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Commercial aquaponics training school

6 Ago

Commercial aquaponics training school.

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BAQUA 3rd Annual Aquaponics Conference

28 Lug

BAQUA 3rd Annual Aquaponics Conference.

IN HOC SIGNO VINCE

5 Apr

Riporto, i lettori di “Cirano” sanno che lo faccio in occasioni speciali, il post che ho pubblicato sul sito dedicato all’acquaponica. Colgo l’occasione per invitare coloro che si aspettano post sui “Orticoltura e dintorni” a registrarsi su “Akuadulza.net” perchè qui non pubblico più post sul tema.

Quest’inverno in famiglia ci siamo posti l’interrogativo: “Cambiare l’auto o cambiare l’orto”? Un rapido consulto con il meccanico di fiducia ci ha detto che la nostra vecchia Citroen Xara Picasso, con qualche intervento di manutanzione straordinaria, avrebbe potuto portare il suo motore Diesel dagli attuali trecentomila a quattrocentomila chilometri e la decisione è stata presa.

Siamo dunque passati, con un anno di anticipo a quanto avevamo previsto, dalla fase della “Sperimentazione applicata” ad una situazione definitiva. Dove prima c’era un tunnel disordinato ora c’è un laghetto ed un lettorino per la coltura protetta.

Tutto quello che vedete nelle immagini che seguono non non avrebbe potuto essere possibile senza l’aiuto del mio amico Vincenzo (Vince) che mi ha seguito, supportato e sopportato durante i lavori e lo sta facendo ancora perchè non tutto è a puntino. Non è duque un errore quello nella citazione in latino che dà il titolo al post ma un omaggio ad un amico speciale.

laghetto

laghetto

lettorino

lettorino

Al momento il laghetto è privo del suo “romantico ponticello” (sotto il quale in realtà appenderò delle reti a sacco per tenere separati tipologie e dimensioni dei vari pesci) ed il lettorino è ancora privo dell’argilla espansa per iniziare le coltivazioni (è questo motivo per cui lo tengo coperto, per evitare che la luce colpisca le vasce e le alghe ne prendano possesso).

Dal laghetto l’acqua in parte viene convogliata ai vicini lettorini ed in parte compie un percorso di una trentina di metri fino ad arrivare alla serra passiva, costruita a ridosso di un brutto muro in cemento, che però ha la qualità di caricarsi di calore durante il giorno e restituirlo nel corso della notte.

Serra passiva

Serra passiva

scorcio interno della serra

scorcio interno della serra

muro accumulatore di calore

muro accumulatore di calore

Non avendo potuto coltivare in acquaponica per quasi tutto l’inverno nella serra convivono colture apparentemente inconciliabili come la valeriana (in primo piano nella voto) ed i pomodori che ho fatto crescere da seme nell’acquaponica indoor e appena trasferiti in serra. La prima presto verrà mangiata, i secondi aspettano solo un po’ di calore per crescere ed essere legati alle loro cordicelle di sostegno.

All’interno della serra la coltivazione è organizzata su tre linee, quella centrale, più grande, alla quale si può accedere da entrambi i lati e due vasche più piu piccole laterali, una delle quali allestita con il sistema DWC . Probabilmente se ne aggiungerà un quarta in un tubo appeso al muro nel quale ci trasferirò le fragole.

Linee di coltura

Linee di coltura

In fondo, coperte da un telo nero, ci sono due vasche che contengono i pesci piccoli che andranno a rinnovare la produzione del laghetto. Al momento ci sono le tinchette e i persici (ormai cresciuti) che mi ha dato Simone e che sono sopravvissuti alle varie disavventure. L’acqua che arriva dal laghetto si distribuisce nelle due vasche, costituite da due IBC container, e si dirama ai due filtri a gravità di colore verde che sono ai lati, prima di continuare il suo percorso nei tubi grigi in PP, irrigare i growbed, raccogliersi in una sump e ritornare al laghetto attraverso un tubo sotterraneo.

particolare ritorno acqua

particolare ritorno acqua

Nella foto sopra vedete un particolare (non ancora definito dal punto di vista estetico) del ritorno dell’acqua al laghetto. L’acqua, prima di tuffarsi di nuovo nella vasca, passa attraverso ciottoli di marmo e blocchi di tufo per riequilibrare lentamente l’acidificazione derivante dal processo di nitrificazione dell’azoto.

Mancano ancora molti lavori, oltre alle finiture sotto il profilo estetico, i collegamenti elettrici che sono assicurati provvisoriamente con delle prolunghe che corrono sul prato, nella serra è previsto un sistema per l’estrazione dell’aria che con il sole si scalda troppo (al momento inizio io al mattino presto ad aprire un sportello, continua mia moglie Lucia spalancando tutte le aperture prima di andare a lavorare ma non può andare avanti così per molto!)

