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Pietro Micheli chi era (chi è) costui?

21 Apr

Possiamo descrivere il dott. Pietro Micheli, Senior Lecturer at the Centre for Business Performance and Fellow of the Advanced Institute of Management (AIM) Research dell’università di Cranfield (UK) come un “infiltrato” e come una “meteora”.

Faceva parte dell’Organismo Indipendente di Valutazione messo in piedi dal già ministro della funzione pubblica Renato Brunetta e, per provenienza, per cultura organizzativa, persino per età era un corpo estraneo. E’ stato una “meteora” perchè è durato pochissimo, accortosi che non poteva governare alcun cambiamento manageriale ma solo “tinteggiare la facciata” ha salutato elegantemente tutti e ha dato le dimissioni tornandosene in Inghilterra.

Chiunque lavora in una pubblica amministrazione (salvo alcune lodevoli eccezioni) sa che fine hanno fatto “Valutazione Trasparenza e Merito”, nel migliore dei casi si sono trasformati in adempimenti formali che tinteggiano la facciata, un po’ come il “bianco Napolitano” cosparso con il pennello delle larghe intese sulla casa che crolla!

Mi interesso poco di politica, proprio perchè mi occupo di organizzazione pubblica, ma mi sembra che di questi tempi entrambe se la passino troppo bene. Peccato che le conseguenze le patiscano i cittadini.

Ho scovato in rete della slides di Piero Micheli che ci raccontano come è andata a finire sul versante dell’organizzazione, consiglio chi è un pochino del mestiere di guardarle con attenzione. Per sapere come andrà a finire sul versante della politica “Non ci resta che piangere”, scusate, non ci resta che attendere;

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Abbiamo bisogno di trasparenza (quella vera) come il pane

15 Feb

Pubblico integralmente l’articolo di Vittorio Ferla apparso sul sito Labsus sulla necessità di rendere questa società più trasparente. (Non siate pigri, vale la pena di leggerlo)

La trasparenza è la base per la tutela dei beni comuni
martedì 12 febbraio 2013 | Vittorio Ferla   
La via più efficace per far ripartire l’Italia

Si può fare un discorso pubblico serio sulla promozione dei beni comuni nel nostro paese senza affrontare il tema della trasparenza nella vita pubblica? E, contemporaneamente, si può affermare la sussidiarietà senza una riforma che apra le amministrazioni pubbliche al contributo dei cittadini? La risposta è scontata: certamente no.

Investire sulla trasparenza per promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia

Il peso della corruzione nel degrado dei beni comuni

 Purtroppo, come è noto, nella classifica di Transparency International, l’Italia è retrocessa nel corso degli ultimi anni fino al 72° posto. I casi di malaffare ormai non si contano più: basti pensare all’abuso dei rimborsi ai partiti (con i casi di Lega, IDV e Margherita), all’abuso dei rimborsi ai gruppi consiliari (nel Lazio e in Lombardia), alle truffe nei servizi sanitari regionali, alle denunce che periodicamente si levano dalle relazioni della Corte dei Conti.

 Autorevoli studi nazionali e internazionali dimostrano che la corruzione frena lo sviluppo del paese, ha un impatto sulla misura, la produttività, l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. Ma, soprattutto, mina alla base l’uguaglianza dei diritti, impedisce la redistribuzione dei redditi (o, meglio, favorisce i ricchi a spese dei poveri), riduce il benessere complessivo della comunità nazionale, erode progressivamente i beni comuni (per esempio salute, istruzione e capabilities in generale dei cittadini). In particolare, la corruzione si traduce in tagli drastici ai servizi socio-sanitari e scolastici. D’altra parte, se si pensa che ogni euro investito corrisponde a 1,7 euro di sviluppo, si capisce che cosa può comportare la sottrazione al paese di 60 miliardi a causa della corruzione.

 

I tagli al welfare

 I dati sulla spesa per il welfare confermano anche empiricamente questi orientamenti scientifici. Nella sanità pubblica, c’è una riduzione della spesa per servizi pari a 23-25 miliardi di euro con la conseguenza che aumenta dell’8 per cento la spesa privata delle famiglie per garantirsi le cure. Secondo il Censis, la spesa pubblica per i farmaci è calata del 3,5 per cento (i cittadini sono costretti a usare il proprio portafoglio con un aggravio del 7 per cento). Nel frattempo, i ticket per i servizi sanitari sono aumentati di 4 miliardi. La scuola pubblica ha perso in tre anni la bellezza di 8 miliardi. In generale, i servizi di pubblica utilità diventano più costosi, ma perdono in qualità.

