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Commercial aquaponics training school

6 Ago

Commercial aquaponics training school.

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Aqualung: 1 acquaponica, 2 ittiologi e 250 tinchette

26 Feb

Domenica, mentre mezza Italia, senza successo, era impegnata a smacchiare il giaguaro indelebile io ero in buona compagnia ad occuparmi della mia acquaponica.

Intendiamoci, non è che anche io non abbia fatto il mio dovere. Ho preso la mia bottiglia d’alcol (prudenzialmente non denaturato) e, con tutta la mia famiglia, ci ho dato dentro anch’io sfregando con forza quelle belle macchie. Ieri ho scoperto che non avevamo avuto successo. Ho guardato la mia bottiglia d’alcol e me la sono scolata d’un fiato. Si lo so bere non è una buona cosa, ma almeno non mi sono bevuto che ci rimborseranno l’IMU!

Scherzi a parte, oltre ad andare a votare per cercare di cambiare una nazione di “pesci”, di gente che abbocca a qualsiasi panzana, non conservando la memoria del dolore dell’amo che li ha agganciati, tanto da ripetere il medesimo errore la volta successiva*, domenica mi sono occupato della mia acquaponica.

Come dice il titolo erano con me ben due ittiologi, Ettore e Simone, mica hobbisti della domenica come me che mi stordisco con pesci e verdure per cercare di dimenticare come ci stiamo riducendo. Sto parlando di ricercatori di fama internazionale come Ettore che, ora è in pensione ma è autore di numerose pubblicazioni sugli ecosistemi d’acqua dolce ed è stato direttore di un importantissimo istituto del CNR e di un serio e stimato professionista, Simone,  che dello studio e della gestione dei pesci d’acqua dolce ha fatto prima una scelta di vita (ho scoperto che ha anche una laurea in economia e commercio) e poi il proprio mestiere!

Simone mi ha portato anche 250 “tinchette”, giovani tinche di circa 4 centimetri. Ho dedicato loro una vasca da 1000 litri, cresceranno lentamente senza avere particolari problemi di clima ed assicureranno alla alla mia acquaponica il “minimo” di azoto necessario al suo funzionamento. Nelle altre vasche avrò poi modo di inserire pesci diversi, d’estate quelli amanti dell’acqua calda, d’inverno quelli che prediligono il fresco, come ad esempio le trote!

A parte il meteo è stata una giornata molto bella, ci siamo trovati a meraviglia, anche sotto il profilo umano. Rimanendo in tema a Ettore abbiamo riservato il ruolo di “garante scientifico” del nostro slancio ideale verso l’acquaponica, io darò il mio contributo prevalente in tema di vegetali e della loro coltivazione, mentre, ovviamente Simone dirà la sua sui pesci e il loro ambiente.

Oltre ad allevare pesci e mangiar verdure ci piacerebbe fare dell’acquaponica un “laboratorio casalingo di didattica ambientale” un piccolo spazio che è possibile tenere in giardino, sul retro della casa o nel cortile della scuola per spiegare come la natura ricicla se stessa, l’ambiente ritrova un proprio equilibrio e l’azoto, potenzialmente un grave inquinante, diventa nutrimento. Vorremmo spiegare alle nuove generazioni che se l’uomo tratta con rispetto l’ambiente che lo circonda, questo è in grado di riciclare anche i suoi di rifiuti, non solo quelli degli altri animali, generando anche per lui un vantaggio, perfino economico.

Grazie Ettore, grazie Simone per la bella giornata, sto imparando molto da voi sui pesci … non sapreste per caso dirmi come si smacchia il giaguaro?

* Se dovessimo paragonarci ai pesci direi che siamo un popolo di “Taccole” (Persico Sole),

Persico Sole (Lepomis gibbosus)

Persico Sole (Lepomis gibbosus)

ricordo quando da bambino le pescavo senza neppure bisogno di una canna, calando davanti al loro naso un amo con un cagnotto. Abboccavano immediatamente e siccome tutti dicevano che non erano buone da mangiare (ho scoperto domenica invece che non è affatto vero) le ributtavo in acqua, per ripescarle poco dopo, con lo stesso amo e filo, qualche volta anche con lo stesso cagnotto!

