Il teatro, le esigenze della collettività , la programmazione. (seconda parte)

12 Gen

L’apice della fatiscenza teatrale rimane tale nella mia città per un paio d’anni, poi le cose cominciano a cambiare, arrivano le poltroncine nuove al piccolo auditorium, si comincia a parlare di “nuovo teatro”. Fino a quando nel 2007 parte il concorso d’idee internazionale per la progettazione del teatro.

Vince lo studio dell’architetto Perez Arroyo con una proposta che da un punto di vista stilistico lasca tutti un po’ perplessi ma che appare, almeno alla giuria e agli “addetti ali lavori”, molto funzionale. Il teatro sorgerà dunque al centro della città, in un’area da riqualificare, vicino ad un parcheggio. Costava allora, mal contati, 13 milioni di euro e spiccioli, dei quali l’Amministrazione comunale poteva disporre di solo circa la metà.

Ecco una suggestiva presentazione della proposta vincente:

Sembrava dovesse andare tutto per il verso giusto, che l’incarico fosse affidato e si dovesse aspettare solo l’inizio lavori e invece ci sono le elezioni, vince la coalizione di centro destra e tutto viene rimesso in discussione.

Nella coalizione vincente si fronteggiano due tesi opposte la Lega ritiene inutile la realizzazione del teatro: per loro d’estate si può fare tutto all’aperto, sotto i gazebo, d’inverno organizzeranno degli autobus per portare la gente a vedere “I legnanesi” mentre nel PDL riprende vigore il partito della signore in pelliccia (quelle che andavano a farsi prendere in giro da Gaber a cavallo tra gli anni ’70 e ’80) che, organizzatesi nella corrente delle “signore del tè, già pregustano le uscite mondane del sabato sera ma che, non volendo darla vinta ai “comunisti” che c’erano prima, vogliono il teatro ma con una soluzione diversa da quella approvata dal precedente governo cittadino.

Arriviamo di giorni nostri, la soluzione si chiama “I sassi” ed è praticamente la trasposizione con alcune varianti del progetto di Perez Arroyo in un altro posto, costo dell’operazione di riprogettazione, pare 70.000 euro. I maligni dicono che all’attuale Sindaco non fosse mai andata giù una costruzione all’aperto chiamata “Arena” (peraltro poco funzionale per gli spettacoli dal momento che piove spesso e tira sempre un gran vento da quelle parti) e che portando lì il progetto Arroyo possa fare strame dell’attuale costruzione.

Tutto finito? Neanche per sogno, spostare il progetto accontenta il Sindaco, fa felice Arroyo che ha dovuto solo ritoccare le giustificazioni intellettuali alla propria opera, chiamandola “I sassi” per spostarla sul greto del fiume, ma fa infuriare la Lega perchè i costi aumentano, si stima arrivino a toccare  i 14,5 milioni di euro, (con quella cifra  gli autobus per i Legnanesi  se li comprano) e mette sul piede di guerra i circa 100 architetti che hanno partecipato al concorso d’idee. Come fa osservare l’ex primo cittadino nel suo blog: “Nel Bando del Concorso Internazionale di Progettazione del 2007 il limite di spesa per opere, impianti e attrezzature era fissato tassativamente a 10 milioni di euro; nel Bando non si parlava di polifunzionalità del foyer, ma si vincolava l’intervento a un parcheggio interrato (e integrato nell’immobile) per 70 posti-auto. Si poneva come elemento imprescindibile del progetto l’inserimento e la valorizzazione dell’ex Camera del Lavoro. Insomma, si ponevano vincoli e criteri che oggi nella traslazione all’Arena sono completamente saltati.” … continua (ovviamente)


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5 Risposte to “Il teatro, le esigenze della collettività , la programmazione. (seconda parte)”

