Archivio | marzo, 2009

Nel Paese del taglio dei nastri

30 Mar

Nel Paese del taglio dei nastri, quello in cui le opere pubbliche si inaugurano 2 o 3 volte  a beneficio delle telecamere (e magari poco dopo non funzionano) questa non l’avevo ancora vista. Sabato stavo percorrendo la strada statale quando la circolazione si fa improvvisamente difficoltosa, guardo in lontananza e scorgo diverse auto della polizia e dei carabinieri. Subito penso ad un incidente.

Poco dopo mi rendo conto della presenza, accanto alle auto “ufficiali”, della presenza di numerose auto “civetta”, del tutto simili a quelle normali ma con un lampeggiante il bella evidenza.

Mi accorgo ben presto che l’ingorgo non era causato da alcuna emergenza ma dalla posa della prima pietra della nuova questura. Le risorse per le forze dell’ordine scarseggiano, perfino per le auto delle volanti scarseggia carburante e manutenzione ma non si rinuncia ad iniziare con una bella festa!

Il “colpo d’occhio” sui festeggiamenti  me lo fornisce il giornale di domenica con le belle foto nella pagina dedicata alla cronaca locale che mostrano: una trentina di poliziotti in uniforme da parata protetti dalle intemperie con una fila di gazebo bianchi, sullo sfondo gli stendardi delle autorità locali, gli operai, bardati di tutto punto, con casco protettivo, guanti e cartellini di riconoscimento, che mostrano la targa che verrà di lì a poco murata dal sottosegretario di turno.

Non c’è che dire proprio un bella rappresentazione da dare in pasto ai media, speriamo solo che quella posata non sia l’ultima pietra di una pubblica amministrazione spendacciona, inconcludente, autocelebrativa.

Gioacchino Genchi … chi è costui.

27 Mar

Cari lettori, come vedete nel mio blog c’è un link a quello di Marco Travaglio. Questo giornalista, allievo di Montanelli, amico di Biagi, è uno dei migliori esempi di “giornalismo d’inchiesta”, indipendente, puntuale, documentato, che sia rimasto in Italia.

Per questo post però non basta il link, voglio riportare per intero  la notizia di un “Carneade” finito in un tritacarne mediatico prima, ora anche in quello disciplinare,  solo perché fa bene il suo mestiere, pestando inevitabilmente qualche piede di quelli che non bisognerebbe mai sfiorare …

“Il vicequestore Gioacchino Genchi, da 20 anni consulente dei giudici in indagini di mafia e corruzione, è stato sospeso dal servizio. Motivo: ha rilasciato interviste per difendersi dalle calunnie e ha risposto su facebook alle critiche di un giornalista. «Condotta lesiva per il prestigio delle Istituzioni» che rende «la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della Polizia». Firmato: il capo della Polizia, Antonio Manganelli. Se Genchi avesse massacrato di botte qualche no global al G8 di Genova, sarebbe felicemente al suo posto e avrebbe fatto carriera (Massimo Calandri, «Bolzaneto, la mattanza della democrazia»): Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni in primo grado per le violenze alla Diaz, è stato promosso questore e ufficiale di collegamento Interpol a Bucarest. Michelangelo Fournier, 2 anni di carcere in tribunale, è al vertice della Direzione Centrale Antidroga. Alessandro Perugini, celebre per aver preso a calci in faccia un quindicenne, condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi per le sevizie a Bolzaneto e a 2 anni e 3 mesi per arresti illegali, è divenuto capo del personale alla Questura di Genova e poi dirigente in quella di Alessandria. Le loro condotte non erano «lesive per il prestigio delle Istituzioni» e la loro presenza è tutt’altro che «nociva per l’immagine della Polizia». Ma forse c’è stato un equivoco: Manganelli voleva difendere Genchi e sospendere Canterini, Fournier e Perugini, ma il solito attendente coglione ha capito male. Nel qual caso, dottor Manganelli, ci faccia sapere.”

FACCIAMO FINTA … (di valutare)

26 Mar

Facciamo finta che io lavori per una azienda che produce elettrodomestici.

Facciamo finta che io sia responsabile della produzione delle lavatrici.

