faccenda: il conto dell’artigiano era cointestato e anche la moglie aveva la carta d’identità scaduta, sarebbe dovuta passare a completare “l’aggiornamento dei dati nel sistema informatico”.

Giunge finalmente il mio turno, sono preparatissimo, avrei potuto anche arabescarlo il modulo per la spedizione, va tutto bene. L’impiegato gira un manovella e, come fosse un ponte levatoio medioevale, si apre una porta di una specie di “camera di decompressione” che permette il passaggio degli oggetti senza che l’addetto (titolare o rimpiazzo che sia) entri in contatto con il pubblico.

Lo spazio dietro il bancone è ancor più esiguo di quello riservato al pubblico, il rimpiazzo impiegatizio fatica ad appoggiare il pacco sulla bilancia e poi inizia ad armeggiare; non mi rendo conto subito che cosa stia facendo, ma poi arriva la domanda: “Sa quanto pesa?” evidentemente non funzionava la bilancia! “Non ne ho la minima idea“, rispondo, ma pur di concludere l’operazione sarei stato disponibile a pagare per il massimo del peso consentito. Alla fine si trova la presa giusta e la bilancia elettronica si mette a segnare 9,610 kg. Tiro un sospiro di sollievo, pago 15,90 €, e, dopo trenta minuti, ritiro l’ambito “premio” della ricevuta e me ne torno a lavorare.

Grazie Sarmi di aver fatto “volare” le poste!