NON PARLATE AL CONDUCENTE …

11 Giu

Recentemente mi è capitato di fare un viaggio in macchina per lavoro con colleghi che non stimo né personalmente né professionalmente. Non si poteva fare diversamente, dunque sono saliti sull’auto aziendale che avevo prenotato per tempo e della quale ero alla guida.

In cuor mio speravo di non trovarli all’appuntamento, chissà, un contrattempo dell’ultimo minuto, un impegno improvviso, un piccolo malessere … avevo deciso che sarei partito senza attendere oltre 5 minuti dopo l’orario fissato!

L’ora concordata era molto in anticipo rispetto al normale orario d’ufficio, arrivo ancor prima perchè avevo delle cose da fare, un paio di lavori da distribuire ai colleghi e li trovo già lì, impettiti sulla porta che colloquiano fittamente tra loro; smetto immediatamente di coccolare la mia segreta speranza!

Li incrocio, saluto e salgo a fare le mie cose, ero venuto prima in anticipo per queste! Passo dunque al “Piano B”: non avrei fatto inutili chiacchiere formali, parlando del nulla per ragioni di circostanza. Sarei stato in grado di farlo?

All’inizio ero un po’ rigido, schivo un approccio conversazionale su un argomento futile, non so se fosse sul tempo o qualcosa del genere, con solo tre parole: “Non mi interessa”. Sarebbero state le uniche che avrei pronunciato durante le due ore e mezza del viaggio d’andata!

Percorro i primi chilometri, temendo di dover sopportare in silenzio qualche commento sulla guida, sul caldo, sul traffico, su laqualunque, invece nulla, favorito dal fatto che l’ora antelucana non predispone certo alla relazione. Continuo dunque il viaggio con le mie due “salme” per tutta l’autostrada. Non volano mosche e ciondolano teste per un paio d’ore!

Debbo a questo punto aprire una parentesi, chi ha fatto qualche volta un viaggio di lavoro con me sa perfettamente che, sia pure in forme diverse, io uso anche il viaggio per l’attività che svolgo, quasi mai per affrontare i contenuti di routine della professione ma capire, confrontarmi, spiegare, motivare. E’ durante viaggi di lavoro che sono entrato in sintonia con colleghi all’apparenza molto diversi da me, costoro sanno quanta fatica devo aver fatto a serrarmi nel mio silenzio. Vi prego di credere che rinchiudermi deliberatamente nel ruolo di “autista, autistico”, porre scientemente una barriera comunicativia tra me e il microcosmo costretto in un abitacolo, è stata una deliberata scelta di “autodifesa”, le ragioni della quale non intendo rivelare in un blog. Fidatevi!

Torniamo al racconto, cosa fare con la mente in tutto questo tempo? E’ stato uno splendido esercizio, tutto cerebrale, anche se si è costretti in una situazione spiacevole il cervello è libero si spaziare e, passati i primi chilometri di tensione, di volare libero abbeverandosi nelle bisacce dei ricordi. Sono tornato indietro alle gite domenicali con i miei genitori e i miei fratelli, viaggi che ci sembravano interminabili, anche quelli in autostrada a trovare i nonni, potenziali momenti di tensione (eravamo 4 fratelli piccoli) che si stemperavano cantando le canzoni degli alpini. Mio padre, stonatissimo, ma figlio di un colonnello non si tirava indietro, mia mamma invece molto intonata faceva la “seconda voce”; ancora adesso riesce ad intonarla perfettamente nello strano modo di colloquare che abbiamo di ritorno dal centro diurno per l’Alzheimer, l’altra cantante era mia sorella, che anche ora canta in un coro, poi c’ero io.

Potrei cantare qualcosa, per passare il tempo, mi dico ad un certo punto, ma devo farlo solo con il cervello, per non passare dall’etichetta con scritto “strano” quella con scritto “matto”, non che me ne fregasse molto, visto il “pubblico” del momento, ma inutile affrettare i tempi e fornire materiale per chissà quale blog!

“Intono” la pirma canzone, funziona! Le corde vocali vibrano impercettibilmente, le sento solo io, come la comunicazione dei pipistrelli, è efficacissima ma nessuno la sente, almeno apparentemente! Anche il respiro cambia, segue i tempi del canto. Mi viene in mente di quando stupii una collega friulana cantando una canzone nel suo dialetto (lingua, mi corresse subito) la intono, ricodo quello splendido viaggio, quello si con una persona “umanamente ricchissima” con la quale la conversazione fu tutta un tintinnare di idee e di emozioni! La “canto”, quasi tutta, almeno fin dove ricordo le parole!

L’autostrada finisce, ora mi tocca affrontare la città, non conosco il posto dove dobbiamo andare ma sono preparatissimo. Voglio evitare l’inutile cianciare dei consigli! Ho un piccola mappa, “à la moda vègia”, non sbaglio un incrocio, arrivo come se fossi se fossi guidato dal GPS, Un sollievo!

Il ritorno va molto meglio, l’esperenza aiuta! Questa volta niente “canti”, penso a cosa scriverò a mia figlia per la sua imminente laurea, il cervello fa il suo dovere, mi astrae, mi commuovo, l’occhio diventa lucido … certamente la stanchezza!

Arriviamo, mi fermo, sbarco il mio sgangherato equipaggio e pronucio l’unica parola del viaggio a ritroso: “Buonasera”. Un bel risparimo: il 66% periodico, mi candido per i “Piani di razionalizzazione”

E ora un “premio” per chi mi ha seguito fino a questo punto nel racconto:

4 Risposte to “NON PARLATE AL CONDUCENTE …”

  1. Silvia 11 giugno 2015 a 06:31 #

    Il silenzio può essere anche un metro di misura anche per il valore posto sulle persone! Rimango nella mia versione più “romantica” ….. c.que nel leggere l’articolo fremevo per il disagio ….. non ci sarei mai riuscita.

    P.S. papà non era stonato! Le poche volte che partecipava cantava con troppa foga! Forse lo faceva per farci sorridere.

    PP.SS Bello il finale!

  2. Eli 11 giugno 2015 a 06:39 #

    Certamente la stanchezza.. 😉
    un bacio
    Eli

  3. pescesenzabicicletta 11 giugno 2015 a 15:05 #

    Fa piacere sapere che quando fai lo stesso con gli amici è perchè canti fra te e te, ti abbandoni ai ricordi famigliari, ti commuovi pensando alla prole che cresce … gli amici tuttavia proprio perchè tali fanno finta di non aver letto il primo capoverso!
    Comunque il silenzio tra persone che si stimano e si rispettano può essere segno di ascolto e vicinanza profondi…

    • Cirano 11 giugno 2015 a 15:36 #

      Credimi, è molto diverso, ieri l’aria si tagliava con il coltello, la densità dell’atmosfera era più carica di quella di un “buco nero”!🙂

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