Facciamo finta che nella mia azienda non si producano solo lavatrici, ma anche frigoriferi, cucine a gas, lavastoviglie, ecc… ecc…

Facciamo finta che nella mia azienda ci sia un “controllo qualità”: che verifica la precisione dei pezzi che escono tutte le settimane; un’assistenza clienti: che segue i prodotti nel post vendita; uno sportello reclami che riceve le lamentele per i prodotti non conformi.

Facciamo finta che io debba valutare i miei collaboratori, ci sarà qualcuno sicuramente più bravo, qualcuno più dotato nelle competenze di meccanica, qualcuno che sa creare la coesione del gruppo, qualcuno che non ha nient’altro che il lavoro e “ci mette l’anima nelle lavatrici”; qualcuno invece che è in crisi matrimoniale e ha la testa solo tra avvocati e tribunali. Sono tutte situazioni transitorie, che si ripercuotono sulle nostre lavatrici. Devo tenerne conto. Sono contento della produzione, nessuna lavatrice torna indietro alla catena di montaggio, non ci sono problemi con i clienti, valuto tutti i miei collaboratori in una scala tra 7 e 9 su 10 punti attribuibili. A questa valutazione corrisponde il “premio aziendale”!

Ora facciamo finta che il mio collega, responsabile delle lavastoviglie non voglia avere storie con i colleghi e dia a tutti un bel 10 a tutti, niente musi lunghi, niente discussioni, poco diviso in parti uguali a tutti. Per pura accademia pensiamo che facciano lo stesso anche il responsabile dei frigoriferi e delle cucine.

Ipotizziamo dunque che l’imprenditore si disinteressi della qualità del prodotto, non esistano sistemi di controllo, non abbia alcun feedback dalle diverse linee di produzione.

Immaginiamo ora che questo imprenditore abbia un sistema “premiante” che prevede un “fondo unico”, cui attingono tutti i dipendenti in relazione al punteggio ottenuto dai loro responsabili e che prescinde da seri parametri di redditività di ciascuna delle linee di produzione (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, ecc…).

Ora immaginiamo che le stesse modalità “incentivanti” siano anche adottate come modalità “selettive”, per i miglioramenti di carriera. Una serie di passaggi interni porterebbero, nel giro di pochi anni, in ruoli decisionali persone che ambiscono solo alla propria tranquillità personale anziché al progresso professionale, o che, nel migliore dei casi, sono prive di un’effettiva autonomia gestionale.

Bene questo sarebbe esattamente il caso in cui il datore di lavoro pubblico si troverebbe se producesse elettrodomestici: vi sarebbe la tendenza del personale, in particolare di quello incapace a trovare motivazioni alternative alla gratificazione economica,  a “migrare” verso il dirigente che utilizza criteri “livellanti” dell’attribuire il merito. Le stese persone sarebbero valutate e premialte per la loro “apatia professionale”. Nel lungo periodo ci si troverebbe ad un livellamento verso il basso del prodotto che condurrebbe ad una conduzione di fallimento.

Tutti bravissimi ma falliti!

Oggi vi parlo del pisello

23 Mar

Inauguro la primavera di crisi parlandovi del pisello. Manuali per la coltivazione dell’orto sulla rete ne trovate quanti ne volete, non ci penso affatto ad aggiungermi anche io. Mi limiterò a porre in evidenza alcuni aspetti del pisello che il neo orticoltore di solito non prende in considerazione.

L’ALTEZZA. Fondalmentalmente ci sono tre tipi di piselli per quanto riguarda l’altezza: nani (30/50 cm), mezzarama (80/120 cm) e rampicanti 130/200 cm). Personalmente ho sempre evitato la coltura del pisello a mezza rama perché ha bisogno, per essere sostenuto, di aggrapparsi a delle frasche che vanno prima cercate nel bosco, poi pazientemente posizionate ed infine smaltite. Per smaltirle si possono o bruciare (ma si rischiano incendi, di danneggiare le altre colture se si ha poco spazio) oppure compostare insieme agli altri residui di cucina.  Solo che  le parti più grosse del legno della frasca stentano a decomporsi, a meno che non possano essere biotriturate, ecc… ecc… Insomma una complicazione via l’altra.

Fino ad oggi dunque ho sempre coltivato piselli rampicanti, avendo poco spazio a disposizione sono quelli che mi garantiscono la maggior produzione  per metro quadrato di terreno. Ma, anche in questo caso non siamo indenni di problemi colturali. Innanzitutto i piselli, a differenza dei fagioli non si avviluppano all’interno delle reti di sostegno, ancorandosi saldamente, ma lanciano dei teneri viticci per aggrapparvisi. Tuttavia, siccome sono molto sensibili al richiamo del sole, non è detto che intendano lanciare i loro viticci esattamente nella direzione in cui avete preparato amorevolmente le rete per sorreggerli.

