Archive | febbraio, 2011

Ipersonaggi dell’almanacco di Topolànek: Minni Minetti.

28 Feb

E’ la “topa”principale dell’almanacco di Topolànek, da lei dipendono legioni di ragazze in costumino succinto che ai affannano per i favori di zio Paperone.

Inizia la sua carriera come soubrette nello spettacolo, come sua nonna, Minni Minoprio ma, sembra incredibile, ben presto i gonnellini succinti di colorado caffé le stanno stretti. Si laurea allora “con il massimo dei voti, 110 e lode, pagandosi gli studi lavorando” e, favorita dal fatto di essere  “di madrelingua inglese ” di dedica alla professioni di igienista dentale. Come ci ha spiegato zio Paperone intervenendo reventemente da Gad Lerner:

Come igienista dentale però non riesce ad avere successo, interviene in soccorso di zio Paperone in occasione di un suo incidente con il Duomo di Milano ma ben presto non riesce più a distinguere le sue gote “alla zuava” dal suo “culo flaccido”. In termine tecnico questo è un disturbo chiamato “NSU Prinz” (l’unica macchina che aveva il muso uguale al “culo”) zio Paperone dunque, prima che “Minni” inizi a proporgli le supposte per via orale ,  le trova un posto in consiglio regionale(9.000 € netti al mese pagati dal contribuente).

Qui zio Paperone ha modo di apprezzarla per la qualità del suo lavoro (altrove per i suoi “lavoretti”) come sostiene convintamente nell’intervento a “L’infedele” di Lerner. Meno convinta dei criteri meritocratici seguiti da Zio Paperone nella scelta dei suoi collaboratori politici è la stampa internazionale costituita perlaltro da “biechi comunisti”, come questi spagnoli:

La notizia non è fresca … il pesce si!

25 Feb

Se fossimo dalla Gabanelli questo post avrebbe per titolo “Good News”. Perchè fa notizia quando le donne si uniscono in “cooperativa” per intrattenersi con un vecchio dal “culo flaccido”.  Allora i giornali ci danno dentro a parlare di minorenni e di bunga bunga.

Nessuno si occupa di loro quando si organizzano tra loro per fare un mestiere “da uomini” come quello del pescatore, quando rosicchiano un altro pezzettino di spazio in quei territori che prima erano di esclusivo appannaggio maschile. Generalizzare tuttavia non è mai bene, ci sono uomini che sentono questa “conquista” anche come un “loro” conquista. Sto parlando Giuseppe Maffei, il Presidente della storica cooperativa di pescatori “Maestrale” di Marina di Carrara.

Non conosco personalmente Giuseppe ma me lo immagino lo scorso novembre presentare, anche come un proprio successo il nuovo equipaggio tutto femminile,  di un peschereccio della “sua” cooperativa a “Mondo Pesca”.

Un equipaggio veramente speciale quello del peschereccio “Maremi II”, ultimo arrivato nella coop. “Maestrale”, costituito da cinque donne: tre italiane, una bulgara e una colombiana, un equipaggio che ci racconta, di un “Paese reale” diverso da quello che ci presentano i media. (sono talmente inadeguati che l’agenzia ANSA non è neppure riuscita a titolare correttamente la notizia, guardate il sottotitolo!)

Dicevo che la notizia non è freschissima (risale allo scorso mese di novembre) il pesce invece si, perchè con un gruppo di amici riuniti nel GASteropoda lepontino acquistiamo già da qualche tempo il pesce della coop “Maestrale”, lo facciamo conservato in vasetti, lavorato dalla coop “Bio e Mare” e abbiamo per la prima volta fatto il tentativo di provare il pesce fresco.

Settimana scorsa mi telefona Rady, all’anagrafe Radoslava Petrova e mi dice che avevano un consegna da fare a Milano e che, se volevo, sarebbero venuti a portarmi il pesce direttamente “a casa”. Detto fatto, mercoledì scorso si presenta ne lmio ufficio a mezza mattinata Mizio, il figlio del Presidente con i vasetti della “Bio e Mare” e un contenitore atermico con il pesce.

