Disavventura sui “rami secchi” delle ferrovie

10 Nov

Lo sappiamo fin da ragazzi: i rami secchi sono da evitare. Chi di noi non è caduto dall’albero (o ha rischiato di farlo) andando a rubare i fichi?!? Sono i rischi del mestiere ma è impossibile resistere quando la fame ti attanaglia, la merenda non sai neppure cosa sia e vedi uno splendido fico “dimenticato” da proprietario preso d’assalto da avidi vesponi!

Scoccia un po’ di più quando sono i “rami secchi” delle ferrovie a rovistare nelle tue tasche dopo averti offerto un servizio da Far West.

E’ capitato ad un amico, aveva lasciato  l’auto di servizio ad un collega e doveva percorrere un breve tratto che separa i comuni di Gravellona Toce da quello di Vogogna (nella provincia del Verbano Cusio Ossola, nordest  del Piemonte), dimentico che ormai le stazioni minori sono “terra di nessuno” dove la biglietteria è stata sostituita da una specie di armadio di metallo, si accinge a fare il biglietto.

La “macchina” la sapeva usare, glielo aveva insegnato qualche giorno prima un “tossico” alla stazione centrale di Milano. Proprio così, con l’avvento della tecnologia i cosiddetti “tossici” hanno trovato un loro ruolo sociale e al tempo stesso un lavoro ben remunerato, aiutano gli sfortunati viaggiatori che non hanno il tempo di fare la coda agli sportelli ad usare correttamente le biglietterie automatiche. Vuoi non lasciare un euro di mancia  (con la quale comprare un po’ di “roba buona”) dopo che ti hanno tratto d’impaccio? Ti chiedono lo stesso per prenotare il cinema, “tariffa di mercato” insomma.

Torniamo dall’amico alla biglietteria automatica. Non avendo previsto la mancanza del bigliettaio in carne ed ossa è privo di moneta. Sarebbero bastati un paio di euro ma quel giorno non ce li ha. Niente paura: luccica sul corpo metallico dell’automa una scritta nera nella quale viene annunciato “LA MACCHINA DA’ IL RESTO”. L’amico estrae dunque dal portafoglio una banconota da 20 € e la inserisce nell’apposita fessura. Dopo aver stampato il titolo di viaggio la macchina non sgancia il grano promesso, evidentemente la stazione era troppo periferica, troppo marginale perché qualcuno passi a fare la manutenzione al “bigliettaio di latta”.

Tutto quello che riesce a fare la macchina è sputare fuori un biglietto nel quale annuncia un credito di circa 18 euro. Ma, mentre un titolo di credito è esigibile, il pezzo di carta che rappresenta il resto del bigliettaio fantasma non lo è. Bisogna acquistare degli altri biglietti.

Pazienza, l’amico è solo un frequentatore occasionale delle ferrovie (diversamente avrebbe conosciuto il “trucco” delle biglietterie automatiche) ma sua moglie va spesso a Milano e acquistando con quel titolo quattro biglietti avrebbe potuto riscuotere agevolmente il credito.

Purtroppo il foglietto rilasciato dal “bigliettaio di latta” era stampato male evidentemente la stazione di Gravellona è talmente periferica da non meritare neppure la sostituzione periodica delle cartucce d’inchiostro delle biglietterie automatiche. Quindi, questa volta con una bigliettaia “vera”, anche se “programmata” dell’azienda come un automa e con la stessa flessibilità del collega “pressofuso”, nuova discussione, gente in coda spazientita, magari con te e non con le ferrovie.

Morale: la bigliettaia in carne ed ossa non si  “assume la responsabilità” di cambiare il titolo di credito stampato male dal suo “collega di metallo” in titoli di viaggio utilizzabili, fa una fotocopia e dice che avrebbe chiesto ai superiori. L’amica dovrà dunque ripassare a reclamare i biglietti quando in realtà Trenitalia le deve dei soldi!!!

Chiudo con stile (anche se amaramente) con una citazione da “Le città invisibili” di Calvino. “I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.”

 

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4 Risposte to “Disavventura sui “rami secchi” delle ferrovie”

  1. or 10 novembre 2010 a 08:44 #

    Mi è capitato di ritornare a viaggiare in treno di recente. A parte la sorpresa di toccare con mano il concetto di target di mercato (il mio percorso comprende regionale, frecciarossa treno italo-elvetico) e lo stupore di realizzare come davvero ciascun target “meriti” servizi radicalmente diversi e come siano davvero “diversi” i comportamenti dei diversi target, ho scoperto che: trenitalia applicano rigidamente il concetto di digital divide. Perciò: se stai a Milano e ti servi solo di freccierosse e cisalpini acquisti i biglietti on line (seppure con un pò di fatica, il sistema è quello che è). Ma se per raggiungere la città devi utilizzare un regionale – che tu ne faresti a meno ma altro non c’è- non si può! Ti tocca andare con l’auto in una stazione medio grande (es. Verbania). Nel mio caso il treno è alle 5 del mattino e NON mi fido delle biglietterie automatiche più metereopatiche di me: ergo devo ricordarmi di andare il giorno prima in stazione, fare la coda, tornare a casa dopo aver fatto qualche km in più e poi il giorno dopo finalmente si parte. Forse dovrei ringraziare trenitalia per aggiungere un tocco avventuroso alla mia modesta vita!

    • Cirano 10 novembre 2010 a 19:00 #

      Mi sembra di capire che più che di rami secchi siamo in presenza di una “giungla”!!!
      😦

  2. luisa 10 novembre 2010 a 20:15 #

    E vogliamo farci mancare l’occasione di citare i cessi non solo dei treni ma anche delle stazioni? Rami putridi….

  3. or 11 novembre 2010 a 09:14 #

    E’ per questo che sui treni “scelti” alla partenza ti avvisano che “su questo treno è presente personale addetto alla pulizia”. La pulizia è un servizio aggiuntivo dedicato a quelli che pagano un pò di più (con un pò di più, in 1^ classe offrono un benvenuto con caffè, brioche, tè caldo – siamo a novembre sic!, spumante – alle 8.oo!).

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