13 Luglio 2009

L’importanza della memoria

Leggete questo passo:

“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.

(Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli StatiUniti, Ottobre 1912).

La relazione così prosegue:

“Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

Claudio mi  aveva mandato il 18 maggio il testo che avete appena letto, ora me lo ha inviato anche Giovanni, è citato nell’ultimo libro di Marco AimeLa macchia della razza” (da non perdere NdR)  presentato in occasione del festival “Letteraltura” tenutosi a Verbania il mese scorso.

Insomma rischio di fare eco ad una cosa già sentita, ma è molto importante, in momenti di chiusura come quello che stiamo vivendo, ricordare come eravamo meno di un secolo fa e come venivamo visti, noi italiani, nel Paese nel quale molti dei nostri nonni hanno trovato un futuro ed una possibilità di riscatto dalla povertà e dalla fame.

Ricordare l’ieri, è dunque il miglior modo per capire l’oggi e costruire il domani.

A proposito di “domani” non troverete nessun mio post sulla rete. Anche Cirano aderisce allo sciopero dei bloggers contro il bavaglio che vorrebbe imporre la legge Alfano a questo tipo di comunicazione. Per maggiori informazioni clicca qui.

10 Luglio 2009

Nepotismo e Pubblica Amministrazione

Sul giornale economico on line “la voce.info” è apparso un interessante articolo dall’eloquente titolo “Il posto pubblico? Si eredita” che mette in luce la correlazione del rinnovo generazionale nell’occupazione di posti di lavoro pubblici. Lascio a chi è interessato la lettura del pezzo, in questa sede desidero solo mettere in luce alcuni aspetti:

  1. l’influenza nell’inserimento in un posto di lavoro pubblico risulta essere minore per i figli che hanno ottenuto buone prestazioni all’università (e viceversa) Della serie: “Sei ciuccio, te lo trovo io una bella sedia da scaldare”.
  2. Il legame indagato si mostra più forte al Sud piuttosto che al Nord
  3. L’inserimento della propria discendenza nel “posto di lavoro sicuro” è molto legato al luogo di lavoro del genitore, il che sembra rafforzare il legame con la “raccomandazione”.
  4. Non si tratta solo di lavoro pubblico ma il fenomeno deteriore osservato riguarda tutta la gestione della cosa pubblica dall’accesso alla carriera accademica, ai politici che assicurano lauti incarichi ai familiari o le assunzioni clientelari alla Rai. Fino all’occupazione nepotistica della presidenza della presidenza di minuscole fondazioni bancarie di periferia che dovrebbero essere dedite ad interventi di “imparziale beneficenza”.

Lascio alle parole dell’autore dell’articolo la conclusione  che descrive l’impatto che un tale sistema, purtroppo generalizzato,  sul funzionamento della cosa pubblica e sulle responsabilità di coloro che vi operano ai diversi livelli:

Il nepotismo rappresenta un fallimento della meritocrazia: oltre a essere fonte di iniquità, produce rilevanti costi per le organizzazioni pubbliche, costrette a impiegare lavoratori meno competenti ma “connessi”, e disincentiva i migliori a investire risorse per l’accesso a tali occupazioni.
Una delle principali cause di questo fenomeno va rintracciata negli schemi retributivi adottati nel pubblico impiego, in particolare nel fatto che generalmente i dirigenti o responsabili non sopportano economicamente le conseguenze delle scelte effettuate nelle selezioni pubbliche: se si assume il figlio incompetente del proprio collega si ottengono favori/tangenti/riconoscenza/lealtà da parte di quest’ultimo, ma praticamente nessuna penalizzazione in termini di minore remunerazione, nonostante l’organizzazione registri performance peggiori come conseguenza delle cattive selezioni. D’altra parte, la scarsa presenza di meccanismi retributivi incentivanti non penalizza nemmeno il “raccomandato” anche se svolgerà male il suo lavoro.
La riforma della pubblica amministrazione verso una più diffusa adozione di remunerazioni legate alla performance potrebbe contribuire al miglioramento della selezione della forza lavoro, ma è essenziale un meccanismo che premi o penalizzi economicamente i responsabili delle selezioni in relazione alla qualità delle scelte effettuate.

