Tag Archives: malcostume

Abbiamo gli amministratori che ci meritiamo (forse)

21 Ago

La conferma che (forse) siamo amministrati da chi ci meritiamo ci arriva da Nocera Inveriore (SA) dove un assessore comunale è stato “pizzicato” da una telecamera mentre lanciava un sacchetto di spazzatura dell’auto.

La notizia la trovate qui, ce la porge il Corriere del Mezzogiorno. Pare che l’amministrazione comunale sia riuscita almento fino ad ora a mantenere segreto il nome dell’assessore, come se facesse la differenza! Inutile dire che l’amministratore incivile ha scritto una lettera ai vigili urbani per dire che il sacchetto dell monnezza è stato lanciato “a sua insaputa”!

M’immagino già le pressioni sull’integerrimo agente di polizia municipale perchè non applicasse la sanzione di 500 € …

Mettiamola in musica:

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Convenienze, Camuffamenti, Cadute della Politica

14 Mar

Per ragioni professonali incrocio spesso politici che appartengono ai ranghi bassi di quel grande circo che lavora “per il bene del Paese”. Un mondo fatto di persone semplici e sincere ma anche di gente che di politica non ci campa ma “arrotonda” una vita più povera di valori che di risorse economiche.

Di questo “Circo Barnum” non potrò mai scordare un personaggio, talmente millantatore ed inaffidabile, da essere marginalizzato persino dai suoi compagni di palcoscenico, gente che come lui condivide un professione fatta di ammiccamenti, piccoli favori, convenienze, vantaggi personali, accordi sottobanco, conoscenze, promesse, interessamenti,  note spese,  rimborsi,  indennità,  gettoni di presenza, ecc …

Quando dico che non lo potrò mai di dimenticare ho in mente, fra i mille, chiari come se fossero accaduti ieri nella loro surrealità, due episodi:

Il primo siamo negli anni ’90 a Bruxelles, l’amministrazione pubblica per la quale lavoravo aveva deciso di trovare un punto d’appoggio presso le istituzioni europee nella convinzione che ciò potesse giovare nell’ottenimento di finanziamenti, un gruppo di politici e  funzionari tra i quali ci sono anche io parte per una “missione esplorativa”. Il programma prevedeva una visita nel palazzo della Commissione Europea. A un certo punto in una tappa di trasferimento percorriamo un lunghissimo e ampio corridoio, probabilmente durante la pausa pranzo degli impiegati perché non c’era nessuno. Il nostro personaggio è ultimo della fila a coppie, rapido come un furetto si infila in un ufficio rimasto aperto e ne esce con un faldone. L’ho visto più volte, in seguito armeggiare gli stessi documenti millantando le sue importanti relazioni con gli uffici della Comunità, li girava e rigirava, scritti in una lingua a lui incomprensibile, per fare balenare sotto gli occhi dell’ingenuo interlocutore le bandiere con le stelle d’oro in campo azzurro e i timbri di chissà quale ufficio della Commissione. Tutte le volte non potevo fare a meno di pensare a que povero impiegato che non avrà più trovato chissà quali documenti!

Cambio di scena, Milano, palazzo della Rappresentanza italiana della Comunità, convegno su chissà cosa. La mia amministazione manda un tecnico, Cirano e due amministratori, il nostro “amico”, che conosciamo già e un suo collega molto più anziano. Il rituale si compie, stanco e ripetitivo come sempre: relatori, “lucidi”, interventi, la parola al pubblico, si anima solo all’annuncio del buffet. Dopo il “rompete le righe” io esco nell’atrio adiacente la sala, con la mia “borsa d’ordinanza”, non amo sgomitare per abbuffarmi al buffet, mi sto guardando in giro quando vengo richiamato in maniera concitata in bagno dal nostro “personaggio”. Penso subito che l’amministratore anziano si sia sentito male, mi precipito, il politico “rampante” (o ruspante fate voi) aveva rubato la bandierina della commissione che stava sul tavolo con tanto di piedistallo e me la infila in borsa, abbozzo una difesa ma sono paralizzato dalla paura e intimidito dalle gerarchie (ero gggggiovane!!) mi rendo in questo modo complice del furto portando fuori dal palazzo il “trofeo per conto terzi”!

