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TELEFONINO

18 Gen

Molti si stupiscono che io non usi il telefonino; quando mi pongono direttamente la domanda mi rendo conto che per loro la mia spiegazione non è sufficiente. I più, per controbattere, espongono le ragioni di un eventuale soccorso improvviso; sono sopravvissuto senza telefonino alla mia fase di “vita spericolata”, dovrei porarlo con me adesso che ne ho meno bisogno.

Certo qualche volta potrebbe essere utile, ad esempio se mi viene qualche dubbio al supermercato, oppure ricordo una volta che sono rimasto a piedi con la mia vecchia 500 giardiniera del 1961, ma me la sono cavata lo stesso.

“Ma tento sei sempre attaccato al computer!” Dice qualcuno. Certo ma lo decido io, quando e come e, solo se mi va (quasi sempre per la verità) leggo i messaggi di posta elettronica, non vengo “acchiappato” in ogni momento dalla soneria del cellulare.

Ho trovato in rete un filmato sulle occasioni che si perdono stando attaccati sempre al cellulare, non si adatta al mio caso specifico, guardandolo potrete certamente capire il perchè, ma rende sicuramente l’idea.

Buona visione … e buona poesia a tutti.

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Il privato è politico … e viceversa

28 Mag

Negli anni settanta si diceva che il “privato era politico”, nel senso che la politica non poteva trascurare le istanze private, cioè personali, sessuali e familiari dell’individuo.

Oggi, almeno in un caso, è possibile dimostrare anche il contrario. Proprio oggi, dopo un voto amministrativo locale che non ha saputo (voluto) affrontare di petto, in maniera creativa ed originale, il problema (mostruoso) del CEM, almeno nel privato c’è chi è in grado di dimostrare che una approccio creativo, di pensiero laterale e “antitetico”, fatto cioè da qualcuno che è in grado di trasformare in “risorsa” una condizione di debolezza, è in grado di dare un segnale “politico”.

La vicenda non ve la racconto io (o meglio l’ho già fatto in passato) facciamocela raccontare da “Il Corriere della Sera” Cirano tiene per se un commento amaro: la storia ha un “lieto fine” che non è né a Verbania e neppure in Italia, il “lieto fine” della storia è in Germania … quindi chiediamoci se, per caso, non è anche colpa nostra!

TOMPOMA

Due asterischi

4 Mag

La chiamo “Culo di pietra” con un’espressione che, negli anni Ottanta, veniva riferita a Cesare Romiti, amministratore delegato del Gruppo Fiat, per designare un individuo dalle capacità di lavoro pressoché infinite. Eppure dopo ogni esame ha un “filino d’ansia”, su come sarà il risultato, sul fatto che poteva fare meglio, sulla terza (o quarta, quinta, sesta …) domanda, ecc …

Figuriamoci quando, dopo un’attesa di circa un mese ha visto che tutti i suoi comapgni avevano un voto mentre in corrispondenza del suo nome campeggiamvo due minacciosi asterischi, accompagnati dalla scritta: “Prendere contatti con la docente per un colloquio”.

Il “filino d’ansia” cresce come l’albume scosso dalle fruste dello sbattitore eletttrico, fino a diventare angoscia, sarebbe stato anche panico se quella volta (stranamente) non fosse stata sicura di avere  fatto bene l’esame scritto.

Immediatamente contatta la docente, con una mail che mi fa leggere scritta in perfetto burocratese, avrei scelto un accento più ironico ma subito mi ricorda l’infausto episodio della mia carriera scolastica quando feci lo “spiritoso” alle esame di statistica (e poi dicono che i figli non ascoltano i genitori …).

Siamo sotto le feste e i giorni passano senza che alla mail venga dato riscontro,  per sdrammatizzare con Francesca (la mamma in seconda) si fa un gioco sui possibili motivi per i quali invece di un voto c’erano due asterischi, escono le seguenti ipotesi:

1. Ho scritto troppo
2. Ho scritto male
3. Pensa che ho copiato (non l’ho fatto ovviamente)
4. Ha capito la genialità della mia mente e mi vuole dare una laurea ad honoren
5. Mi vuole come sua assistente
6. Trova divertente tenere in sospeso una persona a caso
7. Ha confuso la data del pesce d’aprile
8. È una sensitiva e lo fa per mettere alla prova la mia ansia
9. Sono sfigata
10. Le è caduto il caffè sul compito mentre lo correggeva
11. Ha perso il compito e non sa come dirtelo
12. È lesbica, ti ha notato e ha trovato la scusa x incontrarti
13. Prima di darti la lode preferisce vederti di persona
14. Prima di darti la lode vuole chiarimenti su una domanda che hai scritto in modo incomprensibile
15. Quello vicino a te ha copiato il tuo compito a tua insaputa e lei pensa che sia stata tu a copiare (versione copiatura più ansiogena della tua)
16. La prova le è talmente piaciuta che vuole darti la tesi
17. Ti vuole proporre un lavoro di ricerca sociale
18. Durante il compito sei entrata in trance e hai dato un altro esame che vuole tenere buono lo stesso
19. Sul compito (in preda all’ansia) ti sei qualificata come Eliana Brignoli e vuole verificare se sei veramente tu
20. Hai sostenuto delle tesi originali che vorrebbe discutere con te.

Finalmente il messaggio della docente definisce l’appuntamento per il colloquio. Il giorno in cui è fissato per l’incontro arriva un secondo messaggio che suonava pressappoco così: “Signorina, avevo perso la seconda parte del suo compito, ora l’ho ritrovata, il voto è 30, se legge questa mail non è più necessario che venga al colloquio”.

Elena legge il messaggio ma decide di fare come se niente fosse e di presentarsi comunque al colloquio per ascoltare le giustificazioni (e magari anche le scuse) dell’insegnante. La docente arriva con trenta minuti di ritardo, le comunica il risultato e la congeda in modo spiccio.

CONSIDERAZIONI

Hai commesso una leggerezza (perso sia pur temporaneamente un documento) creando un disagio ad un utente, quantomeno presentati in orario all’appuntamento e scusati per il disguido, questa è la differenza tra un Civil Servant di matrice anglosassone e una baronia bizantina sulla quale è improntata gran parte dell’amministrazione di questo Paese.

ANTIFURTO PER CARTA IGIENICA

27 Nov

L’amministrazione pubblica presso la quale lavoro è in difficoltà. Stiamo vivendo un periodo difficile e bisogna fare dei sacrifici per far quadrare i conti. Insomma è tempo di “Spending review” anche in periferia.

Non avendo a disposizione un Carlo Cottarelli ci siamo arrangiati un po’ come potevamo scegliendo, credo un approccio “bottom up”, <da bottom (ingl.) = sedere> in altre parole abbiamo cominciato dalla carta igienica!

Ne circola sempre meno dei bagni dell’Ente e talvolta ci sono vere e proprie “interruzioni del servizio”.

Avendo buona memoria, sono tornato indietro al periodo in cui i miei figli erano alle elementari, anche lì mancava la carta igienica e in quel caso le maestre informavano i genitori con un “avviso” sul diario e subito si provvedeva mettendo un rotolo nella cartella. Una solerte bidella teneva il “magazzino” e informava le maestre quando era necessario un nuovo “avviso”.

Mi sono dunque portato la “vergine delle chiappe” da casa ma sono diventato vittima di discriminazioni di genere. Essendo in fatti in netta minoranza ed avendo, in quanto maschio, nella maggior parte dei casi, esigenze quantitative inferiori (in termini di lunghezza per intervento) il mio rotolo, pur senza insguire cuccioli di Golden Retriever o sfidare i condomini attaccato ai palloncini, dura di più.

P1010390Siccome c’è sempre qualcuno che pensa di risolvere i problemi con una scorciatoia (un po’ come il mio vicino di casa che per risparmiarsi la fatica di smaltire le pubblicità fa pulizia nella sua buca delle lettere infilandola nella mia) periodicamente qualcuno s’intrufola furtivamente nel bagno dei maschi (che uso praticamente quasi solo io in modo sistematico) e si frega il rotolo intero!

Non può essere diversamente perchè il rotolo sparisce senza lasciare traccia del “torsolo” di cartone, magari solo dopo un’oretta essere stato iniziato! La situazione è imbarazzante perchè, sebbene ormai mi premuri di controllare sempre se vi sia o meno la carta prima di “iniziare le operazioni”, quando mi accorgo del “furto  destrezza”, tecnicamente credo si chiami così anche se forse con “vigliaccheria” credo sia più indicato, devo rifare la sfilata nel corridoio a beneficio delle colleghe per prendere la “carta di riserva” che tengo nel cassetto della scrivania.

