Tag Archives: consumi

INVECCHIARE COME IL BAROLO

4 Nov

E’ ormai due anni che Cirano, come un buon Barolo, ha deciso di invecchiare in un contenitore chiuso da un “Tappo” di sughero.

Ne uscirà questa sera per raccontare la storia della sua casa “Emission zero” in un incontro pubblico dal titolo “Abitazioni Energeticamente Efficienti” che si terrà alle 21 presso la sede della Riserva della SS. Trinità a Ghiffa.

In realtà quello di Cirano sarà solo sarà solo un intervento come portatore di un’esperienza concreta, il vero esperto della serata sarà l’Ing. Corrado Ciocca.

Mi permetto di consigliare la serata anche a chi vive al di fuori del territorio comunale 🙂

Annunci

Parto per la montagna con in bocca il sapore del mare

5 Mar

Parto per la montagna per alcune giornate sugli sci ma porto con me il sapore del pesce freschissimo che ieri ho ricevuto dagli amici della cooperativa Maestrale di Marina di Carrara.

Avevo parlato di loro, in particolare di un equipaggio tutto al femminile della Maremi II. Ieri sono venuti a portarmi il pesce pescato nella notte, direttamente in ufficio, proprio Rady e il “mitico” presidente Beppe, un vulcano di idee.

Li ho trovati particolarmente motivati per il lavoro che stanno facendo, creare un’alleanza fra produttori e consumatori, fondata su qualità e conoscenza reciproca è forse la strada giusta per remunerare correttamente l’impegno nella produzione saltando i passaggi, spesso parassitari, del commercio.

GUARDATE RADY E LE SUE COMPAGNE DI PESCA IN QUESTO SERVIZIO PER LA RUBRICA “OCCHIO ALLO SPRECO” DI STRISCIA LA NOTIZIA.

Certo, tutti dobbiamo rimboccarci le maniche, con idee, disponibilità reciproca, nuove tecnologie, siano esse di comunicazione o di trasformazione dei prodotti. Mi ha molto sorpreso sapere da Beppe che consegna il suo pesce agli amici del GAS di Livorno, a cento metri dal mare ma 74 chilometri più a sud, semplicemente perchè i pescatori di quella località non si sono dati da fare e si fanno “strozzare” dai grossisti locali.

Non deve essere facile per gli amici della “Maestrale”, dopo una notte di pesca caricare il prodotto e fare il giro delle città del nord ma il prezzo che spuntano è molto conveniente, tanto per loro quanto per noi, per non parlare della qualità e del servizio.

Sto persino pensando di cambiare regime alimentare, basta con il regime padano-alpino, meno polenta “cunscia”, meno “furmac Gurgunzola” e più omega 3 a catena lunga, come dice la mia amica “Manto”.

Ma, dieta o non dieta, quello che più conta è aver messo una altro tassello alle “Win win strategies” del cambiamento del modo di consumare,  di produrre di tessere relazioni.


La notizia non è fresca … il pesce si!

25 Feb

Se fossimo dalla Gabanelli questo post avrebbe per titolo “Good News”. Perchè fa notizia quando le donne si uniscono in “cooperativa” per intrattenersi con un vecchio dal “culo flaccido”.  Allora i giornali ci danno dentro a parlare di minorenni e di bunga bunga.

Nessuno si occupa di loro quando si organizzano tra loro per fare un mestiere “da uomini” come quello del pescatore, quando rosicchiano un altro pezzettino di spazio in quei territori che prima erano di esclusivo appannaggio maschile. Generalizzare tuttavia non è mai bene, ci sono uomini che sentono questa “conquista” anche come un “loro” conquista. Sto parlando Giuseppe Maffei, il Presidente della storica cooperativa di pescatori “Maestrale” di Marina di Carrara.

Non conosco personalmente Giuseppe ma me lo immagino lo scorso novembre presentare, anche come un proprio successo il nuovo equipaggio tutto femminile,  di un peschereccio della “sua” cooperativa a “Mondo Pesca”.

Un equipaggio veramente speciale quello del peschereccio “Maremi II”, ultimo arrivato nella coop. “Maestrale”, costituito da cinque donne: tre italiane, una bulgara e una colombiana, un equipaggio che ci racconta, di un “Paese reale” diverso da quello che ci presentano i media. (sono talmente inadeguati che l’agenzia ANSA non è neppure riuscita a titolare correttamente la notizia, guardate il sottotitolo!)

Dicevo che la notizia non è freschissima (risale allo scorso mese di novembre) il pesce invece si, perchè con un gruppo di amici riuniti nel GASteropoda lepontino acquistiamo già da qualche tempo il pesce della coop “Maestrale”, lo facciamo conservato in vasetti, lavorato dalla coop “Bio e Mare” e abbiamo per la prima volta fatto il tentativo di provare il pesce fresco.

Settimana scorsa mi telefona Rady, all’anagrafe Radoslava Petrova e mi dice che avevano un consegna da fare a Milano e che, se volevo, sarebbero venuti a portarmi il pesce direttamente “a casa”. Detto fatto, mercoledì scorso si presenta ne lmio ufficio a mezza mattinata Mizio, il figlio del Presidente con i vasetti della “Bio e Mare” e un contenitore atermico con il pesce.