Mizio mi dice che il pesce è stato pescato quella stessa notte, portato a riva e sfilettato, alle 5 è partito per Milano alle 11 era nel frigorifero del mio ufficio, alle 20 nella padella di casa mia. Pochi minuti dopo lo assaporo per la cena. Riconosco i filetti di sugarello, buonissimi, il giorno dopo viene il turno del polpo di scoglio in compagnia delle patate e quindi delle seppie, in umido con i piselli.

Mizio mi racconta che il pesce della coop Maestrale che non viene venduto il giorno stesso, sul molo o nella pescheria, viene cucinato e invasettato per fare sughi e altri prodotti nel laboratorio della coop “Bio e Mare”. Ora stanno lavorando per allargare la pescheria-laboratorio, con annesso ristorante e attrezzarsi per preparare anche piatti pronti, per chi il pesce non sa, non ha il tempo o non vuole cucinare il pesce.

Non faccio mai gli auguri per l’otto marzo, credo non ci sia nulla da festeggiare, un giorno all’anno, in una sociatà ancora profondamente maschilista ma un augurio all’equipaggio della “Maremi II” ritengo vada proprio fatto!

 

Nota per gli amici che mi conoscono: fatemi sapere se siete interessati ad essere inseriti nel gruppo per l’acquisto del pesce fresco prendendo l’impegno preciso di venire a ritirarlo il giorno stesso del suo arrivo!

Le due mani del “Satiro di Arcore”

21 Feb

Le due mani del Satiro di Arcore sono sempre impegnate, sempre al lavoro. La sera “trafficano” attorno alla “fortuna delle donne” (l’espressione non è mia ma di Piero Ostellino, editorialista de “Il corriere della sera”). Mentre di giorno, robuste come quelle di un free climber stanno attaccate al potere.

Invece nel paese che ci precede nella classifica della vergogna della corruzione percepita hanno ancora molto da imparare. Sto parlando del Ruanda, che occupa il 66 posto di questa classifica elaborata dall’associazione Transparency International. Da quelle parti  un suo epigone africano, il ministro dello sport e della gioventù Joseph Habineza è stato pizzicato mentre allungava le mani sulla “fortuna” di alcune ragazze locali. Chissà se è perchè erano finite le nipoti di Mubarak o perchè il Runada non vuole scivolare nella classifica della vergogna al di sotto dell’Italia, sta di fatto che il ministro africano, dopo aver ammesso che “immagini del genere non sono adatte ad un Ministro” ha dato le dimissioni.

Da noi il Presidente del Consiglio con le mani che gli rimangono libere (vi prego di prestare attenzione alla foto qui sopra per vedere dove ha posato le mani un vecchio di 75 anni) si aggrappa al potere con tutte le sue forze perchè solo rimanendovi saldamente attaccato può sperare di sottrarsi al giudizio.  Per far questo dopo aver comprato donne,  “compra” parlamenteari, compra silenzi, preannuncia leggi contro le intercettazioni, contro i processi, minaccia riforme costituzionali contro la magistratura ecc… Chissà sove finiremo, continuando di questo passo nel prossimo rapporto di Transparency International!

Per fortuna che ci sono altri vecchi, anche ai festiva nazional-popolari

Cirano o’ puritano! 🙂

Fuochino, fuochino … ACQUA!

17 Feb

Ve lo ricordate il giochino che facevamo da bambini? In questo “mondo alla rovescia” in cui i favori prevalgono sui diritti, la compiacenza prevale sul merito, la furbizia l’ha vinta sull’onestà, anche i giochi bisogna farli al contrario … e qualche volta riescono bene!

Metti il caso dei referendum sull’acqua pubblica, ora che la Corte Costituzionale li ha dichiarati ammissibili sarebbe un peccato che solo per la “pigrizia” del popolo bue non si raggiungesse il quorum per la validità del referendum.

E’ già successo altre volte, tant’è che chi è contrario ad un referendum abrogativo ormai non fa neppure più campagna per far votare no, suggerisce di andare a fare una scampagnata fuori città! Insinua nella gente l’inutilità di un istituto di partecipazione democratica. Ma la democrazia è come i muscoli (o il cervello), se non li usi si atrofizzano!

Qualcuno demagogicamente sostiene che i referendum sono uno spreco di risorse, forse è pur vero visto che nel 1987 gli italiani con ben tre referendum si pronunciarono contro il nucleare (pur non chiedendo esplicitamente la chiusura delle centrali aperte, che però di lì a poco vennero chiuse) e ora il Governo ha lanciato un nuovo programma nucleare scavalcando perfino le Regioni.

