Legge di Conway: In ogni organizzazione c’è sempre una persona che sa esattamente che cosa succede. Questa persona deve essere licenziata.

29 Lug

La legge di Conway richiamata nel titolo del post vale,  in genere, a tutti i sistemi organizzativi ma trova la sua massima espressione quando applicata al settore Pubblico, nel quale domina il principio dell'”irresponsabilità” personale.

Nello spreco dilagante, quando un organizzazione ha smarrito i suoi fini originari per inseguire le sirene del guadagno personale, del consenso, della lotta di potere, chi tenta di portare l’organizzazione alla sua missione principale di erogare servizi viene messo da parte.

Ecco, nel marasma generale della sanità campana, la piccola storia di Domenico Forziati, napoletano di 58 anni, direttore dell’unità operativa di salute mentale presso l’ospedale Gesù e Maria di Napoli dal 2001 al 2006.

Il buon Domenico si era messo in testa di ottimizzare le risorse a sua disposizione, a cominciare da quelle umane, tagliando i “rami secchi” dell’organizzazione che rientrava sotto la sua responsabilità, un esempio per tutti riportato da Luisa Maradei su “L’antefatto quotidiano” dello scorso 27 luglio: “elimina il turno di notte per sei infermieri, in servizio solo per chiamare il medico reperibile in caso di necessità. Forziati pensa: “Perché non fornire il numero del primario direttamente al 118 e utilizzare i sei infermieri la mattina, in ambulatorio quando ce n’è più bisogno?”. Detto fatto. Gli infermieri perdono i quattro giorni di riposo settimanale a cui hanno diritto coprendo il turno di notte (e quindi la possibilità di svolgere altri lavori in nero, come spesso è accaduto) e cominciano a fargli la guerra. Forziati diventa scomodo e inviso ai vertici dell’Asl che non vogliono rischiare di perdere un così fedele bacino elettorale, alimentato a suon di indennità in busta paga”.

Continua il racconto della Maradei: Forziati travalica il confine quando toglie l’indennità ex articolo 44 del contratto nazionale ai suoi infermieri. Una cifra forfettaria di 1500 euro all’anno riservata solo a chi lavora in ospedale e in particolari reparti (dialisi, rianimazione, terapia intensiva) che invece viene corrisposta a pioggia, a tutti. Per il Robin Hood della sanità campana è la fine: il direttore del dipartimento Fausto Rossano , con un ordine di servizio, gli impone di applicare l’indennità ex articolo 44. Forziati si rifiuta e, per questo, gli viene tolta la delega al personale, di fatto è esautorato.

La vicenda ospedaliera di Domenico si chiude nel 2006 quando viene licenziato. Inizia da lì un nuovo calvario fatto di carte bollate che dopo l’impugnazione del licenziamento prosegue in tribunale. Nel 2007 Domenico viene reintegrato nel suo lavoro e l’ASL costretta a pagargli, tra stipendio e spese legali circa 300 mila euro, ma sebbene diffidata, non ottempera e si va in appello, prima udienza fissata nel 2011!

Probabilmente il caso di Domenico è un caso limite ma è anche la cartina di tornasole di un sistema “malato”, di una Pubblica Amministrazione che ha smarrito le logiche organizzative per cui è nata, prendersi cura dei cittadini, non limitandosi a i compiti primari dello stato dell’ottocento (difesa dal nemico esterno e mantenimento dell’ordine interno) ma facendosi carico anche di altri aspetti della vita di tutti i giorni: la sanità, l’assistenza, la previdenza, l’ambiente, ecc… ecc… fino ad allora semplicemente lasciati al caso o alla carità individuale.

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