P1010392Ecco dunque perchè ho messo “l’antifurto”,  il rotolo me lo potranno “rubare” ugualmente ma tutti sapranno che è quello il rotolo del gabinetto dell'”amico di Gaber”. Perchè, ovviamente,  il cesso è sempre in fondo a destra!

VISITA GERIATRICA (non per me, datemi tempo!)

9 Ago

Appuntamento alle ore 8,40, ci accoglie subito un’infermiera molto gentile che è già al corrente del nostro caso. Mi stupisco, sono anni che non bazzico per ospedali, vuoi vedere che è cambiato qualcosa in mia assenza?

L’attesa però è in uno stanzone enorme, sul quale si affacciano parecchi ambulatori. Il rapporto aero-illuminante è insufficiente, tale da non consentire a nessun medico dell’ASL di rilasciare alcuna autorizzazione sanitaria, ma qui siamo a “casa loro” e dobbiamo portare pazienza.

Rimediano comunque … ventilatori piazzati ai lati della stanza e potenti luci al neon sul soffitto … un girone dantesco!

Inizia l’attesa, si fanno le 9,00 e mia mamma con un’allegria tipica dell’anziano un po’ “andato” al quale si perdona tutto intercetta l’infermiera e le chiede: “Crede che riusciremo ad essere a casa per Natale?” La mamma viene condita via con un sorriso e una battuta.

Alle 9,20 l’infermiera si sente in dovere di dirci che il dottore sta arrivando, ha telefonato, è per strada, ha avuto un contrattempo.

Alle 9,30 mia mamma si è già dimenticata della battuta di prima, ferma di nuovo l’infermiera e le chiede ancora se pensa che ce la faremo ad essere a casa per Natale: nuovo sorriso e nuova battuta in risposta, ma questa volta l’angolo della bocca appare più tirato.

9,35 arriva il medico tutto trafelato, saluta e s’infila nello studio, dopo poco ci chiama, ha già visto gli esami, conferma la terapia per i prossimi 6 mesi, una firma sul documento con le indicazioni terapeutiche, una firma sul foglio di giustificazione per la mia assenza dall’ufficio “antimeridiana” alle 9,40 siamo fuori.

In fondo non è cambiato molto da quando l’ultima volta ho avuto bisogno delle cure dell’ospedale!

Convenienze, Camuffamenti, Cadute della Politica

14 Mar

Per ragioni professonali incrocio spesso politici che appartengono ai ranghi bassi di quel grande circo che lavora “per il bene del Paese”. Un mondo fatto di persone semplici e sincere ma anche di gente che di politica non ci campa ma “arrotonda” una vita più povera di valori che di risorse economiche.

Di questo “Circo Barnum” non potrò mai scordare un personaggio, talmente millantatore ed inaffidabile, da essere marginalizzato persino dai suoi compagni di palcoscenico, gente che come lui condivide un professione fatta di ammiccamenti, piccoli favori, convenienze, vantaggi personali, accordi sottobanco, conoscenze, promesse, interessamenti,  note spese,  rimborsi,  indennità,  gettoni di presenza, ecc …

Quando dico che non lo potrò mai di dimenticare ho in mente, fra i mille, chiari come se fossero accaduti ieri nella loro surrealità, due episodi:

Il primo siamo negli anni ’90 a Bruxelles, l’amministrazione pubblica per la quale lavoravo aveva deciso di trovare un punto d’appoggio presso le istituzioni europee nella convinzione che ciò potesse giovare nell’ottenimento di finanziamenti, un gruppo di politici e  funzionari tra i quali ci sono anche io parte per una “missione esplorativa”. Il programma prevedeva una visita nel palazzo della Commissione Europea. A un certo punto in una tappa di trasferimento percorriamo un lunghissimo e ampio corridoio, probabilmente durante la pausa pranzo degli impiegati perché non c’era nessuno. Il nostro personaggio è ultimo della fila a coppie, rapido come un furetto si infila in un ufficio rimasto aperto e ne esce con un faldone. L’ho visto più volte, in seguito armeggiare gli stessi documenti millantando le sue importanti relazioni con gli uffici della Comunità, li girava e rigirava, scritti in una lingua a lui incomprensibile, per fare balenare sotto gli occhi dell’ingenuo interlocutore le bandiere con le stelle d’oro in campo azzurro e i timbri di chissà quale ufficio della Commissione. Tutte le volte non potevo fare a meno di pensare a que povero impiegato che non avrà più trovato chissà quali documenti!

