Archivio | novembre, 2009

P.I.L. e Amministrazione Pubblica

30 Nov

C’era una volta, poco tempo fa, anzi c’è ancora, un tizio vestito da manager, sempre con una bella giacca ed un ancor più bella cravatta, che sia era messo in testa di aumentare la produttività della Pubblica Amministrazione e per far questo, da grande stratega, aveva deciso, di punto in bianco, di “cambiare tutto” a prescindere dalla circostanza che l’organizzazione sulla quale andava a mettere le mani funzionasse o meno.

Il tizio aveva letto in un libro di economia che il PIL (Prodotto Interno Lordo), cioè l’insieme della ricchezza prodotta e scambiata nel suo Paese, era dato dalla somma dei prezzi pagati per l’acquisto di beni e servizi dedotti i costi intermedi, ma non solo, che alla crescita del PIL contribuivano anche “beni e servizi” prodotti dalla Pubblica Amministrazione che, poichè spesso non erano beni scambiati sul mercato, venivano conteggiati al costo di produzione.

L’idea del nostro stratega era dunque semplice: rendere ancor più inefficiente  Pubblica Amministrazione per alzare i costo dei beni e servizi da essa prodotta e per questa via il PIL! La strategia del nostro “campione” portava con sé un altro evidente vantaggio secondario: una volta reso ancor più inefficiente il pubblico si sarebbe potuto meglio elogiare i miracoli del privato, un piano perfetto!

Certo c’era una via più diretta, per esempio liberalizzare la vendita delle armi per una difesa “fai da te” dagli stranieri. La via diretta avrebbe fatto schizzare in alto la spinta la PIL da parte di armerie e fabbriche di munizioni, ma una volta che ci si fosse preso gusto anche gli ospedali e le cliniche private avrebbero lavorato a pieno regime e poi l’industria metalmeccanica per produrre inferriate per le finestre e auto blindate, quella elettronica per i sistemi anti intrusione, quella dei servizi; vuoi mettere le tariffe di un’impresa di pulizie a confronto con una che offre guardie del corpo. Ma ogni cosa va fatta per gradi.

Torniamo alla nostra Pubblica Amministrazione, una volta che sia stata “scardinata”, tanto dove funzionava quanto dove non funzionava, continuerebbe ad avere per la collettività gli stessi costi: di personale, di riscaldamento, elettricità, di carta … anzi no di carta di più, ecc… Per giunta bisognerebbe acquistare dei servizi che non si possono più produrre all’interno, sul mercato e allora vai con le consulenze!!! Su con il PIL!!!

A questi strateghi della Cosa Pubblica delle balle, a questi manager da strapazzo senza un passato e senza un futuro, voglio contrapporre la visione del benessere di un grande uomo a capo di un grande Paese:

« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »

(Robert Kennedy dal discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University

EMISSION ZERO: settimana della moda.

27 Nov

Erano le 5 del mattino, l’ora in cui le innocenti fantasie notturne dei sogni si trasformano, piano piano, in antipatici pensieri di lavoro, quando sono stato improvvisamente destato da un allegro sciabordio di rigagnolo. Purtroppo non si trattava di un frizzante rivo alpino all’inizio della primavera ma dell’acqua raccolta dalle grondaie e non più riconvogliata  nei  canali che tintinnava sulle lamiere del ponteggio.

Subito ho pensato, come una madre ansiosa in una storia di De Amicis: “Il cappotto nuovo!” (liberi di vedere qualche parallelo con il celebre racconto di Pietroburgo di Gogol).  Mi sono dunque infilato una torcia elettrica in bocca e sono salito sul ponteggio ad innestare almeno un pezzo di canale per deviare le cascate in mezzo al prato. E’ passata oltre un’ora e solo adesso mi sono cambiato ed asciugato per potervi raccontare questo imprevisto, praticamente in diretta.

Eh già perchè questa è la settimana della moda sul Lago Maggiore il cappotto nuovo, appena indossato, ha solo bisogno degli ultimi ritocchi per potersi dire “finito” ma deve asciugare, almeno una settimana se c’è bel tempo, figuriamoci se viene investito dal getto dell’acqua scaricata dal tetto. Per questo, agile come un gatto, mi sono arrampicato sui tubi delle impalcature a mettere una pezza al diluvio. Menomale che nessuno ha ancora pensato a mettere i controlli per la sicurezza dei cantieri di notte!!

