RIANIMAZIONE E COMUNICAZIONE

29 Mar

Il titolo di questo post suona un pochino come il nome di quel movimento che organizza il suo raduno annuale a Rimini, ma vi giuro che è tutt’altro.

In questo periodo di Covid 19 ho ripensato il mio rapporto con le sale di rianimazione, un rapporto non diretto ma “mediato” dal ricordo di due persone care che ci sono passate.

La rianimazione è un po’ come la luna, non vi puoi accedere, al massimo puoi guardare da lontano ed è popolata da una quantità innumerevole di apparecchiature, tubi, fili, incomprensibili per chi non è addetto ai lavori, un posto brutto da vedere, figuriamoci starci dentro!

Eppure credo che quando tu sia “costretto” in un letto di rianimazione la cosa che più ti manchi sia la vicinanza dei tuoi affetti con i quali comunicare. Ricordo mio padre, ricoverato in rianimazione a seguito di un intervento, noi figli fuori dal vetro preoccupati: ce la farà, non ce la farà? Lui dentro, trafitto da tubi e cannule di ogni tipo, in bocca, nel naso, sulle braccia, sul ventre. Ad un certo punto si accorge di noi dietro il vetro e muove le mani, vuole dirci qualche cosa … continua a muovere le mani, le dita, prima piano, poi sempre più affannosamente, cerca di alzare le mani per mostrarci le dita che si muovano ma i tubi e i fili lo riportano attaccato al letto, allora muove la testa avanti e indietro, poi a destra e sinistra, quasi a dirci “non avete capito”. Entra l’infermiera, lo vede così agitato, interrompe la comunicazione, ci caccia! Noi “feriti” perché non avevamo fatto niente che potesse agitarlo, ma figuriamoci il suo stato d’animo.

Mio padre esce dalla rianimazione, lo ritroviamo qualche giorno, stanco, nella sua camera d’ospedale. Proviamo a chiedergli che cosa avesse voluto dire con le dita qualche giorno prima senza poter comunicare, risponde, quasi un po’ seccato,  “Sette, sette, sette vite, ho sette vite come i gatti!”. Purtroppo doveva averle consumate ormai tutte perché dopo pochi giorni è entrato in coma ed è mancato. Ma ora l’immagine che di lui mi ritorna spesso alla mente è di lui trafitto come un Cristo in croce, che vuole scherzare sulle sue sette vite!

La seconda rianimazione me l’ha raccontata la mia zia Livia, bergamasca, come la gente che più soffre oggi, una donna intelligentissima, laureata in lingue che ha girato il mondo con il suo spagnolo e Inglese semplicemente perfetti. Passa da lavoro in una multinazionale a sposare per amore un contadino romagnolo, cambia completamente vita in un attimo. Con un istinto innato per il linguaggio impara il dialetto romagnolo con la stessa facilità e la stessa precisione con le quali padroneggiava le lingue apprese all’Università. Livia è sempre stata “paffuta” fin da bambina, contiene per tutta la vita il suo peso sottoponendosi a diete di ferro, ma ormai in età avanzata, mancano le motivazioni ed ingrassa sensibilmente.

Ultimamente Livia ha dei problemi di respirazione, finisce in terapia intensiva, lo scenario è sempre lo stesso macchine e tubi! Accanto a lei c’è un ragazzo, ha fatto un incidente in moto, è tutto “rotto” ma deve averla scampata, tanto chi i suoi amici vanno a trovarlo e, così per passare il tempo, deridono la “grassona” sul letto vicino. Livia è immobile e cosciente, vorrebbe riprendere i ragazzi spiegando loro che anche lei è una persona, con i suoi affetti, i suoi dolori e le sue pene, ma non può, i ragazzi continuano a deriderla, Livia è impotente, riesce solo a bagnare il cuscino con le sue lacrime …

Livia si riprenderà, uscirà dall’ospedale e andrà a casa a riabbracciare i suoi cari ancora per qualche mese, ci vedremo ancora e mi racconterà questa piccola storia triste che ritorna a galla in questi tempi di Coronavirus.

