Commercio di prossimità 2.0

26 Apr

Ricordo, negli anni della fanciullezza, tra la fine dei ’60 e l’inizio dei ’70, la mia città disseminata di negozi. C’erano gli alimentari, tantissimi un po’ in tutti i quartieri fin nelle viuzze, le cartolerie, di solito strategicamente piazzate nei per corsi verso la scuola. Quante volte mi sono fermato a prendere il foglio di protocollo che mi ero dimenticato per il compito in classe, “bruciando” così i soldi per la merenda! C’erano le mercerie, bazar assurdi in cui potevi trovare di tutto.

Pur senza alcuna “coscienza di classe” mi stavano istintivamente un po’ sulle balle i commercianti, lasciavano trasparire la loro agiatezza da dietro il bancone, elargivano i loro consigli interessati: “signora le sta benissimo questo abito” dicevano calando una tenda con i fiori enormi su una signora grassa!

Oltre alle cartolerie quelli che frequentavo maggiormente erano i negozi di alimentari. Uno, in particolare, strategicamente insediato sulla strada da casa a scuola. Lì mia mamma “lasciava da segnare”: un quaderno nero con una tenuta unilaterale dei conti (solo il commerciante), nel quale si segnavano le piccole spese quotidiane. Spesso, tornando da scuola con la fame di chi deve crescere non resistevo e mi fermavo per il “panino”. Sapevo di non avere il permesso ma, sapendo che, una volta rientrato a casa mi sarei trovato davanti il frigorifero vuoto, a volte non resistevo.

A fine mese quando la mamma sarebbe passata a pagare, erano dolori perché di soldi ce n’erano proprio pochi! E’ stato allora che la mia antipatia per i commercianti è cresciuta, lo scaltro pizzicagnolo marcava la mia presenza al ritorno da scuola, anche quando io dal negozio proprio non passavo  e a nulla valevano i miei sforzi per resistere alla fame. Insomma il salumiere vendeva già allora “panini virtuali” che io non avevo mai comprato. Oltre a permettersi altri “voli di fantasia contabile” su quel libretto nero!

E’ stato così che quando gli hanno aperto uno dei primi supermercati proprio davanti, ho riso per mesi! Ma lui, caparbio ha resistito e resiste tutt’ora, sfruttando altre e ben più gravi debolezze.

Con l’età sono diventato un po’ “terzomondista”, mi schiero sempre dalla parte di chi è in difficoltà e i piccoli commercianti hanno iniziato a ispirarmi simpatia. Intendiamoci, non quelli dei franchising del centro, quelli che aprono e chiudono nel giro di una stagione. Quelli veri, che vendono la stessa roba da sempre, ma che si sono trasformati in 2.0 aggiungendo alla merce un consiglio, un servizio, un’attenzione, una gentilezza particolare, che è diventata “vera” perdendo il manierismo tipicamente commerciale, perché da questo “plus”, dal modo con cui lo sanno porgere, dipende la loro sopravvivenza.

Se vi beccate questo post-pistolotto lo dovete al mio amico Luciano. Luciano ha un piccolo negozio di articoli elettrici, un negozio che ricordo da sempre anche se ho scarsamente frequentato in passato perché dall’altra parte della città. Ci incontriamo per caso qualche tempo fa in un gruppo d’acquisto e Anna, una nostra amica in comune, me lo descrive come una sorta di “Archimede pitagorico” dell’elettricità: “Ha tutto, quello che non ha te lo trova, quello che si rompe te lo aggiusta”. Fatto sta che comincio a frequentare il suo negozietto, spesso prima di me trovo dentro un vecchina che gli fa perdere tempo con le sue manie più assurde.

Il fatto divertente è che io queste vecchine spesso le conosco: una volta è un’amica di mia mamma con un problema per le lampade a basso consumo per il giardino, chiedeva Luciano consigli e si lamentava con lui che la stessa lampada l’aveva vista una certa volta “sottocosto” all’ipermercato.  Un altra volta è la mia “prof” d’Italiano alle medie con una “interrogazione” sulle pile. Con tutte c’è sempre un consiglio anche con la fila dei clienti.