Chiudo rilanciando alla rete un’idea che mi ha dato una collega ieri. Sua figlia, credo sia alle elementari, sta studiando l’energia solare e affrontando la differenza tra solare fotovoltaico e solare termico. Io ne ho parlato da qualche parte nel blog e in proposito credo di aver riportato anche qualche link interessante. Altra cosa è vedere, fianco a fianco, i due impianti in esercizio. Tra qualche settimana quando tutto questo “putiferio” sarà finito, mi rendo disponibile per accompagnare scolaresche sul mio tetto e farle affacciare sul terrazzino che pomposamente abbiamo chiamato “solarium” per vedere i due impianti in esercizio e far toccare loro con mano la differente produzione. Sono sicuro che anche l’amico Massimo che ha affrontato questa esperienza molto prima di me sarà disponibile a fare altrettanto. Massimo, se ci sei batti un colpo!

LEGITTIMI IMPEDIMENTI

24 Nov

Silvio non ha proprio il tempo di entrare in un’aula di tribunale per presenziare ai procedimenti che lo riguardano.

Lunedì scorso era impegnato a fare “l’animatore” al vertice della FAO di Roma. I delegati ricordano ancora il suo memorabile intervento del 2002 e non volevano perderselo questa volta. Ecco cosa disse allora nelle parole riportate tra virgolette da “Il fatto quotidiano” di domenica 15:
“Un saluto a tutti voi, ma in particolare alle belle delegate”.
Brusìo fra le signore. Poi intervenne il direttore Fao, il senegalese Jacques Diouf, e il Cavaliere lo apostrofò spiritosamente:
“Dovresti dimagrire un po’”.
Altro brusìo. Il presidente del Togo Gnassingbè Eyadéma stava raccontando la tragedia del Malawi, dove stavano morendo di fame 13 milioni di persone. Sconvolto dalla commozione, Berlusconi lo interruppe:
“Bisogna accorciare i tempi degli interventi perché la nostra non sarà una tragedia, ma anche noi abbiamo fame… Grazie di essere stati con noi, il pranzo è pronto, spero che il menu sia totalmente italiano, così sarete soddisfatti”.

Poi il vertice Fao è andato come è andato, parole roboanti e nessun impegno concreto, spero che almeno l’animazione e l’ospitalità offerta personalmente dal Presidente del Consiglio sia stata all’altezza delle “aspettative”.

Sempre in materia di “Legittimi impedimenti” anche questa settimana processi nisba perché siamo in tournée in Arabia Saudita e Qatar.

Una vera “Star” il nostro primo ministro, tanto da meritarsi la copertina della rivista Rolling Stones.

EMISSION ZERO: saprà di tappo?

20 Nov

C’è in modo simpatico di risparmiare energia: bere vino! Andateci piano, non mi sono “bevuto il cervello”, bere vino (sempre in quantità mederata e di ottima qualità) e riciclare i tappi di sughero consente di contribuire a produrre questi pannelli che applicati ai muri della casa  fanno risparmiare energia.

Ovviamente i “tappi” non bastano ma il sughero è un materiale ecologico ed ecosostenibile, non bisogna abbattere un solo albero per produrlo. La nostra scelta è caduta su un prodotto raccolto e lavorato in Italia con  tecniche rispettose dell’ambiente e l’impiego di energie rinnovabili.

Effettivamente è un materiale un po’ più caro rispetto ad altri, penso in particolare a quelli di origine chimico-petrolifera appartenenti alla sterminata famiglia dei polistiroli, ma garantisce un comfort ed una traspirabilità incomparabile. Il nostro ragionamento è stato semplice: dobbiamo intervenire sulla nostra casa, il contenitore del nostro progetto di vita, non ha senso risparmiare qualcosina sui materiali quando altri costi, che incidono in maniera considerevole sul lavoro finito, mi riferisco in particolare ai ponteggi, alla manodopera, ai costi di progettazione, agli oneri e le tasse comunali rimangono pressocché invariati.