Giunto alla fine della pagina mi accorgo di non sapere perché ho voluto scrivere queste cose, o forse si, per dire a tutti che stare a casa è un sacrificio infinitamente più piccolo di quello di essere costretti in un letto di rianimazione senza poter comunicare con i propri affetti, #stateacasa!

“MI MANDA RAI TRE”

2 Mar

E’ successo davvero, suonano al cancello e mi dicono “Mi manda RAI TRE“, per sapere della mobilità elettrica a cui si affida, da qualche tempo ormai, la nostra famiglia. Vogliono sapere dell’auto, ma abbiamo iniziato ormai diversi anni fa con due biciclette poi con uno scooter, ma l’auto fa ancora “status simbol”, l’attenzione si concentra su quella.

Mi mandano un “service” da Torino, mi mettono un microfono nell’orecchio, le domande arriveranno dallo studio. Alcuni giorni fa avevano provato ad ospitarmi in trasmissione ma l’emergenza Coronavirus si era “mangiata” tutto il tempo della messa in onda ed io, come recitava un il claim aziendale di un tempo ho avuto per qualche minuto “Un posto in prima fila” ma non mi sono mosso dalla panchina entrando in campo.

La prima raccomandazione è quella di togliere il loghi aziendali, dall’auto, dalla wall box che usiamo per la ricarica, ovviamente non si può fare pubblicità occulta ma è praticamente impossibile non riconoscere un automobile dalla sua carrozzeria, anche se ne occultano i segni distintivi della marca! Dovremmo camuffare il modello come si fa per i prototipi che girano sulle strade per le prove …

Rispondo alle domande che mi fanno da studio in modo semplice, per far si che anche chi è completamente privo di nozioni sulla mobilità elettrica possa capire; sento già le critiche degli esperti dei blog specializzati di modalità elettrica per le imprecisioni che inevitabilmente mi sfuggiranno. Non riesco a trovare il modo di parlare di come ho acquistato l’auto, non sono un grande “negoziatore” sui prezzi, per questo motivo mi sono affidato al GAI Gruppo Acquisto Ibrido (da tempo convertitosi anche all’elettrico) che ha negoziato, per me e per altri, le condizioni più vantaggiose possibili.

Per fortuna i tecnici in studio colmano le mie lacune, insomma quello che è fatto è fatto, se volete rivedervi la puntata … in mezzo all’emergenza  coronavirus cliccate sul link

 

RAIKonen

26 Feb

Il titolo del post non ha niente a che vedere con l’ultimo pilota della Ferrari a portare a casa il titolo mondiale per la casa del cavallino rampante, si tratta proprio di “Mamma RAI” che aveva in programma di parlare di mobilità elettrica nella trasmissione “Mi manda RAI 3” martedì mattina.

Avendo acquistato la Kona Electric tramite il GAI (Gruppo d’Acquisto Ibrido) ormai quasi un anno fa, mi hanno contattato per farmi raccontare la mia esperienza, magari dopo aver letto il mio Post sul mio viaggio tra Germania e Belgio di quest’estate!

Purtroppo tra gli “effetti collaterali” del Coronavirus dobbiamo annoverare anche lo sconvolgimento del palinsesto televisivo! Domenica eravamo già partiti e ci trovavamo nei pressi di Roma quando riceviamo una telefonata dalla redazione, non avremmo più registrato la puntata lunedì mattina ma saremmo andati in diretta il martedì! Dopo un attimo di comprensibile “ansia da diretta” mi sono goduto, in compagnia di mia moglie Lucia, una intera giornata “libera” nella Capitale!

Avevamo preventivamente scaricato il permesso di accesso alla ZTL per le vetture “full electric”: circolare per il centro della Città Eterna senza far rumore (almeno noi) e parcheggiare per una ricarica a 50 metri da Via dei Fori Imperiali e 200 dal Colosseo non ha prezzo, “per tutto il resto c’è Mistercard”!

Martedì ci siamo presentati puntuali per la diretta, superando rigorosissimi controlli ci siamo seduti dapprima in corridoio, poi mi sono spostato dietro le quinte, ma alla fine è andata come quando giocavo nelle giovanili di basket e mi convocavano per la prima squadra. Sono rimasto in panchina!

