Archivio | gennaio, 2011

Classifica dei più ricchi che mi stanno sulle balle

31 Gen

Nella particolare classifica dei più ricchi che mi stanno sulle balle, dopo il numero 1 (non c’è bisogno che aggiunga altro) si salta subito all’undicesimo. è questo signore, si chiama Ennio Doris, quello della “banca costruita intorno a te”.

L’ultima versione del conto “Freedom”, per il quale il signor Doris si è già beccato una sanzione di 200.000,00 euro “pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del
Consumo” (vedi da pag. 95 a 109 del bollettino dell’Agenzia Antitrust del 25 gennaio 2010) ora promuove una versione “buonista” del contro freedom promettendo di pagare un mese di scuola ai bambini di Haiti per ogni conto freedom che verrà aperto.

Si tratta di una versione “farlocca” delle win win strategies di cui ho parlato altre volte in questo blog.

I conti ha fatti il mio amico Luciano in un suo post nel quale mette in evidenza che a fronte di una “donazione di 15 euro”, tanto cosa un mese di scuola per un bambino di Haiti, si apre un conto che promette un rendimento netto del 2,2%, che potrebbe sembrare interessante. Luciano però è un tipo curioso ed è andato a leggere il foglio informativo del conto, scoprendo che “sotto i 15000 euro l’interesse è zero e ci sono 90 euro di spese per la tenuta del conto. Ogni volta che il conto supera di 2000 euro i 15000, questi 2000 vengono investiti in una polizza vita (con tutte le sue commissioni – anche se lo spot parla di costo zero – e non coperta da alcuna assicurazione in caso di fallimento della banca). Solo su questa parte si ha il rendimento minimo garantito della pubblicità, ma solo fino 31 marzo di quest’anno. Dopo nulla è più garantito se non che il rendimento non potrà essere minore di zero”

Meglio dunque continuare con il nostro vecchio sistema di cooperazione che ne dite?

Insomma, che siano politici o imprenditori è troppo facile fare i “buoni” coi soldi degli altri, ecco come si esprimeva Gaber in proposito:

Colgo l’occasione di essere andato sul tema per salutare il mio “banchiere”, si chiama Alberto, è di poche parole, ti dice le cose come stanno,  porta i jeans e il computer a tracolla, la sede della sua banca è la “casa del popolo”, dove ci vediamo una volta ogni tanto.

birICHINO

26 Gen

Povero Renatino, non è bastato che Tremontino gli abbia rubato il “cestino della merenda”, svuotandolo di gran parte del suo contenuto (manovra economica)  con il quale avrebbe voluto incentivare i più meritevoli .

Non è bastato che un componente della sua squadra alla CiVIT dicesse basta, non “gioco” più, me ne vado.

Adesso ci si mette anche il Senatore Pietro Ichino con un’interrogazione parlamentare a risposta scritta con la quale chiede:

– come intenda il Ministro Brunetta porre rimedio al paradosso di una riforma progettata sul principio cardine della valutazione e tuttavia bloccata proprio per questo aspetto nei suoi possibili effetti, a seguito delle misure riguardanti il personale delle pubbliche amministrazioni contenute nel decreto-legge n. 78/2010;

– se il Ministro non intenda intervenire sulla disciplina del decreto legislativo n. 150/2009 per promuovere migliori forme di valutazione delle strutture amministrative o di unità organizzative complesse di singole amministrazioni, basate sulla misurazione della rispettiva performance, in modo da superare, per queste ultime, il vincolo rigido nell’attribuzione delle valutazioni individuali (il 25-50-25);

– se non intenda il Governo sostituire la logica dei tagli lineari alle amministrazioni con un più maturo sistema basato sulla misurazione della performance delle amministrazioni, per evitare di ridurre gli stanziamenti a quelle più efficienti, alla stregua di quanto si propone nel disegno di federalismo fiscale nei confronti delle amministrazioni territoriali, e che tuttavia non si è ancora applicato in quelle centrali;

– per quali ragioni la Presidenza del Consiglio dei ministri e recentemente anche il ministero dell’Economia e delle Finanze non debbano sottoporsi al medesimo regime di trasparenza e valutazione delle altre amministrazioni centrali;

– se il ministro non ritenga che la suddetta esclusione leda gravemente la credibilità del sistema e incentivi altre amministrazioni a sottrarsi dal modello di valutazione proposto, con il paradosso che mentre la normativa previgente (il d.lgs 286/1999) si applicava indistintamente a ciascuna amministrazione, la più recente riforma si ferma davanti alle amministrazioni più rilevanti;

– come intenda il ministro assicurare che non si ripetano le gravi disfunzioni denunciate nella lettera del professor Pietro Micheli.