6 Luglio 2009

EMISSION ZERO: la casa dove faremo l’intervento

SDC10040Ve lo presento: è l’edificio sui cui faremo l’intervento di risparmio energetico. Qualcuno dirà che “è nuovo” che bisogno c’è d’intervenire!

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In effetti quando nel 1992 abbiamo costruito questa casa era all’avanguardia. Ricordo che in cantiere veniva a trovarmi la gente del paese (e non solo) per chiedermi cos’erano quegli strani “mattoni grigi”, mentre altri credevano di saperlo e sentenziavano “è tufo”!

Figuratevi, facevamo trasportare per centinaia di chilometri un materiale da costruzione “povero”, con scarse caratteristiche di isolamento e comfort, per giunta radioattivo. L’immobile è invece costruito in “cemento cellulare“, una miscela di acqua, calce, sabbia e cemento, che con l’aggiunta di una piccolissima parte di polvere  alluminio si gonfia come il “Ciocorì” ed acquista importanti caratteristiche di isolamento.

Un altro punto di forza della casa è il riscaldamento, contro le “voci di popolo” che dicevano che il riscaldamento a pavimento gonfiava le gambe e seccava la gola, abbiamo scelto di installare un riscaldamento a pavimento (grazie ancora Eugenio per il consiglio). La soluzione si è rivelata in effetti assai economica, confortevole e ci permette di utilizzare a pieno le soluzioni tecnologiche che si sono succedute negli anni per riscaldare gli ambienti.

PICT0139SDC10089Per il tetto invece erano finiti i soldi. Abbiamo allora optato per una copertura semplice, in legname ordinario, senza isolamento (successivamente aggiunto al solaio). Anche in questo caso la scelta, necessariamente “dimessa” ci consente di smontare il manufatto senza particolari “sofferenze” per costruirne uno nuovo “a regola d’arte” sopra il quale installare le tecnologie di captazione dell’energia solare (termico e fotovoltaico). La grossa orditura del tetto che verrà recuperata poi non andrà persa ma servirà a mio fratello per ristrutturare la baita in montagna. (Un modo per assicurarsi una posizione privilegiata da cui partire per andare a funghi!!!)

3 Luglio 2009

SCHIENA DRITTA

L’amico Beppe mi ha fatto avere questa lettera di un prete di Genova, che suona come un’aperta critica a Santa Romana Chiesa sui fatti d’attualità che sporcano il nostro Paese.

Non sono credente, non tanto per valori quanto piuttosto per ricordi. L’immagine del perte per me è quella di un uomo in nero con la tonaca lunga e la schiena curva, intento a biascicare il rosario chiuso nel suo oratorio.

Quando però leggo lettere come questa il “prete” torna ad essere un uomo vero, appasionato e pulsante, con il coraggio delle proprie idee, la schiena dritta e lo sguardo alto. Da non perdere…

Don Paolo Farinella, prete in Genova: Lettera aperta al cardinale Bagnasco

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.

S.E. il Cardinale ANGELO BAGNASCO,

il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.

S.E. il Cardinale Angelo Bagnasco,

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».


Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» ( La Stampa , 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Paolo Farinella, prete Don Paolo Farinella, prete in Genova

Genova, 31 maggio 2009

Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “,  sempre editore Gabrielli.

1 Luglio 2009

Vicenda ESCORT: sic TRANSIT gloria MONDEO

E’ proprio vero “Sic TRANSIT800px-Ford_transit_6_v_sst gloria MONDEO800px-Ford_Mondeo! Finiti ormai i bei tempi in cui i Principi potevano vantare, per calmare i loro “pruriti”, lo jus primae noctis.

Poiché dunque al giorno d’oggi fare la FIESTAFiestamk2 ad una giovin pulzella solleva infiniti polveroni i moderni signori feudali sono costretti a ricorrere alle ESCORTFord_Escort_Mk5_(1990-1992).

