Archive | dicembre, 2011

LA MORA GIAPPONESE

31 Dic

Difficile, pressochè impossibile trovare una giapponese bionda, ma non è di questo che vi voglio parlare, mi occuperò in questo post di un frutto di bosco, che si chiama “mora giapponese”.

Si tratta di una pianta originaria della Cina settentrionale, Corea e Giappone, composta da tralci di colore rossastro coperti da una fitta spinescenza con qua e là qualche spina più evidente.

A causa di questa sua naturale “scontrosità” conquistare la bacche,  piccole, di forma semisferica di colore rosso brillante, tendente al rosso cupo, non è sempre agevole ma dà un sacco di soddisfazioni perchè sono squisitissime, leggermente acidule e consistenti.

Credo che sia vero per i piccoli frutti quello che si dice per i cani che assomigliano al loro “padrone”; così se i “mirtilli americani” sono la grossa e carnosa edizione made in USA dei discreti mirtilli europei e ben incarnano il gigantismo di cui sono affetti negli States, cosi la mora giapponese incarna molto bene lo spirito “minimalista” del “Sol Levante”.

E’ solo con un lavoro attento e delicato che si riesce a “conquistarla”, preferibilmente cogliendola nelle prime ore del mattino, quando le bacche sono ancora umide di rugiada, perchè diversamente si presentano leggermente appicicaticcie. Bisogna fare attenzione alle spine, che però sono ordinate lungo i tralci principali e non scomposte ed invadenti come quelle delle more di rovo.

Il premio per chi le coltiva e le raccoglie con pazienza tuttavia dura a lungo, sia perchè la loro maturazione è scalare e si protrae  per i mesi di luglio e agosto, sia perche è un frutto che ben si presta al congelamento e ad insaporire tutte le macedonie che potrete fare durante il lungo inverno.

Come la mora di rovo, quella giapponese si riproduce con la tecnica del “capogatto”, lo fa spesso anche spontaneamente, per questo motivo ne ho a disposizione qualche pianta che regalo volentieri a chi mi contatta con un commento al post.

IL MINESTRONE

28 Dic

Poco fa, approfittando della serata fredda Cirano e Rossana sono usciti sul terrazzo, hanno acceso la luce e iniziato a versare un un grande catino tutte le verdure che avevano prodotto in eccedenza la scorsa estate e che avevano precedentemente tagliato a pezzettini e congelato in sacchetti.

Risultavano presenti all’appello: carote, cavolo nero, fagioli, fagiolini, piselli, porri, spinaci, zucca e zucchine.

Dopo aver rimestato con cura le verdure sono state di nuovo insacchettate pronte per preparare il minestrone, pronte a ricongiungersi, a tempo debito con le loro amiche patate che invece dimorano in cantina.

Ho ancora un vago ricordo dei minestroni del supermercato: dietro nome altisonanti come “Valle degli orti” “cuore verde” e balle del genere chi trovava un fagiolo ogni tanto faceva un gran festa! Il nostro minestrone invece è tutto un trionfo di colori e di sapori gli amici che l’hanno mangiato sono invitati a commentare!!!

Abbiamo commesso un solo errore. Nella fretta di fare tutto velocemente perchè le verdure non subissero uno shock termico e rimanessero perfettamente congelate e croccanti anche durante la fase di rimescolamento, non abbiamo fatto nessuna foto.

Prometto che le farò il prossimo anno, in parte perchè il minestrone nella bacinella che si mescola mette allegria in parte perchè Rossana con tre maglioni, i guanti e il cappello fa proprio ridere. 🙂

FOTOVOLTAICO ALLA PROVA DEL SECONDO SOLSTIZIO D’INVERNO

22 Dic

I fedeli lettori di Cirano sanno che il compleanno del mio impianto fotovoltaico cade proprio nella giornata in cui vi è meno luce solare. Certamente un caso, non un vezzo!

Impianto in costruzione

Il bilancio del primo anno di produzione lo trovate qui.

Quest’anno invece abbiamo prodotto 5584 kWh (target di riferimento calibrato sulla zona geografica e le dimensioni dei pannelli 4470) E’ stato un anno eccezionale dal punto di vista del soleggiamento, me ne rendo conto, ma ciò non diminuisce la mia soddisfazione per essere andato “a scrocco” del sole 🙂

Stiamo producendo più energia di quella che consumiamo ogni anno, è giunto il momento di spostare i nostri consumi sulle fonti elettriche. Qualcosa abbiamo fatto, ma per la mobilità i prezzi sono ancora proibitivi!