Perchè racconto oggi queste cose?  Perchè ho letto sul giornale locale che il “nostro”, dopo essersi avvicinato a tutti i partiti dell’arco costituzionale, a seconda dei periodi e delle convenienze, oggi sarebbe vicino al movimento grillino! Mi viene in mente il titolo di un vecchio film.  Spero che l’elemento di novità che il movimento rappresenta, pur con tutte le criticità insite nell’organizzazione capitanata da Beppe Grillo, non venga sporcato da personaggi come quello di cui vi ho raccontato e che l’organismo abbia gli anticorpi per difendesi da batteri di vecchia politica che potrebbero portarlo presto alla decomposizione. Personalmente mi metto nell’allegra compagnia di Stefano Benni e Roberto Benigni che auspica un accordo su valori alti e punti programmatici chiari che possa portare il Paese fuori dalle secche ma, attenzione, “alla larga dalle paludi”, sono piene di rettili!

Combattiamo la corruzione

22 Feb

Nel mio blog mi sono occupato spesso del tema della corruzione.

Fondamentalmente ci sono due modi per affrontare questo tema: alzare il livelli di tolleranza un po’ come si è fatto anni fa con l’atrazina nell’acqua e, più recentemente con l’arsenico. Questa è sostanzialmente la proposta di un nano maligno che ci ha governato fino a ieri.

Oppure si devono combattere tutti i fenomeni corruttivi di qualsiasi natura denunciandoli e opponendosi a viso aperto.

Cominciamo dunque da qui, sostenendo questa iniziativa.

Firmate!

Donne che aiutano a rialzare la testa …

21 Feb

In questo post mi occupo di elezioni per parlare d’altro.

Avete presente il “Patatràc” che ha combinato Oscar Giannino, il cui ego smisurato non si è limitato a manifestarsi nei capi d’abbigliamento (beato lui che ha la possibilità di farseli fare su misura) ma lo ha portato a mentire sui propri titoli accademici?

Un sussulto di dignità, peraltro raro in questo Paese dove squallidi politici farebbero ogni cosa per la poltrona, lo ha portato alle dimissioni.

Lo sostituisce alla guida del movimento un giovane avvocato che non ama le “quote rosa”:

http://video.corriere.it/quote-rosa-silvia-enrico-neo-presidente-fare/5268b428-7b90-11e2-ba69-3fd719869bcf

Quante volte, dopo un errore, dopo un passo falso, la nostra compagna, un’amica, una figlia, ci aiutano a rialzare la testa, pensiamoci, quando andiamo a votare.

Abbiamo bisogno di trasparenza (quella vera) come il pane

15 Feb

Pubblico integralmente l’articolo di Vittorio Ferla apparso sul sito Labsus sulla necessità di rendere questa società più trasparente. (Non siate pigri, vale la pena di leggerlo)

La trasparenza è la base per la tutela dei beni comuni
martedì 12 febbraio 2013 | Vittorio Ferla   
La via più efficace per far ripartire l’Italia

Si può fare un discorso pubblico serio sulla promozione dei beni comuni nel nostro paese senza affrontare il tema della trasparenza nella vita pubblica? E, contemporaneamente, si può affermare la sussidiarietà senza una riforma che apra le amministrazioni pubbliche al contributo dei cittadini? La risposta è scontata: certamente no.

Investire sulla trasparenza per promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia

Il peso della corruzione nel degrado dei beni comuni

 Purtroppo, come è noto, nella classifica di Transparency International, l’Italia è retrocessa nel corso degli ultimi anni fino al 72° posto. I casi di malaffare ormai non si contano più: basti pensare all’abuso dei rimborsi ai partiti (con i casi di Lega, IDV e Margherita), all’abuso dei rimborsi ai gruppi consiliari (nel Lazio e in Lombardia), alle truffe nei servizi sanitari regionali, alle denunce che periodicamente si levano dalle relazioni della Corte dei Conti.

