SERATA CHIAPAS

24 Giu
Dopo l’incontro ufficiale e l’inaugurazione della mostra per i quali molti lettori di questo blog hanno ricevuto l’avviso. Sabato sera abbiamo fatto con gli amici un “Serata Chiapas” organizzata su due piedi ma molto gradevole. Non ne farò un resoconto completo, così come non mi soffermerò sulle rivendicazioni del popolo del Chiapas, di cui pure si è parlato con chi le vive “sul campo” tutti i giorni.
Mi limiterò, come lo stile di questo blog, ad alcuni colpi di “pennello”, alcune spigolature. Chi vuole saperne di più può consultare i link del sito dell’associazione Tatawelo.
Comincio a presentare i nostro ospiti:
Jorge Santiago, teologo e antropologo messicano, fondatore del DESMI (Desarrollo Econòmico Social de los Mexicano Indìgenas) associazione impegnata nell’economia solidale e nel sostegno alle comunità indigene del Chiapas dal 1969;
Francesca Minerva, giornalista freelance, responsabile dell’Associazione Tatawelo per il progetto di sostegno alla produzione di caffè dei contadini del Chiapas.

Sul Chiapas abbiamo scoperto che:

  • come da noi non mancano le “etichette”, per cui gli abitanti del nord dello Stato sono chiamati “gli svizzeri del Chiapas” sono molto più attivi, organizzati intraprendenti;
  • è vietato fare uso di alcol (figuriamoci di droghe) per prevenire la violenza sulle donne;
  • dal ’94, anno nel quale il movimento zapatista per l’autonomia del Chiapas si è posto all’attenzione mediatica, molti “occidentali, mossi dai sentimenti più diversi, solidarietà, condivisione, passione civile, movimentismo, ma anche curiosità e un confuso senso di ribellione contro il potere, si sono recati in Chiapas. Ai nativi si sono presentati i soggetti più “pittoreschi” con bracciali borchiati, capelli dritti, creste colorate, ecc … che hanno contributo a creare in uomini, in fondo nativi della foresta, una visione “distorta” del mondo occidentale;
  • il passamontagna dei militanti zapatisti non ha nulla a che vedere con quello dei nostri extraparlamentari degli anni ’70, rappresenta una rivendicazione di identità per il popolo nativo del Chiapas “invisibile” per le autorità del Paese.
Sul caffè abbiamo scoperto che:

  • se non vi è un’organizzazione cooperativa chi compra il caffè dal contadino è “il Coyote” un piccolo commerciante che pratica dei prezzi “a strozzo”;
  • un sacco di caffè pesa quasi 70 chili e, dopo essere stato raccolto, deve essere portato a spalla dalla foresta alla capanna, un percorso anche di 2/3 ore;
  • il caffè del Chiapas, di varietà arabica, deve crescere rigorosamente all’ombra, è richiestissimo per la sua qualità, non ha dunque problemi di commercializzazione, ma di giusta remunerazione del lavoro (in maniera non dissimile, solo con accenti molto più marcati a quanto avviene per i nostri agricoltori)

Sul “nostro caffè”, quello che abbiamo prefinanziato, abbiamo scoperto che:

  • è chiuso in un container da 17.000 chili sta solcando l’oceano insieme a due suoi “gemelli” diretti nei paesi nord europei;
  • prima di poter essere messo “al sicuro” nel container è stato oggetto di un paio di furti;
  • è stato esportato per la prima volta direttamente dalla cooperativa che lo produce. Le autorità messicane hanno a lungo ritardato i permessi per l’esportazione perchè non trovavano al proprio domicilio (una capanna nella foresta senza numero civico) il Presidente della cooperativa che, ovviamente, stava riempiendo nella piantagione il suo sacco da 70 chili quotidiano.

Sul Messico abbiamo scoperto che:

  • c’è gente industriosa che ha un gran voglia di lavorare, di crescere e di migliorare;
  • ci sono politici, di tutti gli schieramenti, che promettono e non mantengono;
  • la birra messicana “Corona” si è comprato il marchio americano “Budweiser”, salvandolo dal fallimento;
  • in molte cittadine del Messico si effettua la vendita ambulante di detersivi alla spina, sono più economici e non si producono enormi quantità di contenitori di plastica che devono essere smaltiti.

Grazie a tutti coloro che sono intervenuti e a voi che avete avuto la pazienza di leggere fino a qui queste righe sconclusionate.

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2 Risposte to “SERATA CHIAPAS”

  1. pescesenza bicicletta 24 giugno 2008 a 14:18 #

    Condivido il pensiero finale di Jorge, che alla fine della serata ha detto di essere stato contento di aver appreso e condiviso.
    Abituati ormai ad essere considerati solo come consumatori (benchè passibili di una certa intelligenza…) o spettatori, è piacevole trovarsi essere pensanti e reciprocamente interessati ad uno scambio gratuito ed attivo (ma non ‘disinteressato’, a giudicare dall’attenzione dei presenti!)di esperienze, opinioni, culture.
    Semplicemente, esserci: con il gusto di imparare e anche quello di prendere e di dare.
    Non sarà mica un nuovo modo di fare politica???

  2. Cirano 24 giugno 2008 a 14:52 #

    PSB,se così è, è l’unico che mi interessa. E’ stato bello seguire il dibattito tra l’imprenditore e li difensore degli ultimi, civile, pacato, di attenzione reciproca, pur nelle differenze.

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