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IN HOC SIGNO VINCE

5 Apr

Riporto, i lettori di “Cirano” sanno che lo faccio in occasioni speciali, il post che ho pubblicato sul sito dedicato all’acquaponica. Colgo l’occasione per invitare coloro che si aspettano post sui “Orticoltura e dintorni” a registrarsi su “Akuadulza.net” perchè qui non pubblico più post sul tema.

Quest’inverno in famiglia ci siamo posti l’interrogativo: “Cambiare l’auto o cambiare l’orto”? Un rapido consulto con il meccanico di fiducia ci ha detto che la nostra vecchia Citroen Xara Picasso, con qualche intervento di manutanzione straordinaria, avrebbe potuto portare il suo motore Diesel dagli attuali trecentomila a quattrocentomila chilometri e la decisione è stata presa.

Siamo dunque passati, con un anno di anticipo a quanto avevamo previsto, dalla fase della “Sperimentazione applicata” ad una situazione definitiva. Dove prima c’era un tunnel disordinato ora c’è un laghetto ed un lettorino per la coltura protetta.

Tutto quello che vedete nelle immagini che seguono non non avrebbe potuto essere possibile senza l’aiuto del mio amico Vincenzo (Vince) che mi ha seguito, supportato e sopportato durante i lavori e lo sta facendo ancora perchè non tutto è a puntino. Non è duque un errore quello nella citazione in latino che dà il titolo al post ma un omaggio ad un amico speciale.

laghetto

laghetto

lettorino

lettorino

Al momento il laghetto è privo del suo “romantico ponticello” (sotto il quale in realtà appenderò delle reti a sacco per tenere separati tipologie e dimensioni dei vari pesci) ed il lettorino è ancora privo dell’argilla espansa per iniziare le coltivazioni (è questo motivo per cui lo tengo coperto, per evitare che la luce colpisca le vasce e le alghe ne prendano possesso).

Dal laghetto l’acqua in parte viene convogliata ai vicini lettorini ed in parte compie un percorso di una trentina di metri fino ad arrivare alla serra passiva, costruita a ridosso di un brutto muro in cemento, che però ha la qualità di caricarsi di calore durante il giorno e restituirlo nel corso della notte.

Serra passiva

Serra passiva

scorcio interno della serra

scorcio interno della serra

muro accumulatore di calore

muro accumulatore di calore

Non avendo potuto coltivare in acquaponica per quasi tutto l’inverno nella serra convivono colture apparentemente inconciliabili come la valeriana (in primo piano nella voto) ed i pomodori che ho fatto crescere da seme nell’acquaponica indoor e appena trasferiti in serra. La prima presto verrà mangiata, i secondi aspettano solo un po’ di calore per crescere ed essere legati alle loro cordicelle di sostegno.

All’interno della serra la coltivazione è organizzata su tre linee, quella centrale, più grande, alla quale si può accedere da entrambi i lati e due vasche più piu piccole laterali, una delle quali allestita con il sistema DWC . Probabilmente se ne aggiungerà un quarta in un tubo appeso al muro nel quale ci trasferirò le fragole.

Linee di coltura

Linee di coltura

In fondo, coperte da un telo nero, ci sono due vasche che contengono i pesci piccoli che andranno a rinnovare la produzione del laghetto. Al momento ci sono le tinchette e i persici (ormai cresciuti) che mi ha dato Simone e che sono sopravvissuti alle varie disavventure. L’acqua che arriva dal laghetto si distribuisce nelle due vasche, costituite da due IBC container, e si dirama ai due filtri a gravità di colore verde che sono ai lati, prima di continuare il suo percorso nei tubi grigi in PP, irrigare i growbed, raccogliersi in una sump e ritornare al laghetto attraverso un tubo sotterraneo.

particolare ritorno acqua

particolare ritorno acqua

Nella foto sopra vedete un particolare (non ancora definito dal punto di vista estetico) del ritorno dell’acqua al laghetto. L’acqua, prima di tuffarsi di nuovo nella vasca, passa attraverso ciottoli di marmo e blocchi di tufo per riequilibrare lentamente l’acidificazione derivante dal processo di nitrificazione dell’azoto.

