Archivio | ottobre, 2009

Emission zero: le soglie della vecchiaia

30 Ott

Il tetto ormai è coperto, in casa non rischia più di piovere ma siamo arrivati ad un altro passaggio delicato dell’operazione “Emission zero”. Il paziente è ormai a ferita aperta, è venuto il memento di staccare e spostare in fuori le soglie delle finestre.

Avevo già detto in un precedente post che nel ’92 avevamo commesso un errore di costruzione, posando le splendide soglie in granito a filo del muro interno. Il risultato pratico è stato che d’inverno le soglie gelavano generando un poderoso ponte termico sul quale condensava l’aria calda della casa.

Quello che è stato per anni un “tallone d’Achille della nostra abitazione, in occasione della ristrutturazione si trasformato in un punto di forza. Le soglie, allora troppo larghe, ora lo sono a sufficienza per poter essere spostate all’infuori di quei 10 centimetri che consento loro di adattarsi al nuovo cappotto.

L’operazione si presenta tutt’altro che agevole: occorre incidere o muri in “cemento cellulare” ai lati della pietra, smontare con cura i telai delle finestre, picchiare delicatamente con una scalpello affilato sotto la soglia per riuscire a staccarla dal muro. Vi è poi un ulteriore elemento di difficoltà: il coordinamento dei professionisti in azione, il falegname e il muratore. Ognuno di loro eccelle nel suo campo, li ho scelti per questo, ma come si comporteranno nell'”area di confine” tra le rispettive competenze?

Martedì abbiamo fatto una prova, tutto è riuscito a meraviglia. La soglia si è staccata con estrema facilità tra una battuta e l’altra, tra un proposta di soluzione e l’altra per la finitura definitiva.

Oggi è il giorno della verità. Ho preso un giorno di ferie per dare una mano nei lavori: tre uomini “sulla soglia dei 50” (io e Diego l’abbiamo appena varcata, Sergio ormai è lì) che armeggiano attorno a pesantissimi monoliti. Sembra la trama per un film, la metafora della vita. In fondo la vecchia è come una soglia pesante: bisogna sapere come prenderla per terminare un buon lavoro. 🙂

Soglie2Soglie1Soglie4COME  E’ ANDATA A FINIRE (volevo scrivere “epilogo” ma così fa più “Gabanelli”): la casa sembra Beitut alla fine degli anni settanta ma in meno di mezza giornata le soglie sono state tolte e i telai rimontati. Durante l’operazione abbiamo dovuto procedere ad uno sfratto coattivo con procedura d’urgenza nei confronti di un formicaio che aveva trovato un insediamento ideale tra il falso telaio e le fessure del muro in cemento cellulare, ma nulla ci ha potuto fermare!

EMISSION ZERO: un posto al sole

26 Ott

“Chist’è ‘o paese d”o sole” strillava una celebre canzone napoletana di Sergio Bruni,

“Un posto al sole” rivendicava qualche anno prima un’Italia Fascista con le pezze al culo, in Africa orientale. Per la casalinga, da Voghera a Battipaglia il riferimento culturale richiama la soap di rai 3.

Io, il sole che mi dà la carica ce l’ho sopra la testa e ho deciso di catturarlo per le prossime decine d’anni con qualche metro quadro di pannelli solari fotovoltaici, cui terranno compagnia, tra pochi giorni, anche 5 pannelli di collettori solari termici.

Si tratta, per l’esattezza di 18 pannelli prodotti in Italia, nell’hinterland milanese, dalla ditta Solarday dotati della seguenti caratteristiche (mod. PX 60-230), montati, con modalità integrata nel tetto, dalla ditta Renergy di Flavio. In realtà si tratta dell’Ing Flavio Reale ma ormai siamo diventati amici nei nostri “tira e molla” sull’inizio dei lavori, sempre imminenti e sempre rimandati.