Ecco dunque perchè abbiamo scelto il sughero, ma c’è sughero e sughero. Ce ne siamo resi conto documentandoci attentamente prima di fare la nostra scelta e il mio amico Diego (quello della soglia dei 50, per intenderci) me ne ha fornita l’evidenza, portandomi un pezzetto di sughero nerastro, leggerissimo e poco compresso, costituito da pezzetti di mensioni variabili, talvolta della dimensione di una noce. La nostra scelta è caduta invece su un “sughero biondo”, particolarmente compresso e consistente con una gralunometria fra i 4 e gli 8 mm. Non abbiamo neppure lesinato sullo spessore, senza esagerare per non trasformare la casa in una “stazione artica”. Con il termotecnico, conti alla mano, 10 centrimetri sono stati sufficienti per un sensibile miglioramento della classe energetica dell’edificio e accedere ai benefici fiscali della detrazione del 55%.

Emission zero: tubi not to be

16 Nov

Da quando il mio amico Donato mi ha definito “Poeta da cantiere” (e lui di cantieri se ne intende) credo di essermi montato un po’ la testa e mi sono messo a fare le pulci ad un mio defunto collega d’oltre manica.

Scherzi a parte i tubi mi stanno simpatici, un po’ meno se devo fare le tracce o i buchi per inserirli all’interno, ma mi ricordano un vecchio film di Terry Gilliam intitolato Brazil. Poi ho scoperto che uno di loro si chiama “corrugato” e me ne sono appassionato, indovinate perché:

corrugato

I tubi sono tanti e diversi, ognuno ha la sua funzione, scorrono dalla testa ai visceri della “balena” con il loro carico di informazioni, dati, collegamenti, liquidi, temperature, energia …

fotovoltaico1Mi sono risoluto dunque a farveli conoscere ad uno ad uno a cominciare dal “primogenito” di colore grigio nel quale scorre il cavo che trasferisce l’energia elettrica prodotta dai pannelli, corrente continua attorno ai 500 volt all’inverter che la trasforma in corrente alternata a 220 volt.

Passo dunque alla “foto di famiglia”, eccoli qua tutti insieme in un passaggio obbligato, nell’ordine da destra a sinistra ve li presento:

  • tubi3 vestito di un “tubino” aderente in latex nero lucido ecco il tubo che porterà il fluido dai pannelli solari fotovoltaici al serbatoio d’accumulo dell’acqua calda (detto “volano termico”);
  • lo conoscete già, è il primogenito, di colore grigio chiaro e un diametro di 40 mm, è quello che porta l’energia dei pannelli fotovoltaici
  • di colore blu, acqua calda e acqua fredda e tubo di “ricircolo”;
  • di rame, avvolti in un isolante termico di spugna di colore nero, non si vedono benissimo ma sono quelli che fanno la curva ad angolo retto, servono per il  per il riscaldamento a bassa temperatura
  • si chiamano “corrugati” sono i miei preferiti, adesso li fanno anche colorati ma qui posso mostrarveli sono in versione nera, a differenza degli altri che sono stati posati dalla ditta che eseguirà gli impianti termici, questi li abbiamo posati io e “Rossana”. Servono un po a tutto, fili elettrici, cavi telefonici, cavi tv, satellite, citofoni, ecc… non bastano mai. Per non sbagliare ne abbiamo infilati 4 da 32 mm di diametro e uno da 20, poi si vedrà con cosa infilarli.

Emission zero: prima del rush finale

13 Nov

Da ieri un silenzio strano domina a casa di Cirano. Niente rumori di frese, martelli, motoseghe, compressori, trapani, ecc…  L’impresa che ha rifatto il tetto se n’è andata (almeno per il momento) e sotto il cappello nuovo giace, silenzioso, il “gigante ferito”.

Le soglie delle finestre spostate verso l’esterno lasciano intravvedere i “tagli” aperti sotto gli infissi, aperture innaturali solo provvisoriamente tamponate con strisce di polistirolo bianco a mo’ di cerotto, l’intonaco esterno lacerato e rifatto alla meglio nei punti di inserimento dei nuovi travi del tetto o dove andranno posizionati i tubi per i rinnovati impianti tecnologici. L’erba del giardino annerita, quando non definitivamente soffocata,  nei punti in cui hanno stazionato per settimane le tegole, in attesa di essere rimesse al loro posto. Il gelsomino, che solo pochi mesi fa saliva allegro sui graticci  addossati al muro sul lato sud ora giace penzoloni addossato ai tubi innocenti in attesa di una mano pietosa che lo risollevi e lo metta di nuovo nella sua posizione. Su tutto domina una polvere rossa (non riesco a fare a meno di farmi venire in mente le parole di Guccini: “La polvere rossa s’alzava lontano e il sole brillava di luce non vera…”) per fortuna si tratta solo della polvere rilasciata dal taglio delle tegole per raccordarle ai canali delle gronde o ai pannelli dell’impianto fotovoltaico integrato.

