Incontri ravvicinati di n. tipo

31 Ago

Ho scoperto cosa fossero gli “incontri ravvicinati” tanti anni fa con un fortunato film di Steven Spilberg dove si parlava di quelli del “terzo tipo”.

Vengo ora a sepere che ce ne sono di molti altri tipi, quello che vi voglio raccontare appartiene forse ad uno di questi.

Stavo tornando dall’ufficio in bicicletta, la incontro proprio mentre mi accingo ad affrontare la salita, mi saluta fresca e sorridente:

  • Come stai?
  • Benissimo!
  • Dove stai andando?
  • A Intra a fare un giro, mi annoiavo!
  • Poi come torni a casa?
  • Con la corriera!
  • A che ora?
  • Non so cercherò l’orario!
  • Cià che avviso Sergio che ti da un passaggio per il ritorno …

Sergio non risponde né al fisso né al cellulare, non posso riaccompagnarla a casa in bicicletta, provo con Renato: “Ho un cliente, ma portala da me, quando mi libero le do un passaggio”

Ci incamminiamo, facendo quattro chiacchiere, capisco che è sempre meno orientata, non sa più dove abito, non saprebbe raggiungere da sola la casa di Renato, confonde il nome di mia moglie con quello di una delle mie figlie (questo capita anche a me sob!). Insomma anche lei sta avendo il suo “incontro ravvicinato”, quello con il suo amico tedesco … il Prof. Alzheimer, come diciamo scherzando anche con lei, che ride e ribatte “Scemi!”

Il cammino si fa più faticoso, le fanno male i piedi, ora non va più né avanti né indietro. Decido di metterla in sella alla mia bici spingendola a mano, l’operazione è difficoltosa, con l’avanzare degli anni e la caduta degli interessi il cibo ha reclamato molte più attenzioni … è in sella ora si deve solo spingere.

Ha paura ma ha fiducia si fa accompagnare e distrarre dalle mie battute, solo ogni tanto quando c’è qualche sussulto caccia le unghie nella mia schiena …. Arriviamo da Renato che  la fa accomodare in ufficio, la porterà da me più tardi.

Dopo un paio d’orette arriva Sergio, era tornato dal lavoro si era dimenticato di nascondere il mazzo di chiavi e si era buttato esausto sul letto. La mamma le ha prese e provate tutte fino a trovare quella che le avrebbe dato quell’effimera libertà che oggi si è conclusa con l'”incontro ravvicinato”.

Tutti sappiamo però che presto o tardi verrai rapita nel mondo alieno del Prof. Alzheimer, è forse per questo che ci stai salutando in anticipo con il tuo sorriso svampito e canzonzine e filastrocche  ripetute, come quando eravamo bambini!

Arrivederci … so già che se dicessi in tua presenza attaccheresti, con voce ancora intonata la canzone di Umberto Bindi, quindi questa volta lo faccio io:

 Il fotografo olandese Alex ten Napel, con incredibile bravura, ha colto l’attimo fotografico degli “incontri ravvicinati” ecco la toccante galleria.

7 Risposte to “Incontri ravvicinati di n. tipo”

  1. Anonimo 31 agosto 2014 a 08:25 #

    Trovo bello che tu abbia scritto questo..Personalmente vivo ancora come una grande ferita quello “stacco” dalla memoria che ha sconvolto la vita dei miei…ho fatto fatica ad accettarla allora e quel turbamento per il loro venir meno intellettuale mi spaventa non poco.

    • Cirano 1 settembre 2014 a 05:02 #

      😉

  2. io 31 agosto 2014 a 11:18 #

    Mario, non distruggere la mia corazza, non sono pronta …… forse non lo sarò mai!

  3. Anonimo 1 settembre 2014 a 14:06 #

    Mario GRAZIE per quello che hai scritto e quello che sei riuscito a trasmettere…un’mozione fortissima, qualche lacrima, tanti ricordi, tanta vita…

    • Cirano 1 settembre 2014 a 14:13 #

      Ciao “anonimo” non anonimo che mi chiami con un nome sconosciuto a questo blog!

  4. pescesenzabicicletta 18 settembre 2014 a 15:32 #

    Un bellissimo post, grazie! … Forse come hai fatto tu in questo caso, dovremmo imparare a stare insieme alle persone di sempre come se fossero nuove e un poi’ ‘aliene’, con gesti e rapporti legati al qui e ora, all’immediatezza di un momento, anche se è difficile lasciar da parte il bene e il male del passato vissuto insieme a loro….

    • Cirano 18 settembre 2014 a 18:05 #

      🙂

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