 Autorevoli studi nazionali e internazionali dimostrano che la corruzione frena lo sviluppo del paese, ha un impatto sulla misura, la produttività, l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica. Ma, soprattutto, mina alla base l’uguaglianza dei diritti, impedisce la redistribuzione dei redditi (o, meglio, favorisce i ricchi a spese dei poveri), riduce il benessere complessivo della comunità nazionale, erode progressivamente i beni comuni (per esempio salute, istruzione e capabilities in generale dei cittadini). In particolare, la corruzione si traduce in tagli drastici ai servizi socio-sanitari e scolastici. D’altra parte, se si pensa che ogni euro investito corrisponde a 1,7 euro di sviluppo, si capisce che cosa può comportare la sottrazione al paese di 60 miliardi a causa della corruzione.

 

I tagli al welfare

 I dati sulla spesa per il welfare confermano anche empiricamente questi orientamenti scientifici. Nella sanità pubblica, c’è una riduzione della spesa per servizi pari a 23-25 miliardi di euro con la conseguenza che aumenta dell’8 per cento la spesa privata delle famiglie per garantirsi le cure. Secondo il Censis, la spesa pubblica per i farmaci è calata del 3,5 per cento (i cittadini sono costretti a usare il proprio portafoglio con un aggravio del 7 per cento). Nel frattempo, i ticket per i servizi sanitari sono aumentati di 4 miliardi. La scuola pubblica ha perso in tre anni la bellezza di 8 miliardi. In generale, i servizi di pubblica utilità diventano più costosi, ma perdono in qualità.

 Sulla base dei dati ufficiali raccolti e rielaborati dalle principali organizzazioni di cittadini impegnate per la tutela dei diritti sociali, le campagne I diritti alzano la voce, Sbilanciamoci!, Cresce l’Italia cresce il Welfare spiegano come gli ultimi governi italiani stiano distruggendo le politiche sociali e azzerando la spesa per i diritti. Il prospetto dei tagli alle politiche sociali è impressionante: tra il 2007 e il 2013 si prevede una riduzione degli stanziamenti a favore dei fondi nazionali (politiche sociali, famiglia, non autosufficienza, integrazione degli immigrati, politiche giovanili, infanzia e adolescenza) da 1.594 a 144 milioni di euro.

 

I primi timidi passi del Governo

 Che cosa fanno le istituzioni per invertire questa tendenza? Ancora poco si direbbe. La legge anticorruzione varata dal Governo Monti è sembrata ai più un pannicello caldo. Il decreto legislativo che la attua è molto interessante, ma – diversamente dalla versione propagandata dalla Presidenza del Consiglio – ancora molto distante dal Freedom of Information Act di ispirazione nordeuropea o statunitense. Qualche passo avanti sul piano dell’Agenda digitale, ma se ne parla da anni e aspettiamo di vedere le norme alla prova dei fatti. Molti convegni – per esempio, quello sull’Open Government Partnership – che rinnova l’impegno degli addetti ai lavori, ma ancora molto lontani dalla vita delle persone comuni.

 

Le iniziative dei cittadini per l’accountability

 Nel frattempo, i cittadini si organizzano con iniziative spesso molto interessanti. Si pensi al raduno bolognese dei civic hackers di Spaghetti open data. Ai progetti di monitoraggio digitale del rendimento della politica come openparlamento e opencomune, lanciati da openpolis. Oppure a L’era della trasparenza, un sito promosso da Agorà digitale per verificare l’uso delle risorse pubbliche da parte dei governi locali. Si pensi, inoltre, alle personalità e alle organizzazioni civiche che promuovono l’adozione di un Freedom of Information Act anche in Italia. E, ancora, alla Campagna Ridateceli! di Cittadinanzattiva o alla petizione Riparte il futuro di Libera e Avviso pubblico. Tutte queste iniziative, così tanto diverse tra loro, condividono l’idea che la trasparenza sia un punto di partenza fondamentale per suscitare la partecipazione civica e aumentare il controllo sull’azione amministrativa. Alla base sta la convinzione che se l’accountability delle istituzioni cresce diventa più facile tutelare i beni comuni.

