Il privato è politico … e viceversa

28 Mag

Negli anni settanta si diceva che il “privato era politico”, nel senso che la politica non poteva trascurare le istanze private, cioè personali, sessuali e familiari dell’individuo.

Oggi, almeno in un caso, è possibile dimostrare anche il contrario. Proprio oggi, dopo un voto amministrativo locale che non ha saputo (voluto) affrontare di petto, in maniera creativa ed originale, il problema (mostruoso) del CEM, almeno nel privato c’è chi è in grado di dimostrare che una approccio creativo, di pensiero laterale e “antitetico”, fatto cioè da qualcuno che è in grado di trasformare in “risorsa” una condizione di debolezza, è in grado di dare un segnale “politico”.

La vicenda non ve la racconto io (o meglio l’ho già fatto in passato) facciamocela raccontare da “Il Corriere della Sera” Cirano tiene per se un commento amaro: la storia ha un “lieto fine” che non è né a Verbania e neppure in Italia, il “lieto fine” della storia è in Germania … quindi chiediamoci se, per caso, non è anche colpa nostra!

TOMPOMA

3 Risposte to “Il privato è politico … e viceversa”

  1. or 28 maggio 2014 a 10:15 #

    Il privato e’ politico: la frase non me la ricordavo ma sono da sempre d’accordo, anzi pensavo di averlo inventato io, il concetto…
    Faccio però una riflessione un pò in controtenza rispetto alla tua:
    1) e’ abbastanza normale che chi abbia nuove e -buone- idee, fatichi a farle apprezzare. E’ vero che il mio prof di “finanza dell’innovazione” faceva l’esempio di Marconi – l’azienda c’e’ ancora ed e’ ancora inglese – e’ vero che l’Italia ha un cultura ed un sistema che da lunga data sono piu’ refrattari, ma ho tante volte il dubbio che continuando a dirlo non facciamo che peggiorare , radicando ancora di piu’ la questione
    2) la colpa e’ anche un pò nostra. Vero. Nostra. Non di qualcun altro: siamo noi, che non vediamo, non sappiamo vedere le persone, le loro idee, la voglia di fare, le possibilità che ci stanno vicino vicino, mica a 100 km. Noi, non quegli altri. E’ qui, che si cambia, per stare sul privato-politico
    3) la fatica e la testardaggine, insomma credere nelle proprie idee, funzionano. Non sempre, ma questa volta sembra – incrocio le dita – di sì. E’ questa la cosa bella, questo che ci insegna tompona e l’intervista: non quello che non va, ma quello che va.
    Sono cinica, delusa e pessimista, ma sorrido lo stesso!

    • Cirano 28 maggio 2014 a 10:22 #

      Cara Ro,
      un bellissimo commento, sogno il giorno in cui ci sarà anche un “pizzico di tompoma” nel nostro lavoro di dipendenti pubblici. Ho pubblicato il post nella speranza di strappare un sorriso a quelli che, come te, soffrono ma non si arrendono.
      Un abbraccio.
      “Cirano”

  2. pescesenzabicicletta 28 maggio 2014 a 14:52 #

    D’accordo con Ro. Gli innovatori fanno fatica, se no che innovatori sarebbero? L’esperienza di Renato ci insegna ad andare oltre, partendo da quello che abbiamo: e non importa se il luogo comune ci definirebbe ‘handicappati’. Ogni nostra caratteristica può essere una buona risorsa, se la sappiamo vedere e in questo caso anche vendere. Lungimirante la ditta tedesca, che ha colto le potenzialità di una idea e anche in questo caso di una persona. Ma quante volte ci piangiamo addosso o spariamo a zero sugli altri evitando così di vedere, coltivare e valorizzare le nostre risorse e quelle di chi ci sta attorno? La stessa differenza che passa tra vedere un paio di ‘banali’ stampelle invece che un attrezzo bello, funzionale ed innovativo
    Sfido i lettori, cinici, pessimisti e disillusi che siano, a fare un elenco di tutte le cose che ‘funzionano’ nelle loro vite e persino nel loro lavoro: sono sicura al 100% che si stupiranno di quanto riusciranno a scovare ….

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