Cambio di scena, Milano, palazzo della Rappresentanza italiana della Comunità, convegno su chissà cosa. La mia amministazione manda un tecnico, Cirano e due amministratori, il nostro “amico”, che conosciamo già e un suo collega molto più anziano. Il rituale si compie, stanco e ripetitivo come sempre: relatori, “lucidi”, interventi, la parola al pubblico, si anima solo all’annuncio del buffet. Dopo il “rompete le righe” io esco nell’atrio adiacente la sala, con la mia “borsa d’ordinanza”, non amo sgomitare per abbuffarmi al buffet, mi sto guardando in giro quando vengo richiamato in maniera concitata in bagno dal nostro “personaggio”. Penso subito che l’amministratore anziano si sia sentito male, mi precipito, il politico “rampante” (o ruspante fate voi) aveva rubato la bandierina della commissione che stava sul tavolo con tanto di piedistallo e me la infila in borsa, abbozzo una difesa ma sono paralizzato dalla paura e intimidito dalle gerarchie (ero gggggiovane!!) mi rendo in questo modo complice del furto portando fuori dal palazzo il “trofeo per conto terzi”!

Perchè racconto oggi queste cose?  Perchè ho letto sul giornale locale che il “nostro”, dopo essersi avvicinato a tutti i partiti dell’arco costituzionale, a seconda dei periodi e delle convenienze, oggi sarebbe vicino al movimento grillino! Mi viene in mente il titolo di un vecchio film.  Spero che l’elemento di novità che il movimento rappresenta, pur con tutte le criticità insite nell’organizzazione capitanata da Beppe Grillo, non venga sporcato da personaggi come quello di cui vi ho raccontato e che l’organismo abbia gli anticorpi per difendesi da batteri di vecchia politica che potrebbero portarlo presto alla decomposizione. Personalmente mi metto nell’allegra compagnia di Stefano Benni e Roberto Benigni che auspica un accordo su valori alti e punti programmatici chiari che possa portare il Paese fuori dalle secche ma, attenzione, “alla larga dalle paludi”, sono piene di rettili!

Il Cavalier Angelo Vita

4 Mag

Mi è capitata fra me mani una lettera che ho scritto una dozzina di anni fa al Sindaco di Marsala a proposito di un personaggio straordinario che ho incontato nella sua città. Credo valga la pena di riproporla senza troppi commenti:

Egregio Signor Sindaco,

sono recentemente rientrato da un vacanza trascorsa nella Sicilia occidentale e, tra le mete che ho toccato nel mio “girovagare”, ho avuto anche il piacere di visitare la Sua città.

    Proprio Marsala ha lasciato in me ed in tutta la mia famiglia il ricordo più vivido. Ho infatti incontrato, per puro caso, durante la mia visita al museo della nave punica, il Signor Angelo Vita che ha saputo “raccontare” la storia della nave, del museo, della battaglia, del ritrovamento, dei sistemi di costruzione delle imbarcazioni, con un tale garbo ed una tale maestria da renderla avvincente.

    Meraviglioso affabulatore il Signor Vita, ha saputo tenere l’attenzione anche dei tre bambini che avevo con me, di dieci, nove e sette anni che lo hanno ascoltato estasiati, senza fiatare, per quasi un’ora. Il Signor Vita inoltre non ha voluto alcun compenso, è sembrato pago del silenzio rispettoso e meravigliato dei bambini e dell’ammirazione di noi adulti.

    Personaggio straordinario il Signor Vita, che diventa ancor più eccezionale in una terra come quella siciliana, stupefacente, ma nella quale se cerchi una cosa devi volerla fortemente perché le indicazioni sono poche e la “leggibilità” del territorio è scarsa. Non esistono seri percorsi tematici, ecomusei, moderni supporti multimediali per i visitatori. Dove nei musei (non mi riferisco in particolare nella Sua città) non mancano certo i guardiani ma non esistono i Custodi, quelli con la “C” maiuscola, personale preparato in grado di aggiungere il valore del racconto ai cartelli indicatori (che non in tutti i musei sono esaustivi e che spesso sono di difficile lettura).

……….

Consulatando la rete per documentare questo post ho scoperto che il Cav. Angelo Vita, detto “Gino” è scomparso a febbraio del 2011. Ma il suo ricordo credo sia ancora vivo nella mente di coloro che hanno avuto la fortuna di incontrarlo.