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ORTI CIVICI E NEOFEUDALESIMO

7 Ott

Chi segue  da qualche tempo questo blog ormai sà che a “Cirano” piace darsi da fare in giardino a “ravanare” tra le verdure. Ho la fortuna di poterlo fare nel mio terreno ma per chi sta in città si stanno moltiplicando le esperienze degli “Orti Civici”.

In questo reportage finanziato dal basso, attraverso il progetto “Pubblico Bene” l’esperienza degli orti civici nel comune di Bologna.

story

Guardando questa inchesta mi viene alla mente una visone di “neofeudalesimo” in cui i signorotti locali, i vassalli, valvassini e valvassori di regioni, province e comuni, espressione di un potere corrotto fin nella periferia sfruttano le fatiche quotidiane dei “servi della gleba” per il loro personale arricchimento. Sono così, drogati da potere e ricchezza che ritengono di aver preso quello che spettava loro, anche quando, Fiorito ce ne dà una prova, cumulavano i compensi per tre cariche, Non possono più rinunciare all’orgia di danaro pubblico come nel caso del “povero” assessore alla Regione Lombardia, tentano operazioni di maquillage moralizzatore ma vengono clamorosamente ampiamente sorpassati dal governo tecnico che taglia loro più di quanto sarebbero stati disposti a fare da soli e sono pure costretti a “sorridere”, mostrando disponibilità, per rimanere attaccati al potere e non essere travolti e “spazzati via” dall’indignazione della gleba. Ovviamante non sto parlando della totalità dei nostri amministratori (pardon, neofeudatari) ma non si può dire che il fenomeno non sia generalizzato!

Ma torniamo agli orti. Nella nostra città ci sono due torrenti le cui zone immediatamente vicine al greto sono state, da decenni, occupate abisivamente da persone che le coltivano, senza regole, a proprio esclusivo vantaggio. Ricordo di aver spedito, durante la campagna elettorale, ormai quasi una decina fa, ad un candidato sindaco,  un progetto circostanziato che faceva tesoro di quanto avveniva in altre città più avanti di noi, era il mio modo per contribuire al successo di un politica “progressista”, non ho neanche ricevuto una risposta, neppure di circostanza!

Di orti civici ne ho parlato in altri post, chi fosse interessato. Ad oggi le cose stanno così: noi abbiamo i greti dei torrenti ancora occupati abusivamente mentre in altri posti gli “orti civici” sono un’esperienza ormai consolidata!

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Aqualung: si inizia a fare sul serio (con l’acquaponica)

27 Feb

finocchio coltivato in acquaponica

Vedete questo finocchio? E’ stato coltivato nella mia acquaponica “sperimentale”; le foglie più esterne si sono perse ma ha superato un inverno con punte di – 9 gradi protetto solo da un tunnel di plastica e alimentato da 12 trotelle di varietà fario mediterranea.

I risultati, più che lusinghieri, mi hanno convinto a passare dalla fase 1, sperimentazione pura: un metro di growbed (letto di crescita di argilla espansa) alla fase 2, sperimentazione applicata.

Per questa fase, sicuramente più impegnativa, ho dovuto fare arrivare un bancale di argilla, liberare lo spazio in serra per rivestire il suolo con con del tessuto non tessuto e del telo antialga che impedisca la crescita delle erbacce e creare una circolazione dell’acqua molto più ampia.

fragole "Diamante" in acquaponica al trapianto

Illustrerò tutti questi passaggi via via che verranno affrontati. Intanto guardate cosa ho piantato al posto dei finocchi nel growbed sperimentale. Sono delle fragole varietà “Diamante” che avevo riprodotto quest’estate e che anche loro hanno passato un periodo sotto la neve e al gelo, quindi sono particolarmente patite. Ve le farò rivedere tra un mesetto.

Nota: per leggere le puntate precedenti digitate “Aqualung” sul motore di ricerca del blog”

LA MORA GIAPPONESE

31 Dic

Difficile, pressochè impossibile trovare una giapponese bionda, ma non è di questo che vi voglio parlare, mi occuperò in questo post di un frutto di bosco, che si chiama “mora giapponese”.

Si tratta di una pianta originaria della Cina settentrionale, Corea e Giappone, composta da tralci di colore rossastro coperti da una fitta spinescenza con qua e là qualche spina più evidente.

A causa di questa sua naturale “scontrosità” conquistare la bacche,  piccole, di forma semisferica di colore rosso brillante, tendente al rosso cupo, non è sempre agevole ma dà un sacco di soddisfazioni perchè sono squisitissime, leggermente acidule e consistenti.

