Il teatro, le esigenze della collettività , la programmazione. (terza e ultima parte)

15 Gen

Siamo al colpo di scena finale, proprio un “colpo di teatro” è il caso di dirlo!

Salta fuori una “terza via”, al teatro s’intende, niente a che vedere con Berlinguer; acquistare il cinema teatro “Sociale” di Pallanza e fare lì il nuovo teatro cittadino! Se ne fa paladino anche l’ex sindaco nel suo blog, che pure aveva all’epoca ignorando tale opportunità preferendo imbarcarsi un un’impresa da 13 milioni di euro!

Qui entra in gioco l’altro elemento del titolo la “programmazione”. Mentre il semplice cittadino ha la possibilità di sognare, chi amministra una città ha il dovere di programmare, immaginare il futuro tenendo conto delle risorse, dei costi di gestione, dell’utilizzo delle strutture. Non si può vendere sogni pagati con le tasse dei contribuenti. Questa città ha bisogno di un teatro, ne ha bisogno da anni, se c’era una soluzione in grado di dare una risposta a costi accettabili avrebbe dovuto essere valutata e non abbracciata tardivamente, lasciando in chi scrive e nei cittadini il dubbio che anche questa “trovata” sia funzionale alla “lotta politica” della quale, sinceramente, ne abbiamo un po’ tutti piene le tasche!

In realtà ci sarebbe anche una “quarta via”, che prescinde da ogni analisi dei bisogni, da ogni programmazione degli interventi. La quarta via è molto in voga da anni nel nostro Paese ed è figlia di quel “familismo amorale” studiato da Banfield negli anni cinquanta, secondo il quale, in assenza di senso della collettività, l’interesse di un gruppo ristretto, sia esso la famiglia, il partito, l’appartenenza ad una comunità, ad una valle, prevale su ogni altra considerazione.

Seguendo dunque questa “quarta via” occorrerebbe appoggiarsi ad un onorevole per una “leggina” (in virtù della teoria dell’importanza del doppio incarico teorizzata dall’attuale sindaco-parlamentare), organizzare pellegrinaggio a Roma o in Regione (di cui i nostri rappresentanti politici possano vantarsi in futuro per raccogliere consensi) oppure, perchè no, fare come Isernia, che ha inserito il suo auditorium da 40 milioni tra gli interventi per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia!

In fondo qualche titolo ce l’abbiamo anche noi, forse ben più che Isernia, guardate:Teatro Garibaldi! “Qui si fa lo spettacolo o si muore”, parafrasando il celebre generale”

That’s all folks, esattamente come la scritta che appariva alla fine dei cartoni animati che vedevo da bambino.

Ora “passo e chiudo”, tra poco arriva sotto casa il “torpedone” che mi porterà al teatro Coccia di Novara dove va in scena questa sera va in scena la pièce “Non c’è più il futuro di una volta” del mio amico Andrea. Gran finale con Cirano vittima del “pendolarismo culturale”, un vero “coup de théâtre”!

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