Mizio mi dice che il pesce è stato pescato quella stessa notte, portato a riva e sfilettato, alle 5 è partito per Milano alle 11 era nel frigorifero del mio ufficio, alle 20 nella padella di casa mia. Pochi minuti dopo lo assaporo per la cena. Riconosco i filetti di sugarello, buonissimi, il giorno dopo viene il turno del polpo di scoglio in compagnia delle patate e quindi delle seppie, in umido con i piselli.

Mizio mi racconta che il pesce della coop Maestrale che non viene venduto il giorno stesso, sul molo o nella pescheria, viene cucinato e invasettato per fare sughi e altri prodotti nel laboratorio della coop “Bio e Mare”. Ora stanno lavorando per allargare la pescheria-laboratorio, con annesso ristorante e attrezzarsi per preparare anche piatti pronti, per chi il pesce non sa, non ha il tempo o non vuole cucinare il pesce.

Non faccio mai gli auguri per l’otto marzo, credo non ci sia nulla da festeggiare, un giorno all’anno, in una sociatà ancora profondamente maschilista ma un augurio all’equipaggio della “Maremi II” ritengo vada proprio fatto!

 

Nota per gli amici che mi conoscono: fatemi sapere se siete interessati ad essere inseriti nel gruppo per l’acquisto del pesce fresco prendendo l’impegno preciso di venire a ritirarlo il giorno stesso del suo arrivo!

DENOMINAZIONI D’ORIGINE

10 Feb

Dicesi inflazione monetaria, quel fenomeno per cui, per diverse ragioni, a fronte di una forte emissione di carta moneta, il potere d’acquisto (valore) del biglietto si ridice significativamente.

Un esempio a noi abbastanza vicino di inflazione, nel quale la moneta di carta perse quasi completamente valore e quello della Germania durante la Repubblica di Weimar (1919 – 1933), in quel periodo l’inflazione raggiunse livelli inimmaginabili (iperinflazione) basti pensare che i francobolli vennero a costare miliardi di marchi e per comprare un uovo occorreva un volume veramente notevole di carta moneta.

Un fenomeno non monetario di inflazione, relativamente recente è quello delle “denominazioni d’origine”. Io ricordo fin da bambino che c’era una distinzione tra il “vino da tavola” e il vino “D.O.C.” e che, anche per questo, il secondo era più “prezioso” (e più caro).  I vini “D.O.C.” vennero poi accompagnati dai vini “D.O.C.G”, nei quali la denominazione non solo era controllata ma diventava “garantita”. In campo vitivinicolo l’inflazione più che sui marchi di tutela si è sfogata sulla quantità di vini che hanno raggiunto, non si sa bene a seguito di quali controlli e garanzie, l’agognata “denominazione”. Sta di fatto che l’elenco dei vini D.O.C. nel nostro Paese è ormai lunghissimo. Si è pertanto sentita l’esigenza di cancellare la differenza fra D.O.C. e D.O.C.G. e riportare tutti i vini all’unica denominazione di D.O.P. come per le altre produzioni agroalimentari.

Ma le certificazioni d’origine non si fermano qui, a livello europeo ce ne sono tre,  e una sta per nascere. Oltre alla D.O.P., che prevede che tanto la materia prima quanto il metodo di produzione siano originari di un determinato territorio, ci sono la I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta) nella quale solo dei due fattori deve avere radici sul territorio, ad esempio la Bresaola della Valtellina è prodotta in zona d’origine, con un metodo tradizionale locale ma con carne in gran parte d’importazione. Vi è quindi la S.T.G. (Specialità Tradizionale Garantita) per ottenere la quale è necessario che i prodotti agricoli e alimentari che abbiano una “specificità” legata al metodo di produzione o alla composizione legata alla tradizione di una zona, ma che non vengano prodotti necessariamente solo in tale zona. Recenti figlie della fantasia etichettatoria dell’Unione sono le I.G., riservate alle “Bevande spiritose” (ovviamente niente a che vedere con le sostanze utilizzate per stimolare barzellette sconce nelle riunioni tra veline e presidenti del consiglio).

A questo punto l’inflazione denominatoria lascia spazio all’italica fantasia. Tutte le Regioni si sono sbizzarrite nel compilare elenchi di P.A.T. “Prodotti  Agricoli Tradizionali” da inviare al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (ecco qui i 366 del Piemonte) ma il record lo detiene la Toscana con 456.

Poi sempre più giù in questo “federalismo delle balle” a “certificare” denominazioni d’origine perfino “comunali” che facciano apparire sui giornali qualche sindaco o assessore a fare la coda del pavone. Nascono allora le De.Co. figlie anche loro di una devolution nata dalla modifica del titolo V della Costituzione, votata a stretta maggioranza sul filo di lana di una legislatura morente e che oggi tutti tendono a ripudiare.  Ora dunque anche i comunelli, avendo la possibilità d’intervenire in materia agricola, scimmiottandosi fra loro, introducono denominazioni comunali prive di garanzie e di controlli sui rispetti dei disciplinari di produzione (ammesso che questi vi siano). Avanti dunque con “L’asparago rosa di Mezzago“, la “pesca limonina” di Comune d’Asti, la “Patata di Cesiomaggiore” …  Chi è delle mie parti può leggere le ultime boutades su “Eco risveglio” del 3 febbraio.