Credo che sia vero per i piccoli frutti quello che si dice per i cani che assomigliano al loro “padrone”; così se i “mirtilli americani” sono la grossa e carnosa edizione made in USA dei discreti mirtilli europei e ben incarnano il gigantismo di cui sono affetti negli States, cosi la mora giapponese incarna molto bene lo spirito “minimalista” del “Sol Levante”.

E’ solo con un lavoro attento e delicato che si riesce a “conquistarla”, preferibilmente cogliendola nelle prime ore del mattino, quando le bacche sono ancora umide di rugiada, perchè diversamente si presentano leggermente appicicaticcie. Bisogna fare attenzione alle spine, che però sono ordinate lungo i tralci principali e non scomposte ed invadenti come quelle delle more di rovo.

Il premio per chi le coltiva e le raccoglie con pazienza tuttavia dura a lungo, sia perchè la loro maturazione è scalare e si protrae  per i mesi di luglio e agosto, sia perche è un frutto che ben si presta al congelamento e ad insaporire tutte le macedonie che potrete fare durante il lungo inverno.

Come la mora di rovo, quella giapponese si riproduce con la tecnica del “capogatto”, lo fa spesso anche spontaneamente, per questo motivo ne ho a disposizione qualche pianta che regalo volentieri a chi mi contatta con un commento al post.

IL MINESTRONE

28 Dic

Poco fa, approfittando della serata fredda Cirano e Rossana sono usciti sul terrazzo, hanno acceso la luce e iniziato a versare un un grande catino tutte le verdure che avevano prodotto in eccedenza la scorsa estate e che avevano precedentemente tagliato a pezzettini e congelato in sacchetti.

Risultavano presenti all’appello: carote, cavolo nero, fagioli, fagiolini, piselli, porri, spinaci, zucca e zucchine.

Dopo aver rimestato con cura le verdure sono state di nuovo insacchettate pronte per preparare il minestrone, pronte a ricongiungersi, a tempo debito con le loro amiche patate che invece dimorano in cantina.

Ho ancora un vago ricordo dei minestroni del supermercato: dietro nome altisonanti come “Valle degli orti” “cuore verde” e balle del genere chi trovava un fagiolo ogni tanto faceva un gran festa! Il nostro minestrone invece è tutto un trionfo di colori e di sapori gli amici che l’hanno mangiato sono invitati a commentare!!!

Abbiamo commesso un solo errore. Nella fretta di fare tutto velocemente perchè le verdure non subissero uno shock termico e rimanessero perfettamente congelate e croccanti anche durante la fase di rimescolamento, non abbiamo fatto nessuna foto.

Prometto che le farò il prossimo anno, in parte perchè il minestrone nella bacinella che si mescola mette allegria in parte perchè Rossana con tre maglioni, i guanti e il cappello fa proprio ridere. 🙂

“AQUALUNG”: … dal letame nascono i fior …

24 Set

Dai diamanti  non nasce niente, dal letame nascono i fior …” così cantava il poeta e cantautore genovese. Personalmente mi sono chiesto perchè la pipì dovesse andar sprecata! Sarà forse per questo che ho scelto di far partire il mio processo di coltivazione “Acquaponica” mettendo da parte, per alcune mattine del finire dell’estate, il mio “tesoro” giallo paglierino.

E’ stato un po’ come quando devi raccogliere un campione per le analisi, solo mooolto più facile, perchè anzichè centrare la microscopica provetta, non dovevi fare altro che riempire un bidoncino da cinque litri e voi capirete che con la “prolunga” è stato un gioco da ragazzi.

Il “teatro delle operazioni” è stato un cespuglio in giardino, dietro il quale mi sono occultato per alcuni giorni, favorito dal fatto che alzandomi di solito molto presto, la semi oscurità lavorava a favore della mia privacy.

Il “liquido biondo” è rimasto per circa 15 giorni a “maturare” nel cespuglio per fare in modo che l’urea si trasformasse in ammoniaca, indispensabile per iniziare il “ciclo”, a quel punto aveva perso il suo bel colore brillante in favore di un marrone torbido ma era pronta per iniziare a lavorare.

Ma per dare il via a quella fantasitica catena di eventi microscopici che si chiama “Acquaponica” mancavano ancora alcuni protagonisti: i batteri, Nitrosomonas e Nitrobacter.

Che cosa fanno questi “carneadi” del microscopio è presto spiegato con l’aiuto di questa immagine:

Mentre in natura il ciclo naturale è completato dalle alghe o dalle piante acquatiche che “filtrano” l’acqua con le proprie radici, avete presente le mangrovie?

Nella coltura acquaponica questo lavoro è svolto dalle verdure che, crescendo sul loro “letto” di argilla espansa irrorato dall’acqua del contenitore, la filtrano e la restituiscono pulita al punto di partenza.

