Tra indignazione e belle storie

16 Feb

Ieri ho sentito il magistrato Piercamillo Davigo dire che l’indignazione è un po’ come la tensione sessuale: difficile mantenerla a lungo.

“Io non perdono e tocco” si preoccupa di tenere viva in ciascuno di noi l’indignazione ma anche le persone più compulsive in ogni “tensione” tirano il fiato. E’ per questo forse che “Cirano”  ha inserito all’interno del suo blog una piccola rubrica di “Good News” (sfacciatamente copiata dalla Gabanelli).

Come spesso accade le buone notizie ci arrivano dalle persone semplici, come nel caso di questo bidello che prima di lasciare il suo mestiere per la pensione regala ai “suoi” bambini un scuola colorata.

E’ avvenuto a Savona qualche tempo fa ma, come avviene per i gesti non esibiti, se ne è venuti a conoscenza solo adesso. Leggete l’articolo sul “La Stampa”

Lo riporto comunque integralmente perchè col tempo il “link” talvolta vengono meno e mi spiacerebbe perderlo:

Savona, il giorno prima della pensione ha ridipinto a sue spese
aule e corridoi

ROBERTO PAVANELLO

Un pomeriggio di tarda primavera ha guardato quelle pareti scrostate su cui maestre e bambini volenterosi avevano appeso i loro disegni, le loro ricerche, i loro collage per imparare a leggere, far di conto o studiare la storia e l’inglese e ha scosso la testa: non va bene, così non va proprio bene. Ha appeso il suo grembiule ed è andato nel colorificio più vicino, dove ha preso un po’ di chili di vernice e qualche pennello. Ha fatto la cosa che più gli sembrava logica, ha ridipinto la scuola, il suo posto di lavoro. E sarebbe bello se questa piccola storia non avesse in sé nulla di straordinario, ma in un’Italia nella quale a fare il proprio dovere si corre il rischio di essere chiamati eroi, che succede a chi va oltre quelle che sono le sue normali mansioni? Può capitare che il sindaco ti chiami per darti un premio e che i giornalisti si affrettino a raccontare questa vicenda.

Il protagonista è un signore savonese di 61 anni, Giovanni Garulla, conosciuto da tutti come Giancarlo, di professione bidello che, a poche settimane dalla pensione, ha voluto fare un regalo ai bambini della scuola elementare in cui ha lavorato per 18 anni.

Questo signore ha i baffoni da comunista di una volta, un po’ Peppone di don Camillo e, anche nella pettinatura, un po’ un altro illustre baffone, il cui nome evoca ricordi ben più lugubri: Stalin. La pasta dell’uomo però è ben diversa. Giancarlo ha le mani di chi ha lavorato tutta la vita e gli occhi gentili di chi ha avuto a che fare con i bambini. Di mestiere faceva il bidello in una scuola elementare di Savona, dal primo settembre è in pensione. Prima di ritirarsi dal lavoro ha deciso però di dare una sistemata a quella scuola che, dopo tanti anni, sentiva un po’ sua, e di fare un regalo a tutti i piccoli alunni che lì studiano, giocano, crescono.

Lo scorso giugno, approfittando di aule e corridoi liberi, si è rimboccato le maniche, ha preso vernice e pennello e ha dipinto le pareti della scuola elementare Mignone, nel quartiere di Legino, periferia savonese. Chiamatelo senso del dovere e senso civico, per Giancarlo Garulla la motivazione è semplice quanto la bellezza del suo gesto: «Non mi è mai piaciuto stare senza far niente». Ovvio, no? C’è bisogno di me e io mi attivo. Non fa una piega: altro che banalità del male, questa è la banalità del bene. O forse dell’ovvio. Già si era letto di genitori che si autotassano e si improvvisano imbianchini per dare una rinfrescata alla scuola frequentata dai loro figli, ma qui siamo davanti a un gesto di puro altruismo, di affetto per il proprio posto di lavoro e per i suoi piccoli frequentatori. Con buona pace di tutti i denigratori dei lavoratori pubblici, gli accusatori di quelli lì capaci solo di prendere lo stipendio e battere la fiacca. Ma quando mai? Sembra aver risposto loro Garulla quando ha preso in mano il pennello. Al buon Giancarlo non interessano i riflettori che si sono accesi su di lui e pare anzi sorpreso di sentirsi chiedere com’è andata, che ha pensato, perché lo ha fatto: «Che c’è di strano? Ho fatto solo quello che mi sembrava giusto, non pensavo mica di fare qualcosa di straordinario».

Prima di fare il bidello, o come si dice oggi nel politicamente corretto per definizione «operatore scolastico», ha lavorato come operaio saldatore e, con tutti i sacrifici che possiamo immaginare, ha cresciuto tre figli, aiutato dalla moglie casalinga: il più piccolo che studia ancora, una che fa la cameriera e uno che fa il carrozziere. Una famiglia come tante altre, di gente che sa cosa significa lavorare, ed è facile intuire che educazione possano avere avuto i tre ragazzi con un padre così. «Mentre svolgevo le mie mansioni di bidello – racconta con il suo accento ligure marcato – ho deciso di utilizzare tutto il resto del tempo che potevo avere a disposizione per dipingere le aule e i corridoi, con colori vivaci che potessero piacere ai bambini». E in tempi di tagli alla scuola pubblica, quando occorre fare economia anche sull’utilizzo dei gessetti, quando se ti va bene non ti cadono i calcinacci in testa e non piove in aula, il gesto del custode savonese a un passo dalla pensione è una vera boccata di ossigeno. E non è un caso se «le insegnanti mi hanno ringraziato, erano davvero tutte contente».

Al coro di coloro che hanno apprezzato il suo lavoro si è aggiunto anche il sindaco di Savona, Federico Berruti, che è venuto casualmente a conoscenza di questa storia. Il primo cittadino del Pd ha spedito una lettera a casa Garulla e lo ha invitato in municipio per ringraziarlo personalmente e consegnargli un premio (una foto in bianco e nero della città, incorniciata e infiocchettata dal nastro tricolore). Così, ieri, il bidello-imbianchino si è presentato in Comune con la moglie al suo fianco, ha sorriso e stretto mani agli amministratori: «Non me lo aspettavo proprio – ha commentato -. Sono davvero orgoglioso».

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2 Risposte to “Tra indignazione e belle storie”

  1. los angeles janitorial service 7 settembre 2012 a 03:38 #

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