RAI Konen dunque in quel di Saxa Rubra è rimasta ferma ai box! Niente vetrina sui media (anche se non avrei dovuto pronunciare il nome del modello ma solo definirla genericamente come mini SUV o segmento B). La gentile signorina della redazione era costernata, non sapeva come scusarsi e mi ha assicurato “Ki mi” richiameranno (tanto per continuare a giocare con le parole.

Sinceramente non sono particolarmente dispiaciuto mi piacerebbe che alla mobilità elettrica sia dedicata l’attenzione che merita, avrei rischiato di fare la fine dell’ospite prima di me che, intervistato per illustrare le qualità dello “Street Food” e del “Lampredotto” ha finito per dover tranquillizzare il pubblico sul fatto che addentando un panino non si rischia nulla!

Stay tuned, se ci sono novità vi avviso prima questa volta!

 

AUTO FAMILIARE

18 Ott

Vorrei proporvi un breve post fra il serio ed il faceto sul concetto di “Auto Familiare”.

Negli anni ’80 mio padre faceva l’artigiano e aveva una Fiat 131 familiare, questa:

Erano tempi in cui il “benessere” veniva ostentato alla guida di una berlina ed io un pochino mi vergognavo di portarmi appresso quell’enorme portabagagli, ma in compenso, potendola avere a mia disposizione per tutto il fine settimana avevo un grande successo con gli amici … e con le ragazze!

Poi è venuto poi il tempo in cui le auto familiari sono diventate di moda, è bastato cambiar loro il nome, chiamarle “Station wagon” e  aggiungere qualche pubblicità che inneggiava al senso di libertà che poteva dare il portellone posteriore apribile ed il gioco è stato fatto:

La sostanza, come potete vedere confrontando le immagini, non è cambiata di molto, la funzione era la stessa, quello che cambiava è la dimensione simbolica del bene.

Quarant’anni dopo voglio proporre un nuovo concetto di “Auto Familiare”, una vettura che non inquina, che è a disposizione di tutta la famiglia (anche se ormai le “ragazze” non vivono più con noi) e che usa chi del nucleo deve fare il percorso più lungo. In questo momento Alice è in vacanza sulle dolomiti con un nuovo concetto di “Auto Familiare” che, proprio in virtù del suo intenso utilizzo, in 5 mesi ha già percorso oltre 15 mila chilometri. Un modello Thumberg, più che un modello turbo, che viaggia e non inquina:

A noi fa piacere saperla in giro con il suo ragazzo a macinare chilometri senza appestare il pianeta, intanto noi per il weekend ci arrangiamo o così:

o Modì:

TIPIKONA

20 Set

TIPIKONA

Chi di voi non ricorda il periodo dell’adolescenza quando nella “Compagnia”c’era sempre una ragazza non appariscente ma simpatica, un “Tipo” insomma. La mia Kona ha recentemente recitato il ruolo del “Tipo” (a qui “Tipikona” che da il titolo al post).

L’occasione è stata quella “Esperienza Elettrica” organizzata dal GAI, Gruppo Acquisto Ibrido (ormai il nome è un po’ datato) presso il Politecnico di Milano mercoledì 18 settembre e rivolta al personale dell’ateneo.

Dopo un momento formativo tenuto da Luca, molto interessante, che ha riassunto un  paio d’ore di accattivanti slides tutto quello che io avevo faticosamente racimolato in mesi di ricerche in rete, si è passati alla “prova pratica”; io ero uno de drivers ingaggiati per l’occasione.

Nonostante i miei mille impegni di lavoro infatti mi sono sentito di restituire, dedicando un po’ di tempo al gruppo, parte degli oltre 2000 € che ho risparmiato acquistando la Kona unendo il potere negoziale  di più acquirenti.

Le prove erano organizzate così: 5 vetture differenti: Renault Zoe, Nissan Leaf e NV 200, Hyundai Kona e Tesla Model X, sulle quali ruotavano gli equipaggi dei discenti del corso. Nel turno di guida io accoglievo coloro che erano appena scesi dalla Tesla Model X, una “stangona total black” con lo “stacco di coscia” delle portiere ad ali di gabbiano.