 Sulla base dei dati ufficiali raccolti e rielaborati dalle principali organizzazioni di cittadini impegnate per la tutela dei diritti sociali, le campagne I diritti alzano la voce, Sbilanciamoci!, Cresce l’Italia cresce il Welfare spiegano come gli ultimi governi italiani stiano distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti. Il prospetto dei tagli alle politiche sociali è impressionante: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali (politiche sociali, famiglia, non autosufficienza, integrazione degli immigrati, politiche giovanili, infanzia e adolescenza) da 1.594 a 144 milioni di euro.

 

I primi timidi passi del Governo

 Che cosa fanno le istituzioni per invertire questa tendenza? Ancora poco si direbbe. La legge anticorruzione varata dal Governo Monti è sembrata ai più un pannicello caldo. Il decreto legislativo che la attua è molto interessante, ma – diversamente dalla versione propagandata dalla Presidenza del Consiglio – ancora molto distante dal Freedom of Information Act di ispirazione nordeuropea o statunitense. Qualche passo avanti sul piano dell’Agenda digitale, ma se ne parla da anni e aspettiamo di vedere le norme alla prova dei fatti. Molti convegni – per esempio, quello sull’Open Government Partnership – che rinnova l’impegno degli addetti ai lavori, ma ancora molto lontani dalla vita delle persone comuni.

 

Le iniziative dei cittadini per l’accountability

 Nel frattempo, i cittadini si organizzano con iniziative spesso molto interessanti. Si pensi al raduno bolognese dei civic hackers di Spaghetti open data. Ai progetti di monitoraggio digitale del rendimento della politica come openparlamento e opencomune, lanciati da openpolis. Oppure a L’era della trasparenza, un sito promosso da Agorà digitale per verificare l’uso delle risorse pubbliche da parte dei governi locali. Si pensi, inoltre, alle personalità e alle organizzazioni civiche che promuovono l’adozione di un Freedom of Information Act anche in Italia. E, ancora, alla Campagna Ridateceli! di Cittadinanzattiva o alla petizione Riparte il futuro di Libera e Avviso pubblico. Tutte queste iniziative, così tanto diverse tra loro, condividono l’idea che la trasparenza sia un punto di partenza fondamentale per suscitare la partecipazione civica e aumentare il controllo sull’azione amministrativa. Alla base sta la convinzione che se l’accountability delle istituzioni cresce diventa più facile tutelare i beni comuni.

 

I 5 ingredienti per la trasparenza

 Ma come si declina la trasparenza in concreto?

In primo luogo, c’è la trasparenza nei servizi al cittadino (fatta di informazione, comprensibilità, accessibilità, usabilità) e la conseguente semplificazione delle procedure previste dalle amministrazioni pubbliche. Alcuni esempi? Conoscere i tempi d’attesa, spesso ignoti come gli elenchi e le disponibilità delle residenze sanitarie assistenziali, la digitalizzazione e rapidità delle pratiche amministrative, l’abbattimento costi burocratici per imprese e cittadini, la trasparenza totale dei reclami e strumenti di tutela chiari e accessibili. D’altra parte, la trasparenza è ormai per legge un elemento essenziale delle prestazioni delle PA.

 In secondo luogo, c’è il tema della liberazione dei dati delle PA, del diritto di accesso dei cittadini e della libertà di informazione. In questo ambito, le sfide sono sostanzialmente due: la strategia degli open data e l’introduzione del Freedom of Information Act. Soltanto così potremo far sì che la trasparenza sia accessibilità totale alle informazioni come prevede la legge 15/2009.

 In terzo luogo, trasparenza significa integrità degli eletti e dei funzionari pubblici. Per esempio, occorre attuare le leggi Brunetta e anticorruzione che prevedono la pubblicazione online di stipendi, curricula, consulenze, ecc., introdurre l’anagrafe degli eletti, garantire la pubblicità dei bilanci dei gruppi consiliari e delle ricevute di spesa, vietare il cumulo di incarichi, attivare un sistema anonimo e sicuro per denunciare truffe, corruttele e malversazioni (whistleblowing).