Teatro e Gruppi d’acquisto

18 Dic

Due delle passioni di “Cirano” sono il teatro e i gruppi d’acquisto, fino a ieri pensavo che ciascuna di esse seguisse un suo percorso autonomo. Fino a ieri, quando ho conosciuto Cinzia che, non potendo vivere di palcoscenico, lavora per la cooperativa rosa Bio e Mare. Fino ad oggi quando, leggendo questo articolo di Natalino Balasso mi sono accorto che le analogie prevalgono sulle distanze.

Rileggendo il post mi sono accorto di aver scritto cooperattiva, anzichè cooperativa, chissà se esistono lapsus freudiani che si manifestano digitando sulla tastiera.

Per concludere ecco per  gli appassionati di “faccialibro” ecco cosa dice la rete delle nostre pescatrici in rosa: http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.tipitosti.com%2Frady-il-capitano-e-la-sua-ciurma-rosa.html&h=MAQFNreypAQFOpjzVwvQaj_RA6P77ymdLASBs9IM-f3xuqA

AQUALUNG: grandi lavori con incidente

11 Dic

Siccome la mia sperimentazione con la coltivazione acquaponica va avanti con successo mi sono deciso di ricavare un spazio piano sopra il quale installare una serra.

Avevo anche qualche altro lavoretto da fare dunque ho noleggiato un piccolo scavatore e con l’aiuto di mio fratello abbiamo creato lo spazio che mi serviva.

Per far cio però abbiamo dovuto spostare la vasca dei pesci e il growbed che ci stava sopra. Il primo contenitore l’abbiamo travasato completamente riempiendo provvisoriamente un altro IBC tank, il secondo l’abbiamo agganciato alla benna delle ruspa per poterlo spostare.

Purtroppo un movimento brusco ha fatto sbilanciare il carico appeso rovesciando tutta la coltura.

Poco male era solo un letto di crescita a livello sperimentale. Abbiamo raccolto le piante e l’argilla e ripiantato verdure che erano ancora in buone condizioni.

Grazie all’incidente ho potuto dare un’occhiata all’accrescimento delle radici nella soluzione nutritiva alimentata dalle trotelle: risiultati stupendi per i finocchi, le fragole e la valeriana, un po’ meno per il cavoli.

Volevo documentare sul blog l’incidente e soprattutto, farvi vedere le radici delle piante ma quando ho scaricato la SD card della macchina fotografica ho scoperto che anche lei aveva avuto non so quale incidente. L’ho passata a Enzo, il “genio della meccanica” che, interpellato a proposito, mi ha detto che è in problema di logica, indici e controlli interni al supporto. Se riesce  a recuperare le immagini vedrete anche le foto, altrimenti lascio il tutto alla vostra immaginazione.

Ultimo concerto di Guccini a Bologna: lo raccolsero che ancora respirava …

6 Dic

E’  in vena di raccontare il maestrone di Pavana sabato sera, del tempo andato, degli amici che non ci sono più, dei suoi amori, se solo il pubblico non l’avesse sempre interrotto …

E’ un Guccini “generoso” quello visto sul palco a salutare la “sua” Bologna, la scaletta del concerto era più o meno questa:

1.Canzone per un’Amica
2.Lettera
3.Noi non ci saremo
4.Il Frate
5.Amerigo

6.Il Pensionato
7.Autogrill
8.Canzone per Piero
9.Farewell
10.Quattro Stracci
11.Inutile
12.Vorrei
13.Su in Collina
14.Bisanzio
15.Canzone dei Dodici Mesi
16.Canzone di Notte n.2
17.Eskimo
18.Cirano
19.Dio è Morto
20.La Locomotiva

Noi siamo lontani dal palco, nonostante la “stazza” Guccini appare piccolo piccolo, sarà forse anche per questo che torno a vestire i panni del sociologo dell’interazione e, prima che inizi il concerto,  mi metto ad osservare il pubblico. Sono radunate al PalaUnipol circa diecimila persone, almeno tre generazioni. A fianco a me un gruppo di canute signore, che io immagino  ex femministe, discutono su quanto sia comoda l’asciugatrice, alla mia destra una giovane punk (vorrei dire Punkabbestia ma non so se il termine si attagli al personaggio), alla mia sinistra un coppia della nostra età, con una figlia grande e un marmocchio di pochi anni, figlio o nipote (comunque un “incidente di percorso”) che si addormenta accucciandosi tra le gambe della mamma-nonna seduta come tutti sul parterre.