Ce la siamo battuta giocando la carta della “simpatia” raccontando la storia del viaggio di oltre 2.000 km tra Germania Belgio Francia Lussemburgo e Svizzera oppure la disavventura con la ZTL torinese.

Un pomeriggio sicuramente interessante che avrà un seguito, aperto a tutti coloro che sono interessati alla mobilità elettrica e vorranno iscriversi documentandosi qui:

https://gruppoacquistoibrido.it/esperienza-elettrica/?utm_source=ZohoCampaigns&utm_campaign=ESPERIENZA+ELETTRICA+PER+GRUPPI%2C+AUTUNNO+2019_2019-09-12&utm_medium=email

IL PASTICCIACCIO DELLA ZTL TORINESE …

16 Lug

Per lavoro mi capita, abbastanza spesso per la verità, di recarmi nella “Capitale Sabauda”, di solito lo faccio con l’auto di servizio, che ha il permesso di accedere alla ZTL, saltuariamente, quando l’auto aziendale non è disponibile, mi reco a Torino con la mia auto e da quando ho una vettura “full electric” posso beneficiare della cosiddetta “esenzione a posteriori”.

Non è stato facile capire come funziona ma alla fine ce l’ho fatta! E’ “semplice”, dopo l’accesso basta compilare l’apposito modello di “giustificazione” allegando i seguenti documenti:

  • Carta d’identità
  • Libretto di circolazione
  • Assicurazione
  • Certificato di proprietà

Operazione non del tutto agevole e del tutto incurante che le verifiche sulla documentazione da allegare oggi possono essere fatte, anche in modo automatizzato, a partire dalla targa del veicolo, regolarmente dichiarata nel modello di domanda e peraltro rilevata dagli strumenti che monitorano varchi!

L’accesso alla ZTL ovviamente non esime dal pagamento del parcheggio che va dai 2,00 a 2,50 € all’ora!

Nel mese di maggio tutto bene, non fidandomi della Pubblica Amministrazione italica ho tuttavia chiesto un cenno di riscontro della ricezione della mail e degli allegati mi è stato risposto in questo modo: “non è prassi di quest’ufficio dare informazioni in merito gli inserimenti in ZTL”. Su questo punto mi limito ad osservare che non sarà certo “prassi” ma sarebbe “cortesia”, ma è del tutto evidenti che nei confronti dei “sudditi” la cortesia non è prevista, lo sarebbe invece nella relazione con i cittadini!

Mi è andata bene dunque una volta e ho dunque osato “sfidare la sorte” una seconda ma non ho avuto altrettanta fortuna perché ho ricevuto questa comunicazione:

“Buongiorno, siamo spiacenti di informarla che la sua richiesta è stata respinta.

Si informa che la sperimentazione relativa al transito in ZTL, delle auto Elettriche Pure (G.C. num. mecc 2008 02233/119 del 12/06/2018),  si è conclusa il 27/06/2019 , pertanto siamo impossibilitati a procedere ad autorizzare i transiti successivi a tale data…”

Sinceramente non mi sono accorto che la possibilità di accesso deliberata dalla giunta avesse una scadenza, sono certo che da qualche parte ci sarà stato scritto, con gli stessi caratteri delle clausole vessatorie delle assicurazioni! Sarò costretto a pagare la contravvenzione, me ne farò una ragione, la considererò come l’ennesima tassa pagata all’inefficienza del sistema Paese. Ma non posso non chiedermi perché oggi che si fa un gran parlare di “big data” non si potesse prevedere l’invio massivo agli utenti del servizio di un avviso sulla scadenza dell’agevolazione!

Va notato che l’azienda pubblica di trasporti GTT, che esercita il servizio di “cane da guardia” per conto del Comune, si affretta a prendere le distanze con la seguente excusatio non petita: “Ricordiamo che le Esenzioni a Posteriori sono Disciplinate dalla Città di Torino e GTT non ha facoltà di andare in deroga” nessuna facoltà di deroga ma certo un minimo di dovere di efficienza!