 

I 5 ingredienti per la trasparenza

 Ma come si declina la trasparenza in concreto?

In primo luogo, c’è la trasparenza nei servizi al cittadino (fatta di informazione, comprensibilità, accessibilità, usabilità) e la conseguente semplificazione delle procedure previste dalle amministrazioni pubbliche. Alcuni esempi? Conoscere i tempi d’attesa, spesso ignoti come gli elenchi e le disponibilità delle residenze sanitarie assistenziali, la digitalizzazione e rapidità delle pratiche amministrative, l’abbattimento costi burocratici per imprese e cittadini, la trasparenza totale dei reclami e strumenti di tutela chiari e accessibili. D’altra parte, la trasparenza è ormai per legge un elemento essenziale delle prestazioni delle PA.

 In secondo luogo, c’è il tema della liberazione dei dati delle PA, del diritto di accesso dei cittadini e della libertà di informazione. In questo ambito, le sfide sono sostanzialmente due: la strategia degli open data e l’introduzione del Freedom of Information Act. Soltanto così potremo far sì che la trasparenza sia accessibilità totale alle informazioni come prevede la legge 15/2009.

 In terzo luogo, trasparenza significa integrità degli eletti e dei funzionari pubblici. Per esempio, occorre attuare le leggi Brunetta e anticorruzione che prevedono la pubblicazione online di stipendi, curricula, consulenze, ecc., introdurre l’anagrafe degli eletti, garantire la pubblicità dei bilanci dei gruppi consiliari e delle ricevute di spesa, vietare il cumulo di incarichi, attivare un sistema anonimo e sicuro per denunciare truffe, corruttele e malversazioni (whistleblowing).

 Quarto punto è la valutazione indipendente della qualità dei servizi (e dell’azione amministrativa in generale), con il coinvolgimento degli stakeholders (in particolare, i cittadini). In questo ambito, ancora tanto si può fare per la raccolta sistematica delle segnalazioni dei cittadini, per organizzare forme di public review, per rendere abituale le azioni di civic auditing e rendere pubblici i risultati delle valutazioni, per collegare la valutazione dei servizi alla valutazione dei dirigenti.

 Infine, c’è la grande sfida del controllo sull’uso risorse pubbliche, sul funzionamento e sui risultati della PA, nonché sulle attività dei governi regionali e locali. Si comincia con l’indicazione di obiettivi misurabili per le amministrazioni pubbliche e si prosegue, poi, con il collegamento tra la valutazione dei dirigenti e i risultati conseguiti. Per far questo serve integrare gli organismi indipendenti di valutazione con rappresentanti dei cittadini. Dovrebbe divenire obbligo la pubblicazione degli atti di spesa, la pubblicità e comprensibilità dei bilanci, la pubblicità dei lavori delle assemblee legislative e delle giunte. Infine, bisogna chiudere gli enti inutili e i relativi consigli di amministrazione e aumentare la trasparenza negli appalti di forniture, beni e servizi e nella raccolta e spesa dei fondi comunitari.

 

Un programma di governo?

 Insomma: in vista delle elezioni politiche nazionali e del rinnovo dei consigli regionali di Lazio e Lombardia, investire sulla trasparenza per favorire la partecipazione dei cittadini alle politiche pubbliche diventa la via più efficace per tornare a promuovere i beni comuni e far ripartire l’Italia. Un vero e proprio programma di governo.

 

RODITORI DELLA REPUBBLICA

16 Dic

A leggere le cronache sembrano “Gruppi d’acquisto” piuttosto che gruppi politici, soltanto che in questi caso la “S” che chiude l’acronimo non sta per “Solidali” ma per “Scrocconi”!

Gaber se la prendeva chiamandoli, sprezzante, “Roditori della Repubblica”. Si riferiva ai politici che  minavano i valori fondanti della Repubblica nata dalla Costituzione per miseri interessi di parte, leggine fatte apposta per arrecare vantaggio ad alcune categorie,  favori, raccomandazioni.