ALMANACCO DI TOPOLANEK

23 Gen

Nel periodo della mia prima adolescenza mi sono appassionato alla lettura proprio attraverso i fumetti. Ricordo che c’erano Tex, Zagor, Comandante Mark tra i fumetti d’avventura.

Poi c’erano i quotatissimi “Topolino”, in edicola tutte le settimane per i figli dei ricchi, qualche mese dopo per noi che facevamo col prete la raccolta della carta.

C’erano quindi i fumetti per adulti, ricordo “Il Lando” “Il Tromba” e “Il Montatore” che si rifaceva ai pruriginosi film interpretati da Lando Buzzanca raccontando storie di Camionisti, motociclisti, meccanici impegnati nell’ars amatoria.

Il prete metteva in palio i fumetti (solo quelli leciti ovviamente … gli altri magari li leggeva lui) in un concorso a premi ispirato al famoso “Rischiatutto” e ogni fine settimana si svolgevano le competizioni. Io, modestamente, ero il campione da battere e avevo accumulato un grande quantità di giornaletti (e di “prestigio”).

Tra tutti i fumetti ce n’era uno che era più prezioso degli altri. Aveva molte pagine, a colori, usciva solo una volta al mese, era di grande formato, con il dorso duro. Si chiamava “Almanacco di topolino” è a questo giornaletto che mi sono ispirato per raccontare in post monografici alcuni personaggi che sembrano di fantasia ma purtroppo esistono e che sono frutto di una sorta di incrocio, tra i generi “Lando e Disney”.

I post verranno raccolti nella serie “Almanacco di Topolànek

La CiVIT perde i pezzi

20 Gen

La Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche, voluta dal Ministro Brunetta per introdurre la meritocrazia nel lavoro pubblico sta perdendo i pezzi.

Si è infatti dimesso Pietro Micheli, classe 1978, professore di analisi delle politiche pubbliche nell’Università di Cranfield, uno dei 5 membri nominati a dicembre 2009, arrivato apposta dalla Gran Bretagna, dove era consulente del corrispettivo organismo inglese.

Nell’articolo apparso su “Repubblica” Micheli formula un preciso j’accuse all’intero sistema della valutazione nel nostro Paese, dotato di scarsissime risorse e fortemente condizionato dalla politica. Gli scandali che hanno coinvolto la presidenza Martone, pur senza portare ad alcun rilievo di carattere penale non hanno certo aiutato il prof. Micheli nel suo lavoro.

Sono dunque “sempre i migliori che se ne vanno”, ma è motivo di speranza che lo “scatto d’orgoglio” venga da un giovane che non accetta di stare seduti comodo, senza disturbare il macchinista sulla poltrona del potere.

A tutti coloro che avevano creduto nel cambiamento rimane un senso di sconfitta e di “spaesamento” ma senza sorpresa, i più si erano infatti accorti che misurazione, valutazione e merito si stavano perdendo nel vicolo cieco e vischioso della burocrazia.

Cerchiamo dunque di prenderla con filosofia e dedichiamo al ministro Brunetta una canzone adatta al momento:

Per completezza dell’informazione, ecco la risposta della CiVIT, che dice, sostanzialmente “lasciateci lavorare” (più o meno quello che dicono da sempre i cartelli sulla Salerno-Reggio Calabria).

IMPRENDITORIA FEMMINILE SENEGALESE

17 Gen

Recentemente mi sono imbattuto in un articolo del “Il sole 24 ore” dal titolo “Dall’Italia al Senegal, le nuove imprenditrici sono migranti di ritorno” e mi sono tornati in mente i progetti di cooperazione decentrata che finanziavamo anche con i contributi degli “amici del parmigiano”.  Anche nei nostri interventi nei villaggi nei pressi di Saint Louis le donne, nonostante fossero relegate ai margini di una società mussulmana e maschilista se la cavavano molto meglio con le idee imprenditoriali.