Tuttavia c’è un modo per contenere le spese per i referendum, accorparli on le elezioni amministrative che si terranno la prossima primavera. Dunque se vuoi rompere gli schemi ed offrire un chance in più ai quesiti referendari firma per accorparli alle elezioni amministrative.

In particolare se vuoi accorpare la data dei referendum a favore dell’acqua pubblica alle prossime elezioni amministrative FIRMA QUI.

Fuochino, fuochino … ACQUA, PUBBLICA, S’INTENDE.

 

C’era anche Cirano

14 Feb

Ebbene c’ero anch’io ieri a Milano con un gruppo di amici a protestare con Rossana contro il “Satiro di Arcore”. In realtà son stato in imbarazzo fino all’ultimo, si capisce essere tacciato di “puritanesimo” da Giuliano Ferrara e dai suoi riuniti “Dal Verme” (ora anche i teatri hanno un nome evocativo) mi ha fatto stare in dubbio sulla necessità di schierarmi dalla parte delle donne.

E’ stata una bellissima giornata, per la verità ce la siamo presa comoda, ospiti di Andrea a Pamela che abitano lì a due passi. Ho incontrato, sembra incredibile fra migliaia di persone, anche altre persone che con conoscevo nella piazza gremita.

Anche Beppe, compagno di palla a spicchi della “Over 40” era dei nostri, l’ho scoperto dopo, quando ho ricevuto la sua foto “arrampicato” come un ragazzino sul monumento di Garibaldi. Grazie a tutte le amiche e gli amici di Milano e delle altre città d’Italia

A Rossana, alle donne di Piazza Castello, ma anche a Elena e ad Alice, le mie “ragazze del terzo millennio” dedico questo pezzo di Diego Cugia

DENOMINAZIONI D’ORIGINE

10 Feb

Dicesi inflazione monetaria, quel fenomeno per cui, per diverse ragioni, a fronte di una forte emissione di carta moneta, il potere d’acquisto (valore) del biglietto si ridice significativamente.

Un esempio a noi abbastanza vicino di inflazione, nel quale la moneta di carta perse quasi completamente valore e quello della Germania durante la Repubblica di Weimar (1919 – 1933), in quel periodo l’inflazione raggiunse livelli inimmaginabili (iperinflazione) basti pensare che i francobolli vennero a costare miliardi di marchi e per comprare un uovo occorreva un volume veramente notevole di carta moneta.

Un fenomeno non monetario di inflazione, relativamente recente è quello delle “denominazioni d’origine”. Io ricordo fin da bambino che c’era una distinzione tra il “vino da tavola” e il vino “D.O.C.” e che, anche per questo, il secondo era più “prezioso” (e più caro).  I vini “D.O.C.” vennero poi accompagnati dai vini “D.O.C.G”, nei quali la denominazione non solo era controllata ma diventava “garantita”. In campo vitivinicolo l’inflazione più che sui marchi di tutela si è sfogata sulla quantità di vini che hanno raggiunto, non si sa bene a seguito di quali controlli e garanzie, l’agognata “denominazione”. Sta di fatto che l’elenco dei vini D.O.C. nel nostro Paese è ormai lunghissimo. Si è pertanto sentita l’esigenza di cancellare la differenza fra D.O.C. e D.O.C.G. e riportare tutti i vini all’unica denominazione di D.O.P. come per le altre produzioni agroalimentari.

Ma le certificazioni d’origine non si fermano qui, a livello europeo ce ne sono tre,  e una sta per nascere. Oltre alla D.O.P., che prevede che tanto la materia prima quanto il metodo di produzione siano originari di un determinato territorio, ci sono la I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta) nella quale solo dei due fattori deve avere radici sul territorio, ad esempio la Bresaola della Valtellina è prodotta in zona d’origine, con un metodo tradizionale locale ma con carne in gran parte d’importazione. Vi è quindi la S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita) per ottenere la quale è necessario che i prodotti agricoli e alimentari che abbiano una “specificità” legata al metodo di produzione o alla composizione legata alla tradizione di una zona, ma che non vengano prodotti necessariamente solo in tale zona. Recenti figlie della fantasia etichettatoria dell’Unione sono le I.G., riservate alle “Bevande spiritose” (ovviamente niente a che vedere con le sostanze utilizzate per stimolare barzellette sconce nelle riunioni tra veline e presidenti del consiglio).