Lo scenario di desolata distruzione è coperto alla vista da una rete verde stesa pietosa attorno all’impalcatura a mascherare gli orrori dalla vista del pubblico. Mi accorgo solo ora che le plance di ferro per i camminamenti del ponteggio che avvolge questo “spettacolo” portano tutte il marchio PD. Ponteggi Dalmine ovviamente, che cosa avevate capito, mi piace pensare però che la sigla PD sullo scenario di distruzione e di rinascita possa essere una metafora!

Settimana prossima però si riprende “scoppiettanti”. S’inizia subito lunedì con il cappotto: 10 centimetri di spessore di “sughero biondo” a vestire di nuovo tutto l’edificio per tenerlo “caldo” per il prossimo inverno e quelli a venire. Nello stesso tempo di nuovo sul tetto, ma dall’altro lato 5 pannelli solari termici verranno montati per la produzione di acqua calda, anche ad integrazione del riscaldamento. Più sotto, nella pancia della “balena” un serbatoio da 1000 litri fungerà da riserva d’acqua calda, un volano termico, pronto ad immagazzinare energia rilasciata nei momenti migliori dall’avaro sole invernale. Al serbatoio verrà affiancata una caldaia a condensazione pronta ad intervenire quando, nelle giornate più grige, la natura non avrà nulla da dare.

Martedì della prossima settimana invece ci sarà la prima inaugurazione di un lavoro finito: alle ore 9,30, con l’allacciamento da parte dei tecnici dell’ENEL, entrerà in funzione l’impianto solare fotovoltaico. Non temete comunque di tutte queste novità vi darò conto nei prossimi bollettini di EMISSION ZERO!

– 7,3152%

7 Nov

A volte si leggono delle cose che, se non fossero scritte da economisti di fama nazionale, su un serissimo periodico on line potrebbero sembrare  completamente folli, inventate, fantascientifiche, bislacche, assurde.

In Sicilia, la maggior parte degli appalti sotto la soglia comunitaria di 5.150.000 sono assegnati per sorteggio! Il meccanismo è un po’ cervellotico ma è ben spiegato in un articolo apparso di recente sul quotidiano economico on line “La voce”.

– 7,3151%  è infatti la percentuale di ribasso, precisa al quarto decimale, praticata nell’offerta dalle oltre 200 ditte partecipanti in media od ogni gara e, come se non bastasse, il sorteggio cui si giunge a seguito dell’identico ribasso è, citando le parole de “La voce”: “con l’eccezione degli uffici regionali per l’espletamento gare d’appalto, i cosiddetti Urega, spesso effettuato senza che gli imprenditori interessati siano informati ufficialmente sulle sue modalità: tempo, luogo, procedure”.

Pensate che in questo stesso Paese esiste una norma che, a prescindere dall’importo del lavoro, fornitura o del servizio, impone al committente pubblico di farsi rilasciare dall’INPS o dall’INAIL il cosiddetto DURC (Dichiarazione Unica di Regolarità Contributiva). Si tratta in pratica di compilare una richiesta informatica,  sulla base di dati forniti dall’azienda, cui fa seguito una risposta che dice se il contraendo è in regola con il pagamento dei contributi.

In sé la cosa non è affatto sbagliata, se la consultazione e la risposta avvenissero on line in tempo reale. Purtroppo la risposta arriva per lettera raccomandata entro 30 giorni dalla richiesta. Immaginate i costi in termini di tempo e danaro per affidamenti di forniture di poche centinaia di euro, in linea strettamente teorica anche poche decine!

E in Sicilia affidano gare per oltre 5 milioni di euro per sorteggio!?!?! Siamo un Paese schizzofrenico.

cirano