PARADISO E INFERNO

23 Apr

Lo direste che Paradiso e Inferno sono distanti poche centinaia di metri? Eppure è così, siamo a Verbania, cittadina turistica in riva al Lago Maggiore, il paradiso si chiama Villa Taranto ed è un orto botanico di fama internazionale 7af78b4960ec353dc45bd8ef4865fb24

178-imgA poca distanza, incastonato nel bel mezzo di un quartiere popolare, c’è questo siringhe e batteriasiringhe2

In entrambi i posti ci sono delle serre, purtroppo un po’ diverse fra loro

Un gruppo di cittadini vorrebbe che l’inferno diventasse un orto civico, sottoponendolo al gradimento popolare in una votazione organizzata per scegliere alcuni progetti da realizzare, ma l’Amministrazione comunale si è opposta con motivazioni che paiono pretestuose.

Nel paradiso ci vengono i turisti, pagano un biglietto e hanno il diritto di lustrartsi gli occhi per poche ore, nell’inferno ci stanno i cittadini, pagano le tasse e ci staranno tutta la vita.

Firma la petizione

Fai ora la tua passeggiata dall’Inferno al Paradiso, bastano una decina di minuti:

Ecco cosa vedono “gli angeli” quando guardano “Paradiso” e “Inferno” di Verbania

paradiso

Google maps mostra una parte del parco di Villa Taranto

Inferno

Google maps mostra il riquadro di terreno che si vorrebbe dedicare agli orti con la vegetazione che sta “mangiando” quello che rimane delle serre

Ricordati di firmare la petizione

Verbania dice no alla proposta di orto civico, preferisce tenersi il degrado

21 Apr

serra particolareAccade a Verbania, dove un gruppo di cittadini propone la realizzazione di un orto civico acquaponico in una zona centrale degradata della città ma l’amministrazione comunale dice NO!

Per saperne di più seguito questo link che vi porterà nel blog dell’associazione “Akuadulza”

Tutta una questione di testa …

26 Mar

In casa nostra, quando ci si ritrova, è tutta una questione di testa: ci si confronta, si discute, ciascuno esprime la propria opinione, da sempre ma ancor di più da quando siamo tutti “dottori” in qualcosa!

Il confronto ci arricchisce, ci stimola, ci sazia, ci appaga. E’ sempre stato così fin da quando le ragazze erano piccole, quello che segue è un colloquio fra me e Alice quando aveva quatro anni:

Papà: “Alice, dove hai il sentimento?”

Alice: -Risponde indicando la testa e dicendo-  “Nel cervello!”

Papà: “Ma il tuo cervello è grande o piccolo?”

Alice: “Grandissimo”

Papà: “E a cosa ti serve il cervello?”

Alice: “A fare le capriole sul pavimento!”

Ma le prove, dove sono le prove direte voi di questa famiglia così cerebrale? In cui la testa è al centro della relazione, facile dirlo, se poi non ci sono le prove!!!

Le prove ve le fornisco subito:

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scattata questa mattina nel box doccia

P.S. e pensare che io sono calvo e amo fare il bagno.

CINEMA A DUE EURO … MA ANCHE NO!

4 Mar

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Prosegue per altri tre mesi la lodevole iniziativa del Ministreo della Cultura del cinema a due euro il mercoledì. Peccato che nella nostra città, più di una volta, fossero esposti in quel giorno un paio di film di “mostri spaccatutto” ed un fantasy per bambini.

Esistono però delle alternative, almeno una delle quali adatta alle famiglie e che può stimolare nei nostri bambini un alto tasso di creatività. Vediamo per primo il film che non sarà nella nostra sala:

locandina

Si tratta di un film documentario di Elisa Amoruso che vede tra gli interpreti anche la nostra Rady, all’anagrafe Radoslava Petrova, anima e motore della Cooperativa “Bio e Mare” che ci fornisce il pesce fresco. Eccola al centro della scena:22511_orig

Vabbeh il film, almeno nelle sale a Verbania non lo vedrete, ma possiamo almeno farvi vedere il trailer, una sorta di augurio per la prossima festa dell’8 marzo.

Quanto ad un’alternativa creativa per i ragazzi vi presento “Badabàu”, un laboratorio creativo dove la fantasia è di cartone:16819394_1355298531206301_6450039346218609402_o

Se dunque per i vostri ragazzi cercate qualcosa più originale che non farli ingozzare di popcorn unti in una sala al buio, siete avvisati!cinema_famiglia-id23238

 

 

 

Progetto Serena, ovvero, un altro modo di “star sereni”

16 Feb

PREMESSA: questo post è sinceramente autentico, anche se può apparire in qualche modo “restitutorio”, dopo che avevo parlato male della mia ASL qui e qui. Credetemi non lo è, più volte, anche da questo blog, mi sono trovato a parlare di una pubblica amministrazione “balcanica” dove ad un passo da chi lavora bene e fa il suo dovere, spesso anche di più, convive pressapochismo, approssimazione, menefreghismo, ecc …

Oggi voglio parlare di un bel servizio dal nome complicato “Sigmoidoscopia preventiva” che è reso più accattivante dal suadente nomignolo di progetto “Serena”. colonscopia1

Giunto ad un’età in cui è venuto il momento di guardarsi dentro, fare dei bilanci, prepararsi a dei cambiamenti, personali, professionali, familiari, mi sono trovato anche ad affrontare un momento in cui sia qualcun’altro a “guardarti dentro”, giusto per scongiurare che tu non abbia il tempo di mettere in atto quei cambiamenti tanto attesi.