Mancano ancora molti lavori, oltre alle finiture sotto il profilo estetico, i collegamenti elettrici che sono assicurati provvisoriamente con delle prolunghe che corrono sul prato, nella serra è previsto un sistema per l’estrazione dell’aria che con il sole si scalda troppo (al momento inizio io al mattino presto ad aprire un sportello, continua mia moglie Lucia spalancando tutte le aperture prima di andare a lavorare ma non può andare avanti così per molto!)

Visto che eravamo in ballo con Vince abbiamo costruito anche una concimaia, con le stesse assi di plastica riciclata di cui sono fatti i lettorini (paraticamente eterne). La concimaia è costituita da due scomparti separati da una rete. Attraverso questa i lombrichi possono migrare da una parte all’altra quando il compost è maturo, lasciandolo così libero per la raccolta. Nelle foto che seguono mancano ancora il coperchio e gli sportelli frontali ma credo sia sufficiente a rendere l’idea.

compostiera fronte

compostiera fronte

compostiera scomparti

compostiera scomparti

Un omaggio agli esecutori del lavoro (scavi e opere murarie esclusi, affidati all’impresa edile):

Vince

Vince

Mario

Mario

Ai quali si è aggiunto un altro protagonista, mio fratello Sergio che veniva chiamato tutte le volte che c’era un imprevisto o spostare qualcosa di troppo pesante per poterlo fare in due, oltre che per qualche intervento “creativo” come quello descritto nella foto sotto:

Come rullare un prato senza rullo e non chinarsi a raccoglier ogni volta la tavola

Come rullare un prato senza rullo e non chinarsi a raccoglier ogni volta la tavola

Un ringraziamento particolare anche a mia moglie Lucia perchè la terra, non sempre aveva la pazienza di stare fuori di casa:

Lucia e Vince

Lucia e Vince

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UN MINESTRONE!

31 Dic

Quando si usa il termine “un minestrone” lo si utilizza spesso in senso figurato, talvolta con qualche accento negativo. Io ve ne parlo nel senso letterale del termine, quello fatto di spinaci, fagiolini, coste zucchine, carote, porri, zucca, fagioli borlotti e piselli.

Per l’esattezza si tratta di un minestrone catartico in grado di traghettare Cirano e Rossana, dalle pesanti libagioni natalizie al rinnovamento alimentare che verrà intrapreso con il nuovo anno.

Un vero rito di passaggio dunque, che ha il suo momento culmine in una sera fredda d’inverno, ma che in realtà dura tutto l’anno e affonda le radici nella bella stagione.

Funziona così: si inizia in primavera con i piselli e gli spinaci, dopo aver mangiato i primi, teneri e dolcissimi, talvolta anche crudi, di solito la passione si affievolisce, i pisellini ingrossano, gli zuccheri si trasformano in amidi, le foglie dello spinacio s’inspessiscono e diventano un po’ più coriacee. E’ il momento del congelatore! Ciascuna verdura viene congelata separatemente nel suo contenitore.Verdure separate primo piano       Con l’estate si fa lo stesso con le zucchine, i fagiolini, le carote, quando ne abbiamo talmente tanti che ci escono dagli occhi li congeliamo e lo stesso facciamo con le verdure autunnali, biete,  porri e la zucca. Per quest’ultima, quando ne apriamo una la cuciniamo in mille modi e alla fine c’è n’è ancora per farne mille cubetti da minestrone!

Un discorso a parte merita il fagiolo borlotto, “il re del minestrone”, che coltiviamo prevalentemente per lo scopo. Il fagiolo è una verdura ricca, dà un sapore magico alla pietanza; nel minestrone di “Capitan Findus” e dei suoi fratelli agroindustriali, per trovare i fagioli di deve fare una “caccia al tesoro” in quello di Cirano e Rossana i borlotti occhieggiano dappertutto, ti sorridono e ti saltano in bocca, legando le altre verdure con il loro magico sapore morbido.