Novello TAURUSFord_Taurus_Sedan, ben inteso nella sua mera qualità di “utilizzatore finale“, scorrazza tra CAPRI800px-Ford_capri_mk2_1974 e CORTINA1972.ford.cortina.mk3.arp.750pix con signorine d’ELITE800px-Ford_Elite, per gente DELUXE40-Ford_Deluxe_Stn_Wgn_DV-07_GC_01, senza mai un KALOSkalos perchè una pillola azzurra sostiene le membra dell’eterno principe e lo fa sentire sempre PERFECT800px-Ford_Prefect_ca_1948 per una PAMPA 250px-Ford-pampa-s-94o una P69800px-Ford_P69_F3L.

In pubblico sempre PROBE 800px-2nd_Ford_Probe_GTe POPULAR1956.ford.popular.arp.600pix, in privato tutto un FOCUS800px-Ford_Focus_1.8_Zetec_(Europe); un CLASSIC800px-Ford_Consul_Classic_2_door_UK che non ha TEMPO799px-Tempo,_10-3-07_(18), vizi privati e pubbliche virtù da esibire ovunque, da  TORINO 800px-1970_ford_torino_cobra_sportsroof_chioleroa VERONAFord_verona_ghia95, da GRANADA 800px-Ford-Granadaoppure a KOLN800px-Ford-Köln-Y.

Nella sua VERSAILLES250px-Ford versailles di Arcore è già pronto un mausoleo per celebrare le sue VICTORIA 800px-1956_Ford_Crown_Victoria, intanto il popolino spera che tutto questo sfarzo, questi lustini, questa propaganda,  non portino il Paese sulla stessa strada di FORD: l’orlo del fallimento!

26 Giugno 2009

Cavalieri della Repubblica

Ha un bel dire Napolitano che bisogna trovare punto di riferimento nelle istituzioni “che hanno bisogno di necessario rispetto”, sono proprio gli uomini delle istituzioni ce la stanno mettendo tutta per circondare di ridicolo le “Istituzioni” che dovrebbero incarnare. E, si badi bene, non sto parlando dei massimi livelli dello Stato, quelli ormai li abbiamo persi, oscurati dagli “alza bandiera alla Topolanek” mi riferisco al senso delle piccole cose, quelle che portavano il rispetto per le istituzioni tra la gente dei paesi.

A questo proposito ho recentemente scoperto che una delle onoreficenze dello Stato, quella di “Cavaliere della Repubblica” è stata attribuita a persone di mia conoscenza, vere caricature del genere umano, individui risibili che, pur conoscendo bene, faccio finta di non incontrare per non avere il fastidio di dover salutare!

Me le figuro ora coperte di medaglie come certi generali, sergenti ingrassati, delle “Repubbliche delle banane”, in un Paese così certo che anche Gheddafi fa la sua “porca figura”!

Povera Italia se attribuisce “onoreficenze” a soggetti di un simile spessore!

24 Giugno 2009

Emission zero: è il momento di indebitarsi per il risparmio energetico

Contagiato dal New Green deal di Obama e sentendomi come un bonsai di Marchionne in verde ho pensato di investire tutti i soldi che dispongo e di indebitarmi per altrettanti per contenere le spese energetiche della mia abitazione e produrre energia col solare fotovoltaico. E per giunta si tratta di una trasformazione contagiosa …  ho convinto tutta la mia famiglia e siamo partiti.

Non siamo mica diventati tutti matti all’improvviso, ci sono tutti i presupposti, etici, ecologici ed economici alla base della nostra scelta, vediamo di passarli in rassegna.

Fortunatamente la nostra situazione economica e professionale ci consente di disporre di un piccolo capitale che, altrettanto fortunatamente, non abbiamo mai investito in azioni Parmalat, Cirio, in bond argentini o nei loro cugini nordamericani. Ho sempre avuto una personale antipatia per gli speculatori e non fanno eccezione quelli di borsa. Il nostro lavoro è tutto sommato sicuro e non prevediamo all’orizzonte diminuzioni delle entrate.

D’altro lato il crollo della domanda mondiale non potrà essere certo sostenuto dall’incremento della spesa di una singola famiglia ma siamo fermamente convinti che la somma di tanti sforzi micoreconomici unanimemente indirizzati verso obiettivi ecosostenibili può essere in grado di modificare le la qualità dei consumi. Almeno ci si prova!