Ecco cosa scrivevo allora in un post che raccontava di una mia visita al villaggio in cui si svolgeva il progetto: “Le donne di Ndiawdoune nel primo anno di progetto hanno affiancato gli uomini nelle colture dei campi, mentre nel secondo anno sono state coinvolte in un’attività specifica. In un primo tempo si era pensato a dei pollai attigui alle abitazioni, ad integrazione del reddito familiare (in po’ come facevano un tempo le nostre nonne), invece loro, vincendo anche le titubanze dei tecnici locali del CISV, che temevano per le malattie, hanno optato per il “lavoro di squadra”, mettendo insieme le risorse e costruendo un pollaio collettivo che può ospitare fino a 600 animali. Concrete e prudenti hanno comperato 250 pulcini che, a 45 giorni, una volta ingrassati, sono stati venduti con grande successo”.

Purtroppo la nuova Amministrazione provinciale non ha ritenuto più strategicamente importante il suo impegno nella regione di Saint Louis e così, fine del progetto “Keur Daba”, ma sono sicuro che anche le signore del villaggio di  Ndiawdoune abbiano saputo comunque mettere a frutto la loro esperienza imprenditoriale.

I fondi raccolti dagli amici del G.A.S. sono dunque stati spesi da Dona per alcuni mesi durante la sua permanenza ad Haiti per l’emergenza terremoto. Tornata la nostra amica e collega abbiamo raccolto ancora circa 900 euro, per l’esattezza :

Amici del Parmigiano marzo ’10 119,37
Amici del Parmigiano giugno ’10 124,51
Amici del Parmigiano settembre ’10 233,56
Amici del caffè Tatawelo 5,00
Amici del Veglia 14,00
Amici del Prosecco 80,73
Amici del Parmigiano dicembre ’10 307,59
Amici del “Vintinove”, Veglia e olio 17,50
TOTALE 902,26

Non abbiamo in questo memento nessuno “sul campo” per un impiego diretto dei fondi e mi imbarazzava tenermeli sul conto corrente allora, dopo aver parlato con qualcuno del gruppo ho pensato di utilizzare in questo modo le risorse giacenti:

World Friends 16 gennaio 2010 500,00
Medici senza frontiere 16 gennaio 2010 400,00

Di Medici senza frontiere tutti hanno almeno sentito parlare, ho indirizzato il versamento al loro intervento ad Haiti per l’ospedale di Tabarre mentre World Friends è una ONG meno conosciuta e opera con progetti in Kenia e in Uganda.  Alcuni di noi conoscono la passione con la quale  Gianfranco Morino si dedica agli emarginati dell’Africa perché tutti gli anni viene a raccontarci del suo lavoro nella galleria di Neil. Per gli altri ho trovato questo bel servizio del TG2:

 

Il teatro, le esigenze della collettività , la programmazione. (terza e ultima parte)

15 Gen

Siamo al colpo di scena finale, proprio un “colpo di teatro” è il caso di dirlo!

Salta fuori una “terza via”, al teatro s’intende, niente a che vedere con Berlinguer; acquistare il cinema teatro “Sociale” di Pallanza e fare lì il nuovo teatro cittadino! Se ne fa paladino anche l’ex sindaco nel suo blog, che pure aveva all’epoca ignorando tale opportunità preferendo imbarcarsi un un’impresa da 13 milioni di euro!

Qui entra in gioco l’altro elemento del titolo la “programmazione”. Mentre il semplice cittadino ha la possibilità di sognare, chi amministra una città ha il dovere di programmare, immaginare il futuro tenendo conto delle risorse, dei costi di gestione, dell’utilizzo delle strutture. Non si può vendere sogni pagati con le tasse dei contribuenti. Questa città ha bisogno di un teatro, ne ha bisogno da anni, se c’era una soluzione in grado di dare una risposta a costi accettabili avrebbe dovuto essere valutata e non abbracciata tardivamente, lasciando in chi scrive e nei cittadini il dubbio che anche questa “trovata” sia funzionale alla “lotta politica” della quale, sinceramente, ne abbiamo un po’ tutti piene le tasche!

In realtà ci sarebbe anche una “quarta via”, che prescinde da ogni analisi dei bisogni, da ogni programmazione degli interventi. La quarta via è molto in voga da anni nel nostro Paese ed è figlia di quel “familismo amorale” studiato da Banfield negli anni cinquanta, secondo il quale, in assenza di senso della collettività, l’interesse di un gruppo ristretto, sia esso la famiglia, il partito, l’appartenenza ad una comunità, ad una valle, prevale su ogni altra considerazione.

Seguendo dunque questa “quarta via” occorrerebbe appoggiarsi ad un onorevole per una “leggina” (in virtù della teoria dell’importanza del doppio incarico teorizzata dall’attuale sindaco-parlamentare), organizzare pellegrinaggio a Roma o in Regione (di cui i nostri rappresentanti politici possano vantarsi in futuro per raccogliere consensi) oppure, perchè no, fare come Isernia, che ha inserito il suo auditorium da 40 milioni tra gli interventi per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia!