Ma prima che “partecipino alle danze” i nostri amici pesci è necessario che il sistema sia avviato (Cycled) esattamente come il disegno sopra, per questo la prima ammoniaca ce l’ho messa io, che respiro aria, mangio la peperonata e mi riparo sotto un tetto, anzichè respirare con le branchie, cibarmi di vermi e nuotare tutto il tempo!

Quello che è indispensabile è però  vegetali comincino da subito a “giocare la loro partita. Eccoli dunque al lavoro, attrezzati per sfidare i rigori autunnali: tre verze, tre broccoli, tre finocchi, e qualche porro! Per un primo “esperimento” possono bastare.

P.S. chiedo scusa alla “Manto” per eventuali imprecisioni, spero tuttavia di aver meritato almeno un 6=

Fuori casa pianti un orto e non un giardino? Sei in arresto!

15 Lug

Se Cirano abitasse a Oak Park City, nel Michigan sarebbe un “criminale”. E’ quello che sta accadendo ad una simpatica signora di quella cittadina che fuori dalla porta di casa, invece di piantare le petunie ha piantato i pomodori, al posto dei tageti ci ha messo i ravanelli.

Proprio così “fuorilegge” perchè Kevin Rulkowski, l’antipaticissimo paesaggista cittadino  ha definito ogni orto “unsuitable” che, tradotto, fa qualcosa come inadatto, indesiderbile, inopportuno.

Meno male che Michelle Obama non ha preso casa da quelle parti ma alla Casa Bianca 🙂

Tempo di semine

12 Mar

Tornato anticipatamente dalla montagna per un impegno di lavoro giovedì, approfitto del venerdì successivo per fare il “cambio di stagione” nell’orto. Spuntati gli broccoli, raccolte le residue cicorie, raccolto ancora qualche cavolo, ho provveduto a rimuovere le pacciamature, scoprendo il terreno che, nelle aiuole riparate dai teli è rimasto ancora soffice.

Quest’anno mi aspetta una novità, accanto alla mia vecchia vanga a punta quadra che mi è fedele da 25 anni ho deciso di introdurre un po’ di meccanizzazione. Per questo motivo durante l’inverno ho comprato una piccola motozappa. Dopo molti tentennamenti ho optato per una versione elettrica. Si tratta della più potente che ho trovato in comercio 1300w, l’ho presa elettrica in primo luogo perchè abbiamo deciso di far convergere tutto il nostro fabbisogno energetico sulle fonti elettriche per sfruttare appieno il nostro impianto fotovoltaico, in secondo luogo perchè non ha bisogno di alcuna manutenzione, né operazioni di “rimessaggio” durante la stagione invernale.

Dopo aver rimosso i teli di pacciamatura ho dunque provveduto a stendere il “compost” prodotto durante i mesi passati sulle prose, non prima di aver salvato i miei amici lombrichi che stavano lavorando nella parte superiore del cumulo, deponendoli nel mucchi a fianco. Una volta stesa la sostanza organica che darà nuovo nutrimento e “struttura” alla terra impoverita dalle colture, ho incorporato il tutto con la nuova arrivata, la motozzappa elettrica. Il risultato finale è stato ottimo, la fatica minima (se si esclude quella di trasportare il compost dal luogo di produzione e di stenderlo sulle prose), la soddisfazione tanta. Avevo qualche dubbio che la motozzappa non fosse sufficientemente potente, ma su un terreno già lavorato da anni, privo di sassi e ricco di sostanza organica  si è  invece  comportata splendidamente.

Dopo avere pareggiato le prose con il rastrello vi ho steso sopra il “tubo poroso” che consente un’irrigazione localizzata delle colture sotto il telo pacciamante e quindi i teli di pacciamatura. Uso ancora un telo di polietilene preforato che mi aveva regalato mio cugino Marco, cotivatore diretto in Romagna, lo uso, lo riuso e quando inizia a danneggiarsi lo piego in due per il lungo e le utilizzo per non far crescere le erbacce sui vialetti di camminamento. Solo quando è veramente “frusto” mi decido a buttarlo via nella raccolta differenziata della plastica.  In ogni caso sto via via introducendo il tessuto “antialga” che i vivaisti utilizzano nelle serre (qui lo vedete nella versione “a sacco” per la coltivazione delle fragole), dura molto di più e può essere riutilizzato per anni.

A preparazione ultimata il terreno si presenta così (la foto mostra il lavoro non ancora completamente ultimato), con tutte le parti coperte per impedire la crescita delle erbaccie, ridurre l’evaporazione e contenere la costipazione del suolo a causa delle intemperie e pronto ad accogliere, da destra verso sinistra, piselli, patate, fagioli e fagiolini, lattughe tutte colture attentamente avvicendate secondo una razionale “rotazione agraria” di cui tengo traccia di anno in anno sul mio computer.