Aqualung: NON SAPER CHE PESCI PIGLIARE!

18 Nov

fragole in acquaponica novembre 2012

Growbed in produzione Novembre 2012

Per quanto riguarda gli aspetti agronomici della coltivazione acquaponica me la cavo benino, ne è passato di tempo, di esperienze e di stupidate da quando per la prima volta, dodicenne, ho piantato delle carote sul lato nord della casa dove abitavo, talmente vicino al muro di della gettata di cemento che quelle poche striminzite che sono cresciute avevano preso una forma a L.

Quello che mi manca è un po’ di competenza sui pesci, anche in questo campo le mie esperienze risalgono più o meno allo stesso periodo di quelle delle carote. Presso la piscina sul lago dove mi recavo quasi tutti i giorni d’estate c’era un piccolo porticciolo all’interno del quale pescavo “a vista” con i “cagnotti” piccoli pescetti che mettevo nel cestino. Abbandonati al sole per ore le mie povere vittime facevano la fine dei missoltini e la gioia del gatto!

Sono stato anche “pescatore involontario” di rettili. Non di rado, deluso dei miei risultati e attirato dalla piscina piena di acqua azzurra e di amici abbandonavo la canna con il cagnotto innescato trovandoci appesa un povera lucertola!

Insomma tutte esperienze ittiologiche (o para tali) che non mi servono un tubo ora che devo migliorare la mia acquaponica!

Ieri pomeriggio, grazie all’intercessione di Francesca, ho conosciuto il prof Ettore Grimaldi che è stato Direttore dell’Istituto Italiano di Idrobiologia di Pallanza (VB) e Docente presso la Facoltà di Medicina Veterinaria e l’Università di Milano, insomma, uno dei più noti esperti italiani di ittiologia e biologia della pesca.

Ci siamo subito trovati a meraviglia e diventati immediatamente in manera reciproca “Mario e Ettore”! Gli ho esposto le mie difficoltà a trovare un pesce che si adattasse perfettamente alle condizioni dei “Fish Tank”, con particolare riferimento all’attuale problema che hanno le mie trote marmorate ad accettare il pellet. Su questo punto specifico, che rappresenta al momento il mio cruccio maggiore, il professore mi ha detto, in sostanza, che le trote marmorate sono un po’ “Choosy”, speriamo che l’affermazione non susciti le stesse reazioni di analoga fatta dalla professoressa Fornero! Per fortuna che il motto dei pesci è “acqua in bocca”!

pomodori gialli maturi e in via di maturazione

crescita valeriana (particolare)

Sciolto qualche dubbio di natura ittiologica, immagazzinato qualche consiglio sui prossimi protagonisti delle vasche, siamo passati alla parte agronomica (la vedete ritratta in alcune foto a corredo del post). Ettore è rimasto molto colpito dall’aspetto fiorente che avevano le piantine sebbene si fosse nella fase delicata del passaggio tra le colture estive (ci sono ancora qualche pomodoro e un peperone) e quelle invernali, cavoli, finocchi, cicorie e valeriana.

Insomma un bel pomeriggio nel quale abbiamo stabilito un record: credo che sia la prima volta in assoluto in cui due uomini riescono a parlare più di due donne (“Rossana” e Francesa nella fattispecie!).

Growbed della valeriana in accrescimento

Aqualung: PPPP

18 Ott

La mia ditta quattro P (Pianto Pesci Pesco Piante) ha assunto nei giorni scorsi una quindicina di lavoratori con contratto a chiamata.

