L’ULIVO DI BEPPE

10 Lug

L'ulivo di Beppe

L’ulivo di Beppe

Lo trovo lì un giorno al cancello, in pieno sole, il vaso che lo conteneva, non più grande di una tazza, si era staccato dal pane di terra ormai secco. Lui, l’ulivo, aveva una sezione del tronco del diametro di dito, un ciuffetto di foglie abbarbicato in cima al fusto gridava “datemi da bere”.

Penso che il mio vicino abbia abbandonato lì uno stecco per la raccolta differenziata, non lo considero.

Il giorno dopo è ancora lì, appoggiato al cancello, ora mi viene da pensare che fosse come il suo padrone, ti guarda e non chiede nulla, sei tu che devi capire, si chiama “empatia”, io ne ho tanta possibile che sia il solo? Invece l’ulivetto rimane lì sotto il sole cocente, prevale la paura di fare uno sgarro al vicino, sottraendogli una cosa che voleva buttare.

Ancora un giorno e leggo il seguente messaggio in posta elettronica:

“azz Mario,

mi sono dimenticato di dirti che l’ulivo ammalato che hai trovato sul cancello è mio.

Me lo puoi curare nella tua clinica?

In cambio posso lasciarti un completo XXXL della Montepaschi del mio nipotino…

Be'”

Commento: “Dovevo immaginarlo, era Beppe” e, quasi infastidito, mi prendo cura dell’alberello rinsecchito, dopo qualche giorno lo porto a casa di sua mamma.

Incontro l’ulivetto da mamma Carmelina pochi giorni fa, quando per nascondere le lacrime mi dirigo sul balcone come per guardare il panorama, è più allegro (almeno lui) in un vaso più grande con la sua nuova terra, non posso resistere e le chiedo (e questa volta le lacrime sono singhiozzi) se me lo può regalare, l’ulivetto che ti è sopravvissuto.

Beppe vive!

Beppe vive!

Amici che venite a trovarmi, non soffermatevi sulle cose materiali, non guardate solo il panorama, ma posate l’occhio sull’ulivo di Beppe e pensate, almeno per un attimo, a lui.

9 Risposte to “L’ULIVO DI BEPPE”

  1. pescesenzabicicletta 10 luglio 2013 a 13:58 #

    Sarà fatto, Empatia, e abbondante e amorevole nutrimento …

  2. or 10 luglio 2013 a 14:27 #

    Elia era il nome che poteva essere, del mio bambino. Elia come l’ulivo in greco “moderno”, l’albero della vita. Poi il nome e’ venuto diverso. Quel bambino ti ha conosciuto quando era nella mia pancia e il tuo affetto mi ha aiutato molto. Adesso ogni ulivo che vedrò avrà due nomi, l’altro e’ Beppe che non ho mai conosciuto. Ho cambiato idea, da un anno a questa parte: ci sono persone speciali, che quando muoino lasciano molto, non solo dolore cocente. E pensiamo a loro. Però pensiamo anche agli altri, gli speciali che son qui, abbracciamoli forte!

  3. Angelo (the coach) 12 luglio 2013 a 12:28 #

    Su invito di Cirano lascio volentieri questo commento, in origine destinato a rimanere privato.

    Nel mio giardino padano ho piantato anni fa un piccolo ulivo, proprio come quello di Beppe.
    Quasi ogni anno il gelo me lo stronca (per un agronomo per giunta umbro, terra di ulivi, è doppio disdoro); a primavera lo poto al piede e lui riparte. Adesso è di nuovo un cespuglietto di 40 cm.
    Le persone non le puoi potare per farle rinascere a nuova vita. Quando se ne vanno, dal lato biologico è per sempre.
    Però in realtà non ci abbandonano mai.
    Guardando ricrescere il mio piccolo ulivo testardo penso a Tommy e a Beppe, e dura molto più che un solo attimo

    • Cirano 12 luglio 2013 a 16:15 #

      Ho chiesto al “Coach” Angelo di rendere pubblico il commento che mi aveva mandato in forma privata perchè, oltre ad essere molto bello, credo che il dolore sia un peso, se lo si condivide si fa meno fatica a portarlo.
      Il “Bergania” potrebbe essere come l’ulivo di Angelo, potrebbe rinascere, al meno una volta all’anno, nel ricordo di Beppe e Tommy.

      • Anonimo 12 luglio 2013 a 16:35 #

        E’ incredibile scoprire quanto sia l’affetto che ci lega a persone con cui hai condiviso solo qualche magico fine settimana: e tanto incredibile è scoprirlo dopo simili eventi. Da un lato avrei voglia di far rinascere “Bergania” in ogni momento, viceversa penso che adesso Bergania non abbia più ragione di esistere se non nei bei ricordi. Probabilmente sarà il tempo a guidarci….

  4. Dona 12 luglio 2013 a 16:43 #

    E’ incredibile scoprire l’affetto che ci lega a persone con cui hai condiviso solamente qualche magico fine settimana, ed è incredibile rendersene conto dopo simili eventi. In questi giorni il pensiero è sempre rivolto a Beppe e da un lato penso che Bergania dovrebbe riunirsi al più presto e da un lato penso che Bergania non ha più motivo di esistere se non nei ricordi. Probabilmente sarà il tempo o magari “l’ulivo “che ci guiderà…

    • Cirano 12 luglio 2013 a 17:32 #

      Grazie Dona!
      M5

  5. Anonimo 1 agosto 2013 a 16:33 #

    Mio nonno ferroviere di locomotive diceva che la vita è come lo scompartimento di una carrozza: c’è chi vi entra per primlo e se ne esce prima, che vi entra dopo e ne esce dopo, chi vi entra dopo ed esce prima etc….Le motivazioni dell’entrata e dell’uscita sono le più varie. Il momentaneo contatto tra i passeggeri lascia tracce che possono essere indelebili. Il buon Beppe è una di queste. Un caro saluto. Alberto (Salvadori).

    • Cirano 1 agosto 2013 a 17:14 #

      Ciao “doc” ti si addice proprio il ruolo di vecchi saggio, lo dico senza ironia, ma con il piacere di avere incontrato nella maturità cestistica qualcuno più vecchio, saggio e bravo di me!🙂

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