Nel mese di maggio mi sono registrato per accedere all’area corrispondente alla ZTL di Francoforte e di Bruxelles, ho trovato indicazioni chiare, anche in lingua inglese, senza la scadenza della “mozzarella” della sperimentazione in salsa torinese! Mi piacerebbe sapere quanti turisti stranieri sono stati capaci di superare il sistema ad ostacoli inventato dall’amministrazione comunale di Torino e soprattutto quanti si sono tenuti aggiornati alle scadenze previste dalla “G.C. num. mecc 2008 02233/119 del 12/06/2018″ (SIC!)

Morale: ecco spiegato il significato “criptico” della locuzione “esenzione a posteriori” … significa “ESENZIONE CON IL CULO!”

La vicenda ha una coda … perché grazie alla indicazione di Tony Musone nel gruppo FB della Kona sono venuto a sapere che il nuovo Codice della Strada regolamenta l’accesso dei veicoli elettrici alla ZTL, mi sono dunque rivolto all’URP del Comune di Torino così:

Sono stato avvisato da GTT che la mia richiesta di accesso a posteriori alla ZTL è stata respinta perché la sperimentazione relativa al transito in ZTL, delle auto Elettriche Pure (G.C. num. mecc 2008 02233/119 del 12/06/2018), si è conclusa il 27/06/2019.
Pagherò la sanzione non ricorro perchè non ho tempo e sto perdendo la fiducia nelle istituzioni di quello che una volta era il “Belpaese”, volevo solo segnalare che l’art 7 del nuovo Cds, al comma 9 bis recita: “Nel delimitare le zone di cui al comma 9 i comuni consentono, in ogni caso, l’accesso libero a tali zone ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida.”
Come cittadino mi sono tuttavia preso la libertà di esprimere tutto il mio disappunto in rete! https://iononperdonoetocco.wordpress.com/2019/07/16/il-pasticciaccio-della-ztl-torinese/

L’amministrazione s’impegna a rispondermi entro 30 giorni, il 16 agosto vi farò sapere!

OPINIONI DI UN PROFANO *

9 Giu

Prendo a prestito il titolo di un romanzo di Heinrich Böll e rispolvero il mio vecchio blog per raccontare la mia esperienza di un viaggio di oltre 2000 km sulla Kona elettrica.

Non si tratta di un racconto da “addetto ai lavori” come dichiaro nel titolo, né per gli addetti ai lavori, pertanto nella pagina FB dedicati alla Kona elettrica, già “ammorbata” da 14 post dal titolo “TRASLOKONA”, metterò solo un link.

 

PREMESSA

La premessa rimanda un po’ ai contenuti del romanzo che, sia pure in un’altra epoca storica, siamo nella Germania uscita fiaccata dalla seconda guerra mondiale racconta l’ipocrisia del vivere quotidiano. Anche noi oggi sosteniamo l’ipocrisia del “vivere sostenibile”. Si parla spesso di “Sostenibilità” senza adottare comportamenti concreti, quotidiani, coerenti e consequenziali. Io e “Rossana” stiamo provando a farlo anche se, come dicevano la “macchiette” della seconda metà degli anni settanta: “Cioè cazzo, viviamo le nostre contraddizioni!” 

Abbiamo cominciato oltre dieci anni fa affrontando il tema del “vivere sostenibile” intervenendo sulla nostra casa con il programma “Emission zero“, certo non sto lì a farla troppo lunga, chi fosse interessato può seguirlo qui. Siamo poi passati al tema dell'”alimentazione sostenibile”, senza “derive talebane” (le squisite “porcherie” poco salutari che abbiamo mangiato in una settimana tra Germania e Belgio è lì a dimostrarlo) ma facendo in modo di aumentare la nostra produzione di cibo sano affiancando all’orto tradizionale la coltura acquaponica (ecco spiegato lo pseudonimo che uso su facebook). Da ultimo è arrivata la “mobilità sostenibile”, dolcemente, prima con due biciclette elettriche (senza “aiutino” non avremmo mai potuto superare i 2,5 km in salita che dobbiamo percorrere per raggiungere la nostra abitazione), poi il motorino, e quindi la nostra Kona.