Visto che eravamo in ballo con Vince abbiamo costruito anche una concimaia, con le stesse assi di plastica riciclata di cui sono fatti i lettorini (paraticamente eterne). La concimaia è costituita da due scomparti separati da una rete. Attraverso questa i lombrichi possono migrare da una parte all’altra quando il compost è maturo, lasciandolo così libero per la raccolta. Nelle foto che seguono mancano ancora il coperchio e gli sportelli frontali ma credo sia sufficiente a rendere l’idea.

compostiera fronte

compostiera fronte

compostiera scomparti

compostiera scomparti

Un omaggio agli esecutori del lavoro (scavi e opere murarie esclusi, affidati all’impresa edile):

Vince

Vince

Mario

Mario

Ai quali si è aggiunto un altro protagonista, mio fratello Sergio che veniva chiamato tutte le volte che c’era un imprevisto o spostare qualcosa di troppo pesante per poterlo fare in due, oltre che per qualche intervento “creativo” come quello descritto nella foto sotto:

Come rullare un prato senza rullo e non chinarsi a raccoglier ogni volta la tavola

Come rullare un prato senza rullo e non chinarsi a raccoglier ogni volta la tavola

Un ringraziamento particolare anche a mia moglie Lucia perchè la terra, non sempre aveva la pazienza di stare fuori di casa:

Lucia e Vince

Lucia e Vince

Appuntamenti di fine estate

25 Ago

L’estate sta finendo (come cantavano  profetici i “Righeria” nel 1985) io ne approfitto per ricordarvi un paio di appuntamenti di cui ho parlato in questo e in altri blog:

Se i fuochi artificiali, da Arona alla cascata del Toce li avete visti tutti è arrivato il momento di “accendere” la mente!

Pesci e Preghiere

16 Feb

L’articolo che segue è stato pubbilicato sul sito “Akuadulza.net“, il portale italiano dell’acquaponica.

D’ora in poi solo occasionalmente pubblicherò articoli su orto e pesci nel mio blog personale. Invito chi fosse interessato ad iscriversi al sito, con user name e password, riceverà una mail di conferma ed un avviso in occasione della pubblicazione di nuovi post.

La città di Detroit è fallita nel 2013, il colpo finale gliel’ha dato la crisi dell’auto, ma sono già decine di anni che il centro cittadino si sta svuotando, lasciando scheletri di edifici in decadimento.

Il fallimento di Detroit rischia di lasciare senza lavoro e senza pensioni migliaia di dipendenti (o ex dipendenti) della città. Per questo motivo il commissario liquidatore ha proposto la vendita ai creditori di centinaia di opere delle 65.000 di proprietà del Detroit Istitute of Arts, una delle più grandi e famose degli Stati Uniti.

Il murales di Diego Rivera al Detroit Institute of Arts

Per fortuna un pool di fondazioni (tra cui la Ford Foundation, nata dalla società che con l’auto di Detroit ha fatto le sue fortune) ha stanziato 370 milioni di dollari per proteggere le opere dall’assalto dei creditori.

Che cosa ha che vedere tutto questo con l’acquaponica? C’entra perchè Detroit è ormai il simbolo di una città che “resiste”. Anche la Chiesa locale si rimbocca le maniche, accompagna le preghiere con azioni di sostegno all’educazione, all’occupabilità, allo sviluppo economico. In oltre 6.000 piedi quadrati di un vecchio edificio è nata una fattoria acquaponica che coltiva verdure e alleva tilapia, pesci gatto e persici americani. Una versione moderna “resiliente” della massima Benedettina “Ora et labora”..

PROTOCOLLO

22 Giu

Ho pubblicato questo post sil mio blog “Akuaduulza”, dedicato alla coltura acquaponica, ma il tema degli orti civici da tempo sta a cuore al vecchio “Cirano” credo dunque che il post possa essere di interesse generale (nel senso per tutti quelli che usano “ancora” la terra per coltivare l’orto) , dunque lo ripeto anche qui:

Tempo fa avevo dato la seguente definizione di PROTOCOLLO: “Appendice del corpo umano sulla quale, nell’antichità, era appoggiata la testa”

Ne esistono altre versioni come quella siglata tra il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’ANCI e Italia Nostra con lo scopo di:

  • avvicinare i cittadini alla realtà agricola, stimolando nel contempo la coesione sociale
  • favorire la riqualificazione delle aree dismesse e dei terreni agricoli inutilizzati, ostacolare il consumo di territorio e mitigare le situazioni di marginalità e degrado e migliorare il paesaggio urbano
  • valorizzare le produzioni e le essenze ortive tradizionali e locali

A leggere il documento ufficiale gli obiettivi del progetto “Orti Urbani”, oscillano tra la battaglia del grano, gli orti di guerra e la fuffa totale (per fortuna qualcosa di più si trova sul sito di Italia Nostra) ma si apre una porta una sorta di riconoscimento all’iniziative legate agli orti civici e all’urban farming nel quale l’acquaponica può svolgere un ruolo primario. Non ci resta che andare a “vedere le carte” e valutare la disponibilità a concedere spazi e sostegno da parte del nostro Comune.