A questo punto l’inflazione denominatoria lascia spazio all’italica fantasia. Tutte le Regioni si sono sbizzarrite nel compilare elenchi di P.A.T. “Prodotti  Agricoli Tradizionali” da inviare al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ecco qui i 366 del Piemonte) ma il record lo detiene la Toscana con 456.

Poi sempre più giù in questo “federalismo delle balle” a “certificare” denominazioni d’origine perfino “comunali” che facciano apparire sui giornali qualche sindaco o assessore a fare la coda del pavone. Nascono allora le De.Co. figlie anche loro di una devolution nata dalla modifica del titolo V della Costituzione, votata a stretta maggioranza sul filo di lana di una legislatura morente e che oggi tutti tendono a ripudiare.  Ora dunque anche i comunelli, avendo la possibilità d’intervenire in materia agricola, scimmiottandosi fra loro, introducono denominazioni comunali prive di garanzie e di controlli sui rispetti dei disciplinari di produzione (ammesso che questi vi siano). Avanti dunque con “L’asparago rosa di Mezzago“, la “pesca limonina” di Comune d’Asti, la “Patata di Cesiomaggiore” …  Chi è delle mie parti può leggere le ultime boutades su “Eco risveglio” del 3 febbraio.

Io e Rossana siamo appassionati di frutteto, orto e di conserve casalinghe, pensavamo di lanciare anche noi un nostra denominazione “De.Ca’”, con un tocco di dialetto che ci attirerebbe le simpatie federaliste che oggi vanno per la maggiore.

Potrei consigliare anche all’amico Gigi, che fa il pasticcere e che a Capodanno ci ha deliziato facendoci provare la sua “Meringata alla cannella”, di crearsi una propria denominazione d’origine, suggerirei “De.Gi.”, in fondo lui si che è un artista!

 

QUARESIMA

6 Feb

Nel titolo del post non ho sbagliato a scrivere il nome di un ex giocatore dell’Inter, non ho neppure imboccato la via mistica come Paolo Brosio e neanche sbagliato calendario, so benissimo che quest’anno la Pasqua è alta e che Carnevale deve ancora arrivare e che solo dopo inizierà il periodo quaresimale.

Scrivo questo post per ragioni strettamente personali. E’ un po’ che ci pensavo ma è venuto il momento di farlo. Qualche sera fa io e il mio amico ed “eterno rivale” del basket  “George”, durante una pausa dell’allenamento abbiamo giocato uno contro uno, eravamo “ridicoli”, lenti impacciati, dopo un quarto d’ora, sfiniti, abbiamo deciso consensualmente che era arrivato il momento di smetterla. Certo l’età avanza ma la forma fisica di questo periodo non aiuta …

E’ stato allora che ho deciso di “pesarmi”, per chi non lo sapesse, da giocatore di basket (ormai ex ma chi accarezza ancora la palla a spicchi non smette mai di essere un giocatore) ho sempre avuto un modo del tutto particolare di pesarmi: salto e tocco l’anello del canestro posto all’altezza di 3,05. Ebbene ieri sera non sono riuscito a toccarlo!

Non sono un “gigante”, ho sempre giocato guardia-play, ma in piena attività agonistica riuscivo ad arrivare al “ferro” (così si chiama in gergo) con il polso, poi metà mano, poi le falangi, ultimamente sfioravo con il dito medio, ma l’altra sera proprio nulla!

Ho deciso dunque di entrare in un periodo di “antipatia salutista” e, su consiglio di Rossana, lo farò iniziare con il periodo quaresimale (mi viene il sospetto che non voglia avere a che fare con un orso in settimana bianca). Tutti avvisati allora, niente inviti a cena, al massimo si può andare al cinema, meglio se a fare una passeggiata, anche se “due tiri” sarebbero l’ideale. Nulla di personale, evidentemente, ma solo ragioni “terapeutiche”.

Siccome detesto correre in giro come un “cretino” da solo sto seriamente pensando di comperarmi un iPod nel quale scaricarmi degli audio libri, si accettano consigli!