Una sera d’inverno quindi, dopo essersi assicurati che la temperatura sia vicina allo zero e aver indossato una giaccavento pesante, usciamo sul terrazzo con tutti i contenitori delle verdure congelate separatamente Verdure separateed iniziamo a mischiarle in un grosso catino. Prima si mettono le verdure più pesanti e ricche di acqua, quelle che, congelando, si riuniscono in un solo blocco di ghiaccio.verdure pesanti Queste vanno letteralmente prese “a legnate” con un grosso cucchiaio di legno, solo cosi si staccano nei mille pezzettini in cui sono state tagliate. Via via entrano nella bacinella tutte le verdure,

fagiolini

fagiolini

il re del minper ultimi gli spinaci che, gelidi, nel mescolarsi con gli altri ingredienti, si rompono in mille pezzettini.

spinaci in foglia

spinaci in foglia

Il risultato finale è quello che vedete:Minestrone

Ora il minestrone è pronto per essere messo nei sacchetti e riposto nel congelatore. prontoCi accompagnerà fino alla prossima estate, cotto in un attimo e buonissimo. Sempre pronto a contendersi la scena con sua sorella “Ribollita” di cui vi parlerò un’altra volta, ideale compagnia nelle giornate fredde d’inverno.

P.S.

Significato alternativo di “Catarsi”: “Darsele di santa ragione” secondo Flavio Oreglio

EXPO 2015, PROTOCOLLI E CHIACCHIERE …

10 Set

Si avvicina il 2015, anno in cui si svolgerà l’Expo di Milano dal tema affascinante: “Nutrire il pianeta energia per la vita”. In questo contesto mi aspetterei che il tema delle produzioni agricole ottenute attraverso il riuso di spazi urbani dismessi possa assumere centralita nel dibattito.

In effetti sembrerebbe poroprio così leggendo il Protocollo d’intesa per la diffusione e valorizzazione degli orti urbani denominato sinteticamente -Progetto nazionale orti urbani-“ sottoscritto il 20 febbraio 2013 tra il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MIPAAF), l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) e Italia Nostra (ne avevo già parlato in questo post).
 
Nel documento si legge ancora:

“Le Parti s’impegnano tra l’altro a promuovere presso le istituzioni competenti (tremo sempre quando leggo questa locuzione) il – Progetto Nazionale Orti Urbani – favorendo lo sviluppo di attività per la creazione di orti nelle aree urbane e preiurbane, impegnando terreni agricoli inutilizzati, aree industriali dismesse, terreni adibiti a verde pubblico ed ogni altra superficie assimilabile … con le seguenti finalità … avvicinare i cittadini alla realtà agricola, stimolando nel contempo la coesione sociale … favorire la riqualificazione delle aree dismesse … ostacolare il consumo di territorio e mitigare le situazioni di marginalitò e degrado …”

Fine dei documenti ufficiali. Passiamo alle applicazioni concrete: un paio di amici che hanno letto il protocollo d’intesa si recano presso la principale organizzazione di categoria agricola, hanno intesta una splendida idea (non quella di Cesare Ragazzi) vorrebbero avere indicazioni su come portarla avanti. Siamo in un copoluogo di provincia, nella stessa regione in cui si organizzerà l’Expo 2015. Nessuno sa nulla del protocollo d’intesa un funzionario risponde che si, questi protocolli si scrivono perchè si devono fare, ma la realtà è un’altra … Insomma c’è davvero il rischio di fare la fine della “Splendida idea” di Cesare Ragazzi.

Dopo una ricerca in rete, ecco quanto è stato fatto fino ad ora, siamo dunque in attesa che “quanto prima sia portato all’attenzione della Conferenza Stato-Città e Autonomie locali”.

Ci troviamo di nuovo di fronte all’ennesimo “Effetto annuncio”? Cioè che un protocollo, un progetto, un’iniziativa finiscono quando vengono “strombazzati” in qualche conferenza stampa?