 Quarto punto è la valutazione indipendente della qualità dei servizi (e dell’azione amministrativa in generale), con il coinvolgimento degli stakeholders (in particolare, i cittadini). In questo ambito, ancora tanto si può fare per la raccolta sistematica delle segnalazioni dei cittadini, per organizzare forme di public review, per rendere abituale le azioni di civic auditing e rendere pubblici i risultati delle valutazioni, per collegare la valutazione dei servizi alla valutazione dei dirigenti.

 Infine, c’è la grande sfida del controllo sull’uso risorse pubbliche, sul funzionamento e sui risultati della PA, nonché sulle attività dei governi regionali e locali. Si comincia con l’indicazione di obiettivi misurabili per le amministrazioni pubbliche e si prosegue, poi, con il collegamento tra la valutazione dei dirigenti e i risultati conseguiti. Per far questo serve integrare gli organismi indipendenti di valutazione con rappresentanti dei cittadini. Dovrebbe divenire obbligo la pubblicazione degli atti di spesa, la pubblicità e comprensibilità dei bilanci, la pubblicità dei lavori delle assemblee legislative e delle giunte. Infine, bisogna chiudere gli enti inutili e i relativi consigli di amministrazione e aumentare la trasparenza negli appalti di forniture, beni e servizi e nella raccolta e spesa dei fondi comunitari.

 

Un programma di governo?

 Insomma: in vista delle elezioni politiche nazionali e del rinnovo dei consigli regionali di Lazio e Lombardia, investire sulla trasparenza per favorire la partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche diventa la via più efficace per tornare a promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia. Un vero e proprio programma di governo.

 

BUONI E CATTIVI “DI DEFAULT”

24 Gen

Qualche tempo fa avevo scritto un post sui dirigenti del CNEL, che, alla faccia di tutto quello che si sente dire della valutazione nella Pubblica Amministrazione, avevano ricevuto una valutazione massima tutti uguali di default!

Visto l’andazzo che gira anche dalle parti dove bazzico io credevo che questo fosse un po’ l’andamento generale che coinvolge quasi tutte le PA, tranne forse qualche caso virtuoso.

Figuratevi la mia sorpresa quando ho letto sul giornale di un caso esattamente opposto

Italia Oggi 22-01-2013

Italia Oggi 22-01-2013

Nella Pubblica Amministrazione di questo grande e creativo Paese, ci sono dunque i “buoni” e i “cattivi” di default. Così abbiamo tenuto fede alla media del pollo di Trilussa e alle palle di Brunetta!

E’ ARRIVATA LA RISPOSTA DEL DIRETTORE DELLA SEDE DELL’INPS: un classico, il comuter non funzionava (affermato due volte in 10 righe, troppo per essere credibile) il funzionario non aveva segnalato il guasto (è il assoluto il primo dipendente pubblico a cui piace essere valutato negativamente).

Comunque leggetela pure, se c’è qualcuno che crede alla profezia dei Maia e a Babbo Natale perchè non credere anche a questo: valutazione inps replica

 

LA “DIFESA” DEL POSTINO (ovvero le ristrutturazioni pagate dall’utenza)

16 Gen

Vi racconto una piccola storia di “paese”.

Abito in una frazione di un comune con meno di 2500 abitanti dell’Italia nord occidentale. Comunello efficiente, ordinato, servizi che funzionano … tutti o quasi, ora, in tempi di tagli le cose cominciano a scricchiolare.

Nella mia frazione tutte le mattine viene consegnata la posta, sembra di essere in Svizzera (geograficamene quasi ci siamo) nella mia buca delle lettere pressocché quotidianamente trovavo una lettera, una rivista … una pubblicità! Avevo persino deciso di abbonarmi ad un quotidiano anziché fermarmi in edicola.

Poi le cose cambiano, le poste “privatizzano”, l’ufficietto della frazione resiste, non viene soppresso, ma inizia a diventare un incrocio fra una banca ed una merceria, vende di tutto, dai gadget ai prodotti finanziari ai poveri vecchietti che vengono a ritirare la pensione.

La consegna delle lettere a domicilio comincia ad essere “strana”, spesso non c’è nulla, altre volte la cassetta delle lettere è piena e rigurgita riviste.

La seccatura più grossa è quella delle raccomandate, il postino non si dà neppure la pena di suonare per vedere se c’è qualcuno in casa per poter ritirare il documento, sicuro di non trovare nessuno compila la cartolina al caldo del suo ufficietto e te la infila nella casella in modo che tu debba passare dalla sede a ritirare la busta. Sulla cartolina c’è scritto che se non ti rechi entro 5 giorni per il ritiro devi anche pagare la giacenza!