Anche il taglio dei tassi di riferimento aiuta chi intende “osare” la strada dell’indebitamento. Ormai i conti deposito on line (le uniche forme di risparmio che abbiamo mai azzardato) riconoscono un interesse attorno all’1,5%, mentre i tassi per i migliori mutui, in particolare per quelli a tasso variabile, si posizionano tra il 2,80 e il 3,20 % (fonte Altroconsumo maggio ‘09)

Per chi intende installare il fotovoltaico c’è anche la possibilità di “farselo pagare dalla banca” in pratica, nei casi peggiori le affittate il tetto e lei ci fa il guadagno, mentre in quelli più vantaggiosi lei paga l’investimento evitandovi di anticipare e a voi rimane qualcosina. In entrambi i casi a voi rimane l’impianto fotovoltaico che, se di buona qualità, avrà avuto solo un calo massimo della potenza dopo 10 anni tra lo 0 e il 10 % e dopo 25 anni, al massimo del 20%. Ma le “pulci” al fotovoltaico le rimandiamo au un post specifico. Alcune banche, come ad esempio Banca Etica, hanno elaborato prodotti finanziari ad hoc per gli interventi ecocompatibili.

C’è poi l’effetto “pensione integrativa”. Siamo sempre stati un po refrattari ad impegnarci in forme di pensione integrativa e abbiamo fatto bene, perché fino ad oggi i rendimenti sono stati quasi sempre molto deludenti. Ora però con il solare fotovoltaico e il “conto energia” abbiamo la possibilità di metterci una pensione ecologica sul tetto. In pratica possiamo finanziare l’impianto in 10 anni con una rata di poco superiore alla resa dell’impianto, tra dieci anni, terminata la rata del finanziamento, ci resta la resa del conto energia, la nostra “pensione integrativa”!

Conclusione: abbiamo dunque creduto ci fossero motivi sufficienti, per le tasche e per il nosto modo di vedere il mondo,  per impegnarci nell’impresa … è bastato fare un po’ di conti!

16 Giugno 2009

Caterraduno

Quasi tutte le volte che racconto a qualcuno del “Caterraduno“, il ritrovo annuale degli ascoltatori della trasmissione di Radio 2 “Caterpillar” (ma se non la conoscete è meglio che smettiate di leggere questo post), mi rendo conto di non essere riuscito a restituire pienamente l’atmosfera che si respira nella settimana di Senigallia.

Il “Caterraduno” è in concentrato di ironia, divertimento, impegno, satira, partecipazione, comunità, senso civico, messo in pratica per una settimana da persone che non si conoscono ma che in fondo si “riconoscono” in un sistema di valori e di modi di essere, mai esplicitati ma estremamente presenti “sottotraccia” e rappresentati nella forma mediatica dai conduttori Cirri e Solibello.

Non mi interessa fare il “pippone” sul Caterraduno di quest’anno, chi c’era non ha bisogno di parole, per chi non c’era le parole non sono sufficienti. Voglio però restituire due “fotografie”.

La prima ha a che fare con i ruoli professionali: la trasmissione è condotta da due Front men di straordinaria abilità, ma quello che ancor più colpisce è la meravigliosa unità della redazione e dello staff tecnico. Una squadra competente e motivata, un gruppo di “amici nella professione” coeso, appassionalto, motivato. Una vera squadra, che lavora e si diverte, partecipando alla trasmissione, agli eventi, alla festa, ben oltre lo stretto dovere professionale. Un motivo di speranza per quelli che, come il sottoscritto, lavorano in una struttura pubblica.