Gente “viscida”, sfuggente,  sempre pronta a mangiare qualsiasi cosa! D’altra parte anche io come “datore di lavoro”, non mi sono comportato molto bene, le ho assunte, si tratta di manodopera in prevalenza di genere femminile, con un contratto di lavoro interinale. Rimarranno sul posto di lavoro ad alimentare il sistema di acquaponica fino al prossimo mese di maggio, poi, quando l’acqua comincerà a riscaldarsi, dovrò liberarmene e la “paga” sarà poco piacevole (per loro), anche se gustosa per me.

Prima che qualcuno equivochi devo precisare si aver “assunto” una decina di esemplari di trota marmorata del Toce e qualche trota fario, delle dimensioni tra i 20 e i 30 centimetri, per un peso complessivo attorno ai 5 kg.

Si sono immediatamente trovate bene in uno dei “fish tank” che alimenta la coltivazione e, se tutto va come deve andare, ai primi di novembre ne aggiungerò delle altre. Nonostante la “retribuzione” poco convenzionale che riserverò alle “poverette” a fine servizio (per non farle soffrire inutilmente con l’inevitabile riscaldamento dell’acqua del circolo) le trote sono molto contente di cambiare “datore di lavoro”, mi hanno infatti raccontato che il precedente le “spremeva”.Scherzi a parte ringrazio molto Stefano e Paolo dell’allevamento Ossolana acque per il loro consigli e la loro disponibilità e colgo l’occasione per informarli che, a una settimana dal trasloco, le loro trote stanno benissimo.

ORTI CIVICI E NEOFEUDALESIMO

7 Ott

Chi segue  da qualche tempo questo blog ormai sà che a “Cirano” piace darsi da fare in giardino a “ravanare” tra le verdure. Ho la fortuna di poterlo fare nel mio terreno ma per chi sta in città si stanno moltiplicando le esperienze degli “Orti Civici”.

In questo reportage finanziato dal basso, attraverso il progetto “Pubblico Bene” l’esperienza degli orti civici nel comune di Bologna.

story

Guardando questa inchesta mi viene alla mente una visone di “neofeudalesimo” in cui i signorotti locali, i vassalli, valvassini e valvassori di regioni, province e comuni, espressione di un potere corrotto fin nella periferia sfruttano le fatiche quotidiane dei “servi della gleba” per il loro personale arricchimento. Sono così, drogati da potere e ricchezza che ritengono di aver preso quello che spettava loro, anche quando, Fiorito ce ne dà una prova, cumulavano i compensi per tre cariche, Non possono più rinunciare all’orgia di danaro pubblico come nel caso del “povero” assessore alla Regione Lombardia, tentano operazioni di maquillage moralizzatore ma vengono clamorosamente ampiamente sorpassati dal governo tecnico che taglia loro più di quanto sarebbero stati disposti a fare da soli e sono pure costretti a “sorridere”, mostrando disponibilità, per rimanere attaccati al potere e non essere travolti e “spazzati via” dall’indignazione della gleba. Ovviamante non sto parlando della totalità dei nostri amministratori (pardon, neofeudatari) ma non si può dire che il fenomeno non sia generalizzato!

Ma torniamo agli orti. Nella nostra città ci sono due torrenti le cui zone immediatamente vicine al greto sono state, da decenni, occupate abisivamente da persone che le coltivano, senza regole, a proprio esclusivo vantaggio. Ricordo di aver spedito, durante la campagna elettorale, ormai quasi una decina fa, ad un candidato sindaco,  un progetto circostanziato che faceva tesoro di quanto avveniva in altre città più avanti di noi, era il mio modo per contribuire al successo di un politica “progressista”, non ho neanche ricevuto una risposta, neppure di circostanza!

Di orti civici ne ho parlato in altri post, chi fosse interessato. Ad oggi le cose stanno così: noi abbiamo i greti dei torrenti ancora occupati abusivamente mentre in altri posti gli “orti civici” sono un’esperienza ormai consolidata!