L’ultima volta mi sono superato. Esco di casa perché avevo letto la mail di Luciano con la quale mi avvisava che erano arrivati dei porta lampada che gli avevo ordinato, lo faccio di gran fretta, ancora con i pantaloni da lavoro. Sulle scale Rossana mi raggiunge con un biglietto: dovevo comprare il latte e qualche cosa d’altro per la cena. Arrivo al negozio e il tizio prima di me fa segnare la sua spesa sul libretto, passerà a pagare, proprio come quarant’anni fa. E’ il mio turno, mentre segna il debito del cliente preannuncio a Luciano che io avrei fatto molto peggio, lui mi guarda con una faccia da punto interrogativo.

Prendo le mie lampade, gli dico che sarei passato a pagare e gli chiedo anche 10 € per fare la spesa. Nella furia non mi ero cambiato e non avevo neppure preso con me il portafoglio. Luciano commerciante 3.0!

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8 Risposte to “Commercio di prossimità 2.0”

  1. luciano 26 aprile 2010 a 07:39 #

    piu che 3.0 mi sono sempre sentito 0.3 (credo nel baratto e nel commercio del non superfluo) e il tuo post è già il primo incasso importante della settimana. Grazie
    p.s. adesso speriamo di non avere frotte di amici che mi chiedono 10€ invece che lampadine 😉

    • Cirano 26 aprile 2010 a 12:25 #

      Oddio, adesso non vorrei che ti incriminassero per esercizio abusivo del credito. 🙂

  2. lorella 26 aprile 2010 a 08:59 #

    In fondo sei proprio un…romanticone!
    Anch’io lo sono e non me ne vergogno. Adoro andare nei negozietti e ricordo con molta nostalgia la cartoleria dentro la scuola di Suna (che oltre ai fogli protocollo vendeva anche le caramelle alla liquerizia).
    A Suna ne è rimasto solo uno, la panetteria Zancanaro, ma so che tanti vengono da Intra o Pallanza per comprare i loro gnocchi. Con Anna e Mara si chiacchiera un po’ di tutto intanto che si sperimentano prodotti sempre scelti e selezionati.
    C’è una sottile ma profonda differenza tra il pettegolezzo o il parlare affettuosamente di questo o di quello…ti fa sentire parte di una comunità.
    Hai presente la scena iniziale del cartone animato di Walt Disney “La bella e la bestia”: mi torna spesso in mente quando vado a comprare il pane e metto dentro la testa alla Cofan per un salutino alla Romina, una capatina dalla Chiara che vende biancheria o dalla Nadia erborista (sempre che sia aperta…).
    Ciao anche a Luciano.

    • Cirano 26 aprile 2010 a 12:22 #

      Non è vero! Sono un arido burocrate …

  3. pescesenzabicicletta 26 aprile 2010 a 13:40 #

    E’ vero! Luciano è il prototipo del commerciante come lo intendo io, quello che è bravissimo a risolverti problemi ed a venderti proprio quello di cui hai bisogno … e chissenefrega se costa un po’ di più che all’Esselunga, quante prese o cavi sbagliati abbiamo preso al supermercato improvvisandoci elettricisti?
    E che dire degli artigiani burberi e onestissimi? Il mio ciabattino mi trattava malissimo quando arrivavo con un paio di scarpe così così che secondo lui non valeva la pena risuolare ‘lo vede, son fatte di cartone ‘ste scarpe, mica posso riparargliele! Non valgono la spesa Se le riporti a casa!’
    Il fatto è che di Luciani ce ne sono sempre stati pochi, anche quando i negozietti erano molti di più… Sarà mica per questo che lui c’è ancora e gli altri hanno chiuso?

  4. pescesenzabicicletta 18 maggio 2010 a 16:19 #

    Aggiornamento di Commercio di prossimità 2.0: Il mitico Luciano ha colpito ancora, saldando in tempo reale e aggratis un caricabatteria che altri non avrebbero esitato a cambiare con la scusa ‘non c’è niente da fare, ‘sti prodotti cinesi’. In più i numerosi clienti presenti, tutti over 65 e addetti ai lavori (elettrici), al mio riferimento a questo post hanno ammiccato e frizzilazzato dimostrando ampiamente di essere assidui frequentatori della blogosfera … altro che nativi digitali!

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  1. Cirano per “M’illumino di meno” « Io non perdono e tocco - 22 gennaio 2012

    […] di ragazzi tra i 16 e 19 anni nei quali risiede un pochino del patrimonio genetico del mio amico Luciano   (cercate qui “Sformat” alla lettera […]

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