C’era una volta, poco tempo fa, anzi c’è ancora, un tizio vestito da manager, sempre con una bella giacca ed un ancor più bella cravatta, che sia era messo in testa di aumentare la produttività della Pubblica Amministrazione e per far questo, da grande stratega, aveva deciso, di punto in bianco, di “cambiare tutto” a prescindere dalla circostanza che l’organizzazione sulla quale andava a mettere le mani funzionasse o meno.
Il tizio aveva letto in un libro di economia che il PIL (Prodotto Interno Lordo), cioè l’insieme della ricchezza prodotta e scambiata nel suo Paese, era dato dalla somma dei prezzi pagati per l’acquisto di beni e servizi dedotti i costi intermedi, ma non solo, che alla crescita del PIL contribuivano anche “beni e servizi” prodotti dalla Pubblica Amministrazione che, poichè spesso non erano beni scambiati sul mercato, venivano conteggiati al costo di produzione.
L’idea del nostro stratega era dunque semplice: rendere ancor più inefficiente Pubblica Amministrazione per alzare i costo dei beni e servizi da essa prodotta e per questa via il PIL! La strategia del nostro “campione” portava con sé un altro evidente vantaggio secondario: una volta reso ancor più inefficiente il pubblico si sarebbe potuto meglio elogiare i miracoli del privato, un piano perfetto!
Certo c’era una via più diretta, per esempio liberalizzare la vendita delle armi per una difesa “fai da te” dagli stranieri. La via diretta avrebbe fatto schizzare in alto la spinta la PIL da parte di armerie e fabbriche di munizioni, ma una volta che ci si fosse preso gusto anche gli ospedali e le cliniche private avrebbero lavorato a pieno regime e poi l’industria metalmeccanica per produrre inferriate per le finestre e auto blindate, quella elettronica per i sistemi anti intrusione, quella dei servizi; vuoi mettere le tariffe di un’impresa di pulizie a confronto con una che offre guardie del corpo. Ma ogni cosa va fatta per gradi.
Torniamo alla nostra Pubblica Amministrazione, una volta che sia stata “scardinata”, tanto dove funzionava quanto dove non funzionava, continuerebbe ad avere per la collettività gli stessi costi: di personale, di riscaldamento, elettricità, di carta … anzi no di carta di più, ecc… Per giunta bisognerebbe acquistare dei servizi che non si possono più produrre all’interno, sul mercato e allora vai con le consulenze!!! Su con il PIL!!!
A questi strateghi della Cosa Pubblica delle balle, a questi manager da strapazzo senza un passato e senza un futuro, voglio contrapporre la visione del benessere di un grande uomo a capo di un grande Paese:
« Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta »
(Robert Kennedy dal discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University