Chi vuole leggere il “Protocollo d’intesa” lo trova qui.

Aqualung: 1 acquaponica, 2 ittiologi e 250 tinchette

26 Feb

Domenica, mentre mezza Italia, senza successo, era impegnata a smacchiare il giaguaro indelebile io ero in buona compagnia ad occuparmi della mia acquaponica.

Intendiamoci, non è che anche io non abbia fatto il mio dovere. Ho preso la mia bottiglia d’alcol (prudenzialmente non denaturato) e, con tutta la mia famiglia, ci ho dato dentro anch’io sfregando con forza quelle belle macchie. Ieri ho scoperto che non avevamo avuto successo. Ho guardato la mia bottiglia d’alcol e me la sono scolata d’un fiato. Si lo so bere non è una buona cosa, ma almeno non mi sono bevuto che ci rimborseranno l’IMU!

Scherzi a parte, oltre ad andare a votare per cercare di cambiare una nazione di “pesci”, di gente che abbocca a qualsiasi panzana, non conservando la memoria del dolore dell’amo che li ha agganciati, tanto da ripetere il medesimo errore la volta successiva*, domenica mi sono occupato della mia acquaponica.

Come dice il titolo erano con me ben due ittiologi, Ettore e Simone, mica hobbisti della domenica come me che mi stordisco con pesci e verdure per cercare di dimenticare come ci stiamo riducendo. Sto parlando di ricercatori di fama internazionale come Ettore che, ora è in pensione ma è autore di numerose pubblicazioni sugli ecosistemi d’acqua dolce ed è stato direttore di un importantissimo istituto del CNR e di un serio e stimato professionista, Simone,  che dello studio e della gestione dei pesci d’acqua dolce ha fatto prima una scelta di vita (ho scoperto che ha anche una laurea in economia e commercio) e poi il proprio mestiere!

Simone mi ha portato anche 250 “tinchette”, giovani tinche di circa 4 centimetri. Ho dedicato loro una vasca da 1000 litri, cresceranno lentamente senza avere particolari problemi di clima ed assicureranno alla alla mia acquaponica il “minimo” di azoto necessario al suo funzionamento. Nelle altre vasche avrò poi modo di inserire pesci diversi, d’estate quelli amanti dell’acqua calda, d’inverno quelli che prediligono il fresco, come ad esempio le trote!

A parte il meteo è stata una giornata molto bella, ci siamo trovati a meraviglia, anche sotto il profilo umano. Rimanendo in tema a Ettore abbiamo riservato il ruolo di “garante scientifico” del nostro slancio ideale verso l’acquaponica, io darò il mio contributo prevalente in tema di vegetali e della loro coltivazione, mentre, ovviamente Simone dirà la sua sui pesci e il loro ambiente.

Oltre ad allevare pesci e mangiar verdure ci piacerebbe fare dell’acquaponica un “laboratorio casalingo di didattica ambientale” un piccolo spazio che è possibile tenere in giardino, sul retro della casa o nel cortile della scuola per spiegare come la natura ricicla se stessa, l’ambiente ritrova un proprio equilibrio e l’azoto, potenzialmente un grave inquinante, diventa nutrimento. Vorremmo spiegare alle nuove generazioni che se l’uomo tratta con rispetto l’ambiente che lo circonda, questo è in grado di riciclare anche i suoi di rifiuti, non solo quelli degli altri animali, generando anche per lui un vantaggio, perfino economico.

Grazie Ettore, grazie Simone per la bella giornata, sto imparando molto da voi sui pesci … non sapreste per caso dirmi come si smacchia il giaguaro?

* Se dovessimo paragonarci ai pesci direi che siamo un popolo di “Taccole” (Persico Sole),

Persico Sole (Lepomis gibbosus)

Persico Sole (Lepomis gibbosus)

ricordo quando da bambino le pescavo senza neppure bisogno di una canna, calando davanti al loro naso un amo con un cagnotto. Abboccavano immediatamente e siccome tutti dicevano che non erano buone da mangiare (ho scoperto domenica invece che non è affatto vero) le ributtavo in acqua, per ripescarle poco dopo, con lo stesso amo e filo, qualche volta anche con lo stesso cagnotto!