Ora Flavio Zanonato che ha firmato a Padova quel protocollo d’intesa per conto dell’ANCI, per uno di quegli strani casi della vita, siede sull’importante poltrona del Ministero per lo Sviluppo Economico, chissà se si ricorda del documento che ha firmato alcuni mesi or sono in altra veste?

Il Ministero guidato ora da Zanonato si occupa anche di Start Up Innovative, chissà che in occasione dell’expo possano nascere anche da noi imprese come Urban farmers di Basilea o soggetti che, agevolati nell’insediamento in spazi degradati delle nostre immense periferie, possano produrre verdure non solo a km 0, ma anche a consumo di terreno 0, riqualificando le aree e dando lavoro.

PROTOCOLLO

22 Giu

Ho pubblicato questo post sil mio blog “Akuaduulza”, dedicato alla coltura acquaponica, ma il tema degli orti civici da tempo sta a cuore al vecchio “Cirano” credo dunque che il post possa essere di interesse generale (nel senso per tutti quelli che usano “ancora” la terra per coltivare l’orto) , dunque lo ripeto anche qui:

Tempo fa avevo dato la seguente definizione di PROTOCOLLO: “Appendice del corpo umano sulla quale, nell’antichità, era appoggiata la testa”

Ne esistono altre versioni come quella siglata tra il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, l’ANCI e Italia Nostra con lo scopo di:

  • avvicinare i cittadini alla realtà agricola, stimolando nel contempo la coesione sociale
  • favorire la riqualificazione delle aree dismesse e dei terreni agricoli inutilizzati, ostacolare il consumo di territorio e mitigare le situazioni di marginalità e degrado e migliorare il paesaggio urbano
  • valorizzare le produzioni e le essenze ortive tradizionali e locali

A leggere il documento ufficiale gli obiettivi del progetto “Orti Urbani”, oscillano tra la battaglia del grano, gli orti di guerra e la fuffa totale (per fortuna qualcosa di più si trova sul sito di Italia Nostra) ma si apre una porta una sorta di riconoscimento all’iniziative legate agli orti civici e all’urban farming nel quale l’acquaponica può svolgere un ruolo primario. Non ci resta che andare a “vedere le carte” e valutare la disponibilità a concedere spazi e sostegno da parte del nostro Comune.

Chi vuole leggere il “Protocollo d’intesa” lo trova qui.

ORTI CIVICI E NEOFEUDALESIMO

7 Ott

Chi segue  da qualche tempo questo blog ormai sà che a “Cirano” piace darsi da fare in giardino a “ravanare” tra le verdure. Ho la fortuna di poterlo fare nel mio terreno ma per chi sta in città si stanno moltiplicando le esperienze degli “Orti Civici”.

In questo reportage finanziato dal basso, attraverso il progetto “Pubblico Bene” l’esperienza degli orti civici nel comune di Bologna.

story

Guardando questa inchesta mi viene alla mente una visone di “neofeudalesimo” in cui i signorotti locali, i vassalli, valvassini e valvassori di regioni, province e comuni, espressione di un potere corrotto fin nella periferia sfruttano le fatiche quotidiane dei “servi della gleba” per il loro personale arricchimento. Sono così, drogati da potere e ricchezza che ritengono di aver preso quello che spettava loro, anche quando, Fiorito ce ne dà una prova, cumulavano i compensi per tre cariche, Non possono più rinunciare all’orgia di danaro pubblico come nel caso del “povero” assessore alla Regione Lombardia, tentano operazioni di maquillage moralizzatore ma vengono clamorosamente ampiamente sorpassati dal governo tecnico che taglia loro più di quanto sarebbero stati disposti a fare da soli e sono pure costretti a “sorridere”, mostrando disponibilità, per rimanere attaccati al potere e non essere travolti e “spazzati via” dall’indignazione della gleba. Ovviamante non sto parlando della totalità dei nostri amministratori (pardon, neofeudatari) ma non si può dire che il fenomeno non sia generalizzato!