A Flavio e la sua impresa non potevo arrivare se non tramite un “Gruppo d’acquisto”, per l’esattezza quello messo in piedi da quella fucina di “genio e sregolatezza” che fa capo a Jacopo Fo.

FV52L’impianto è stato montato in un paio di giorni di lavoro intenso da Andrea e Daniele, eccoli al lavoro tra venerdì e sabato scorsi. Qualche giorno in più, di norma tra una settimana e  45 giorni per avere il collegamento alla rete elettrica e iniziare la produzione, ma alle scartoffie ha pensato tutto Flavio.

DSC01242Eccoli qua i pannelli, costati una fortuna, brillare inutili sotto uno splendido sole ottobrino in attesa del collegamento alla rete.

In pratica con una produzione stimata di circa 4500 kWh all’anno siamo diventati autosufficienti dal punto di vista dell’energia elettrica, anzi quasi certamente, almeno per i primi anni,  avremo un surplus,  che potremo consumare negli anni successivi. Strada facendo cercheremo di ottimizzare i consumi, ad esempio sostituendo il gas in cucina con delle piastre a induzione o il carburante dell’auto con le batterie elettriche da ricaricare comodamente la sera in garage. Ma questo è il domani oggi dobbiamo pensare ancora a produrla l’energia, non a consumarla.

Il Cìciu

22 Ott

Il Cìciu è una pianta. Si coltiva normalmente in serra, in ambiente riscaldato e protetto, sottoposta a regolari attenzioni colturali può dare molte soddisfazioni all’appassionato giardiniere.

Nei primi anni di crescita il Cìciu appare delicato e fragile la sua superficie è morbida e gradevole al tatto. Durante lo sviluppo il Cìciu emette numerose spine aguzze a propria difesa, la scorza dei tessuti superficiali l’indurisce le cure di cui necessita si riducono allo stretto essenziale.

Giunge poi il momento che il Cìciu non può più essere coltivato in vaso ha bisogno di essere trasferito in piena terra, ma individuare il punto adatto per la sua coltivazione non è affatto facile.

Normalmente il Cìciu sa da sé dove mettere radici, non tutti i tentativi avranno magari successo al primo colpo, ma ogni esperimento rinforza il Cìciu nella sua struttura e nelle sue convinzioni.

Il giardiniere si auspica che il Cìciu trovi un terreno fertile sul quale radicarsi, non la può più aiutare, se non da lontano con il suo affetto discreto e qualche consiglio, quando richiesto. Cactus

Ma il giardiniere sa aspettare perché quando il Cìciu sarà felice emetterà uno splendido fiore rosso!

La solidarietà in un calzino turchese

18 Ott

Esistono tante forme di linciaggio, tra queste, oltre a quello fisico, che tutti conoscono, ne esiste uno professionale, si chiama “mobbing” ed è anch’esso un reato. Ne esiste poi almeno un terzo che non ha ancora un nome che chiamerei per il momento linciaggio “mediatico”.

E’ questa terza forma di linciaggio che sta sperimentando il giudice Mesiani, reo di aver condannato in sede civile Silvio Berlusconi (in quanto imprenditore, non nella sua veste di Presidente del Consiglio)  al pagamento dei danni per la corruzione del giudice Metta nel processo per il Lodo Mondadori.

La vicenda è nota è inutile che ve la racconti male in due parole. Quello che è recente è che dopo la sentenza il giudice che l’ha emessa è stato seguito e “sbertucciato” da una televisione nazionale per le sue attività quotidiane e per il modo di vestirsi. Una particolare sottolineatura è stata dedicata dal servizio alla “stranezza” dei calzini turchesi. Di questa forma di giornalismo ha detto bene “palma” nel blog NfA (da leggere) *

Desidero offrire la mia solidarietà al “collega” Mesiani, la solidarietà di un dipendente pubblico che fa il suo dovere senza subire intimidazioni.

calzino tuchese 2Oggi sarò al lavoro con un paio di calzini turchesi, chi sa chi c’è sotto al “Cirano” del blog, venga pure a trovarmi, vedrà se non è vero. Sono lieto che un’iniziativa analoga l’abbia presa Massimo Gramellini apparendo da Fabio Fazio alla trasmissione “Che tempo che fa” in calzini turchesi, regalandone pure un paio al presentatore. Così pure dicasi per il giornale “Il fatto quotidiano”.