Io e Rossana siamo appassionati di frutteto, orto e di conserve casalinghe, pensavamo di lanciare anche noi un nostra denominazione “De.Ca’”, con un tocco di dialetto che ci attirerebbe le simpatie federaliste che oggi vanno per la maggiore.

Potrei consigliare anche all’amico Gigi, che fa il pasticcere e che a Capodanno ci ha deliziato facendoci provare la sua “Meringata alla cannella”, di crearsi una propria denominazione d’origine, suggerirei “De.Gi.”, in fondo lui si che è un artista!

 

REGISTRO DELLE OPPOSIZIONI

2 Feb

In un periodo di “assedio al fortino del Satiro di Arcore” questo post potrebbe sembrare “satira politica” invece, ad onta del titolo, è un’informazione di servizio.

Quante volte vi hanno stracciato i cabasisi telefonandovi la sera,  proprio nel mezzo della cena, proponendovi un abbonamento alla TV satellitare, di cambiare il contratto telefonico o di rispondere ad un sondaggio politico?

Quante volte avete dovuto riportare alla mente la condizione di sfruttamento di quei “poveretti” che lavorano ai call center per trattenervi e rispondere in maniera ferma ma garbata che non ve ne frega niente?

Ora tutto questo può finire, per sempre, basta iscriversi al “Registro delle opposizioni” (giuro che non è una balla, cliccate sul link) e con poche indicazioni date anche via web potrete sottrarre il vostro numero di casa dagli “spammatori” telefonici.

Io l’ho fatto, è un’operazione semplicissima, bastano il vostro numero di casa, il vostri dati e il codice fiscale … mi sento già meglio

Per dimostrarvi che non vi sto prendendo in giro eccovi questo articolo su “Repubblica”

Classifica dei più ricchi che mi stanno sulle balle

31 Gen

Nella particolare classifica dei più ricchi che mi stanno sulle balle, dopo il numero 1 (non c’è bisogno che aggiunga altro) si salta subito all’undicesimo. è questo signore, si chiama Ennio Doris, quello della “banca costruita intorno a te”.

L’ultima versione del conto “Freedom”, per il quale il signor Doris si è già beccato una sanzione di 200.000,00 euro “pratica commerciale scorretta ai sensi degli articoli 20, 21 e 22 del Codice del
Consumo” (vedi da pag. 95 a 109 del bollettino dell’Agenzia Antitrust del 25 gennaio 2010) ora promuove una versione “buonista” del contro freedom promettendo di pagare un mese di scuola ai bambini di Haiti per ogni conto freedom che verrà aperto.

Si tratta di una versione “farlocca” delle win win strategies di cui ho parlato altre volte in questo blog.

I conti ha fatti il mio amico Luciano in un suo post nel quale mette in evidenza che a fronte di una “donazione di 15 euro”, tanto cosa un mese di scuola per un bambino di Haiti, si apre un conto che promette un rendimento netto del 2,2%, che potrebbe sembrare interessante. Luciano però è un tipo curioso ed è andato a leggere il foglio informativo del conto, scoprendo che “sotto i 15000 euro l’interesse è zero e ci sono 90 euro di spese per la tenuta del conto. Ogni volta che il conto supera di 2000 euro i 15000, questi 2000 vengono investiti in una polizza vita (con tutte le sue commissioni – anche se lo spot parla di costo zero – e non coperta da alcuna assicurazione in caso di fallimento della banca). Solo su questa parte si ha il rendimento minimo garantito della pubblicità, ma solo fino 31 marzo di quest’anno. Dopo nulla è più garantito se non che il rendimento non potrà essere minore di zero”

Meglio dunque continuare con il nostro vecchio sistema di cooperazione che ne dite?

Insomma, che siano politici o imprenditori è troppo facile fare i “buoni” coi soldi degli altri, ecco come si esprimeva Gaber in proposito:

Colgo l’occasione di essere andato sul tema per salutare il mio “banchiere”, si chiama Alberto, è di poche parole, ti dice le cose come stanno,  porta i jeans e il computer a tracolla, la sede della sua banca è la “casa del popolo”, dove ci vediamo una volta ogni tanto.

La chimica ricostruisce l’imene all’olio per farlo tornare “extravergine”

6 Dic

Mentre l’olio del gruppo d’acquisto “GASteropoda lepontino” sta compiendo il suo viaggio dal Sud al Nord per finire sulle nostre tavole, pubblico questo post nel quale si accenna alle mille frodi praticate sull’olio extravergine d’oliva.

Anche nel caso dell’olio vale sempre il vecchio monito della nonna: “L’apparenza inganna”

LEGGETE