Certo non avrebbe mai pensato che i “Roditori della repubblica” una volta riprodotti e moltiplicati, dopo avere occupato ogni ganglio della organizzazione pubblica rivolgessero il loro interesse a “scroccare” ogni cosa. Rovistando nei loro stomaci ingordi, proprio come si fa con gli animali per per avere indizi sulla loro vita “in natura” troviamo:

  • coni gelato
  • lecca-lecca
  • ovetti-Kinder
  • una clessidra
  • la salsiccia del macellaio,
  • caffè con brioche da 1 euro e 60 al bar,
  • birra
  • «gratta e vinci»
  • farmaco e il relativo ticket da 21 euro (per il rimborso si può chiudere un occhio sulla privacy)
  • fuochi d’artificio
  • 127 € se ne sono andati per le ostriche
  • tartufi, vino champagne
  • cornici
  • ingrandimenti fotografici
  • creme di bellezza

Nel capitolo “grigio fumo” (mi verrebbe da dire “fumo di Londra*”, ma in questo caso si dovrebbe parlare di fumo Milano o fumo Italia o, peggio ancora, di Italia in fumo) del materiale di rappresentanza trovano spazio 75 cravatte in seta, 3 sciarpe in cashmere, 7 foulard in seta.

Un Tizio, permettetemi di qualificarlo così, mette in conto alla collettività un pranzo di nozze per 100 persone e intervistato alla TV risponde: “Non ricordo devo verificare”. Vuoi vedere che salta fuori che l’hanno fatto “A sua insaputa!?!”

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?, Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? (Cicerone, 1 Catilinaria)

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* Nel linguaggio della moda, in funzione attributiva, color fumo, tonalità di grigio più o meno intenso (grigio fumo, nero fumo, fumo di Londra) che richiama il colore del fumo: un paio di calze grigio fumo; un vestito fumo di Londra (Enciclopedia Treccani)

I had a dream: arrestato l’ad di Trenord

13 Dic

La notizia è che l’amministratore delegato della società Trenord, partecipata da Trenitalia e, per oltre il 57%, da Regione Lombardia è stato posto agli arresti domiciliari.

Ho sognato gli occhi spenti delle centinaia di pendolari, ormai rassegnati a cronici ritardi, illuminati per un attimo dalla scintilla della vendetta! Finalmente qualcuno paga per i disservizi!

Ma veniamo ai fatti: ieri il treno da Verbania per Milano delle ore 7,16 parte con 10 minuti di ritardo e ne accumula altri 50 lungo un percorso di poco più di un’ora. Quello con il quale avevo previsto di ritornare doveva partire alle 15,26 da Centrale. Poco prima dell’orario previsto per la partenza è stranamente al buio, anche se pieno di gente. Per farla breve dopo un’ora era ancora lì nelle medesime condizioni; i passeggeri paganti lasciati lì ad attendere, come bestie, senza alcuna informazione.

Alcuni “incavolati (appunto) come delle bestie” ma con toni civili interpellano il macchinista che è lì, al suo posto, pronto per partire, non c’è il personale viaggiante. Veniamo a sapere che per il malfunzionamento del nuovo sistema informatico di gestione dei turni dei 2.800 ferrovieri, diventato operativo domenica, da giorni si stanno verificando ritardi e cancellazione di treni. Neppure lui sa dirci quando si potrà partire, manca il Capotreno.

Il mio sogno però era fuorviante l’amministratore delegato di trenord, il signor Biesuz, non è stato arrestato per decine di migliaia di pendolari e passeggeri bloccati nelle stazioni di Milano ma per una “banale” e “ordinaria” questione di frode ed evasione fiscale in una società, la Urban Screen,  che gestiva il maxischermo in piazza del Duomo a Milano.

Parafrasando Guccini:

Ma a me piace pernsarlo lì chiuso in un vagone,

mentre nella carrozza al buio sente quel puzzone

e che ci giunga un giorno ancora la notizia

di una locomotiva, come una cosa viva,

lanciata a bomba contro l’ ingiustizia …

P.S. Pare che le deleghe operative della società siano passate al presidente Soprano, confidiamo in uno scatto d’orgoglio di Trenord o, quanto meno, in un “acuto”.