Non abbiamo mai avuto la passione per le auto e di conseguenza non vi abbiamo mai investito del danaro, per farlo su un veicolo elettrico abbiamo dovuto anche vincere l'”ansia da ricarica” che attanagliava soprattutto “Rossana”. Ho trovato un grande alleato nel mio ortopedico che, oltre a salvare il mio menisco sinistro (a causa del quale un anno fa ho dovuto smettere di giocare a basket) mi ha seguito nell’idea che il cambio automatico fosse l’ideale per il “menisco dell’anziano”, dunque perché non l’auto elettrica!

 

IL VIAGGIO

Abbiamo la Kona da oltre un mese ma è la prima volta che la usiamo intensamente … e quanto intensamente! Occasione è stato il trasloco di nostra figlia Elena che da Francoforte, lavorava presso la BCE dove si occupava di HR, si è spostata a Bruxelles per assumere un incarico presso un’altra banca, sempre nel campo delle Risorse Umane. In quasi due anni di Germania, preceduti da un Erasmus in Norvegia Elena aveva accumulato una quantità impressionante di oggetti, dovevamo dunque essere preparati! Abbiamo comprato un paio di barre porta tutto e ci siamo fatti prestare una “bara” che avremmo montato sul tetto ma che, per tutto il viaggio di andata, abbiamo tenuta nell’abitacolo.

In tutto abbiamo percorso 2155 km, dei quali alcuni con il portapacchi montato, si possono notare nella cronologia il consumi della giornata del 29 maggio e dal 2 giugno in poi, più contenuti e quelli degli altri giorni in cui avevamo montato il portapacchi. In tutto abbiamo fatto 8 ricariche, di cui solo 3 a pagamento, delle altre 4 gratuite (DC 50kWh) ed una compresa nel prezzo della camera presso il B&B.

LA MACCHINA

Devo richiamare il titolo del post, non sono un esperto di automobili, ho guidato fino al 2019 un auto diesel comperata nel 2003, poi, dopo 385 mila chilometri, per evitare che mi lasciasse all’improvviso (per me andava ancora benissimo), l’ho cambiata con un’altra a benzina poco più di 90 mila km che una zia di mia moglie non guidava più.

Che posso dirvi dunque, che non vi abbiano già detto i siti e giornali specializzati. La Kona è incredibilmente comoda, sorprendentemente scattante, goduriosamente risparmiosa, ispira simpatia, quando ci vedeva fare “il pieno” alle colonnine la gente si avvicinava incuriosita. Il cambio automatico è un toccasana per il menisco mediale interno del mio ginocchio sinistro, logorato più dalla frizione del mio “camion” diesel che non da 38 anni di basket agonistico e altri 10 di pratica amatoriale. Comodissimo il cruise control adattivo, per me è una novità ma mi dicono che ora quasi tutti ce l’hanno! Se devo trovargli in difetto (che non sia imputabile alla mia ancora scarsa confidenza con gli strumenti di bordo) è il rumore della freccia direzionale. Un ticchettio lento e noioso, invece che brillante ed allegro come quello della mia utilitaria di servizio, ma qui siamo più nel campo delle “patologie” dei conducenti più che in quello dei difetti delle macchine!

CONCLUSIONI

Che dire dunque, una bella esperienza, che fa venire voglia di viaggiare! Pensavo che avrei affrontato l’acquisto l’anno prossimo, andando in pensione (nessuna quota 100, lavoratore precoce con la Fornero) ma sono tanto affaticato e per certi versi “scoraggiato” da questo ultimo anno di servizio che ho fatto l’acquisto quasi d’impulso e sono entusiasta a tal punto che fino al mese scorso quando andavo in piscina per tenermi in forma dopo l’abbandono del basket contavo sempre 62 vasche, l’età in cui andrò in pensione, ora sono diventate 64, i kW della Kona, lo trovo più “elettrizzante”.

