La vuelta de Andalucia en muchas “tapas”

23 Ott

Titolo del post che, liberamente tradotto potrebbe suonare come “Il giro dell’Andalusia in molte tappe”.

Da questo punto di vista non è che le tappe siano poi tantissime: Malaga – Siviglia – Cordoba – Granada – e ancora Malaga. Sono state tante, anzi tantissime, le “Tapas”, mangiate  parafrasando una vecchia pubblicità “Nelle peggiori bodegas de Andalucia”.

Dei luoghi visitati non dirò nulla, non ho ancora superato il trauma plurimo degli amici che tornando dalla vacanza ti invitano a vedere le diapositive; desidero solo fare un accenno al quel sud della Spagna che ha vissuto per qualche secolo in armonia.

Si è trattata di un’armonia tra popoli, culture e religioni diverse, l’Islam, l’Ebraismo e il Cattolicesimo che si sono intrecciati in quei luoghi tra il 1100 e il 1400, prima che Isabella “La cattolica” passasse a fil di spada questa regione di tolleranza, per poi dedicarsi a fare altrettanto dall’altra parte dell’oceano.

E’ il periodo “mudejar” nel quale i fregi e ricami richiamano all’infinito i simboli delle tre religioni monoteiste sugli arabeschi e le istoriazioni che ornano chiese, moschee e sinagoghe.

Nell’Andalusia di oggi invece abbiamo incontrato gente accogliente, trasporti e servizi efficienti ed anche la risposta spagnola a Giovanni Rana:

Sono state nostre compagne di viaggio da Cordoba a Granada due coppie di giovani italiani. Marica e Gianluca di Forlì e Chiara e Riccardo di Bari. Di solito rifuggo come la peste gli italiani all’estero, me ne vergogno, giungo perfino a rispondere in inglese o in francese quando mi rivolgono una domanda.

Questa volta non mi sono nascosto (suoni loro come un complimento) io e “Rossana” siamo stati subito attratti dalla vitalità di questi giovani che hanno scarse opportunità di esprimersi ma che sono la parte migliore del nostro Paese. Con loro siamo usciti a cena, manco a dirlo a “tapas”, ci siamo aspettati invano per alcuni minuti alla “Bodega de Castaneda”, separati da un angolo di strada; noi ci eravamo appostati davanti al ristorante sbagliato. Il nome era lo stesso ma preceduto dall’aggettivo “antigua”; siccome la traduzione è agevole, inutile che vi faccia notare che la cosa non deve essere accaduta per caso!

Dopo la cena cioccolata con churros. Ci accolgono due camerieri italiani, di Rimini, sono a Granada da due anni e sognano di aprire un chiosco di piadina per conto loro. Vorrei tanto che ci riuscissero. Ancora italiani, ancora “belle persone”, il mio pessimismo cosmico sulla realtà nazionale rischia di subire un duro colpo!

Ogni “giro” ha un suo traguardo, quello della “Vuelta de Andalucia” è a Malaga, da dove eravamo partiti. Traguardo ha voluto dire per noi fine delle tapas. Ci concediamo dunque una cena di pesce ad un “Signor ristorante” che porta in bella evidenza il nome dello chef titolare “Antonio Martin”

Siamo un po’ infastiditi dalla schiera di camerieri che si avvicendano intorno al nostro tavolo, ne ho contati sei! Come ogni “Signora cena” in un “Signor ristorante” si conclude con un “Signor conto”. Ne valeva la pena e ci consola la consapevolezza di aver contribuito a risolvere il problema della disoccupazione di massa (almeno quella dei camerieri).

Dalle stelle alle stalle, l’ultimo albergo prima della partenza è quello di una catena low cost. Una stanza dall’atmosfera anonima e fredda, come la luce al neon che si accende automaticmente quando il pannello che scherma il “loculo” dedicato al gabinetto viene aperto, inquietante come il raggio rosso che ogni tanto viene lanciato dall’astronave che sta sopra di noi e che penso serva a rilevare le fughe di gas. Asettico e pulito però l’albergo ETAP di Malaga solo 39 € per farci riposare fino alla mattina successiva, quella dell’aereo di ritorno, sognando il letto ma soprattutto il “cesso” di casa. Perchè, è risaputo: la “Tapas” tapa!

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