L’altro aspetto che vorrei sottolineare è quello della “solidarietà”, in fondo Caterpillar sarebbe una trasmissione di successo anche senza l’impegno nella raccolta fondi per lo “start up” di cooperative promosse dalla associazione “Libera” per dare lavoro e prodotti sui terreni confiscati alla Mafia. Ho preso parte ad una commuovente asta nella quale sono stati venduti  beni donati dagli ascoltatori. Ad un certo punto due coppie si sono asta libera“alleate” per concorrere all’acquisto di una culla di design, super tecnologica, ma arrivati all’importo di mille euro i giovani si sono resi conto di non avere ulteriori risorse per assicurarsi l’oggetto. E’ stato in quel momento che Cirri e Solibetto hanno invitati i presenti a fare una cordata per aiutare le due giovani coppie ne loro acquisto. E’ saltato fuori in cappello in cui ognuno metteva il proprio contributo, poi il cappello non è più bastato e centinaia di mani di persone in piedi accalcate da ore sotto il sole o sedute per terra passavano banconote di ogni taglio al loro vicino di posto, un perfetto sconosciuto, che a sua volta passava di mano il danaro affinché giungesse a destinazione per l’offerta. In un quarto d’ora di convulso passaggio di danaro  sono stati raccolti cinquemila euro! Soltanto per la culla.

In quel momento sembrava di assistere allo sforzo di un popolo che si passa le banconote come si fa con i sacchetti di sabbia per creare un argine contro l’alluvione o ad un esercito di formiche “taglia foglie” programmate dalla natura per difendersi ad un nemico comune: la Mafia in tutte le sue declinazioni, da quelle più violente a quelle più subdole, che si insinuano nelle Istituzioni con i vestiti buoni e i modi “per bene”.

E’ stata un’esperienza coinvolgente vedere nei volti delle persone sul palco la commozione, la gratitudine, l’orgoglio specchiarsi negli occhi resi lucidi dalle lacrime di gioia a stento trattenute.

Grazie Caterpillar

5 Giugno 2009

LETTERALTURA

All’esercito dei lettori che di mestiere fa il “correttore di bozze” è bene che spieghi subito che non mi sono inciampato con le “ditone” sulla tastiera scrivendo il titolo. Per chi non è dei luoghi  si chiama proprio così il festival di letteratura di montagna, viaggio e avventura che si terrà a Verbania dal 24 al 28 giugno.

Da quest’anno il festival è diventato internazionale, essendosi gemellato con una rassegna di letteratura di montagna che si tiene a Brig, in Vallese, subito dopo il passo del Sempione.

Anche per questo motivo me ne sto occupando professionalmente, non in chiave “artistica” s’intende, nemmeno in quella organizzativa, ma sotto il profilo gestionale e non è cosa da poco coniugare mafaldala rigidità di una Pubblica Amministrazione, i vincoli e i controlli posti dai programmi dell’Unione Europea nell’uso delle risorse con la rapidità delle scelte, i cambiamenti, le situazioni improvvise che l’organizzazione di un evento porta con sé. Se non ci credete chiedetelo a Mafalda (il nome è di copertura) che collabora con me nell’impresa.

Insomma l’avrete capito che si tratta di un post della serie “Promo mai prono” con la quale mi sono posto l’obiettivo di promuovere le iniziative che, a mio insindacabile e partigiano giudizio, meritano di essere seguite.

Se siete dunque appassionati di montagna, viaggi, avventure, anche solo sui libri, il consiglio è quello di venire a Verbania dal 24 al 28 giugno dove vi attende  un ricco programma di incontri, spettacoli, sport, ecc…

Se invece siete della zona potete candidarvi per contribuire al buon funzionamento della macchina organizzativa, ricordate che la vera accoglienza non sta tanto negli alberghi quanto  nella gente.

Se ve la sentite compilate questo modulo che trovate qui e inviatelo via fax al n° 0323-581233 oppure consegnatelo a mano presso la Libreria Margaroli  o la sede di LetterAltura c/o Hotel  Il Chiostro in viaF.lli Cervi 14 a Verbania Intra entro il prossimo 10 giugno.

Vi aspetto.cirano

4 Giugno 2009

‘ANTA AGONISTI

Dopo il precedente post, nel quale mi sono soffermato a “cazzeggiare” sul recupero della costa adriatica anziché raccontare di come era andata al torneo di Cesenatico sono stato seppellito di mail di protesta dei numerosissimi fan della squadra, in particolare delle assatanate groupies che mi chiedevano di relazionare sulla cronaca dei fatti. Eccomi dunque!

La qualificazione ai quarti si è giocata nelle tre partite del girone. Persa la prima con la fortissima Bologna, non ci rimaneva che l’obbligo di vincere le altre due per accedere ai quarti.

