POSTE E CORNA

1 Nov

Se quei maledetti delle poste, anzichè tentare di salvare Alitalia con i soldi dei cittadini, vendere gadget e paccottiglia di ogni tipo e riconoscere stipendi da nababbi ai loro manager svolgessero il servizio per il quale sono pagati dallo Stato con una specifica convenzione sarebbe un bene per tutti. Vi racconto quello che mi è siccesso giovedì.

Ricevo un avviso per andare a ritirare la patente di mia figlia; in realtà la recapiterebbero a casa ma solo dal lunedì al venerdì, ma io e Rossana abbiamo ancora la fortuna di lavorare e le ragazze sono via all’Università. Si può prendere appuntamento per una seconda consegna (ma sempre con i limiti di cui sopra) oppure andare a ritirarla, sempre previo appuntamento, all’ufficio postale.

“Rossana” prende appuntamento. Abbiamo un’ufficio postale a 100 metri da casa nostra ma è in un altro comune (ci portiamo ancora dietro il retaggio medioevale di oltre 8.000 Comuni, OTTOMILA!!!!!), le dicono che l’ufficio postale presso il quale ritirare la patente deve essere ubicato nel proprio comune.  Si prendono accordi in tal senso, l’interlocutore del numero verde (si chiama così perchè chi vi ha a che fare è destinato a diventare verde di rabbia per un travaso di bile!!!) avvisa che la patente deve essere trasferita in quell’ufficio e che dunque riceveremo un’apposita cartolina per andare a ritirare il documento (mica gratis 17,25 € !!!).

Il 21 ottobre arriva la cartolina con l’indicazione del comune presso il cui ufficio postale avremmo dovuto recarci. Finalmente giovedì esco apposta prima dal lavoro, l’ufficio è quasi vuoto, prima di me c’è solo una persona  ma arriva l’addetto alle consegne e, impiegato e addetto devono fare, assolutamente in quel momento, una lunga procedura fatta di bollettini, ricevute, pacchetti, sacchetti trasparenti, etichette adesive, condita da sacramenti contro l’inventore di un certo nuovo programma che entrambi dimostrano di conoscere in maniera approsimativa! Risultato: un quarto d’ora di maneggi e di attesa!

Al cliente prima di me era scaduta la carta d’identità, l’aveva regolarmente rinnovata, ma bisognava riportare i dati nel sistema informatico, quindi un lunga e strana e contorta operazione e così se ne va un altro quarto d’ora.

Quando è il mio turno l’impiegata mi dice che non ha il documento che vorrei ritirare e che avrei dovuto prendere “appuntamento” tramite il numero verde (quello del travaso di bile), rispondo che il travaso di bile l’aveva già subito mia moglie qualche giorno prima e che per questo motivo mi avevano fatto recapitare la cartolina “idonea all’uopo”. Seguono telefonate a destra e sinistra, nessuno sa nulla. Per cercare di fare pressione sull'”uffico bile” delle poste vengo descritto all’interlocutore all’altro capo del telefono come “cliente alterato”, in realtà sono solo disgustato e rassegnato. Passa così il terzo quarto d’ora.

EPILOGO: dopo tre quarti d’ora si scopre, finalmente, che il documento è nell’ufficetto postale a 100 metri da casa mia anche se amministrativamente è in una frazione di un comune diverso da quello di mia residenza. Proprio nell’ufficio dove, se tutto fosse filato liscio, avrei dovuto recarmi a ritirare una seconda raccomandata della quale avevo lasciato l’avviso sul cruscotto dell’auto. Ma sono ormai passati tre quarti d’ora, l’ufficio postale a due passi dalla mia abitazione ormai è chiuso, non mi riamane che andarmene sconsolato.

CODA: arrivato a casa vedo un foglietto bianco ce esce dalla cassetta delle lettere: è un’altro avviso di raccomandata; mi scappa un vaffanculo!!! Poi mi chiedo, chissà dove dovrò andare a ritirarla?

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  1. RACCOMANDATE IN SUCCESSIONE: un caso di stalking notarile internazionale | Io non perdono e tocco - 9 novembre 2013

    […] volta è stato il turno di “Rossana” che aveva ben tre documenti da ritirare che, terminata la diaspora delle poste periferiche,  erano stati tutti “ricondotti ad unità” nel medesimo ufficetto a cento metri da casa […]

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