Dedico a Mesiani le parole di sfida messe in bocca a “Cirano” da Francesco Guccini: “Venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato; coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco!

* per chi non sapesse a cosa si riferisce “palma” si tratta dello scarabeo stercorario, vive nei deserti nutrendosi della merda che raccoglie facendone delle palle.

Emission zero: il cielo sopra perline

16 Ott

Perline7Perline6Prendo a prestito il titolo di un film di Wim Wenders e ci gioco sopra per comunicare che siamo usciti dal “pericolo acqua”. Le perline sono state sistemate e sopra di esse è stata messa una carta traspirante ma impermeabile.  Ora si tratta di passare all’isolamento della falda con due fogli di lana di roccia per uno spessore totale si 16 centimetri.

Perline5Purtroppo non siamo ancora riusciti a piazzare i pannelli dell’impianto solare fotovoltaico, prima dei quali è necessario, oltre alla coibentazione, inserire un tavolato di legno, stendere un secondo strato di carta traspirante e quindi i listelli sui quali andranno ad appoggiare le tegole.

Il mio amico Flavio freme! Figuratevi io!!! Credo che stabilirò il record mondiale del controsenso. Una volta sistemati i pannelli solari e non ci vuole molto ormai, bisognerà procedere con l’allacciamento alla rete elettrica. Se non ricordo male l’Enel si prende fino a 60 giorni: mi sa che avvierò l’impianto solare fotovoltaico il giorno del solstizio d’inverno!!!

P.S. sono aperte le scommesse: scommettiamo che il giorno dell’allacciamento dell’impianto nevica!?!

LAUDARE

14 Ott

LAUDARE …

Dopo il fiasco del “Lodo Schifani” anche il fiasco del “Lodo Alfano”.

Ora il Presidente del Consiglio ha deciso di fare da sé definendosi il migliore Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni.

Questo si che si chiama “Lodare”!!!!

In tanto, per essere in tema, gli consiglierei una bella tintura di “Laudano”, così, giusto per darsi una calmata.

La Consulta ha sciolto il lodo Alfano: e ora?

12 Ott

La Consulta ha sciolto il lodo Alfano, come avvenuto in precedenza era successo con il lodo Schifani, che succederà ora, si continuerà a furia di lodi? Scenderà dal Nord il condottiero Alarico da Gemonio per un nuovo “Sacco di Roma”, ladrona e comunistona?

La maggioranza è talmente netta che non dovrebbe temere alcunché dalla bocciatura.  Se poi il Presidente è innocente non dovrebbe avere problemi a farsi processare, se non lo fosse può sempre puntare alla prescrizione, come ha già fatto in passato e tenterà di fare in futuro. In questo senso il lodo Alfano ha avuto almeno il “merito” di fargli guadagnare qualche mesetto e di tenerlo fuori, per ora, dalle grane del processo Mills. Perchè tanto nervosismo a destra e, in particolare, in BS?

Credo che la ragione si da ricercare da un indebolimento della leadership e nella paura della crescita del dissenso interno. L’unica cosa che può minare la tenuta della maggioranza, come osserva acutamente Sandro Brusco in un suo post sul sito Noise from America .

A questo proposito vorrei tentare un esperimento proponendo ai miei amici di destra e ai frequentatori  di questo post che fanno riferimento a quell’area politica, le domande di Brusco a proposito del sostegno che forniscono a Berlusconi. La domanda è la seguente:

Astenersi comunisti!