Ciciu le canzoni le sa quasi tutte, Eli un po’ meno e mi dà l’idea di essere indispettita perchè la sorella le canta a squarciagola. Ma quando attacca Farawell eccole insieme le sorelle, come amiche a cantare di quell’amore prima travolgente poi finito.

Il concerto prosegue, si avvia verso la conclusione, Guccini, sempre pieno d’energie attacca il suo “Cirano” ma proprio nella prima parte della canzone, quella del Cirano-guascone che sfida i nemici a venire pure avanti ha un mancamento, trascina il pezzo fino alla fine, biascicando le parole. Anche la canzone successiva è un sofferenza, il maestrone proprio non ce la fa, mi preoccupo e non sono il solo, anche se molti non se ne accordono neppure.

Prima del finale Guccini si dichiara “Vi sarete accorti che mi è andata via la voce” ma non rinuncia a chiudere con la solita “Locomotiva” il “suo” concerto. Arriva a fatica fino in fondo, più con mestiere che con la voce, ma è  tutto il palazzetto che lo sostiene cantando con lui. Nessuno ha il coraggio di chiedergli bis, si capisce che è provato, più tardi la stampa ci dirà che non era solo un calo di voce, anche se non è successo nulla di grave.

Non so se questo sarà veramente l’ultimo concerto di Guccini ma concluderei questo post dedicando al poeta in musica di Pavana le parole da lui stesso coniate per l’anarchico Pietro Rigosi: ” … Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore, mentre fa correr via la macchina a vapore …”

Foto concerto (corriere di Bologna)

Foto concerto (Fatto quotidiano-Flickr)

Fausto Simoni, chi era costui?

3 Dic

Potrebbe iniziare così un capitolo di un romanzo manzoniano, se Manzoni fosse ancora vivo (ma forse è meglio che se ne sia andato prima di vedere quello che sperava potesse diventare il suo Paese).

Usando una metafora da marinai Fausto può essere visto come il faro che si erge dritto e sicuro tra i flutti ad indicare alle navi la retta via oppure, al contrario, la roccia pericolosa sulla quale evitare di infrangersi nella propria navigazione corruttiva.

Fausto è uno che, parole si corruttore, manifesta le proprie ragioni e le tiene ferme e, quando ammiccano alla possibilità di dargli del denaro, fa capire che non avrebbe accettato nessuna retribuzione. Insomma Fausto è un dirigente ENAV “impermeabile ad ogni tipo di offerta”.

Qualcosa mi dice che Fausto debba fare una “vitaccia” all’interno dell’ENAV, spero tanto che nel prosieguo dell’inchiesta penale qualcuno non tiri fuori qualche porcata su di lui, che ne so, che gira in metropolitana tutto nudo sotto l’impermeabile, che fa le puzze al cinema quando si spegne la luce.

In questo momento in cui stanno venendo fuori Magistrati dell’antimafia fiacciata che invece sono tutti pappa e ciccia con ll ‘Ndrangheta calabrese o di funzionari dell’Arpa che consegnano scatole di mazzette (senza ovviamente sapere cosa contengono) è grazie a persone corrette come Fausto che continamo a mantenerci aggrappati al 66° posto della graduatoria mondiale della corruzione percepita (dati 2010)  ovviamente sotto il Ruanda e nel terreno specifico del settore degli affari, tra i paesi più industrializzati, siamo a livelli molto alti nella propensione delle imprese a pagare mazzette (in compagnia di Hong Kong, Malesia e Sudafrica e sotto Brasile e Corea del Sud).

Fausto è un nome “antico”, non si usa quasi più, invece sarebbe bello se tutti i funzionari pubblici del Paese scrivessero fuori dalla loro porta, accanto al cartello con il nome “Io sono Fausto”.