Detroit post “Motor Town”

18 Set

Detroit va in rovina. La crisi dell’auto ha accellerato il suo decadimento, accompagnato dal calo demografico: prima lo spostamento della produzione in periferia e l’abbandono in estese aree in posizioni centrali di edifici industriali (e non) solo vuoti e inutilizzati, poi la caduta dell’occupazione hanno generato il degrado che vedete in questo servizio fotografico.

Ma la notizia non è questa, la notizia è che Detroit sta rinascendo, i cittadini si stanno riappropriando a poco a poco di quegli spazi che sembravano perduti, lo stanno facendo attraverso una vita diversa, di “relazione” più che di “produzione”. La dove alla fine del novecento si terorizzava l’estrema parcellizzazione del lavoro con l’applicazione dei principi del “Taylorismo” in fabbrica ora ogni sabato duecento coltivatori diretti vendono oche, lattuga, pesci, pomodori, miele, sciroppo d’acero, salami, carote, frutta esotica ecc.., rigorosamente homegrown , cresciuti nei giardini della case e nelle fattorie dell’area urbana di Detroit.

Certo la popolazione cittadine si è dimezzata dalla metà degli anni cinquanta, l’epoca d’oro dell’auto, ora con i suoi 713 mila abitanti Detroit non è più la seconda città degli Stati uniti ma ha trovato un modo diverso per rinascere un modo di vivere legato ad una terra che non è più “campo”.

Esistono infatti idee, progetti, iniziative che mirano a riutilizzare i grandi contenitori industriali per produrre cibo pulito a km zero. Progetti visionari di “agricoltura urbana” immaginano di spostare la produzione all’interno della città; ma si stanno organizzando anche anche le famiglie che, aiutate da personaggi come Will Allen, coltivano il proprio cortile con sistemi di acquaponica che producono insieme sia il pesce che la verdura.

Organizzazioni senza scopo di lucro come la Growing Power di Will insegnano ai cittadini a produrre cibo in modo sostenibile in piccoli spazi e a tessere relazioni di scambio e di comunità. La vision di Growing Power è infatti: Inspiring communities to build sustainable food systems that are equitable and ecologically sound, creating a just world, one food-secure community at a time.”

Ma la città non è solo “produzione” come non è solo “sussistenza” è per questo che Detroit sta diventando un luogo dove ricercatori e architetti che vengono a studiare le nuove sfide della metropoli del Michigan, un luogo “vivo” che attira l’atenzione di tanti giovani come lo era all’inizio della carriera di Madonna ed Eminem che da queste parti hanno mosso i loro primi passi. Del resto qui ha Detroit ha sede il museo dedicato alla Motown, la mitica etichetta discografica degli anni settanta, per la quale hanno inciso Michael Jackson e Stevie Wonder.

Come conclude Matteo Cruccu in un bell’articolo per “Il corriere della sera” Bio e rock’n’roll sì e l’orizzonte potrebbe volare finalmente oltre il parabrezza di una vecchia Dodge.

AQUALUNG: le bionde trecce …

4 Set

Inizia così “La canzone del Sole” di Lucio Battisti ma la “bionda treccia” che vedete nella foto non appartiene ad un’avvenente fanciulla dagli occhi azzurri ma ad una pianta di pomodoro cresciuta in acquaponica.

E’ della varietà “Nero di Crimea” ed stata seminata in primavera avanzata, anzichè come di solito a fine inverno nel “growbed-semenzaio”  una volta cresciuta è stata temporameamente collocata con le radici a mollo nel tubo che riporta l’acqua nel “fish tank” dove riceveva, ad intervalli regolari, l’acqua arricchita dei nitrati prodotti dall’interazione tra pesci e batteri.

Si è dunque allungata la folta chioma radicale che vedete, già bella sviluppata per essere una pianta che non ha ancora prodotto i primi frutti! Ora, con l’avvicinarsi delle prime frescure, riporterò i pomodori nel tunnel, accanto a quelli che sono già in produzione,  dove potranno fruttificare fino all’arrivo dei primi freddi prolungando la stagione del consumo dei pomodori.

Musica ragazzi!