Fuor di metafora mi sono trovato per la prima volta, non senza un certo imbarazzo, disteso su un lettino per effettuare l’esame diagnostico per verificare che non ci siano problemi al colon retto. Ho preso contatto con un’équipe medica molto professionale che ha saputo mettermi a mio agio e sostenermi negli inevitabili momenti di difficoltà che questo esame comporta. Gentili, solerti, prodighi di spegazioni, i sanitari hanno fatto in modo che anche io in qualche modo partecipassi all’esame, senza subirlo passivamente (ad onta della posizione).

Alla fine per dirla sempre in metafora ho forse perso un pochino della mia “innocenza” ma ne ho guadagnato certamente in salute, giacché è stato intercettato e immediatamente rimosso, un minuscolo polipino grande quanto un grano di miglio. Tra una decina di giorni, effettuato l’esame istologico, saprò se ho vinto un “secondo giro di giostra” in cui si andrà più in alto o se basta così!

 

Conoscete Ahmadreza Djalali?

11 Feb

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Ahmadreza Djalali è un ricercatore iraniano di 45 anni, esperto di Medicina dei disastri e assistenza umanitaria presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara. Djalali è stato arrestato dai servizi segreti mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz. Dal 25 aprile 2016 è in carcere e rischia la pena di morte.

Djalali è accusato di “spionaggio” e potrebbe essere condannato a morte. Le autorità giudiziarie non hanno ancora formalizzato un capo d’accusa né hanno stabilito la data del processo. L’ufficio del procuratore generale considera il suo avvocato non idoneo a gestire il caso in quanto non compare negli elenchi della procura.

Lo scorso dicembre, le autorità iraniane hanno fatto forti pressioni su Djalali affinché firmasse una dichiarazione in cui “confessava” di essere una spia per conto di un “governo ostile”. Quando ha rifiutato, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi. Per protesta, Djalali ha iniziato uno sciopero della fame che continua tuttora e che sta compromettendo la sua salute: ha già perso 20 chili, ha avuto due collassi, ha la pressione bassa e forti dolori ai reni.

Non conosco di persona Ahmadreza Djalali ma ho amici che lo conoscono perchè lavorava e viveva Novara, vicino a noi, hanno dunque avuto modo di frequentarlo, di lavorare e di percorrere con lui un pezzo di strada.

Salviamo Ahmadreza Djalali, firma e diffondi l’appello!

L’U.R.P difensivo

3 Feb

Innanzitutto, è bene dirlo, l’Azienda Sanitaria si è scusata per aver tirato un pacco a non so quanti pazienti paganti sabato  21 gennaio. Il fatto lo avevamo raccontato qui.

Lo ha fatto con una lettera della “SOC Affari Generali Legali e Istutuzionali” all’interno della quale è incardinata la “SOS Organi Organismi Collegiali Protocollo URP Ufficio Stampa” come ben evidenziato nell’intestazione del documento, debitamente protocollato, eccolo:

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Si è trattato, evidentemente, di un  “difetto di comunicazione” che ha generato un “disguido”. Vorrei rispondere che altrettanto evidentemente se ne sono accorti tutti, difficile pensare alla deliberata volontà di concentrare un certo numero di persone sofferenti in un unico punto al sabato pomeriggio!

Cosa rimane da questa vicenda ad un cittadino che, pur avendo preso coscienza di quanto la pubblica amministrazione di questo Paese sia inemendabile, non si rassegna ad essere “bue”? Vediamolo per punti:

  • Che mentre l’URP dell’Azienda Sanitaria impiega quasi un mese a risponderti (dal 9 gennaio al primo febbraio) la mail “info” di una ONLUS di Gallarate ti risponde in due ore.
  • Che la mail della ONLUS ti dice in tre righe come può risolvere il tuo problema mentre la lettera del servizio pubblico arriva con tanto di protocollo, dopo che sei stato costretto a strillare in rete la tua patologia e quindi sei diventato una “caso”.
  • Che la mail della ONLUS si concentra sul tuo problema, mentre la lettera dell’ASL, ti dice che non è tenuta ad offrirti il servizio, pur essendo inserito nei LEA regionali e altrettanto fanno gli ospedali pubblici nelle vicinanze.
  • Che i tempi di risposta fissati in 30 giorni (comodi per chi offre il servizio e non per chi lo riceve, un po’ come gli orari di certi treni che sono obbligati a prendere solo i pendolari) sono stati rispettati.
  • Che l’azienda Sanitaria pubblica impiega almeno tre persone, lo si vede dalle sigle in basso a sinistra che hanno contribuito alla redazione della lettera (CM/MNbz), per fare quello che dalla ONLUS è uscito con due righe su un tablet dal medico stesso, probabilmente in una pausa tra un paziente e l’altro.

A trarre le considerazioni finali, senza voler scendere in particolari tecnici che non interessano i lettori del blog, ci aiuta Wikipedia che spiega così l’obiettivo degli URP:  “di agevolare i rapporti tra ente pubblico e cittadini (singoli e associati), garantendo il diritto d’accesso agli atti e favorendo la trasparenza amministrativa. Si potrebbe dire che questi uffici sono la “prima linea” delle pubbliche amministrazioni. Gli URP aiutano il cittadino ad orientarsi nella pubblica amministrazione e a trovare le risposte delle quali ha bisogno. Per il suo carattere fortemente “relazionale” il personale dell’URP deve essere specializzato e fortemente motivato.” Questa vicenda mi ha fatto incontrare una nuova struttura burocratica quella dell’URP difensivo che si contrappone all’URP dialogante contenuto nello spirito della norma.