Buona mobilità elettrica (presto) per tutti.

#DIVERSAMENTETRAMVATO ovvero che fine ha fatto il TOTORENATO

7 Giu

Si ferma al 2,72 % la corsa di Renato alla poltrona di Sindaco di Verbania. Esprimo il mio parere personale, ma la sua campagna mi è piaciuta: originale, coraggiosa, trasparente, così come mi sono piaciuti i suoi 5 anni di apposizione, passati a lottare contro la “Palude”, infine mi sono piaciuti i modi e i mezzi comunicativi.

Mi spiace per i giovani, che erano il centro del programma della lista, alcuni dei suoi compagni di viaggio li ho conosciuti, ragazzi in gamba, sinceri, con voglia di fare. A loro dico di non abbattersi, i loro “numeri” che sono quelli della passione e della competenza, non certo quelli elettorali, li potranno far valere in altri campi e altri momenti. Io sotto questo profilo sono fortunato perché ho un sindaco Giovane, riconfermato, con una maggioranza “bulgara” che sta facendo molto bene per il suo comune!

Ma veniamo al “TOTORENATO” che avevo lanciato qualche settimana fa, hanno votato in 22, esprimendo percentuali che vanno dal 1 al 99%, chi ha vinto? Sua sorella Silvia alla quale va il premio agricolo che avevo messo in palio: ho giusto pronto carico di piselli, è stagione, sono dolcissimi se passa subito a riscuotere!

Per Renato in fondo sono contento, ha un’azienda da mandare avanti, un figlio giovane al quale ha trasmesso un esempio di passione civile e una splendida baita in montagna nella quale spendere le proprie energie e passioni personali.

Ai 453 elettori che hanno creduto nel progetto di “Una Verbania Possibile” possiamo sempre consigliare di consolarsi ascoltando il graffiante programma su Rai Radio 2 con Giovanni Veronesi e Massimo Cervelli.

AquaPhonic Wishes

25 Dic

Stressati dalle feste? Glicemia e colesterolo continuamente minacciati da cappone, capitone e panettone? Sognate uomini glabri e muscolosi invece in questo periodo vi perseguitano pancioni barbuti vestiti di rosso?

Siete solo a metà di quella striscia artificialmente colorata che chiamano “festività natalizie” ed è proprio qui, quando il tutto sembra destinato ad un’irrimediabile fine, che, come un pit stop ristoratore, come il “gong” del round per un pugile che sta per essere “suonato”, come la “fatina” della favola che, pur non potendo rimediare all’irreparabile, almeno ci mette una pezza, arrivano  gli auguri di “Akuadulza”.

Auguri perche possiate rilassarvi, tirare il fiato, quando non addormentarvi per qualche tempo, per risvegliarvi con un bacio di principe … finalmente azzurro! Quell’azzurro di acqua e cielo dentro il quale e sotto il quale crescono pesci e verdure con il metodo di coltivazione acquaponico.

L’allevamento nelle terre alte

25 Giu

logo

Lo dichiaro subito, si tratta di un post della serie “Promo mai prono” nel quale “Cirano”, rispondendo a logiche proprie, senza alcuna pretesa né tantomeno subordinazione, propone iniziative che gli stanno a cuore. Questa volta il cuore è proprio “cuore di padre”, perché Alice sabato primo luglio presenta la sua tesi in uno dei luoghi dove questa è nata.

Si tratta dell’alpe Devero una delle località in cui, per il master in sviluppo sostenibile presso l’Università di Utrecht, ha sviluppato il tema dell’Economia d’alpeggio nei parchi naturali dell’Ossola.

Devero presentazione tesi

Rispetto all’esposizione durante la sessione di laurea sarete avvantaggiati, Alice parlerà in italiano e non in inglese, ma vi perderete le facce rapite degli spettatori che, abituati a mucche (lo so che si dice vacche!) tutte uguali in un paesaggio tutto piatto e uguale, quello piatto dei Polder, non si immaginavano che ci fossero animali “agili ed epici”   spinti d’estate a monticare i paesaggi, per gli olandesi incantati, delle Alpi.