Ma torniamo agli orti. Nella nostra città ci sono due torrenti le cui zone immediatamente vicine al greto sono state, da decenni, occupate abisivamente da persone che le coltivano, senza regole, a proprio esclusivo vantaggio. Ricordo di aver spedito, durante la campagna elettorale, ormai quasi una decina fa, ad un candidato sindaco,  un progetto circostanziato che faceva tesoro di quanto avveniva in altre città più avanti di noi, era il mio modo per contribuire al successo di un politica “progressista”, non ho neanche ricevuto una risposta, neppure di circostanza!

Di orti civici ne ho parlato in altri post, chi fosse interessato. Ad oggi le cose stanno così: noi abbiamo i greti dei torrenti ancora occupati abusivamente mentre in altri posti gli “orti civici” sono un’esperienza ormai consolidata!

Aqualung: si inizia a fare sul serio (con l’acquaponica)

27 Feb

finocchio coltivato in acquaponica

Vedete questo finocchio? E’ stato coltivato nella mia acquaponica “sperimentale”; le foglie più esterne si sono perse ma ha superato un inverno con punte di – 9 gradi protetto solo da un tunnel di plastica e alimentato da 12 trotelle di varietà fario mediterranea.

I risultati, più che lusinghieri, mi hanno convinto a passare dalla fase 1, sperimentazione pura: un metro di growbed (letto di crescita di argilla espansa) alla fase 2, sperimentazione applicata.

Per questa fase, sicuramente più impegnativa, ho dovuto fare arrivare un bancale di argilla, liberare lo spazio in serra per rivestire il suolo con con del tessuto non tessuto e del telo antialga che impedisca la crescita delle erbacce e creare una circolazione dell’acqua molto più ampia.

fragole "Diamante" in acquaponica al trapianto

Illustrerò tutti questi passaggi via via che verranno affrontati. Intanto guardate cosa ho piantato al posto dei finocchi nel growbed sperimentale. Sono delle fragole varietà “Diamante” che avevo riprodotto quest’estate e che anche loro hanno passato un periodo sotto la neve e al gelo, quindi sono particolarmente patite. Ve le farò rivedere tra un mesetto.

Nota: per leggere le puntate precedenti digitate “Aqualung” sul motore di ricerca del blog”

LA MORA GIAPPONESE

31 Dic

Difficile, pressochè impossibile trovare una giapponese bionda, ma non è di questo che vi voglio parlare, mi occuperò in questo post di un frutto di bosco, che si chiama “mora giapponese”.

Si tratta di una pianta originaria della Cina settentrionale, Corea e Giappone, composta da tralci di colore rossastro coperti da una fitta spinescenza con qua e là qualche spina più evidente.

A causa di questa sua naturale “scontrosità” conquistare la bacche,  piccole, di forma semisferica di colore rosso brillante, tendente al rosso cupo, non è sempre agevole ma dà un sacco di soddisfazioni perchè sono squisitissime, leggermente acidule e consistenti.

Credo che sia vero per i piccoli frutti quello che si dice per i cani che assomigliano al loro “padrone”; così se i “mirtilli americani” sono la grossa e carnosa edizione made in USA dei discreti mirtilli europei e ben incarnano il gigantismo di cui sono affetti negli States, cosi la mora giapponese incarna molto bene lo spirito “minimalista” del “Sol Levante”.

E’ solo con un lavoro attento e delicato che si riesce a “conquistarla”, preferibilmente cogliendola nelle prime ore del mattino, quando le bacche sono ancora umide di rugiada, perchè diversamente si presentano leggermente appicicaticcie. Bisogna fare attenzione alle spine, che però sono ordinate lungo i tralci principali e non scomposte ed invadenti come quelle delle more di rovo.

Il premio per chi le coltiva e le raccoglie con pazienza tuttavia dura a lungo, sia perchè la loro maturazione è scalare e si protrae  per i mesi di luglio e agosto, sia perche è un frutto che ben si presta al congelamento e ad insaporire tutte le macedonie che potrete fare durante il lungo inverno.

Come la mora di rovo, quella giapponese si riproduce con la tecnica del “capogatto”, lo fa spesso anche spontaneamente, per questo motivo ne ho a disposizione qualche pianta che regalo volentieri a chi mi contatta con un commento al post.