Stupidi! Se ne accorgeranno all’arrivo del primo temporale estivo. Ve ne accorgerete anche voi perché dovrete raccoglierli miseramente dal suolo sul quale si saranno frantumati come novelli Icari vegetali. (sarà per questo che si chiamano piselli novelli?)

Il PISELLO NANO (le signore sono pregate di non ridere) ha i suoi pregi, anche se è meno produttivo, il suo ciclo colturale è breve e consente di avvicendare una nuova coltura, che potrà avvantaggiarsi dell’azoto che  lui avrà fissato nel terreno tramite i suoi tubercoli radicali, immediatamente dopo la sua coltivazione. Inoltre il pisello nano potrà essere coltivato in file “binate”, cioè affiancate a pochi centimetri (7/8) l’una dall’atlra, separate da uno spazio di 50/70 cm. In questo modo le due file “binate” potranno sorreggersi a vicenda con i viticci  (un po’ come si fa con le carte quando si costruisce un castello) e fornire nel contempo una produzione maggiore.

FARINOSITA’ Se ci tenete alla linea, ricordate di consumare i pisello ancora giovane, lo troverete piu tenero e dolce prima che possa trasformare i suoi zuccheri in amidi! Non troppo però i piselli devono aver avuto il tempo di svilupparsi occupando tutto lo spazio disponibile nel baccello, questione di uno o due giorni, attenti!

LA TACCOLA Se siete curiosi provate anche la taccola o pisello mangiatutto” che sta al pisello come il cornetto sta al fagiolo.

In conclusione vi invio, tra i tanti, questo link che ho trovato sulla rete sulla coltivazione del pisello, sicuramente non è il più completo, dal punto di vista delle informazioni ma certo uno dei più belli dal punto di vista grafico. Chi vuole saperne di più può, come sempre contattarmi, meglio se tramite i commenti sul blog.

http://www.giardini.biz/home/pdf/032007/066_069.pdf

Io non perdono e vango alloracirano5

Io non perdono e Vango

19 Mar

E’ ormai qualche giorno che “ci dò di vanga“, la stagione è propizia, il terreno “in tempera”, quindi mi abbronzo e brucio calorie.

Avevo già parlato dell’impegno e della passione che ci vogliono per tenere un orto in occasione della batosta del centrosinistra alle elezioni di aprile 2008, allora mi sentivo un Cincinnato che, persa ogni speranza, si ritirava a vita privata.

Ne voglio riparlare partendo da uno stimolo di segno opposto: Michelle Obama, che ha voluto un orto nei giardini della Casa Bianca. Sicuramente Michelle non ha nessun bisogno di coltivarsi da sola l’orto ma la sua iniziativa restituisce valore all’esempio.

Bisognerebbe che i cittadini riscoprissero valori e disvalori che gli esempi dei politici trasmettono, non fermandosi alla superficialità, alla ribalta mediatica, ma cercando nei retroscena del quotidiano.

Ma torniamo dunque all’ orto; mi reputo molto fortunato ad avere un pezzetto di terra nel quale posso sforzarmi ad ottimizzare le coltivazioni, si risparmia, si mangiano prodotti sani, si imparano molte di cose. Non ce ne si accorge ma negli anni si mettono via un sacco di competenze agronomiche e ambientali, ce ne si rende conto quando si fa due chiacchiere con qualcuno che si avvicina per la prima volta a vanga e rastrello. Come sempre non basta leggere libri, le cose bisogna farle!

Non tutti però possono avere a disposizione un pezzo di terra per coltivare un orto, allora perchè il Comune non organizza un’area attrezzata da riservare agli orti civici?  Rimando al mio post dell’aprile 2008 chi volesse impegnare i propri candidati alle elezioni amministrative a realizzare un orto civico nella sua città. Vi diranno certamente di si, consiglerei di farvelo mettere per iscritto e poi, se verranno eletti, tallonateli, non date loro respiro fino a quando non avranno mantenuto i loro impegni!