PICT0029Ma veniamo al primo match. Dopo un viaggio apocalittico, durato 7/8 ore ci fiondiamo in campo ancora piegati in due dal sedile dell’auto. La partita è sempre lì, punto a punto, che si accende in ripetute fiammate di agonismo.

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Che in campo non si scherza se ne accorge subito Lorenzo che, entrato per darmi il cambio, se ne esce dopo meno di 10 secondi con il labbro tagliato a causa di una gomitata.

Non tutti riescono a giungere in tempo per la partita, è il caso del giocatore di origine slavo-bergamasca Mirko (ritratto nella prima foto in un bel “rosa turistico”) che non potrà dare il suo apporto sotto le plance. La partita finirà dunque sotto di 5!

Il giorno dopo erano in programma due partite, bisognava vincerle entrambe se volevamo passare ai quarti di finale che si sarebbero svolti l’indomani. PICT0076Anche il tempo non induceva all’ottimismo ma, coach Angelo prende in mano la situazione e ordina il ritiro “in colonia” e il silenzio stampa, una frugale cena e a letto. La squadra doveva rimanere concentrata sulle partite! Alle ferree regole riesce a sfuggire una sparuta pattuglia di potapota che non si nega una pantagruelica grigliata in un ristorante consigliato da un gestore di bagni del posto.

Il giorno dopo il pubblico è aumentato, si è aggiunto anche Diego, un “pivottone” bergamasco, compagno di squadra dei rinforzi orobici, purtroppo al momento fuori gioco per problemi muscolari. Dopo una partita tiratissima e una bagarre finale, la prima, contro Milano, la portiamo a casa di un solo punto. PICT0070Mentre nella seconda con Macerata si ripete quello che è accaduto a Bologna, i nostri avversari crollano nel finale, sotto di 6. Dalla seconda giornata abbiamo dovuto fare a meno di Lorenzo che, rientrato dopo la botta al labbro è stato steso “definitivamente” da un colpo alla schiena e costretto a camminare tutto storto sostenuto da un ombrello, pur conservando sempre il suo buon umore. Ma alla fine un po’ tutti ricordavamo le “botte” di una celebre pubblicità della cera Grey a Carosello.

Nonostante l’agonismo, in qualche momento anche acceso, i rapporti con gli avversari in campo sono sempre stati improntati alla massima correttezza e lealtà sportiva. Sarà forse anche per questo che siamo già stati invitati al prossimo torneo che si terrà a settembre a Milano.

Siamo dunque ai quarti di finale, iniziano i primi ammutinamenti fra il pubblico che pensava di potersi godere la spiaggia romagnola nei momenti di pausa invece è costretta dalla pioggia a fare vita ritirata. Inutile dire che qualcuno giunge ad auspicarsi la sconfitta per poter ripartire subito per il lago dove il bel tempo la fa da padrone.

D’altra parte dover affrontare Latina ai quarti (finalista a Bologna) non lascia molto spazio all’ottimismo. Ma proprio per questa partita succede un fatto eccezionale, inaspettato, mitologico. PICT0105Rinasce dalle sue ceneri, ringiovanito e scattante, Lorenzo, che tornerà a giocare con noi nell’ultimo minuto della partita. In realtà non è proprio lui, si tratta di Riccardo, suo figlio maggiore, ma i piedi sono gli stessi, le stesse due “pinne giganti ” che ci ricordavamo da ragazzi!PICT0110PICT0087

Termino il post con le mie scuse pubbliche a Giorgio, che nella foto finale ho fatto mettere dopo di me. Chiedo perdono, sono proprio io il più piccolo (a parte, per ora,  Riccardo e Niccolò)DSC00300

Vorrei salutarvi con una citazione di Michael Jordan: “Avrò segnato 11 volte canestri vincenti sulla sirena e altre 17 volte a meno di 10 secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. 36 volte i miei compagni di squadra mi hanno affidato il tiro decisivo e io l’ho sbagliato. Nella mia vita ho fallito molte volte, ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”. E’ tutta qui la magia del basket, che si rivive ogni volta che si entra in campo, anche quando gli ‘anta sono suonati da un pezzo.