  1. or 13 gennaio 2011 a 10:19 #

    Ah le signore in pelliccia, ma esistono ancora? confesso: questo appellativo a me ha messo nostalgia, ma son fuori dal mondo, non so come siano le “signore” adesso.
    Ma, sul teatro. Quello che io non capisco è: chi ha fatto, quando e come una valutazione di sostenibilità.
    Quanto pubblico potenziale (sulla base di: residenti, età, sesso, reddito, preferenze, pubblico da zone limitrofe..) , quali i costi di gestione ordinaria e straordinaria etc., quanto serve per “ripianare” i conti annuali (non so quanti teatri italiani si autofinanzino, ma credo pochissimi) e dove trovare queste risorse (bilancio comunale, finanziamenti vattellapesca, accordi di collaborazione con altri teatri…). Stiamo parlando di cultura, ma sempre un investimento pubblico è. Ergo, una valutazione va fatta. Poi si può scoprire che:
    – il 60% dei residenti vuole un teatro cittadino, ma non sostenere la spesa x di gestione (e quindi, meno soldi per altri servizi o più tasse o…)
    – il 60% dei residenti vuole il teatro cittadino, l’iniziativa è economicamente sostenibile, occorrono xy risorse all’anno per ripianare le perdite di gestione ordinaria e si prendono qui
    – non se pò fa, promuoviamo altre iniziative culturali sostenibili e per quelli che vogliono andare a teatro e non lo trovano qui (ma un altro in provincia c’è) organizzamo/sosteniamo servizi (es: per le scuole, per la terza e quarta età…). Che siano legnanesi, concerti di abbado o arripotter – la differenza fra le merci etc.
    Cazzate? Secondo me quando si parla di risorse pubbliche e di politiche pubbliche è necessario fare certe riflessioni : sono scelte.
    Triste consolazione: ho sentito raccontare la storia dell’auditorium di Ravello dal mitico De Masi. Ebbene: dopo tanta fatica per farlo (con ricorsi che sono costati in avvocati quasi quanto costruire il teatro finanziato da fondi ue, uè) è chiuso. Perchè adesso al Comune ci sta chi si era opposto. Quindi: centinaia di turisti arrivano in pulman sotto l’auditorium solo per vederlo (!) e vorrebbero visitarlo ma non possono.

    • Cirano 14 gennaio 2011 a 08:45 #

      Veramente, che io sappia non ho mai sentito che un Ente Locale abbia un serio studio sui costi di gestione prima di costruire un’opera.
      Funziona così:
      1) si fa, sulla base di interessi raccolti in maniera approssimativa, talvolta anche con progetti rabberciati. Famoso è l’esempio di un palazzetto in costruzione al quale hanno dovuto demolire il primo gradino degli spalti perchè arrivava troppo vicino al bordo campo.
      2) si affida la gestione
      3) si lascia che vada in rovina
      4) nessuno vuole più la gestione
      5) si fanno costosi interventi di manutenzione straordinaria
      e il “giro” può ricominciare dal punto 2.
      Vedrai cosa succederà di una famosa (o famigerata) struttura sportiva che doveva vedere la luce con i fondi di Torino 2006 diventata, sulla carta, palazzetto – piscina – palazzetto+piscina – palestra e piscina ecc… Quanto costerà gestirla?
      Continua a mutare la destinazione finale ma nessuno ancora lo sa …

      • or 14 gennaio 2011 a 09:43 #

        Purtroppo piscina no ed io sono fra quelli che ne sarebbero stati felici perchè le due piscine comunali limitrofe (una delle quali sinora si autofinanzia!) sono davvero troppo lontane. (Mannaggia, ogni volta che Murakami Haruki in uno dei suoi libri dice “vado alla piscina di quartiere” invidio i giapponesi. Ma quanto sono grandi i loro quartieri? ).Probabilmente centro congressi, vista la vicinanza con Baveno e Stresa.
        Sed: invece a volte gli studi si fanno. Io sono per farli, anche un pò “a spanne” – perchè a volte lo studio serio costa quasi quanto l’intervento. e richiede molto tempo. Perchè è comunque una riflessione che ti impone di decidere non solo per “ragioni ideologiche” . E sviluppare l’abitudine a pensare: cittadini, finalmente.
        La materia delle decisioni pubbliche è straordinariamente affascinante. Mi ha sempre colpito ad esempio la teoria delle code. Più di un premio Nobel ha dimostrato che decisioni pubbliche efficienti ed efficaci si possono prendere, ma richiederebbero sforzi significativi, anche economici. Così, in tutto il mondo e non solo in Italia, uno dei metodi adottati è quello delle code: non so quanto “bene pubblico” sia efficiente produrre, quindi lo produco più o meno random, in una certa quantità, ma faccio in modo di scoraggiare chi ha un minimo di risorse per acquistare il bene altrimenti. Et voilà, la sanità. Però non facciamo i qualunquisti: mica solo da noi.

  2. Giullare 14 gennaio 2011 a 10:26 #

    Non saranno Gaber, ma una gita a vedere i Legnanesi me la farei volentieri…

    • Cirano 14 gennaio 2011 a 18:17 #

      ti informo … 🙂

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