Yes we can (podum fal):

Nassiriya, anche in questo caso ha ragione Andreotti

16 Mar

La mia amica Francesca mi ha mandato un articolo di Fabio Alberti, Presidente dell’ ONG “Un ponte per …” nel quale si ripercorre la storia degli avvenimenti che hanno portato gli Italiani a Nassiriya e dei fatti che ne sono seguiti. L’articolo non può essere riportato e va letto qui.

Io mi limito ad alcuni commenti:

  • come dice il titolo del post, anche in questo caso ha ragione Andreotti che dice che “A pensar male si fa peccato ma ci si azzecca”;
  • la guerra peri più è un pessimo affare, per alcuni un ottimo;
  • alle interpellanze e interrogazioni parlamentari (che peraltro pochissimi seguono) si può esporre tranquillamente delle panzane, tanto non si è chiamati a risponderne.

Buona settimana!

cirano7

Spese per politici e uffici: come è messa Verbania nella classifica nazionale

13 Mar

Ho letto, ormai quasi un mese fa, sul quotidiano economico “Il Sole 24 ore” (lunedì 23 febbraio) un interessante articolo sulle spese “di funzionamento” dei comuni (dati 2007).

Le “spese di funzionamento” sono quelle che in un’azienda si potrebbero definire come “non direttamente produttive”, cioè, nel caso di un’amministrazione locale, che non sono impiegate direttamente per offrire servizi ai cittadini. A titolo esemplificativo sono spese di funzionamento quelle per la segreteria, per la gestione del personale, per la ragioneria e l’economato, l’ufficio tributi, ecc…

A fronte di una media delle spese bruciate da un comune per spese di funzionamento di 294,00 € per abitante, “campione” di spese improduttive è il Comune di Napoli che spende 594,oo € per “funzioni generali”.

Tra queste spese sono tuttavia previste quelle per gli “organi istituzionali” (Consigli, Giunta, Presidente, Sindaco, Assessori) che richiedono al contribuente di sborsare a Venezia, primo nella speciale classifica, 112,60 €. Se tuttavia si guarda al solo “costo diretto” delle spese collegate alla funzione politica (ad esempio alle indennità di sindaco e assessori e non alle spese telefoniche o di riscaldamento dei palazzi istituzionali) allora il podio spetta di diritto al Comune di Cosenza, che impiega 100 dipendenti comunali dedicati agli organi istituzionali (contro, per fare un esempio di comuni con dimensioni simili, i 31 di Pavia, i 17 di Trapani o i 16 di Massa).

I dati vanno tuttavia presi con le molle poiché per estrarre  almeno una parte delle informazioni economiche che servono a popolare la classifica occorre la tenuta di una contabilità analitica e chi si occupa di pubblica amministrazione sa quanto spesso la contabilità degli Enti Locali sia  “abborracciata” (anche se i comuni capoluogo sarebbero tenuti ad adottare una contabilità economica).

Francamente a distanza di un mese dall’uscita dei dati e a ridosso delle elezioni amministrative mi sarei aspettato una maggiore attenzione rispetto a come gli Enti Locali spendono i soldi dei cittadini. Sapere  se il comune utilizza i miei soldi in servizio sociali, trasporti, case popolari, cultura, asili nido, piuttosto che indennità o burocrazia mi sembra un fatto cruciale per giudicare e scegliere il nuovo Sindaco.

Siccome su questo punto la stampa locale si getta sulle polemiche senza impegnarsi in ricerche, vediamo cosa emerge dall’indagine de “Il Sole” a proposito del comune capoluogo di provincia: Verbania è messa molto bene dal punto di vista delle spese per la gestione degli organi istituzionali. Si trova infatti al terzultimo posto (11,13 €/ab.) nelle spese sostenute dagli amministratori, sia direttamente (indennità e missioni) che indirettamente (staff e spese generali). Forse perché è governata da un “Sindaco che pedala”, in questo campo mantiene la linea e non tende ad ingrassare nelle spese!

Molto meno bene si deve dire delle spese per il funzionamento degli organi interni, qui la Città si trova nella parte alta della classifica, al 32° posto (275,30  €/ab.) Consiglierei al Sindaco, per il prossimo mandato, di farsi dare una guardatina a fegato, milza, pancreas, ecc… che, quando sono ingrossati, oltre a consumare molto funzionano male! In campo amministrativo l’informatica (oltre che la motivazione delle persone) può fare miracoli!