EMISSION ZERO: il berretto di lana!

3 Ago

“Mettiti il berretto di lana” diceva sempre la mia nonna quando ero piccolo. Allora non capivo perché dovessi andare sempre in giro intabarrato con cappotto e cappello. Lei però sapeva cosa mi sarebbe successo, era cresciuta in una famiglia di uomini calvi, aveva sposato uno splendido ufficiale degli alpini calvo, aveva due figli calvi, sapeva come sarebbe finita! O forse no, perché il cappotto l’ho sempre portato malvolentieri, di cappello non se ne è mai parlato (benché ci avesse azzeccato con le previsioni tricologiche). Quello che mia nonna non aveva previsto e che ora cappotto e cappello li sto facendo alla casa!

Eh già, perché sempre nel campo delle protezioni passive, dopo il “cappotto” viene il cappello, anzi proprio il “berretto di lana” come voleva mia nonna. Ho già illustrato in un precedente post le soluzioni che intendo adottare per il cappotto che mi faranno risparmiare, secondo i calcoli svizzeri di Minergie, il 25% delle spese di energia, ora mi appresto a descrivere la soluzione adottata per risparmiare un ulteriore 17% che se ne sale in cielo direttamente dal tetto.

Non è stato facile mettere d’accordo i tre protagonisti della trattativa: Luciano, il termotecnico il più progressista, che guarda al futuro, ha visioni di lungo periodo (e di grande spessore) e punta a minimizzare i consumi. Sergio, il titolare dell’impresa edile, della cui esperienza ci fidiamo in modo particolare perché riesce sempre ad individuare soluzioni brillanti ai problemi che via via si presentano, ma che tende ad essere più conservatore sulle tecniche e sui materiali. Diciamo, per giocare con il paradigma politico, area di centro. E poi c’è il terzo protagonista, il più conservatore di tutti, quello che guarda solo al suo tornaconto: il portafoglio. Lui, lo sanno tutti, è decisamente di destra!

Abbiamo passato una serata a discutere di tecniche e materiali, tradizionali, ecologici, bio, sintetici, autoportanti. Ci siamo fatti delle sonore “pippe” su coefficienti di conducibilità, volani termici, sugli spessori. Abbiamo quindi affrontato il tema della tecnica costruttiva più idonea a mascherare l’altezza del “pacchetto” … Alla fine aveva ragione mia nonna: per il tetto “berretto di lana”, di roccia però!

In breve si è giunti alla decisione, non semplice, per passaggi successivi. Scartati tutti i polistiroli e derivati che costano relativamente poco, proteggono bene dal freddo e poco dal caldo (problemi di volano termico) e potrebbero dare qualche problema di traspirabilità, abbiamo deciso di lavorare con prodotti a base naturale: sughero, fibra di legno e lana di roccia.

Il primo è senz’altro il migliore ma, anche se il mio fornitore, che già ha ricevuto l’incarico per il cappotto, avrebbe fatto un ulteriore sforzo con lo sconto, veniva veramente un “pillola”. Soprattutto perché non siamo riusciti a far passare con Sergio l’idea, meno costosa, di riempire l’intercapedine del tetto con un prodotto granulato anziché utilizzare i pannelli.

La fibra di legno è dotata di un ridotto potere coibentante rispetto agli altri materiali ed è più pesante, per cui, per raggiungere lo stesso coefficiente di resa, avremmo dovuto aggiungere chili, spessore e soldi in materiale.

Abbiamo dunque optato per la soluzione “della nonna” ci siamo lanciati sulla lana di roccia. Una volta individuato il materiale bisognava valutare la tecnica costruttiva e lo spessore dell’isolante, ma anche su questi aspetti non abbiamo avuto particolari problemi. Sergio ci farà un prezzo avendo come riferimento lo spessore “minimo” per raggiungere lo standard che ci consente di avere la detrazione fiscale del 55% e poi ci dirà quanto ci costa ogni centimetro di isolamento in più che vorremo mettere.

Dal prossimo post invece le cose si complicheranno perché passeremo dalle soluzioni passive per non disperdere calore, agli accorgimenti tecnologici per risparmiare e produrre energia. Chiedo fin d’ora il contributo degli amici che so che mi leggono e ne sanno più di me, affinché mi correggano se commetto delle imprecisioni. Si rassicurino però quelli che come me hanno faticato a passare l’esame di matematica all’università, cercherò sempre di mantenere un linguaggio colloquiale.

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2 Risposte to “EMISSION ZERO: il berretto di lana!”

  1. Gualtiero 17 agosto 2009 a 09:13 #

    Ciao,
    Ho letto per caso il tuo commento sul tuo progetto di isolamento della copertura del tetto.
    Anche io a settembre inizierò questo lavoro. Io ho optato per il sughero e la fibra di legno, in strati trasversali per evitare i ponti termici e migliorare lo sfasamento termico.
    Vorrei farti una domanda: mettendo la lana di roccia come sarà il comportamento del tuo tetto sullo sfasamento termico ? Per quanto ne so io la lana di roccia, mancando di densità specifica, “fatica” un pò nel “distribuire nel tempo il calore” …frase maccheronica per spiegare lo sfasamento termico.

    • Cirano 20 agosto 2009 a 20:10 #

      Non saprei darti dei dati, per quelli c’è il mio termotecnico. Ricordo che la fibra di legno ha uno “sfasamento” tecnico migliore della lana di roccia perché ha una maggiore densità. Anche se di lane di roccia se ne trovano con densità molto diverse. Alcuni dati puoi trovarli su: http://www.rockwool.it/download/pubblicazioni/catalogo+generale+edilizia
      Saluti.

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