“PESTARE” NEL TORBIDO

24 Mag

Nella nostra lingua la categoria dei “modi dire” è assai ricca, spazia dalle espressioni a carattere proverbiale, spesso in dialetto, fino a vere e proprie dotte citazioni latine.

Ricordo che  miei genitori, entrambi con la terza media (allora era ancora un titolo di studio), condivano molto il loro linguaggio con “modi di dire” citati sempre correttamente e a proposito.

Oggi che la lingua italiana si sta annacquando a farne le spese sono anche i “modi di dire” che vengono citati sempre più a vanvera, quando addirittura non storpiate in modo ridicolo.

Ricordo che, prima di un corso di formazione l’addetto alla sala voleva disporre i tavoli “A esca di pesce” (praticamente a verme) o una mia vecchia padrona di casa che, per lamentarsi dei cercatori di funghi che risalivano un rigagnolo di sua proprietà, diceva “Vengono su a flotte a prendere i chiodini” (lasciando immaginare chissà quali portate d’acqua per il povero ruscelletto).

Fa un po’ più impressione (ed è meno giustificabile) quando veste i panni di  massacratore dei modi di dire un signore di quelli “che contano”, con impeccabile completo firmato, con il fermacravatta d’oro e le cifre sulla camicia. Uno di quelli che non si perderà per nessuna ragione al mondo la possibilità di far parte di quei  club per ricchi con i nomi in inglese che fanno beneficenza.

Alcuni gioni fa ero, per ragioni strettamente professionali, costretto ad ascoltare la vanagloria di uno di questi personaggi del “nuovo che avanza” (o avanzava?!?) ed ho ascoltato l’espressione “… perchè quello lì pesta nel torbido”  … Ho pensato ad un lapsus linguae, ma nel ripetere il modo di dire in maniera errata l’interlocutare mi ha fornito la conferma dello strafalcione!

Strafalcione a parte, di cui ho riso in segreto e ve ne rendo partecipi senza rivelare il peccatore, avete mai pescato “letteralmente” nel torbido? Ricordo alcune esperienze bellissime della mia prima adolescenza. Attendevamo i temporali che arrivano con il cambio delle stagioni e durano un paio di giorni o tre (spesso anche di più). Quelli in cui il cielo è quasi nero e scarica senza respiro un diluvio rabbioso, i fiumi s’ingrossano in breve tempo, urlano come impazziti e ben presto escono dal loro alveo.

Facendo così lasciano il loro consueto percorso fatto di sassi levigati ed invadono i terreni incolti delle rive, rimestandone la terra e la sabbia. Si sceglie allora un’ansa un po’ riparata, un posticino in cui la tua lenza non venga trascinata via in una attimo dalla corrente e con un verme infilzato nell’amo “a esca di pesce” si pesca a ripetizione prede che normalmente s’inseguono (megli sarebbe dire si attendono)  per ore!

Ricordo con piacere alcune esperienze bellissime, che sanno ancora di gioventù, di conquista, di libertà.

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Una Risposta to ““PESTARE” NEL TORBIDO”

  1. Giullare 25 maggio 2011 a 17:22 #

    Una delle mie collezioni è quella degli strafalcioni. Porto sempre con me un notes per ogni evenienza. Nell’ambito dei modi di dire, segnalo (e sono solo alcuni…): “Stiamo mettendo troppa legna alla brace”, “Il lupo perde il vizio, ma non il pelo”, “gli avevo messo la pulce nel naso”

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