Quel “dritto” del postino ha fatto questo giochino anche sabato scorso quando siamo stati tutto il giorno in casa in tre! Sono andato lunedì a ritirare la raccomandata all’ufficio postale e il postino era fermo fuori con la macchina carica di buste. Ritiro la mia raccomandata e mi rivolgo all’impiegato (un amico che con una pazienza e una dedizione ammirevole aiuta tutte le signore nel paese a compilare ora una raccomandata ora un vaglia, ecc…) lamentandomi del sevizio. Indicandomi il postino mi dice: “Guardalo là, ma sappi, prima di prendertela con lui che gli hanno allungato il giro, lo fanno salire fino a … non è mica tutta colpa sua”.

Ho guardato il postino, con la sua pettorina gialla, il baffetto sottile e lo sguardo furbo e mi sono detto perchè prendersela con l’ultimo anello della catena!

Questa storiella di paese è un po’ una metafora di un Paese (questa volta con la maiuscola) in cui le ristrutturazioni sono calate dall’alto,  fatte da persone incompetenti, tracciate e non seguite nel loro sviluppo. Queste ristrutturazioni “alla carlona” danno origine ad adattamenti difensivi (quando non a dei risentimenti) di cui è solo l’utenza a pagarne il prezzo!

Più difficile ma certamente più proficuo sarebbe andare a scovare le sacche di inefficienza, separare il pubblico dipendente produttivo e competente da quello che si fa “trascinare”, tenere il motore e tagliare la zavorra del sistema. Fermandoci alla superficie, non approfondendo i meccanismi di funzionamento degli apparati (a tutti i livelli) si tengono insieme l’acqua pulita e quella sporca e il cittadino/utente deve bersi sempre la solita “brodaglia” che paga con le proprie tasse, almeno fino a quando si riuscirà a fargliela trangugiare

Vivere le proprie contraddizioni …

9 Nov

Sono stato studente universitario negli anni ’80, ricordo ancora un pittoresco contestatore, un tardo settantottino al quale non andava bene mai nulla del “sistema”. Un giorno scopriamo che il “rivoluzionario” era fuori corso da anni, manenuto agli studi con i soldi di facoltosi genitori. Messo alle strette sull’incongruenza fra la propria posizione pubblica e quella privata se ne esce con una frase del tipo: “Cioè, cazzo, vivo le mie contraddizioni …”

La versione “istituzionale” di questo tipo di atteggiamento ce la fornisce il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Recentemente quest’organo dello Stato, di rilievo costituzionale (Art. 99) ha bacchettato il Governo Monti in una corposa relazione di 362 pagine parlando di “inadeguatezza dei tagli lineari”, di “responsabilizzazione dei dirigenti” e compagnia cantante.

Vivendo le proprie contraddizioni i dirigenti del CNEL si sono appena divisi un premio di produttività di 12.760 € per quelli di prima fascia e di 22.847 per quelli di seconda fascia uguali per tutti! Esattamente come avevano fatto nel 2010 e nel 2011.

Sono sicuro che nessun lettore del blog si sorprenderà se scrivo che al CNEL non esiste l’Organismo Indipendente di Valutazione che dovrebbe distribuire i premi sulla base di un sistema di “misurazione della performance” realizzata sulla base di specifici piani annuali.

(fonte)

LA MERITOCRAZIA SECONDO BRUNO BOZZETTO

22 Mag

Un video sulla “Meritocrazia” secondo Bruno Bozzetto.

N.B. dovete “sorbirvi” qualche secondo di pubblicità me è “carino”

Performance indivuduale e performance organizzativa nelle organizzazioni complesse

28 Apr

Dedico questo post agli amici e ai colleghi che desiderano sapere come la penso sulla questione della “performance” portata (a sproposito) alla ribalta dalla riforma Brunetta.

Seguite questo intervento di Pietro Micheli, già componente della CiVIT che ha salutato tutti e se ne è tornato a lavorare in Inghilterra.

Il contributo è stato registrato in occasione di un convegno organizzato dal PD di Verona ma Micheli ha tenuto subito a precisare la sua indipendenza rispetto agli organizzatori.

Cari colleghi, so benissimo che non potete vedire il video in ufficio, speditevelo a casa e dategli un’occhiata, sono 6 minuti spesi bene.

P.S. non danno diritto al riconoscimento del lavoro straordinario