In fondo qualche titolo ce l’abbiamo anche noi, forse ben più che Isernia, guardate:Teatro Garibaldi! “Qui si fa lo spettacolo o si muore”, parafrasando il celebre generale”

That’s all folks, esattamente come la scritta che appariva alla fine dei cartoni animati che vedevo da bambino.

Ora “passo e chiudo”, tra poco arriva sotto casa il “torpedone” che mi porterà al teatro Coccia di Novara dove va in scena questa sera va in scena la pièce “Non c’è più il futuro di una volta” del mio amico Andrea. Gran finale con Cirano vittima del “pendolarismo culturale”, un vero “coup de théâtre”!

Il teatro, le esigenze della collettività , la programmazione. (seconda parte)

12 Gen

L’apice della fatiscenza teatrale rimane tale nella mia città per un paio d’anni, poi le cose cominciano a cambiare, arrivano le poltroncine nuove al piccolo auditorium, si comincia a parlare di “nuovo teatro”. Fino a quando nel 2007 parte il concorso d’idee internazionale per la progettazione del teatro.

Vince lo studio dell’architetto Perez Arroyo con una proposta che da un punto di vista stilistico lasca tutti un po’ perplessi ma che appare, almeno alla giuria e agli “addetti ali lavori”, molto funzionale. Il teatro sorgerà dunque al centro della città, in un’area da riqualificare, vicino ad un parcheggio. Costava allora, mal contati, 13 milioni di euro e spiccioli, dei quali l’Amministrazione comunale poteva disporre di solo circa la metà.

Ecco una suggestiva presentazione della proposta vincente:

Sembrava dovesse andare tutto per il verso giusto, che l’incarico fosse affidato e si dovesse aspettare solo l’inizio lavori e invece ci sono le elezioni, vince la coalizione di centro destra e tutto viene rimesso in discussione.

Nella coalizione vincente si fronteggiano due tesi opposte la Lega ritiene inutile la realizzazione del teatro: per loro d’estate si può fare tutto all’aperto, sotto i gazebo, d’inverno organizzeranno degli autobus per portare la gente a vedere “I legnanesi” mentre nel PDL riprende vigore il partito della signore in pelliccia (quelle che andavano a farsi prendere in giro da Gaber a cavallo tra gli anni ’70 e ’80) che, organizzatesi nella corrente delle “signore del tè, già pregustano le uscite mondane del sabato sera ma che, non volendo darla vinta ai “comunisti” che c’erano prima, vogliono il teatro ma con una soluzione diversa da quella approvata dal precedente governo cittadino.

Arriviamo di giorni nostri, la soluzione si chiama “I sassi” ed è praticamente la trasposizione con alcune varianti del progetto di Perez Arroyo in un altro posto, costo dell’operazione di riprogettazione, pare 70.000 euro. I maligni dicono che all’attuale Sindaco non fosse mai andata giù una costruzione all’aperto chiamata “Arena” (peraltro poco funzionale per gli spettacoli dal momento che piove spesso e tira sempre un gran vento da quelle parti) e che portando lì il progetto Arroyo possa fare strame dell’attuale costruzione.

Tutto finito? Neanche per sogno, spostare il progetto accontenta il Sindaco, fa felice Arroyo che ha dovuto solo ritoccare le giustificazioni intellettuali alla propria opera, chiamandola “I sassi” per spostarla sul greto del fiume, ma fa infuriare la Lega perchè i costi aumentano, si stima arrivino a toccare  i 14,5 milioni di euro, (con quella cifra  gli autobus per i Legnanesi  se li comprano) e mette sul piede di guerra i circa 100 architetti che hanno partecipato al concorso d’idee. Come fa osservare l’ex primo cittadino nel suo blog: “Nel Bando del Concorso Internazionale di Progettazione del 2007 il limite di spesa per opere, impianti e attrezzature era fissato tassativamente a 10 milioni di euro; nel Bando non si parlava di polifunzionalità del foyer, ma si vincolava l’intervento a un parcheggio interrato (e integrato nell’immobile) per 70 posti-auto. Si poneva come elemento imprescindibile del progetto l’inserimento e la valorizzazione dell’ex Camera del Lavoro. Insomma, si ponevano vincoli e criteri che oggi nella traslazione all’Arena sono completamente saltati.” … continua (ovviamente)